Recensione Galaxy S26 Ultra: qualità ma prudenza
Con Samsung Galaxy S26 Ultra, Samsung torna a giocarsi una delle partite più importanti del 2026. Parliamo del modello più ambizioso della gamma Galaxy S, quello che, almeno sulla carta, deve mettere insieme tutto: prestazioni, fotocamera, produttività, autonomia, qualità costruttiva e anche quell’effetto “top assoluto” che ci si aspetta da uno smartphone di questa fascia.
Il punto, però, è che quest’anno Samsung non ha scelto la strada della rivoluzione. Ha preferito lavorare per rifinitura, prendendo la base già molto solida di Galaxy S25 Ultra e aggiornandola dove riteneva più utile. Questo significa che, a un primo sguardo, Galaxy S26 Ultra può anche dare l’idea di essere molto vicino al modello precedente. E in parte è vero. Però è anche giusto dire che qualche novità concreta c’è, solo che va cercata più nell’esperienza complessiva che nel classico colpo di scena hardware.
Le specifiche principali raccontano bene il posizionamento del prodotto. Troviamo un display Dynamic LTPO AMOLED 2X da 6,9 pollici con refresh rate fino a 120 Hz, risoluzione 1440 x 3120 pixel, luminosità molto elevata e il nuovo Privacy Display, che è una delle funzioni più interessanti e inattese di questo modello. Sotto la scocca c’è lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 for Galaxy, quindi la versione personalizzata del chip Qualcomm di fascia altissima; a supporto arrivano 12 GB di RAM nei tagli da 256 e 512 GB, mentre la versione da 1 TB sale a 16 GB di RAM.
Anche la parte fotografica resta uno dei pilastri del progetto. Samsung continua a puntare sul sensore principale da 200 MP, affiancato da una ultra-grandangolare da 50 MP, da un teleobiettivo 3x da 10 MP e da un teleobiettivo 5x da 50 MP. Sulla carta non manca nulla, ma il tema vero non è solo la quantità di megapixel. Samsung ha lavorato soprattutto su elaborazione e aperture più luminose in alcune ottiche, con l’obiettivo di migliorare la resa soprattutto di sera e nelle situazioni più difficili. In pratica, più che cambiare faccia al comparto fotografico, ha provato a renderlo più maturo e più costante.
Sul fronte software troviamo Android 16 con One UI 8.5, insieme a un ecosistema sempre più carico di funzioni AI. Anche qui il messaggio è chiaro: Samsung prova a compensare l’assenza di cambiamenti radicali sul piano hardware con un’esperienza software più ricca, più intelligente e più integrata. È una scelta comprensibile, anche perché oggi la partita dei top di gamma non si gioca solo sul chip o sulla fotocamera, ma anche su tutto quello che il telefono riesce a fare ogni giorno in modo rapido, utile e immediato.
C’è poi il tema autonomia e ricarica. La batteria resta da 5000 mAh, quindi Samsung non cambia una formula ormai consolidata, ma aggiorna la ricarica cablata che ora arriva fino a 60 W, con wireless fino a 25 W. Sono numeri che rendono il pacchetto più moderno, anche se restano alcuni dettagli che fanno discutere, soprattutto se si guarda alla concorrenza cinese: niente salto nella capacità della batteria, certificazione sempre IP68 e non IP69, niente magneti Qi2 integrati nella scocca. Sono aspetti che per molti utenti conteranno poco, ma su un modello Ultra da oltre 1.499 euro di listino in Italia è giusto metterli sul tavolo.
Ed è proprio qui che entra in gioco il confronto con Galaxy S25 Ultra. Il predecessore era già un top di gamma completo, molto equilibrato e difficile da criticare sul piano generale. Per questo S26 Ultra non deve solo essere migliore in senso assoluto: deve anche giustificare il suo arrivo in una fascia dove il pubblico si aspetta sempre qualcosa di speciale. La sensazione iniziale è che Samsung abbia scelto di non inseguire a tutti i costi le mosse più aggressive dei concorrenti, ma di consolidare un’identità precisa. Da una parte questa strategia dà continuità; dall’altra lascia anche la percezione di un prodotto molto forte, sì, ma non così coraggioso come qualcuno avrebbe voluto.
Insomma, Samsung Galaxy S26 Ultra sembra il classico smartphone che non ha bisogno di dimostrare di essere forte, perché parte già da una base altissima. Il problema, semmai, è un altro: capire se nel 2026 questo basti ancora per entusiasmare davvero. Per scoprirlo bisogna andare oltre la scheda tecnica e vedere come si comporta nel quotidiano, ed è esattamente quello che faremo in questa recensione.

Samsung Galaxy S26 Ultra : Voto 8.4
Samsung Galaxy S26 Ultra è un top di gamma che conferma tutta la maturità della formula Ultra: grande display, software eccellente, prestazioni elevate e un’esperienza generale ancora molto completa. One UI 8.5 è uno dei suoi punti forti, così come restano centrali la S Pen e il nuovo Privacy Display, due elementi che lo distinguono davvero da tanti rivali. Allo stesso tempo, però, Samsung qui sembra aver scelto più la strada del consolidamento che quella del vero salto in avanti. La fotocamera è valida e versatile, ma su zoom e gestione delle luci ci aspettavamo qualcosa in più. Anche autonomia e ricarica migliorano, senza però dare la sensazione di un cambio di passo netto, mentre la certificazione IP68 e l’assenza di una batteria al silicio-carbonio fanno sembrare il pacchetto un po’ troppo prudente. Resta probabilmente il riferimento Android per software, AI e completezza, ma a questo prezzo avremmo voluto un prodotto ancora più coraggioso. In sintesi, promosso senza dubbi, ma meno sorprendente di quanto il nome Ultra oggi farebbe pensare.
Pro
- One UI 8.5 matura, ricca e ben riuscita
- S Pen ancora unica tra i top di gamma
- Privacy Display davvero distintivo
- Display di alto livello per qualità e leggibilità
- Prestazioni sempre elevate e grande fluidità
- Costruzione curata con ergonomia migliorata
- Selfie e video convincenti
- Esperienza d’uso completa e longeva
Contro
- Fotocamera valida, ma meno evoluta del previsto
- Zoom non sempre all’altezza di un vero Ultra
- Gestione delle luci ancora migliorabile
- Batteria ancora ferma a 5000 mAh, senza passaggio al silicio-carbonio
- Certificazione ferma a IP68
- No magneti, necessita di cover
- Sotto stress scalda più del previsto
- Prezzo elevato
Valutazioni finali Samsung Galaxy S26 Ultra
| Sezione | Voto | Stelle |
| Confezione | 7,0 | ⭐⭐⭐⭐☆ |
| Design e costruzione | 8,7 | ⭐⭐⭐⭐⭐ |
| Display | 8,8 | ⭐⭐⭐⭐⭐ |
| Hardware | 8,6 | ⭐⭐⭐⭐⭐ |
| Software | 9,2 | ⭐⭐⭐⭐⭐ |
| Fotocamera | 8,3 | ⭐⭐⭐⭐☆ |
| Autonomia e ricarica | 8,1 | ⭐⭐⭐⭐☆ |
| Prezzo/qualità | 7,6 | ⭐⭐⭐⭐☆ |
Voto finale
8,4 / 10 ⭐⭐⭐⭐☆
Confezione Samsung Galaxy S26 Ultra
La confezione di Samsung Galaxy S26 Ultra segue ormai una linea che conosciamo bene. Samsung punta tutto su una scatola pulita, sottile, ordinata, con un’impostazione molto minimal che da una parte comunica eleganza, ma dall’altra lascia anche quella sensazione di essenzialità estrema che, su uno smartphone di questa fascia, continua a far discutere.
All’interno troviamo lo stretto necessario: il telefono, il cavo USB-C, la documentazione rapida e lo strumento per l’estrazione della SIM. C’è ovviamente anche la S Pen integrata, che resta uno degli elementi distintivi del modello Ultra e che, ancora oggi, contribuisce a differenziarlo da quasi tutto il resto del mercato.

Manca invece l’alimentatore, una scelta che ormai non sorprende più ma che, quando si parla di un prodotto che in Italia parte da 1.499 euro, fa comunque un certo effetto.
Design e costruzione Samsung Galaxy S26 Ultra
Sul piano del design, Samsung Galaxy S26 Ultra non cambia davvero identità rispetto a S25 Ultra, ma prova a rifinire una formula che Samsung considera ormai matura. A colpo d’occhio resta subito riconoscibile come un Galaxy S Ultra, e questa continuità visiva da una parte è un punto di forza, dall’altra dà anche l’idea di un progetto che evolve senza voler stupire a tutti i costi.

Le dimensioni restano importanti: 163,6 x 78,1 x 7,9 mm per 214 grammi. Quindi sì, stiamo parlando di uno smartphone grande, largo e tutt’altro che leggero. Però la sensazione in mano è migliore di quanto ci si aspetti leggendo solo i numeri. Lo spessore più contenuto e soprattutto gli angoli più arrotondati aiutano davvero nell’ergonomia. Non diventa un telefono compatto, questo no, ma si lascia gestire meglio e dà meno quella sensazione rigida e un po’ “mattonosa” che alcune generazioni Ultra trasmettevano di più.

Anche sul fronte estetico Samsung ha lavorato di fino. Il fronte è molto pulito, con cornici sottili e regolari che danno al telefono un aspetto ordinato e premium. La facciata ha una presenza importante, elegante, quasi severa, e mantiene quel tipo di immagine che ci si aspetta da un top di gamma Samsung: grande superficie utile, linee precise e un impatto visivo molto curato. In questa zona si inserisce anche il tema Privacy Display, che è una delle novità più interessanti del modello; qui mi limito a citarlo perché incide anche sulla percezione del prodotto come oggetto premium e tecnologicamente ambizioso, mentre l’analisi vera la faremo nella sezione dedicata al display.

Dietro, invece, la parte più discussa è il nuovo disegno del comparto fotografico. I moduli risultano più evidenti e più rialzati, quindi il retro appare più tecnico ma anche meno pulito rispetto a prima. È una scelta che può piacere oppure no. Personalmente la trovo meno elegante del passato, anche perché porta con sé un effetto pratico immediato: appoggiato su un tavolo, il telefono oscilla più del previsto. Non è un difetto grave, ma si nota. Con una cover il problema si riduce, però senza custodia resta una delle prime cose che si percepiscono nell’uso quotidiano.

I profili laterali restano molto classici nell’impostazione, e questo è un bene. A destra troviamo tasto di accensione e bilanciere del volume, in basso la porta USB-C, lo slot SIM e l’alloggiamento della S Pen. Tutto è al posto giusto, tutto restituisce una sensazione di ordine e di familiarità. Samsung qui non cerca effetti speciali, ma punta su una disposizione che funziona bene e che ormai fa parte dell’identità della serie Ultra. Anche la S Pen continua a essere un dettaglio estetico e funzionale insieme: non serve solo a distinguere il prodotto sulla scheda tecnica, ma contribuisce a dargli una personalità precisa nel panorama dei top di gamma.
Per quanto riguarda i materiali, Samsung utilizza Corning Gorilla Armor 2 sul fronte con rivestimento antiriflesso, Gorilla Glass Victus 2 sul retro e una cornice in Armor Aluminum 2. La costruzione resta di livello molto alto: il telefono trasmette solidità, è ben assemblato e dà subito la sensazione di essere un prodotto premium vero. Però il passaggio dal titanio all’alluminio farà parlare. Samsung sostiene che questa scelta aiuti anche nell’assorbimento degli urti, ma sul piano della percezione il titanio aveva un richiamo più “nobile” e più distintivo per un modello di questa fascia. In ogni caso, qualità costruttiva e sensazione generale restano da riferimento. La certificazione è ancora IP68, quindi seria e concreta, anche se alcuni rivali oggi si spingono oltre con IP69.

Un cenno lo meritano anche i colori, perché aiutano a definire il carattere del prodotto. Samsung propone diverse varianti, tra cui Nero, Cobalt Violet, Azzurro Cielo e Bianco, a cui si aggiungono alcune finiture esclusive online. Noi abbiamo provato proprio la colorazione Cobalt Violet, che secondo me è una delle più riuscite della gamma: dà personalità al telefono, lo rende subito riconoscibile, ma senza cadere nell’effetto vistoso o eccessivo. È una tonalità elegante, diversa dal solito nero o grigio, e su un modello Ultra così serio riesce anche a dare un piccolo tocco in più sul piano estetico.
Sul piano ergonomico, quindi, Galaxy S26 Ultra resta un telefono importante, pensato per chi vuole uno schermo ampio e un’esperienza completa senza compromessi sulle dimensioni. Però Samsung è riuscita a renderlo un po’ più facile da impugnare e un po’ meno faticoso da usare nel quotidiano. Non è piccolo, non è leggero e non è pensato per chi cerca praticità assoluta, ma è più equilibrato di quanto sembri.
In sintesi, Samsung Galaxy S26 Ultra non rivoluziona il linguaggio della serie, ma lo affina. Davanti resta molto premium, i profili sono curati, i materiali sono di alto livello e l’ergonomia migliora quel tanto che basta per farsi sentire davvero. Il nuovo blocco fotocamere divide e il retro è meno pulito di prima, però nel complesso il telefono dà l’idea di un prodotto maturo, solido e costruito con grande attenzione.

Display Samsung Galaxy S26 Ultra
Il display di Samsung Galaxy S26 Ultra resta uno dei punti forti del telefono, e basta accenderlo pochi minuti per capirlo. Samsung continua a puntare su un pannello LTPO AMOLED da 6,9 pollici con risoluzione 1440 x 3120 pixel, refresh rate fino a 120 Hz, supporto HDR10+ e Always-On Display. Quindi la base è quella di un vero top di gamma: schermo ampio, molto definito, molto fluido e capace di restituire da subito una sensazione premium, sia con i contenuti multimediali sia nell’uso più semplice di tutti i giorni.
La resa visiva è molto convincente. I colori sono pieni, il contrasto è elevato, la fluidità resta di alto livello e il trattamento DX antiriflesso continua a essere uno dei dettagli più utili nell’uso reale. È una di quelle cose che non fanno rumore in scheda tecnica, ma appena esci all’aperto o ti trovi sotto luci forti capisci subito che fa la differenza. La leggibilità resta molto buona e il pannello continua a essere piacevole anche in condizioni non ideali. Samsung indica una luminosità di picco fino a 2600 nit, quindi sulla carta il livello resta pienamente da fascia altissima.

Se poi guardiamo ai valori emersi dalle prove pubblicate in questi giorni, il quadro è abbastanza chiaro: in uso automatico il pannello arriva attorno ai 1480 nit su una finestra bianca ampia, mentre sui picchi HDR più concentrati supera i 2800 nit. In pratica, tradotto in esperienza reale, il display si vede bene quasi sempre e con contenuti HDR continua a dare quella brillantezza che ci si aspetta da un Ultra. Il punto è che qui Samsung ha deciso di giocarsi soprattutto una carta diversa dal solito: il nuovo Privacy Display.
Ed è proprio il Privacy Display la novità che cambia il modo in cui va letto questo schermo. L’idea è semplice, ma l’implementazione è molto più evoluta di una classica pellicola privacy. Non si tratta di una protezione fissa che rovina sempre l’esperienza: qui il sistema è integrato e si può gestire in modo molto più intelligente. Si può attivare al volo dai comandi rapidi, ma soprattutto si può decidere dove e quando farlo intervenire. Per esempio, puoi impostarlo solo per le notifiche, così i pop-up diventano difficili da leggere per chi ti sta accanto; oppure puoi abilitarlo solo in alcune app, magari quelle di banca, mail, documenti o messaggistica. Samsung prevede anche l’integrazione con le Routine, quindi puoi far sì che il Privacy Display si attivi in automatico in determinati contesti, in certi orari o in alcune situazioni ricorrenti.

Questo, secondo me, è il vero punto forte della funzione: non è rigida, è flessibile. E nel nostro caso si è rivelata più utile del previsto. Noi l’abbiamo usato al MWC di Barcellona, quindi in un contesto perfetto per capire se abbia senso davvero: sui mezzi per andare in fiera, dentro i padiglioni, durante le conferenze, nei momenti più caotici e anche a cena, quando il telefono resta spesso appoggiato sul tavolo o lo si consulta in mezzo ad altre persone. In tutte queste situazioni il fatto di poter nascondere notifiche, messaggi o schermate più sensibili senza peggiorare sempre l’esperienza è una comodità reale. Non è una funzione che cambia la vita a tutti, ma in ambienti affollati è una di quelle cose che impari ad apprezzare in fretta.

C’è poi anche la modalità Massima protezione, ed è giusto spiegarla bene perché cambia parecchio l’effetto finale. In questa modalità la privacy viene spinta molto di più: se non guardi il display in modo quasi frontale, si vede davvero poco o nulla. È la configurazione più efficace per evitare sguardi indiscreti, però è anche quella che incide di più sulla resa dell’immagine. Il display perde brillantezza, perde contrasto, i neri possono apparire più slavati e l’esperienza generale diventa meno gradevole. In pratica funziona, eccome, ma non è la modalità da lasciare sempre attiva tutto il giorno. È più una soluzione da usare quando sai di essere in un contesto davvero esposto, magari in treno, in aeroporto, in sala conferenze o in una situazione dove hai bisogno di un livello di privacy più aggressivo.
La cosa importante, però, è che a funzione disattivata il display resta pienamente godibile e non dà la sensazione di essere stato “rovinato” dalla presenza del Privacy Display. Qui Samsung è stata abbastanza furba: ha costruito una funzione aggiuntiva, non una limitazione permanente. Quando non serve, te la godi come un normale schermo Ultra; quando serve, la attivi solo dove ha senso. Ed è proprio questa logica selettiva che la rende molto più interessante di una soluzione tradizionale.

Restano comunque alcuni limiti da segnalare. Samsung non ha introdotto Dolby Vision, il pannello resta un’unità 8 bit con FRC e non troviamo nemmeno un focus particolare sul PWM ad alta frequenza. Non sono dettagli che pesano per forza nell’uso quotidiano di tutti, però raccontano bene la filosofia del prodotto: Samsung ha scelto di migliorare l’esperienza visiva in modo pratico, con antiriflesso, software e privacy dinamica, più che inseguire ogni voce possibile della scheda tecnica.
Chiudo con una nota piccola ma reale: rispetto a S25 Ultra, mi è sembrato che il vetro perda qualcosa sul piano oleofobico. Trattiene un po’ più facilmente impronte e aloni, quindi la superficie tende a sporcarsi prima. Non è un problema serio, ma su un display così grande e così centrale nell’esperienza generale si nota.
Il display di Samsung Galaxy S26 Ultra resta di altissimo livello: grande, definito, fluido, molto leggibile e ancora una volta molto piacevole da usare. Il trattamento antiriflesso continua a fare la differenza, mentre il Privacy Display è una novità concreta e ben pensata, soprattutto perché si può personalizzare per app, notifiche e routine.
Scheda tecnica Samsung Galaxy S26 Ultra
- Dimensioni: 163,6 x 78,1 x 7,9 mm
- Peso: 214 grammi
- Materiali: vetro frontale Corning Gorilla Armor 2, retro Gorilla Glass Victus 2, frame in Armor Aluminum 2
- Certificazione: IP68
- Display: 6,9 pollici Dynamic LTPO AMOLED 2X
- Risoluzione: 1440 x 3120 pixel
- Refresh rate: fino a 120 Hz
- Luminosità di picco: fino a 2600 nit
- Funzioni display: HDR10+, Always-On Display, trattamento antiriflesso DX, Privacy Display
- Processore: Qualcomm Snapdragon 8 Elite Gen 5 for Galaxy
- GPU: Adreno 840
- RAM: 12 GB LPDDR5X
- Memoria interna: 256 GB / 512 GB / 1 TB
- Storage: UFS 4.1
- Sistema operativo: Android 16
- Interfaccia: One UI 8.5
- Aggiornamenti: fino a 7 anni di aggiornamenti Android e patch di sicurezza
Fotocamere posteriori
- Principale: 200 MP, 23 mm, f/1.4, OIS, PDAF multidirezionale
- Teleobiettivo 1: 10 MP, zoom ottico 3x, 69 mm, f/2.4, OIS
- Teleobiettivo 2: 50 MP, zoom ottico 5x, 115 mm, f/2.9, OIS
- Ultra-grandangolare: 50 MP, 13 mm, f/1.9, autofocus dual-pixel
Fotocamera frontale
- Selfie camera: 12 MP, 23 mm, f/2.2, dual-pixel autofocus
Video
- Posteriore: fino a 8K a 30 fps, 4K fino a 120 fps
- Frontale: fino a 4K a 60 fps
- Funzioni video: HDR 10-bit, Log, modalità Pro Video, Horizon Lock, stabilizzazione avanzata
- Batteria: 5000 mAh
- Ricarica cablata: fino a 60 W
- Ricarica wireless: fino a 25 W
- Ricarica inversa wireless: 4,5 W
Connettività
- 5G
- Wi-Fi 7
- Bluetooth 6.0
- NFC
- UWB
- USB-C 3.2
- DisplayPort
- Dual SIM / eSIM
Altre caratteristiche
- S Pen integrata
- Sensore impronte a ultrasuoni sotto al display
- Audio stereo
- Samsung DeX
- Wireless DeX
- Galaxy AI
Hardware Samsung Galaxy S26 Ultra
Sul piano hardware, Samsung Galaxy S26 Ultra si presenta come un top di gamma vero, ma senza cercare di impressionare solo con la solita sfilza di numeri. Il cuore del telefono è lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 for Galaxy, cioè una versione personalizzata del chip Qualcomm più recente, con frequenze leggermente più spinte rispetto alla variante standard. A supportarlo c’è la GPU Adreno 840, che garantisce tutta la potenza grafica necessaria per tenere insieme fluidità, gaming, elaborazione immagini e funzioni AI sempre più presenti nell’esperienza Samsung. Samsung continua quindi a puntare su una piattaforma molto potente e cucita su misura per la sua linea Ultra.
Le configurazioni disponibili partono da 12 GB di RAM LPDDR5X e 256 GB di memoria interna, poi si sale a 12/512 GB, mentre il taglio da 1 TB è affiancato da una memoria interna di classe UFS 4.x. Al di là della sigla, quello che conta davvero è che il telefono dà sempre la sensazione di essere rapidissimo nel caricamento delle app, nello spostamento tra file pesanti, nel salvataggio delle foto e nella gestione generale del sistema. Però è giusto essere precisi: qui Samsung usa una base moderna, veloce e assolutamente coerente con il livello del prodotto, cioè RAM LPDDR5X e storage UFS 4.1.
Nell’uso reale, comunque, il punto non è tanto dire che va forte, perché questo era prevedibile. Il punto è che Galaxy S26 Ultra dà sempre una sensazione di rapidità e soprattutto di sicurezza. Le app si aprono subito, il passaggio tra un’attività e l’altra è fluido, non ci sono tentennamenti e anche quando gli si chiede tanto il telefono non dà mai l’idea di essere al limite. È il classico flagship che non ti costringe a pensarci: fai quello che devi fare e lui sta dietro senza problemi.
Questo si nota bene anche nel multitasking quotidiano. Mail, browser con tante schede, foto, social, note, mappe, editing veloce, file, video e funzioni AI convivono senza creare caos. E qui secondo me sta uno dei veri pregi del telefono: non è solo potente, è anche molto ordinato nella gestione del carico. Non dà quella sensazione di forza “grezza” fine a sé stessa; sembra piuttosto un dispositivo ben rodato, costruito per reggere giornate piene senza perdere compostezza.

Anche nel gaming il comportamento è da top di gamma. Il chip ha tutta la potenza necessaria per far girare bene i titoli più pesanti e il pannello grande aiuta parecchio nell’esperienza generale. Però, anche qui, non lo definirei un telefono pensato per i gamer nel senso stretto del termine. È più corretto dire che è un flagship completo, che gioca molto bene perché ha una base tecnica molto forte, non perché voglia trasformarsi in uno smartphone gaming.
Dove invece un minimo di attenzione va fatta è sulla gestione del calore. Samsung ha lavorato sulla dissipazione e ha ridisegnato la vapor chamber, rendendola più ampia anche per aiutare la batteria durante la ricarica rapida. Nel quotidiano il telefono resta assolutamente gestibile, però la sensazione è che, sotto sforzo, un po’ scaldi. Non parlo di una situazione preoccupante o fastidiosa al punto da compromettere l’esperienza, ma di quel classico aumento di temperatura che si avverte quando si fanno operazioni più pesanti, sessioni lunghe o si sommano più attività insieme. Quindi sì, il telefono resta stabile e affidabile, ma non è uno di quei top di gamma che riescono a nascondere completamente il calore. Samsung stessa sottolinea il lavoro fatto sulla nuova camera di vapore e sul miglioramento della dissipazione.
Secondo me è giusto dirlo così: S26 Ultra non ha problemi reali di tenuta nell’uso comune, però nella gestione termica non dà quella sensazione di salto netto che qualcuno magari si aspettava. Lo senti scaldicchiare in alcune situazioni, soprattutto quando lo si spinge un po’ di più, e su un modello di questa fascia è un dettaglio che va segnalato.
Molto completa anche la parte connessioni, come è giusto aspettarsi da un Ultra. Troviamo 5G, Wi-Fi 7 tri-band, Bluetooth 6.0, NFC, Ultra Wideband, USB-C 3.2 con supporto DisplayPort, oltre a Samsung DeX e Wireless DeX per l’uso in modalità desktop. È una dotazione ricca e concreta, che racconta bene la natura del prodotto: non solo smartphone premium, ma anche dispositivo da lavoro, da produttività e da uso avanzato.
Per quanto riguarda l’audio, Samsung continua a proporre una configurazione stereo con capsula auricolare in alto e speaker principale in basso. Il risultato è buono, anzi molto buono: il volume c’è, il suono è pieno, equilibrato e meno “strillato” rispetto al passato. La sensazione è che Samsung abbia lavorato più sulla qualità della resa che sulla semplice ricerca del volume massimo, e infatti il telefono suona in modo più maturo e più piacevole, soprattutto con video, social e contenuti parlati. I bassi non sono rivoluzionari, come è normale su uno smartphone, però l’equilibrio generale convince.
Anche la ricezione si conferma da top di gamma. Il telefono si comporta bene, dà un senso di affidabilità e non lascia particolari dubbi in mobilità. Lo stesso vale per la qualità delle chiamate vocali, che qui è elevata: l’audio in capsula è chiaro, le voci si sentono bene, il volume è adeguato e la conversazione mantiene sempre una buona pulizia generale. È uno di quegli aspetti che magari non fanno notizia, ma nell’uso quotidiano fanno davvero la differenza, soprattutto su un prodotto che vuole essere completo in tutto.

Chiudo con la vibrazione, che su questi telefoni è sempre un piccolo segnale di qualità percepita. Anche qui Galaxy S26 Ultra si comporta bene: il feedback è secco, preciso, pulito e coerente con il posizionamento premium del prodotto. Non è un dettaglio che fa vendere un telefono, ma è uno di quelli che ogni giorno contribuiscono alla sensazione di stare usando qualcosa di ben fatto.
Software Samsung Galaxy S26 Ultra
Sul piano software, Samsung Galaxy S26 Ultra arriva con Android 16 e One UI 8.5, quindi con una base aggiornata e con un’interfaccia che ormai Samsung ha reso molto riconoscibile. Non siamo davanti a una rivoluzione rispetto a quanto già visto sulle versioni più recenti della One UI, ma a un’evoluzione che punta soprattutto a rendere più centrale la parte AI e a legare meglio tra loro funzioni, app e uso quotidiano. Samsung continua inoltre a garantire 7 anni di aggiornamenti Android e 7 anni di patch di sicurezza, un aspetto che su un top di gamma di questo prezzo conta parecchio anche in ottica di longevità.

Nell’uso di tutti i giorni, One UI 8.5 resta quella che conosciamo: completa, ricca, molto personalizzabile e meno dispersiva di quanto potrebbe sembrare all’inizio. Non è un’interfaccia minimale, e questo è chiaro; però su un modello Ultra ha anche senso così, perché deve tenere insieme produttività, personalizzazione, multitasking, S Pen, modalità desktop con DeX e una quantità di strumenti che Samsung continua ad accumulare anno dopo anno. La cosa positiva è che, almeno qui, il sistema non dà troppo l’idea di essere confuso: è pieno, sì, ma anche abbastanza maturo.
Il centro del discorso resta ovviamente Galaxy AI, che Samsung continua a spingere moltissimo. La novità più evidente è che l’assistente Bixby è stato reso più intelligente e più utile. Non parliamo solo del classico assistente che risponde a comandi semplici, ma di uno strumento che prova a capire meglio il contesto, il linguaggio naturale e anche problemi descritti in modo meno tecnico. In pratica, puoi spiegare cosa non ti convince o cosa vuoi fare senza conoscere per forza il nome preciso della funzione, e Bixby prova a portarti direttamente all’impostazione o all’app giusta. È un approccio più naturale, e in effetti ha più senso per un pubblico ampio che non ha voglia di scavare in menu e sottomenu. Samsung ha anche annunciato un’integrazione più profonda con Perplexity, richiamabile con “Hey, Plex”, per ricerche più avanzate e flussi in più passaggi tra app e servizi.
Un’altra funzione interessante è Now Nudge, che prova a trasformare i contenuti che stai guardando in azioni concrete. Per esempio, se stai parlando in chat di un appuntamento o di una cena, il sistema può suggerire di creare un evento in calendario, aggiungere dettagli o proporti azioni collegate. È una funzione che va capita bene: sulla carta è utile, e in parte lo è davvero, però resta una di quelle novità che possono piacere molto oppure lasciare un po’ freddi a seconda di quanto si è disposti a far leggere al sistema quello che stiamo facendo. Samsung specifica che l’elaborazione avviene sul telefono, salvo consenso diverso per migliorare i suggerimenti, ma resta comunque una funzione da usare con un minimo di consapevolezza. Al momento, inoltre, Now Nudge lavora solo con alcune app compatibili, quindi la sua utilità reale dipende anche molto da quali servizi usi ogni giorno.
Samsung ha poi continuato a migliorare anche tutta la parte legata a ricerca e produttività. Circle to Search si evolve e ora può riconoscere più oggetti contemporaneamente sullo schermo, mentre in Galleria troviamo un Photo Assist più naturale nell’uso, con comandi descritti a parole e non solo tramite pulsanti o strumenti predefiniti. A questo si aggiunge una ricerca più intelligente negli screenshot, che prova a capire cosa contengono per aiutarti a ritrovare rapidamente immagini salvate magari settimane prima. Sono tutte funzioni che, prese da sole, non cambiano il telefono; messe insieme, però, danno l’idea di un software più furbo e più vicino alle abitudini reali di chi lo usa tutti i giorni.
Molto utile anche l’espansione di Audio Eraser, che non si limita più solo ai video registrati con il telefono ma prova a lavorare anche su contenuti provenienti da app di terze parti. L’idea è semplice: ridurre rumori fastidiosi e far emergere meglio le voci. Allo stesso modo, nella fotocamera arriva anche un Document Scanner più evoluto, che riconosce i documenti, migliora testo e contrasto, unisce più pagine e consente l’esportazione in PDF. Sono due esempi perfetti della direzione che Samsung sta prendendo: meno funzioni “wow” da mostrare una volta e più strumenti che cercano di tornare utili davvero nel quotidiano.
Va detto, però, che non tutto pesa allo stesso modo per tutti. Una parte dell’esperienza Galaxy AI dipende dalle lingue supportate, dalle app che usi e anche da quanto sei disposto a sfruttare davvero queste funzioni nella vita reale. Alcune sono comode subito, altre restano più da esplorare o da usare in casi specifici. Ed è proprio qui che secondo me va letto S26 Ultra: Samsung non ha fatto un software più semplice, ha fatto un software più ricco, cercando però di renderlo anche più utile e meno “da demo” rispetto al passato.

Per quanto riguarda il Privacy Display, qui mi limito solo a citarlo perché ne abbiamo già parlato bene nella sezione dedicata al display. Anche lato software, però, resta una delle novità più intelligenti del pacchetto: si può gestire in modo selettivo, legare a notifiche, app e routine, e questo lo rende molto più interessante di una semplice pellicola privacy fissa. Proprio perché l’argomento è importante, lo abbiamo già approfondito nella parte display e non avrebbe senso ripeterlo tutto qui.
Fotocamera Samsung Galaxy S26 Ultra
La fotocamera di Samsung Galaxy S26 Ultra resta uno dei pilastri del prodotto, ma è anche uno degli aspetti dove si percepisce meglio la sensazione generale che questo telefono lascia dopo qualche giorno: tutto funziona, tutto è completo, tutto è di livello alto, però da un Ultra del 2026 ci saremmo aspettati qualcosa in più sul piano dell’evoluzione vera.

La base tecnica, comunque, è importante. Samsung continua a puntare su un sensore principale da 200 MP, il noto ISOCELL HP2 in formato 1/1.3″, con focale equivalente a 23 mm, apertura f/1.4, OIS e autofocus multidirezionale. A supportarlo troviamo un teleobiettivo da 10 MP con zoom ottico 3x, focale equivalente a 69 mm, apertura f/2.4 e OIS; poi un secondo teleobiettivo da 50 MP con zoom ottico 5x, focale equivalente a 115 mm, apertura f/2.9 e OIS; infine una ultra-grandangolare da 50 MP, focale 13 mm, apertura f/1.9 e autofocus dual-pixel. Davanti c’è una selfie camera da 12 MP, con ottica equivalente a 23 mm, apertura f/2.2 e autofocus dual-pixel. Insomma, sulla carta il comparto resta ricco, flessibile e da vero top di gamma.
Il punto, però, non è tanto chiedersi se Galaxy S26 Ultra faccia belle foto, perché la risposta è sì. Il punto è capire se le faccia in un modo davvero più convincente rispetto a prima. Ed è qui che il giudizio diventa un po’ più sfumato.
Di giorno la resa generale è molto buona. La fotocamera principale continua a offrire immagini ricche, pulite, con una gamma dinamica ampia e colori piacevoli. Samsung sembra aver lavorato per rendere il risultato un po’ più maturo, con una gestione della luce più equilibrata e una resa complessivamente meno spinta in alcune scene. Le foto restano belle da vedere, pronte subito, molto facili da apprezzare anche senza interventi successivi. È il classico stile Samsung, ma qui appare un po’ più rifinito.
Anche con soggetti umani il comportamento convince. I volti sono ben letti, le tonalità della pelle tendono a essere leggermente più calde e il risultato finale resta gradevole, sia nello scatto normale sia nei ritratti. L’effetto sfocato è gestito in modo abbastanza credibile, senza esagerazioni troppo artificiali, e nel complesso il telefono si lascia usare bene anche quando si vuole semplicemente scattare e condividere senza pensarci troppo.
La sensazione, però, è che il miglioramento ci sia più nella rifinitura che nell’impatto. In altre parole: le foto sono buone, a tratti molto buone, ma non danno sempre quella sensazione di salto generazionale che da un nuovo Ultra ci si potrebbe aspettare.
Questo discorso vale ancora di più quando si entra nel tema zoom. S26 Ultra resta uno smartphone molto versatile e capace di coprire focali diverse con una comodità che pochi altri telefoni riescono ancora a offrire così bene. Però non tutte le camere lavorano allo stesso livello. Nelle focali intermedie il risultato resta utile, spesso gradevole, ma non sempre ha quella finezza e quella pulizia che ci si aspetta su un modello così costoso. Le focali più spinte, invece, continuano a essere più interessanti e più coerenti con l’idea di un cameraphone premium: quando c’è buona luce, il telefono riesce ancora a portare a casa immagini valide e piacevoli, soprattutto nei ritratti più stretti e nei dettagli da lontano.
In pratica, la versatilità c’è ancora tutta, ma non ogni passaggio della catena fotografica entusiasma allo stesso modo. Ed è proprio questo il punto: il comparto è completo, ma non sempre uniforme nel livello qualitativo.
Un dettaglio tecnico da tenere presente riguarda proprio il tele più spinto. Samsung ha reso più luminosa l’ottica 5x, ma ha anche cambiato impostazione rispetto al passato, e nell’uso si percepisce una resa un po’ diversa in certe situazioni. Nulla che stravolga l’esperienza, però è uno di quei cambiamenti che spiegano bene il motivo per cui S26 Ultra dia più l’idea di un lavoro di cesello che di una rivoluzione.
La ultra-grandangolare continua a fare il suo lavoro in modo affidabile. Di giorno restituisce immagini buone, con colori abbastanza coerenti, una gamma dinamica valida e un dettaglio più che sufficiente per paesaggi, città, architettura e scene più ampie. Non mi ha dato la sensazione di una camera straordinaria, ma nemmeno di un punto debole. È una presenza solida, senza particolari picchi né particolari cadute.
I selfie, invece, restano uno dei punti più convincenti del pacchetto. Qui Samsung continua a muoversi bene: gli scatti sono nitidi, puliti, con una buona gestione dei volti e una resa che funziona bene sia per i social sia per le videochiamate. L’inquadratura un po’ più ampia aiuta anche a includere più contesto o più persone, quindi nel quotidiano è una camera che si lascia apprezzare subito.
Quando cala la luce, la situazione resta positiva ma con qualche riserva in più. La camera principale continua a comportarsi bene: esposizione, colori e gamma dinamica restano convincenti anche in situazioni più difficili, e in molti casi il telefono riesce a portare a casa foto notturne piacevoli, leggibili e ben bilanciate. Al tempo stesso, però, non sempre dà la sensazione di sfruttare tutto il potenziale che avrebbe. In alcune scene resta un po’ più morbido del previsto, oppure lascia la sensazione che ci sia margine per tirare fuori qualcosa di più.
Questa impressione l’abbiamo avuta in modo abbastanza chiaro durante il MWC di Barcellona, che è stato un contesto perfetto per capire il valore reale della fotocamera. Tra padiglioni con luci miste, conferenze, spostamenti sui mezzi, zone interne non sempre illuminate bene e cene serali, S26 Ultra si è comportato bene quasi sempre, ma raramente ci ha davvero sorpreso. Le immagini venivano bene, spesso molto bene, però restava quella sensazione di fondo per cui da un modello Ultra ti aspetti non solo affidabilità, ma anche un pizzico di personalità in più.
Anche di notte il telefono conferma una buona versatilità sugli zoom, ma ancora una volta non con la stessa uniformità su tutte le focali. Alcune reggono meglio, altre calano di più in pulizia, dettaglio e incisività. Nel complesso il telefono porta a casa il risultato, ma non sempre con quella qualità premium assoluta che il nome Ultra lascia immaginare.
Nell’utilizzo quotidiano si nota anche un altro aspetto: S26 Ultra è meno a suo agio quando ci si avvicina molto al soggetto. Non è il telefono ideale per chi ama dettagli molto ravvicinati, piccoli oggetti, texture o scatti quasi macro, perché la messa a fuoco da vicino non è il suo terreno migliore. Non lo definirei un problema grave nell’uso comune, ma è una di quelle cose che chi arriva da altri top di gamma o da alcuni modelli precedenti può notare.
Sul fronte video, invece, Samsung resta forte. Le possibilità di registrazione sono tante: si arriva fino a 8K a 30 fps con principale, ultra-wide e 5x, mentre il 4K fino a 60 fps è disponibile su tutte le camere, frontale compresa. In più ci sono funzioni come HDR a 10 bit, modalità Log, strumenti avanzati nella parte Pro e la nuova opzione di Horizon Lock per mantenere l’orizzonte più stabile. Dal punto di vista delle opzioni, quindi, c’è davvero poco da rimproverare.

La qualità video è generalmente buona, e questo si vede anche nell’uso reale. Al MWC abbiamo registrato clip in movimento nei padiglioni, sui mezzi e durante gli spostamenti, e la sensazione è stata positiva soprattutto per la stabilizzazione, che resta uno dei punti forti del telefono. La principale lavora bene, le focali più lunghe si difendono, la ultra-wide torna utile e il passaggio tra le varie camere resta abbastanza coerente. Dove invece si nota di nuovo qualche limite è nelle focali intermedie, che anche nei video appaiono un gradino sotto rispetto al resto del sistema.
Di notte, nei video, il discorso è molto simile alle foto. La principale resta valida, le focali più spinte se la cavano discretamente e la ultra-wide fa il suo, ma l’impressione complessiva è sempre la stessa: comparto video buono, anche molto buono in diversi casi, però senza quel salto netto che ci si poteva aspettare.
Autonomia e ricarica
Sul fronte autonomia, Samsung Galaxy S26 Ultra lascia una sensazione un po’ doppia. Da una parte c’è un telefono che, nell’uso reale, si comporta bene e che rispetto al passato mostra una gestione energetica più convincente. Dall’altra, però, resta anche l’idea di un prodotto che nel 2026 continua a muoversi con una certa prudenza, soprattutto guardando a quello che stanno facendo alcuni concorrenti.
La batteria resta da 5000 mAh, quindi Samsung non cambia approccio e continua a puntare su una capacità ormai familiare per la serie Ultra. Il punto è che oggi diversi rivali stanno già spingendo su batterie al silicio-carbonio, con capacità più alte a parità di ingombro o comunque con un margine energetico più generoso. Qui, invece, Samsung resta ancora su una soluzione più tradizionale al litio, e questa è probabilmente la rinuncia che si sente di più leggendo la scheda tecnica. È un peccato, perché un passaggio a una tecnologia più moderna avrebbe dato più senso al concetto di evoluzione, soprattutto su un modello che per il resto lavora molto per affinamento.
Il lato positivo è che Samsung è comunque riuscita a migliorare l’autonomia senza aumentare capacità e senza rendere il telefono più ingombrante. Anzi, S26 Ultra è più sottile e più leggero del passato, ma nel quotidiano si comporta meglio. Questo significa che il lavoro su chip, ottimizzazione e gestione energetica si sente davvero.
Nel mio utilizzo, il telefono si è comportato bene ma senza darmi quella sensazione di totale relax che da un Ultra di questa fascia forse mi sarei aspettato. In una giornata tipo iniziata alle 7:00 e chiusa alle 21:00, sono arrivato a sera con un residuo ancora accettabile, attorno al 25%, quindi il risultato in sé è positivo. Però non ho avuto la sensazione di poterlo usare con assoluta leggerezza per tutta la giornata senza pensarci. In pratica, ci arrivi a sera, ma non con quella tranquillità piena che ti fa dimenticare completamente la batteria.
Ed è più o meno quello che ho percepito anche in un contesto più stressante come il MWC di Barcellona. Tra fiera, mezzi, conferenze, mappe, foto, clip video, mail, chat e cene fuori, Galaxy S26 Ultra si è difeso bene. Non mi ha mai lasciato davvero a piedi, però nemmeno mi ha trasmesso l’idea di una batteria fuori categoria. È affidabile, sì; semplicemente non è uno di quei telefoni che ti fanno dire “qui posso esagerare senza pensarci”.
Anche la ricarica fa finalmente un passo avanti concreto. Samsung Galaxy S26 Ultra arriva a 60 W via cavo, con 25 W in wireless e 4,5 W di ricarica inversa. Qui il miglioramento rispetto al passato si sente davvero, soprattutto nei rabbocchi rapidi. È uno di quei telefoni che, se lo attacchi anche per poco, riesce a recuperare una quota utile di batteria e a rimettersi subito in carreggiata. Nel quotidiano questa cosa aiuta parecchio e rende il prodotto più moderno di prima.

Va detto anche che la curva di ricarica sembra gestita meglio, e nel pratico l’esperienza è più convincente di quanto i soli numeri potrebbero far pensare. Samsung, insomma, qui un passo in avanti lo ha fatto davvero.
Il punto, però, è che anche su questo fronte si ferma un attimo prima del quadro completo. La ricarica wireless arriva sì a 25 W, ma il discorso magnetico non è integrato davvero nel telefono come succede con Apple e come ormai si sta vedendo anche nell’ecosistema Google. In pratica, per avere un allineamento magnetico in stile Qi2 serve una cover compatibile oppure un accessorio dedicato: non hai i magneti già dentro lo smartphone. E questa è una differenza che pesa, perché oggi la comodità dell’aggancio magnetico nativo per carica e accessori comincia a diventare un plus concreto, non solo una voce da scheda tecnica.

Questa, secondo me, è una vera occasione persa. Perché da una parte Samsung aggiorna la ricarica e rende S26 Ultra più attuale; dall’altra non chiude davvero il cerchio, lasciando ancora una volta alla cover il compito di portare quella praticità che su altri ecosistemi è già parte naturale dell’esperienza.
Prezzo e concorrenti
Il prezzo di Samsung Galaxy S26 Ultra lo colloca senza giri di parole nella fascia più alta del mercato. In Italia si parte da 1.499 euro per la versione 12/256 GB, quindi siamo nel territorio dei flagship più ambiziosi in assoluto. È uno smartphone che non prova a sembrare accessibile: Samsung qui vuole stare al tavolo dei modelli più importanti del 2026, e lo fa guardando soprattutto a due rivali ben precisi, cioè Apple e Google.
Per come la vedo io, infatti, Samsung continua a costruire la serie Ultra pensando prima di tutto a iPhone 17 Pro Max e Pixel 10 Pro XL, più che ai produttori cinesi. È con loro che si gioca davvero la partita della percezione premium, della forza dell’ecosistema, della qualità software e del valore complessivo del marchio. Apple resta il riferimento più diretto sul piano dell’immagine, del video, della continuità d’uso e dell’integrazione hardware-software. Google, invece, è il rivale Android che sfida Samsung soprattutto su fotografia computazionale, AI e immediatezza dell’esperienza.
Poi ci sono i concorrenti cinesi, che oggi non possono più essere liquidati come semplici alternative. Modelli come HONOR Magic 8 Pro, Xiaomi 17 Ultra, Oppo Find X9 Pro, vivo X300 Pro e realme GT 8 Pro mettono sul tavolo un hardware spesso più aggressivo. In particolare, è difficile ignorare il fatto che questi smartphone in diversi casi offrano batterie più grandi, spesso con tecnologie più moderne, e anche una parte fotografica che su alcuni aspetti può risultare più impressionante o più coraggiosa di quella proposta da Samsung. Quindi sì, sul piano dell’hardware puro questi modelli oggi sono assolutamente della partita, e in certi ambiti fanno anche più rumore.
Allo stesso tempo, però, Samsung continua ad avere vantaggi chiari in altre aree che per molti utenti pesano ancora tantissimo. Il primo è l’ecosistema, che resta più maturo, più completo e più coerente nel tempo. Il secondo è il lato software e AI, dove Samsung oggi offre un pacchetto più ricco e più rifinito. E poi ci sono due elementi che restano ancora molto distintivi: il Privacy Display e la S Pen. Sono due cose molto diverse tra loro, ma hanno un punto in comune: rendono Galaxy S26 Ultra meno intercambiabile rispetto a tanti altri top di gamma, anche molto forti sul piano tecnico.
Un discorso a parte lo merita anche Motorola, perché con Motorola Signature ha tirato fuori uno smartphone che, per identità e ambizione, può tranquillamente stare nella conversazione. Magari non ha lo stesso peso di Samsung sul fronte ecosistema o supporto percepito, però è uno di quei modelli che dimostrano come oggi il segmento premium non sia più una sfida a due o tre nomi soltanto.
C’è poi il tema dell’upgrade interno alla famiglia Galaxy, che secondo me va detto in modo molto chiaro. Per chi arriva da Galaxy S23 Ultra o da modelli precedenti, S26 Ultra può avere senso, perché mette insieme un pacchetto più moderno, più rifinito e più longevo. Per chi invece ha già un Galaxy S24 Ultra o soprattutto un Galaxy S25 Ultra, il discorso cambia: qui il salto è meno evidente e l’upgrade non è così facile da giustificare, almeno al netto del Privacy Display, che resta la novità più distintiva e anche quella che può fare davvero la differenza per una parte specifica di utenti.
Ed è proprio questo il nodo. Se guardiamo solo numeri, batteria e magari qualche singolo aspetto fotografico, alcuni rivali oggi possono sembrare più aggressivi. Se invece guardiamo il pacchetto complessivo, la continuità software, le funzioni AI, la produttività, la S Pen e anche un elemento particolare come il Privacy Display, allora Galaxy S26 Ultra resta uno dei prodotti più completi della categoria.
Il problema, semmai, è che a 1.499 euro o più non basta essere completi. Bisogna anche dare la sensazione di essere avanti in modo netto. Samsung Galaxy S26 Ultra ci riesce in parte, ma più per maturità del pacchetto che per vera sensazione di rottura. Ed è proprio per questo che il confronto con Apple e Google resta quello più naturale, mentre i cinesi e anche Motorola rappresentano oggi la pressione più forte sul fronte hardware e personalità del prodotto.

Valutazione Samsung Galaxy S26 Ultra : 8.4
Arrivati in fondo, Samsung Galaxy S26 Ultra lascia una sensazione abbastanza precisa. Siamo probabilmente di fronte al dispositivo Android di riferimento per ciò che riguarda software, AI, produttività e innovazione dell’esperienza d’uso. Samsung, oggi, continua a essere il marchio che più di tutti prova a tenere insieme hardware premium, funzioni intelligenti, ecosistema e caratteristiche esclusive in un unico prodotto.
Una parte importante del merito va anche a One UI 8.5, che è fatta bene, è ricca, matura e oggi riesce a dare al telefono un’identità molto chiara. A questo si aggiunge una politica di aggiornamenti lunga, che su un prodotto di questa fascia ha un peso reale, e una base hardware che garantisce prestazioni elevate in ogni contesto. Il telefono va forte, è fluido, è sempre pronto; resta solo il fatto che, quando lo si stressa un po’ di più, scaldicchia più del previsto, senza che questo diventi un vero problema ma facendosi comunque notare.
Questo però non significa che il pacchetto sia perfetto. Per noi Samsung, a questo punto, deve spingere di più soprattutto su fotocamera, batteria e anche sulla resistenza certificata, perché restare ancora a IP68 su un top di gamma di questa fascia lascia un po’ di amaro in bocca. Sul fronte fotografico il telefono resta valido e molto versatile, ma da un Ultra del 2026 ci saremmo aspettati qualcosa in più, soprattutto nella qualità degli zoom e nella gestione delle luci, due aspetti in cui il comparto camera convince ma non sorprende davvero come dovrebbe.
Lo stesso discorso vale per la batteria: l’autonomia è buona e l’ottimizzazione c’è, ma restare ancora su una soluzione tradizionale da 5000 mAh, senza passare al silicio-carbonio come altri competitor, rafforza la sensazione di un prodotto molto forte ma ancora troppo prudente in alcuni punti chiave.
C’è poi un altro dettaglio che dispiace: qui non c’è più il titanio. S26 Ultra passa ad Armor Aluminum 2, e per quanto la qualità costruttiva resti alta, il titanio dava una percezione più speciale e più premium. È una di quelle cose che non cambiano l’uso quotidiano, ma su un prodotto così si notano.
Il prezzo, poi, resta elevato e inevitabilmente alza il livello delle aspettative. Quando si parte da 1.499 euro, è normale aspettarsi un pacchetto ancora più completo e più coraggioso su certi aspetti hardware. Ed è proprio qui che Galaxy S26 Ultra lascia una sensazione particolare: è valido, è completo, è maturo, ma non sempre dà quell’idea di prodotto che ti verrebbe naturale scegliere ogni giorno senza pensarci due volte.
Detto questo, ci sono due elementi che vanno sottolineati con forza perché continuano a distinguerlo dal resto del mercato: la S Pen e il Privacy Display. Sono due caratteristiche molto diverse tra loro, ma entrambe danno personalità al prodotto. La S Pen resta un plus vero, mentre il Privacy Display è una novità concreta che aggiunge qualcosa di diverso all’esperienza quotidiana. Sono proprio queste due cose, insieme alla qualità generale del software Samsung, a rendere S26 Ultra meno intercambiabile rispetto a molti altri top di gamma.
Samsung Galaxy S26 Ultra è un top di gamma riuscito e molto solido. Allo stesso tempo, però, è anche uno smartphone che ci fa pensare che Samsung oggi stia consolidando più che osando. Il livello resta alto, ma da un Ultra del 2026 ci aspettavamo un pacchetto ancora più completo, soprattutto su fotocamera, batteria e resistenza.
Quindi sì, prodotto promosso; però con quella sensazione, neanche troppo nascosta, che per il nostro uso personale oggi guarderemmo con curiosità anche altrove.













































































