Mercato smartphone 2026: memorie frenano produzione
Il mercato smartphone 2026 ha retto nel primo trimestre, ma la crisi delle memorie rischia di cambiare gli equilibri nei prossimi mesi. Secondo TrendForce, la produzione globale è scesa solo dell’1,7% anno su anno nel Q1, con circa 284 milioni di smartphone prodotti. Però le scorte stanno finendo, mentre RAM e storage restano sotto forte pressione.
Il mercato smartphone 2026 parte meglio del previsto, ma il resto dell’anno potrebbe essere più complicato. L’ultima analisi di TrendForce indica una flessione contenuta nel primo trimestre: nel mondo sono stati prodotti circa 284 milioni di smartphone, in calo dell’1,7% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il dato, letto da solo, non sembra drammatico. Anzi, arriva in un contesto complesso, segnato dalla guerra in Medio Oriente e soprattutto dalla crisi delle memorie. Da mesi, infatti, i prezzi di RAM e archiviazione stanno salendo per la domanda crescente legata ai data center AI.
Finora i produttori hanno limitato i danni usando le scorte acquistate prima dei rincari. Questo ha evitato aumenti troppo pesanti sui listini finali. Ora, però, quella protezione si sta esaurendo. Quando i magazzini finiranno, molte aziende dovranno comprare componenti ai prezzi attuali.
Mercato smartphone 2026 tra scorte e prezzi delle memorie
La crisi delle memorie è il nodo principale. Dalla seconda metà del 2025, la domanda di RAM e storage da parte dei produttori di infrastrutture AI ha superato l’offerta disponibile. Di conseguenza, i prezzi sono cresciuti in modo rapido.
Gli smartphone usano grandi quantità di memoria, soprattutto nei tagli più ricchi. Quindi ogni rincaro su RAM e archiviazione impatta direttamente sui costi di produzione. Per i top di gamma il problema può essere assorbito meglio. Nei modelli economici e di fascia media, invece, lo spazio di manovra è più ridotto.
Nel primo trimestre, molte aziende hanno usato componenti già presenti nei magazzini. Per questo il mercato ha retto. I prezzi al pubblico non sono saliti troppo e la produzione globale ha perso solo l’1,7% rispetto all’anno precedente.
Il passaggio più delicato arriva ora. Secondo l’analisi, le scorte stanno per finire. Da qui in avanti i produttori dovranno acquistare memorie ai costi correnti. Inoltre, molti marchi hanno già rivisto i piani di produzione per il resto dell’anno.
TrendForce stima una produzione globale di 1,051 miliardi di smartphone a fine 2026. Il confronto con il 2025 indica un calo del 16,2%, quindi molto più pesante rispetto al primo trimestre. E il dato potrebbe peggiorare se i prezzi delle memorie continueranno a salire.
Samsung e Apple reggono meglio nel primo trimestre
Nel dettaglio dei marchi, Samsung mantiene la leadership globale e mostra segnali positivi. L’azienda cresce sia rispetto al trimestre precedente sia nel confronto anno su anno. Il lancio della nuova gamma ha quindi aiutato il produttore coreano a difendere la prima posizione.
C’è però una possibile fragilità. Samsung lavora molto anche nella fascia bassa e media, due segmenti più esposti agli aumenti dei componenti. Se RAM e storage continueranno a costare di più, i modelli accessibili potrebbero subire aumenti o tagli alla produzione.
Apple mostra un andamento diverso. Rispetto al trimestre precedente registra una flessione superiore al 30%, ma il confronto arriva dopo il periodo natalizio, sempre favorevole per iPhone. Inoltre, nel frattempo Apple non ha presentato novità strategiche paragonabili a quelle introdotte da Samsung con la serie S26.
A parità di periodo, però, Apple cresce quasi del 20%. Secondo TrendForce, il gruppo di Cupertino è tra i produttori più preparati ad assorbire parte dei rincari. La solidità del marchio e i margini più ampi possono permettere una gestione più flessibile.
In più, Apple potrebbe anche accettare margini inferiori per conquistare quote di mercato. È una scelta che pochi brand possono permettersi, soprattutto in un momento in cui i costi dei componenti mettono sotto pressione tutta la filiera.

Oppo tiene, Xiaomi soffre e Huawei torna a spingere
La situazione appare più difficile per diversi marchi cinesi. Tra questi, Oppo è l’unico indicato in positivo nel confronto anno su anno. Il risultato lo distingue in un contesto dove molti concorrenti mostrano segnali più deboli.
Xiaomi, invece, attraversa una fase complicata. Le variazioni percentuali negative si avvicinano al 40% in entrambi gli indicatori citati. Il dato riflette la pressione sui margini e una situazione più delicata nella gestione dei costi.
Secondo TrendForce, i produttori cinesi soffrono soprattutto il rincaro delle memorie. Molti di questi brand competono su prezzi aggressivi, quindi hanno meno spazio per aumentare i listini senza ridurre la domanda.
Nel caso di Xiaomi, potrebbe incidere anche il ritorno di Huawei. Il marchio cinese sta recuperando spazio e può togliere terreno ad altri player locali. In un mercato più costoso e meno elastico, questa concorrenza interna diventa ancora più pesante.
La pressione non riguarda solo il volume di produzione. Tocca anche le strategie commerciali. I produttori dovranno decidere se ridurre i margini, aumentare i prezzi, tagliare alcune configurazioni o spingere modelli con meno memoria.
Cosa può succedere nei prossimi mesi
Il mercato smartphone 2026 entra quindi in una fase più difficile. Il primo trimestre ha mostrato una tenuta discreta, ma grazie anche alle scorte accumulate in precedenza. Ora quel margine sta finendo.
Se RAM e storage resteranno cari, i produttori potrebbero ridurre la produzione o alzare i prezzi finali. I modelli economici rischiano di subire l’impatto più forte, perché assorbono con più fatica ogni aumento dei componenti.
Samsung parte da una posizione solida, ma deve proteggere la fascia media e bassa. Apple sembra più attrezzata per gestire i rincari. Oppo tiene meglio di altri marchi cinesi, mentre Xiaomi affronta una fase più complessa, anche per la pressione di Huawei.
Il dato di 1,051 miliardi di unità previste a fine anno racconta un mercato ancora enorme, ma meno stabile. Il calo stimato del 16,2% rispetto al 2025 mostra che la crisi delle memorie non resta un problema interno alla filiera. Nei prossimi mesi potrebbe arrivare fino ai prezzi, alle configurazioni e alle scelte degli utenti.