Aggiornamenti software smartphone 2025: il vero lusso è il supporto
Nel 2025 il vero lusso è il software, non il vetro satinato
Ormai lo abbiamo capito: nel 2025, il valore reale di uno smartphone non lo fa la potenza del processore o il numero di megapixel, ma gli anni di aggiornamenti garantiti. Ed è qui che si misura la differenza tra un acquisto intelligente e una trappola luccicante.
Perché se spendo 1000 euro per un top di gamma e dopo due anni sono ancora fermo ad Android 15, ho semplicemente buttato i soldi.
Molti brand lo sanno, ma preferiscono non parlarne o peggio, promettono supporto a lungo termine e poi si dimenticano di aggiornare i modelli non appena esce quello nuovo.
I virtuosi: chi aggiorna davvero
Partiamo da chi fa le cose come si deve.
Samsung ha alzato il tiro: la gamma Galaxy S25, i pieghevoli Z Fold7 e Flip7 e anche diversi modelli della serie Galaxy A (come A55) ricevono 7 anni di aggiornamenti, sia major che patch di sicurezza. E questa politica, finalmente, vale anche per l’Italia.
Google ha risposto colpo su colpo con i suoi Pixel 9 e 9 Pro, che ricevono 7 anni garantiti di aggiornamenti completi. Qui c’è anche la garanzia di riceverli subito, senza attese o rollout scaglionati. E anche i Pixel 8 sono ancora aggiornati regolarmente.
Poi c’è Apple, che non ha mai sentito il bisogno di fare proclami, ma nei fatti è quella che tiene il passo meglio di tutti. Un iPhone 12, lanciato nel 2020, riceverà iOS 18. E iPhone SE, spesso considerato “di fascia bassa”, riceve gli stessi aggiornamenti del Pro Max da 1500€.
Se vuoi uno smartphone che duri, qui c’è poco da discutere.
I furbetti: tra vaghezze e mezze promesse
Poi c’è chi fa il compitino e cerca di vendertelo come un favore.
Xiaomi è un caso emblematico. La serie Xiaomi 15 viene promossa con la promessa di 4 anni di aggiornamenti, ma nella pratica solo i modelli di punta ricevono un supporto software davvero regolare e pianificato. Gli altri modelli, anche quelli ufficialmente distribuiti in Italia, ricevono aggiornamenti con tempistiche incerte, senza una roadmap chiara e con pochi major garantiti. Le linee Redmi e POCO, in particolare, sembrano abbandonate a una logica casuale: patch rilasciate a singhiozzo, update di sistema che arrivano (quando arrivano) senza alcuna previsione concreta. Il supporto sembra più una variabile impazzita che una strategia seria.
Motorola si sta impegnando a migliorare, soprattutto con la serie Edge 60 che ora promette 3 anni di aggiornamenti, un passo avanti rispetto al passato. Ma il lavoro da fare non è finito. Le linee G ed E, pur molto diffuse anche in Italia, ricevono update in modo discontinuo: patch che arrivano tardi, aggiornamenti principali che spesso si fermano al primo, e una gestione del software che resta incerta. La direzione è giusta, ma serve più coerenza e chiarezza.

Honor: tanti anni promessi, ma poco chiaro il contenuto
Honor ha fatto rumore con l’annuncio dei 7 anni di supporto per i suoi flagship. Ma andando a fondo, la questione è meno limpida.
Per il Magic 7 Pro, l’impegno c’è, ma non viene specificato quanti siano gli aggiornamenti di sistema operativo garantiti. Sappiamo che ci saranno patch di sicurezza, ma i major restano un punto interrogativo.
Va meglio col Magic V3, dove si parla apertamente di 4 aggiornamenti Android e 5 anni di patch. Una buona base, ma non al livello di Samsung o Google. E al momento, solo i modelli top ricevono questa attenzione.
Le serie N, X e quelle numeriche? La situazione è meno definita: ricevono aggiornamenti, ma con tempistiche variabili e comunicazioni non sempre chiare. Le patch di sicurezza e gli aggiornamenti di sistema non mancano, ma la frequenza e la continuità sono meno prevedibili rispetto ai flagship. Il supporto esiste, ma avrebbe bisogno di maggiore trasparenza e affidabilità.
Honor sta facendo passi avanti, ma serve più trasparenza. Nel 2025 non basta dire “7 anni”: bisogna dire cosa succede in quei 7 anni.
I desaparecidos: hardware da paura, software dimenticato
Poi ci sono quelli che proprio non ci provano nemmeno.
Infinix, Tecno, Doogee, Blackview, Cubot: tutti marchi che sfornano smartphone con schede tecniche aggressive e prezzi bassi, ma che dopo pochi mesi spariscono dal radar degli aggiornamenti. In certi casi non arriva nemmeno Android 15, anche se il telefono è stato lanciato da meno di un anno.
E non dimentichiamo RedMagic, che vende dispositivi da gaming con hardware potentissimo e display da urlo… ma lascia gli utenti con software vecchio, patch lente e bug mai sistemati.
Chi aggiorna, vince (anche nella rivendita)
Nel 2025 non basta che lo smartphone sia veloce e ben costruito. Se non riceve aggiornamenti, diventa vecchio in un attimo. E quando provi a rivenderlo, lo capisci sulla pelle.
Scegliere un dispositivo con supporto lungo significa anche preservarne il valore nel tempo. Un iPhone o un Galaxy si rivendono bene perché chi li acquista sa che saranno ancora aggiornati. Un medio gamma cinese che si ferma a due patch, no.
Sarà un caso, ma i due brand che dominano il mercato italiano da anni sono proprio Samsung e Apple. Due aziende che, con approcci diversi, garantiscono aggiornamenti lunghi, costanti e puntuali.
E poi c’è Google, che non fa rumore, vende meno, ma offre la miglior esperienza Android pura con supporto tra i più longevi del panorama mobile. Silenziosa, ma solida.
Il vero lusso oggi è sapere che il tuo telefono non verrà dimenticato appena esce il modello dopo.