Kirin 9050 Pro cambia approccio: Huawei punta sul LogicFolding

Con Kirin 9050 Pro, Huawei prova una strada diversa per far evolvere i propri chip. Il nuovo SoC debutta su Mate XT 2 Ultimate Design e introduce LogicFolding, CPU a 9 core, GPU Maleoon con ray tracing e una nuova NPU capace di eseguire Pangu 30B-A2B direttamente sul dispositivo.

Huawei non ha semplicemente presentato un Kirin più potente. Con Kirin 9050 Pro l’azienda prova a cambiare il modo in cui affronta uno dei problemi principali dell’industria dei semiconduttori: continuare ad aumentare prestazioni ed efficienza senza poter contare soltanto su transistor sempre più piccoli.

Il nuovo processore debutta sul Mate XT 2 Ultimate Design, il nuovo pieghevole a tre ante del produttore cinese. È però ciò che accade dentro il chip a rendere interessante questa generazione, perché per la prima volta arriva commercialmente la tecnologia LogicFolding sviluppata nell’ambito della Tau Scaling Law.

Huawei sostiene che il nuovo approccio permetta di aumentare sensibilmente la densità dei transistor, ridurre le distanze percorse dai segnali e migliorare contemporaneamente prestazioni e consumi. Numeri e percentuali sono per ora quelli dichiarati dall’azienda, quindi sarà necessario attendere analisi indipendenti per capire quanto di questo vantaggio emergerà nell’utilizzo reale.

Kirin 9050 Pro e LogicFolding: perché è diverso

Tradizionalmente una delle strade principali per migliorare un processore passa dalla riduzione del nodo produttivo. Transistor più piccoli permettono, almeno in linea teorica, di inserirne di più nello stesso spazio e migliorare prestazioni ed efficienza.

Huawei sta cercando di intervenire anche in un altro modo.

LogicFolding dispone parte della logica su più livelli e utilizza collegamenti verticali, riducendo la distanza che i dati devono percorrere all’interno del chip. È il principio alla base della Tau Scaling Law, dove l’obiettivo non è solamente ridurre le dimensioni fisiche dei transistor, ma anche diminuire il tempo necessario ai segnali per muoversi all’interno del processore.

Secondo Huawei, la densità passa da circa 155 a 238 milioni di transistor per millimetro quadrato, con un incremento nell’ordine del 55%. Allo stesso tempo, lo spazio occupato dai percorsi dati ad alta velocità della rete interna viene ridotto del 55%.

È una differenza importante anche dal punto di vista strategico. Huawei non ha comunicato il nodo produttivo utilizzato da Kirin 9050 Pro e, proprio per questo, eviterei paragoni diretti con i 3 nm di TSMC. Prestazioni o densità simili non significano automaticamente utilizzare lo stesso processo produttivo.

La parte interessante è un’altra: Huawei sta cercando di ottenere più prestazioni modificando l’architettura e il modo in cui le varie parti del chip comunicano tra loro.

CPU a 9 core e prestazioni fino al 52% superiori

La nuova CPU LinxiCore utilizza una configurazione piuttosto particolare a nove core.

Troviamo un core Prime, due core ad alte prestazioni capaci di raggiungere 3,1 GHz, quattro core dedicati all’efficienza e altri due core più leggeri per le attività quotidiane. Huawei utilizza inoltre il simultaneous multi-threading per sfruttare maggiormente le risorse disponibili durante i carichi più complessi.

Secondo i dati del produttore, le prestazioni single-core di picco migliorano del 24%, mentre quelle multi-core concorrenti crescono fino al 52% rispetto alla generazione precedente.

Huawei parla anche di caricamento dei file fino al 50% più veloce rispetto a Kirin 9030 Pro. Sono incrementi importanti sulla carta, ma sarà particolarmente interessante capire come il chip riuscirà a mantenere queste prestazioni durante carichi prolungati.

Ed è proprio qui che LogicFolding può diventare più interessante delle semplici percentuali. Accorciare i percorsi di trasmissione non serve soltanto a fare più calcoli, perché può permettere di ridurre tensione e consumi mantenendo prestazioni elevate.

Maleoon GPU: ray tracing e un salto grafico importante

Huawei ha lavorato pesantemente anche sulla nuova GPU Maleoon, aumentando unità di calcolo e cache e introducendo accelerazione hardware per il ray tracing in tempo reale.

La capacità dichiarata arriva a 50 MRPS, mentre Huawei parla di un aumento delle prestazioni di rendering fino al 142% rispetto alla generazione precedente.

È probabilmente uno dei numeri più impressionanti dell’intera presentazione, anche se va contestualizzato. Non significa automaticamente avere videogiochi il 142% più veloci in ogni situazione, perché molto dipenderà da applicazioni, driver, risoluzione, temperature e ottimizzazioni.

Interessante è invece il dato sull’efficienza. Huawei dichiara un consumo della GPU inferiore del 58% a parità di frame rate, insieme a una tensione operativa ridotta.

Su uno smartphone pieghevole come Mate XT 2, dove spazio interno, superfici dei display e gestione termica rendono tutto più complicato, probabilmente l’efficienza conta almeno quanto la potenza massima.

Da Vinci NPU porta Pangu 30B direttamente sullo smartphone

L’altra parte sulla quale Huawei ha investito molto è naturalmente l’intelligenza artificiale.

La nuova NPU Da Vinci può gestire sul dispositivo un modello multimodale Mixture-of-Experts da 30 miliardi di parametri complessivi, con circa 2 miliardi di parametri attivati durante l’elaborazione.

Il modello utilizzato è Pangu 30B-A2B, che può quindi essere eseguito direttamente sul dispositivo per alcune operazioni senza dipendere costantemente dall’elaborazione cloud.

È qui che il concetto MoE diventa particolarmente interessante su uno smartphone. Il modello può essere molto grande nel complesso, ma durante una determinata richiesta viene utilizzata soltanto una parte dei parametri disponibili, limitando il carico computazionale.

Huawei parla, tra le applicazioni, di gestione intelligente dei file e contenuti all’interno del sistema. L’obiettivo è però più ampio: spostare progressivamente sul dispositivo attività AI che oggi richiedono spesso una connessione ai server.

Anche sul fronte energetico l’azienda dichiara numeri importanti. A parità di alcune condizioni operative, il consumo della NPU sarebbe inferiore fino al 66%, mentre la densità di potenza diminuirebbe del 73%.

Modem Balong, satellite e sicurezza

Kirin 9050 Pro integra anche una nuova evoluzione del modem Balong, ma non è il 5G la parte che consideriamo più interessante di questa generazione.

Huawei dichiara miglioramenti nella connettività terrestre, mentre il lavoro più particolare riguarda il collegamento satellitare. Il tasso di successo del paging via satellite aumenterebbe del 42%, con connessioni attraverso Tiantong e BeiDou fino al 40% più rapide.

Sono funzioni strettamente legate all’ecosistema e ai servizi disponibili in Cina, ma mostrano quanto Huawei continui a investire sulla convergenza tra reti mobili tradizionali e collegamenti satellitari.

C’è inoltre un capitolo dedicato alla sicurezza. Il nuovo Kirin integra protezioni hardware e supporto alla crittografia post-quantistica, accompagnati da certificazioni di sicurezza EAL5+.

Non è probabilmente l’aspetto che farà scegliere uno smartphone a un utente comune, ma completa una piattaforma che Huawei sta cercando sempre più di controllare internamente, dal silicio al sistema operativo.

Kirin 9050 Pro nasce insieme a HarmonyOS 7

Il nuovo chip è stato sviluppato insieme a HarmonyOS 7 e lavora con il motore Ark di Huawei.

Questa integrazione tra hardware e software è fondamentale per comprendere la strategia dell’azienda. Huawei non sta più lavorando soltanto a un processore indipendente, ma a una piattaforma dove CPU, GPU, NPU, sistema operativo e applicazioni vengono ottimizzati insieme.

Secondo l’azienda, questa combinazione può offrire fino a 36 minuti di autonomia aggiuntiva rispetto alla generazione precedente.

Kirin 9050 Pro debutta su Mate XT 2, mentre dovrebbe successivamente trovare spazio anche sulla futura famiglia Mate 90. Su quest’ultimo punto aspetteremmo comunque la conferma definitiva di Huawei prima di considerare configurazioni e modelli come ufficiali.

LogicFolding è la vera storia del nuovo Kirin

Guardando soltanto i numeri, sarebbe facile raccontare Kirin 9050 Pro come l’ennesimo chip con CPU più veloce, GPU più potente e NPU più capace.

Secondo noi, però, sarebbe perdere la parte più interessante.

LogicFolding racconta il tentativo di Huawei di trovare un’altra strada per continuare a far crescere i propri processori, intervenendo sulla disposizione della logica e sulle distanze percorse dai segnali anziché affidarsi esclusivamente al passaggio verso nodi produttivi sempre più piccoli.

Questo non significa che Huawei abbia improvvisamente superato i limiti della litografia avanzata, né che LogicFolding possa sostituire automaticamente i processi produttivi più moderni. Restano da verificare aspetti fondamentali come consumi reali, temperature, rese produttive e prestazioni sostenute.

Ma Kirin 9050 Pro trasforma per la prima volta questa teoria in un prodotto commerciale.

Ed è probabilmente questo, più del 5G o di qualsiasi singola percentuale dichiarata durante la presentazione, a rendere il nuovo Kirin uno dei chip Huawei più interessanti degli ultimi anni.

Condividi articolo f X
Lascia un commento