Nothing Headphone (1): suonano bene quanto sono belle
Nothing, la giovane azienda fondata da Carl Pei, entra nel mondo delle cuffie over-ear con le nuove Headphone (1). Dopo aver lasciato il segno con smartphone e auricolari dal design trasparente, il marchio londinese lancia un prodotto ambizioso pensato per chi cerca design distintivo, suono di qualità e funzioni avanzate.
Le Headphone (1) si rivolgono al pubblico degli audiofili tech enthusiast, e promettono un mix interessante di estetica iconica e prestazioni acustiche, frutto della collaborazione con KEF, storico brand inglese dell’hi-fi. Il tutto condito dalla solita attenzione di Nothing per interfacce fisiche, materiali ricercati e interazione smart.
Proposte in Italia a un prezzo di 299 euro, si collocano direttamente nella fascia alta del mercato, dove la concorrenza è tutt’altro che timida.
Noi le stiamo provando nella colorazione bianca, e in questa recensione analizzeremo tutto: costruzione, comfort, qualità audio, ANC, autonomia, app e funzionalità avanzate. Per capire se questo esordio nel segmento over-ear è solo scena… o anche sostanza.

Nothing Headphone (1) : Voto 8.5
Nothing Headphone (1) rappresentano un progetto maturo, pensato e costruito con coerenza. Uniscono design distintivo, qualità audio elevata, e un set di funzionalità che copre ogni esigenza d’uso quotidiano, dalla musica al lavoro. L’autonomia è eccellente, l’app ben fatta e l’ANC è efficace. Non sono le più leggere né le più compatte, e alcune funzioni avanzate restano legate all’ecosistema Nothing, ma chi cerca qualità, identità e attenzione al dettaglio, qui trova tutto questo al giusto prezzo. Un primo passo nella categoria over-ear che dimostra ambizione e solidità.
Pro
- Design trasparente e materiali di pregio
- Qualità audio eccellente
- ANC adattiva efficace
- Spatial audio e head tracking di buon livello
- Autonomia elevata e ricarica rapida
- Controlli fisici precisi, affidabili e riconfigurabili
- App Nothing X completa
- Connessione multipoint stabile, jack 3,5 mm e USB-C audio
- Modalità trasparenza naturale
Contro
- Struttura non pieghevole
- Peso importante
- ANC adattivo da perfezionare
- Alcune funzioni AI disponibili solo su smartphone Nothing
Confezione di vendita Nothing Headphone (1)
L’unboxing delle Nothing Headphone (1) riflette l’approccio minimalista e curato a cui il brand ci ha abituati. La confezione ha dimensioni generose, ma sfruttata in modo ordinato e coerente con lo stile Nothing.
All’interno troviamo tutto il necessario per iniziare:
- le cuffie Headphone (1) nella colorazione scelta (in questo caso bianca),
- un cavo USB-C per la ricarica,
- un cavo audio jack da 3,5 mm per l’ascolto cablato,
- una custodia semi rigida dal design piatto ma ampia, pensata per proteggere le cuffie durante il trasporto,
- manuali rapidi e documentazione di garanzia.

C’’è tutto ciò che serve per usare le cuffie sia in modalità wireless che cablata con la presenza del jack da 3,5 mm che è una chicca per chi preferisce l’ascolto analogico, mentre la custodia è coerente con l’identità del marchio: visivamente riconoscibile, ma non tra le più compatte da infilare al volo in zaino.

Nel complesso, la dotazione è all’altezza del prezzo richiesto. Magari un panno per la pulizia non avrebbe guastato, considerando le superfici lucide, ma tutto il resto è al suo posto.
Costruzione, design ed ergonomia Nothing Headphone (1)
Nothing Headphone (1) si fanno notare al primo sguardo.
Il design è fedele alla filosofia del marchio: trasparenza, materiali visibili, componenti in bella vista, e anche se ormai ci siamo abituati alle scelte estetiche di Nothing, queste cuffie riescono comunque a colpire.
I padiglioni hanno una forma squadrata con bordi stondati, un approccio fuori dagli schemi nel contesto over-ear. La parte superiore è in plastica lucida trasparente che lascia intravedere le camere acustiche e parte dell’elettronica. Quella inferiore è in alluminio spazzolato, con una finitura satinata che restituisce al tatto una sensazione di robustezza e raffinatezza. Il contrasto tra i due materiali è volutamente accentuato e dona carattere al prodotto.

La struttura non è pieghevole: l’archetto è fisso, il che contribuisce alla solidità generale, ma riduce un po’ la portabilità. La silhouette resta comunque equilibrata, e le linee pulite si estendono fino alle slitte telescopiche che regolano l’estensione con un meccanismo fluido e silenzioso.

Il peso si attesta sui 329 grammi, quindi più delle cuffie Sony ma meno delle AirPods Max.
Si sente che sono presenti sulla testa, ma non risultano eccessive, almeno nei primi utilizzi. I padiglioni sono ampi e ben imbottiti, con memory foam morbido rivestito in similpelle piacevole al contatto; stesso discorso per l’archetto, anche se lì la superficie imbottita è meno generosa e potrebbe farsi sentire nelle sessioni più lunghe.

Un dettaglio degno di nota è la certificazione IP52, che garantisce una certa resistenza a sudore, polvere e schizzi. Non sono pensate per l’allenamento, ma per chi le usa ovunque – anche durante uno spostamento veloce sotto la pioggia – è una sicurezza in più.
Nel complesso, la sensazione è quella di avere in mano un oggetto costruito con attenzione maniacale. Ogni linea, ogni superficie, ogni elemento sembra rispondere a una scelta precisa. E anche se non saranno amate da chi cerca il classico stile minimal da studio, qui la personalità non manca di certo.

Comandi e interfaccia Nothing Headphone (1)
Nothing ha fatto una scelta coraggiosa: nessun controllo touch. In un’epoca in cui tutti si affannano a inserire gesture su superfici lisce e opache, qui si torna alla meccanica pura, con un approccio che premia la precisione e l’affidabilità.
Le Headphone (1) si controllano tramite tre elementi fisici:
- un Roller laterale, ovvero una rotella che permette di regolare il volume con precisione, cliccare per play/pausa e tenere premuto per cambiare modalità (ANC o trasparenza);
- un Paddle, una levetta che consente di saltare tracce avanti e indietro, oppure, se tenuta premuta, di effettuare lo scrub all’interno di un brano o un video;
- un pulsante multifunzione, personalizzabile tramite app, che su Nothing Phone (3) attiva la funzione Channel Hop (per passare velocemente da un’app audio all’altra), mentre su altri dispositivi può essere associato ad assistenti vocali o scorciatoie rapide.
Il tutto è posizionato in modo logico e facilmente accessibile: solo dopo pochi minuti, ci si abitua al sistema senza incertezze, e anzi, l’assenza di superfici tattili evita tocchi involontari o comandi errati quando si regolano le cuffie al volo.
C’è anche un piccolo LED integrato sul padiglione per indicare lo stato di pairing o ricarica, e la presenza del sensore di prossimità consente il play/pausa automatico quando si indossano o si tolgono le cuffie.
Tutto funziona in modo fluido, senza latenza o ritardi tra input e risposta.
Con i competitor che presentano interazioni touch sempre più complesse (e spesso frustranti), Nothing ha scelto la via più concreta: controlli fisici ben progettati, reattivi, intuitivi e, soprattutto, affidabili.
E per chi è cresciuto con le manopole e i click “veri”, è un piacere tornare a qualcosa di tangibile.
Qualità audio e funzioni smart Nothing Headphone (1)
Tutta l’esperienza audio si concentra attorno al driver dinamico da 40 mm, sviluppato in collaborazione con KEF, marchio britannico con oltre sessant’anni di storia nell’audio ad alta fedeltà: una partnership che si sente, letteralmente.
Il diaframma è in poliuretano (PU) con una sospensione a elevata linearità, pensata per muovere più aria rispetto ai classici materiali in PET. Questo si traduce in bassi più profondi, corposi, ma mai invadenti, il tutto è completato da un rivestimento nichelato, sia sul bordo che sulla cupola, che ne aumenta la rigidità migliorando la resa sulle alte frequenze e la precisione sulle medie.
È un hardware raffinato, da cuffie che puntano in alto.
Il risultato? Un suono caldo, pulito e preciso, con una separazione stereo ampia e una tenuta impeccabile anche ad alti volumi. Il tuning tende a privilegiare l’ascolto musicale moderno, ma non disdegna il dettaglio nelle registrazioni più complesse. Gli strumenti acustici e le voci mantengono un’ottima definizione, mentre i bassi sono reattivi senza risultare sfondati. C’è equilibrio, ma anche carattere.
In prova abbiamo apprezzato in particolare:
- la spinta controllata e mai invasiva sui bassi in brani elettronici e hip-hop come Flying Lotus o Run The Jewels,
- la buona separazione sugli strumenti acustici in jazz e musica classica,
- e la resa naturale delle voci in podcast e tracce alternative.

Aggiungiamo anche qualche test d’ascolto più vario: su Bad Romance di Lady Gaga e Blinding Lights di The Weeknd, le Headphone (1) restituiscono un sound moderno, dettagliato, con voci chiare e bassi profondi ma sotto controllo. Su tracce come Everlong dei Foo Fighters o Kashmir dei Led Zeppelin, il risultato è potente, con ottima separazione tra batteria, basso e chitarre, e mai una sbavatura. Anche ascoltando Do I Wanna Know? degli Arctic Monkeys, il tono resta credibile e bilanciato, con la voce centrale ben stagliata sul tappeto strumentale.
Adaptive Bass e Spatial Audio
Tra le chicche più interessanti c’è l’adaptive bass enhancement, che adatta dinamicamente le frequenze basse in base al contenuto riprodotto.
Non è un “basso finto” da equalizzazione sparata: è una spinta intelligente che aggiunge corpo quando serve, soprattutto nei generi elettronici o urban. Funziona molto bene anche con colonne sonore cinematografiche, dove restituisce impatto senza mascherare i dettagli.
Poi arriva la modalità audio spaziale: le cuffie sono dotate di un spatialiser interno che trasforma ogni sorgente stereo in un palcoscenico tridimensionale. Non è Dolby Atmos, non è DTS:X, ma l’effetto è reale: film, concerti live o semplici album assumono una profondità diversa con un suono che non è più solo “a destra e sinistra”, ma avvolge.
E con il head tracking attivo, il campo sonoro resta centrato sul dispositivo anche quando muoviamo la testa. L’effetto è più che credibile, e non ha nulla da invidiare a soluzioni blasonate (e più costose).
Cancellazione attiva del rumore (ANC)
Le Headphone (1) integrano un sistema di ANC ibrida adattiva, con microfoni interni ed esterni in grado di rilevare e annullare i rumori ambientali fino a 42 dB. E non si tratta solo di cancellazione statica: il sistema analizza l’ambiente ogni 600 millisecondi e si adatta in tempo reale. Inoltre, un sensore rileva quanto le cuffie aderiscono all’orecchio e corregge le perdite di isolamento ogni 1,8 secondi.
In pratica: funziona.
- In metropolitana, il rumore dei binari viene ridotto a un ronzio ovattato, e si riesce a seguire un podcast anche senza alzare troppo il volume.
- In un open space, le voci di sottofondo e i condizionatori (che in questo periodo sono al massimo della loro potenza) spariscono
Non siamo ancora ai livelli di silenzio assoluto delle Sony WH-1000XM5, ma il lavoro svolto è davvero di buon livello. E la differenza la fa anche il sigillo acustico passivo dei padiglioni, ben progettato.
La modalità trasparenza è anch’essa ben implementata: basta un click e il mondo rientra nelle orecchie in modo naturale, senza quel fastidioso effetto “microfonico” che amplifica troppo.
Per esempio, le abbiamo testate al bar facendo un ordinazione e capendo perfettamente il personale. Durante una corsetta in città, le auto e le bici in avvicinamento si sentono chiaramente, con un mix ben bilanciato tra sicurezza e coinvolgimento musicale.
Volume e pressione sonora
Un aspetto interessante è il volume massimo raggiungibile. Le Headphone (1) sono molto potenti, e anche senza dover spingere oltre il 70%, restituiscono un livello sonoro elevato, pieno e dinamico. A volumi alti mantengono coerenza timbrica e non vanno in crisi, ma conviene non esagerare: l’energia che sanno sprigionare si fa sentire, e l’isolamento aiuta a contenere la tentazione di alzare troppo.
Chip, codec e DSP
Lato tecnico, il cuore delle Headphone (1) è gestito da un chipset custom Nothing, compatibile con Bluetooth 5.3 e dotato di supporto ai principali codec audio: SBC, AAC e LDAC.
Quest’ultimo permette l’ascolto in alta risoluzione fino a 24 bit / 96 kHz via wireless, a patto di avere una sorgente compatibile.
Il DSP interno si occupa non solo del tuning del suono, ma anche della gestione dinamica dell’ANC, della modalità trasparente, della spazializzazione e dell’head tracking. Il tutto si controlla dall’app Nothing X, che vedremo più avanti, ma già così si intuisce che l’architettura audio è completa e ben bilanciata.
Comfort ed ergonomia Nothing Headphone (1)
Headphone (1) pesano 329 g, un valore che non è record di leggerezza, ma la distribuzione del peso sul capo è curata.
L’archetto, rivestito in memory foam a densità media, appoggia in modo uniforme. Inoltre, le slitte telescopiche scorrono fluide e si bloccano senza giochi e grazie a queste regolazioni, la pressione resta costante anche su teste ampie.

I padiglioni utilizzano cuscinetti in PU morbido (non sostituibili) con interno in schiuma a memoria di forma. Durante due ore consecutive di ascolto non abbiamo avvertito punti di calore eccessivi. Con sessioni ancora più lunghe il rivestimento in similpelle tende a scaldarsi, ma mai al punto da obbligare a pause frequenti.
La forma “squadrata–rotonda” lascia spazio alle orecchie senza schiacciare e il sigillo passivo è ottimo: riduce i rumori esterni e aiuta l’ANC a lavorare meglio, senza generare over-pressure sul timpano.
Nel concreto, si possono indossare tranquillamente in viaggio — anche in treno o aereo per tratte lunghe — senza fastidio. Abbiamo affrontato una giornata piena tra casa, lavoro, spostamenti in metropolitana e sessione Netflix sul divano: le cuffie sono rimaste sempre comode, anche indossandole per diverse ore.
Un aspetto poco evidente ma utile è la certificazione IP52: significa che queste cuffie resistono a sudore e schizzi leggeri. Non sono destinate alla palestra, ma sopravvivono a un tragitto in bici sotto pioggia fine o a una camminata in estate con qualche goccia di sudore in più.
La struttura non pieghevole però impone un compromesso: al collo restano ingombranti e la custodia richiede spazio nello zaino. Non sono le classiche travel headphones da infilare nella tasca del trolley, ma in compenso tutto appare solidissimo e privo di scricchiolii, con una costruzione che trasmette sicurezza fin dal primo utilizzo.
L’ergonomia di Headphone (1) centra l’obiettivo: comfort solido per uso quotidiano, buona resistenza e adattabilità, pur con qualche limite di portabilità dovuto al design rigido.
Connettività e compatibilità Nothing Headphone (1)
Sul fronte connessioni, Nothing Headphone (1) offrono una dotazione completa e versatile sia per Android, iOS o Nothing OS: le cuffie si adattano senza problemi a ogni ecosistema.
La connessione principale è via Bluetooth 5.3, che garantisce stabilità, efficienza energetica e latenza ridotta. Nei nostri test la connessione è stata sempre solida, anche spostandoci tra stanze con pareti spesse o accoppiando il dispositivo a più sorgenti.
Sono supportati i codec SBC, AAC e LDAC, quest’ultimo fondamentale per sfruttare l’audio Hi-Res a 24 bit / 96 kHz via wireless, se si usa una sorgente compatibile. Con uno smartphone Android moderno, la differenza si sente, soprattutto sui brani ben registrati e non compressi.
Connessione multipoint
Molto utile la possibilità di connettere contemporaneamente due dispositivi via Bluetooth, tutto senza dover fare pairing manuale o smanettare nei menu.
Cablaggio analogico e digitale
Oltre alla connessione wireless, c’è anche una porta jack da 3,5 mm per l’ascolto cablato, perfetta per chi vuole zero latenza o usa DAC esterni. In alternativa, si può utilizzare la porta USB-C anche per l’audio digitale.
Abbiamo testato entrambe le opzioni: con jack tradizionale la qualità è buona ma dipende molto dalla sorgente, mentre via USB-C la resa è stabile, dettagliata e coerente con l’ascolto wireless in LDAC.
Accoppiamento rapido
Il pairing iniziale è velocissimo grazie al supporto a Google Fast Pair su Android e Microsoft Swift Pair su Windows. Basta avvicinare il dispositivo e confermare: nessuna procedura macchinosa. Su iOS invece la classica operazione di accoppiamento tipica di tutti i dispositivi bluetooth.

Compatibilità garantita
- Android 5.1 e successivi
- iOS 13 e successivi
- Nativamente integrato con Nothing OS
Durante la prova le abbiamo utilizzate con Nothing Phone (3a) Pro, Pixel 9 Pro, iPhone 16 Pro e un notebook Windows 11: nessun problema.
Le funzioni base sono tutte operative su qualunque piattaforma, mentre alcune opzioni più avanzate — come Channel Hop o l’integrazione con Essential Space — richiedono un dispositivo Nothing per funzionare pienamente.
Software e funzioni smart – l’app Nothing X
Come tutti i dispositivi audio Nothing, anche le Headphone (1) si controllano e personalizzano tramite l’app Nothing X, disponibile per Android e iOS.
L’interfaccia è semplice, pulita e coerente con l’identità visiva del marchio: bianco, nero e trasparenze ovunque.

Dalla schermata principale si ha accesso a tutte le impostazioni principali:
Equalizzatore e profilo sonoro
L’equalizzatore integrato è a 8 bande, con la possibilità di scegliere tra preset predefiniti oppure crearne di personalizzati. Si può regolare ogni frequenza in modo indipendente, salvare le configurazioni e persino condividere il proprio profilo audio tramite QR code.
Molto utile anche la funzione di test uditivo personalizzato, che crea una curva di risposta adatta alla propria sensibilità acustica.
Durante la prova abbiamo usato il profilo “bilanciato” per jazz, “bass boost” per elettronica e hip-hop, e un preset personalizzato per podcast e film, privilegiando chiarezza vocale e spazialità.
Controllo ANC e modalità trasparenza
Dall’app si può regolare il comportamento dell’ANC adattiva, scegliere se lasciarla automatica oppure manuale, e passare rapidamente alla modalità trasparente. Il passaggio tra le due modalità è veloce e silenzioso, senza “click” o delay.
In manuale, si può scegliere il livello di cancellazione su tre step: abbiamo usato il massimo in metropolitana e durante un volo: la differenza rispetto alla modalità automatica si percepisce, soprattutto quando il rumore è continuo e prevedibile.
In auto, invece, la modalità automatica si è rivelata più efficace, modulando in tempo reale la pressione acustica in base al contesto.
La modalità trasparenza è altrettanto personalizzabile: si può scegliere se filtrare soltanto le voci umane o amplificare tutto ciò che accade attorno. In un ambiente come un ufficio, questa opzione è particolarmente utile: permette di ascoltare chi ti parla direttamente, senza dover togliere le cuffie, ma ignora il brusio generale.
Modalità gaming e basso ritardo
All’interno della Nothing X è presente anche un’opzione per attivare una modalità a bassa latenza, utile durante le sessioni di gioco o la visione di film.
Non è pubblicizzata come “gaming mode”, ma nei test ha ridotto sensibilmente il ritardo audio su YouTube e Netflix, soprattutto in LDAC.
Mappatura dei controlli
Tutti i comandi hardware — Roller, Paddle e Pulsante — possono essere riconfigurati tramite app.
Si può decidere, ad esempio, di associare il pulsante al proprio assistente vocale, o, se si usa un Nothing Phone, attivare la funzione Channel Hop per passare rapidamente tra app musicali aperte di recente.
Funzioni AI (solo su Nothing)
Se collegate a Nothing Phone, le cuffie possono anche interagire con Essential Space, l’ambiente AI introdotto da Nothing nel 2025.
Tenendo premuto il pulsante si può registrare una nota vocale rapida, che viene poi automaticamente archiviata nella giusta categoria, senza dover scrivere nulla.
Inoltre, è possibile configurare l’accesso al News Reporter widget: un assistente vocale semplificato che legge le ultime notizie.
Tutte funzioni extra che richiedono l’ecosistema Nothing, ma non intaccano l’esperienza base su altri dispositivi.
Nothing X è completa ma non caotica: tutto è al posto giusto, i comandi rispondono bene e la personalizzazione è reale. L’esperienza utente resta gradevole anche fuori dall’ecosistema Nothing, ma diventa decisamente più ricca se abbinata a uno dei loro smartphone.
Qualità in chiamata Nothing Headphone (1)
Le Nothing Headphone (1) integrano un sistema a 6 microfoni con beamforming, potenziato da algoritmi di intelligenza artificiale per ridurre il rumore ambientale e migliorare la chiarezza della voce durante le telefonate.
In test reali — sia in interni tranquilli che all’aperto, in zone trafficate o con vento leggero — il comportamento è stato più che buono. La voce arriva chiara all’interlocutore, con una buona separazione dal rumore di fondo. L’algoritmo di soppressione del vento lavora bene, anche se in situazioni estreme (come in bici o vicino a una strada molto trafficata) qualche residuo sonoro può passare.
Durante una videochiamata in mobilità (tramite Zoom su smartphone) l’audio catturato è risultato credibile e privo di distorsioni, anche con ANC attivo.
Nessun effetto “scatolato” o tagli bruschi. Ottima anche la reattività al cambio contesto: basta passare da un ambiente silenzioso a uno rumoroso perché il DSP adatti il comportamento in tempo reale.

Prezzo e principali concorrenti
Le Nothing Headphone (1) arrivano in Italia a un prezzo ufficiale di 299 euro.
Un posizionamento deciso, che le colloca nella fascia alta del mercato consumer, dove il livello delle alternative è tutt’altro che mediocre.
A questo prezzo, il confronto è inevitabile con alcuni dei modelli più affermati nel segmento over-ear:
- Le Sony WH-1000XM5 (di poco sopra i 350 euro) restano il riferimento per cancellazione del rumore e comfortleggero.
- Le Bose QuietComfort Ultra puntano tutto sulla trasparenza vocale e su un ANC ultra naturale.
- Le Sennheiser Momentum 4 offrono una resa sonora più calda e una durata simile, con un design più sobrio.
- Infine, per chi è nell’ecosistema Apple, le AirPods Max giocano in un’altra fascia di prezzo, ma condividono alcune ambizioni tecniche: spatial audio, head tracking, materiali premium.
Le Nothing Headphone (1) si piazzano esattamente nel mezzo: meno costose delle Max, più iconiche delle Sony, e con una scheda tecnica davvero completa.
Il design trasparente, la collaborazione con KEF, l’autonomia elevata e le funzionalità smart danno loro una personalità ben definita, cosa che molte cuffie concorrenti non possono vantare.
Conclusioni e valutazione Nothing Headphone (1)
Nothing firma un debutto di livello nel mondo delle over-ear, con un progetto originale e valido sotto ogni punto di vista. La collaborazione con KEF è un valore aggiunto concreto, e il risultato finale è soddisfacente sia per la qualità audio che per l’esperienza utente.
In più, Nothing ha dalla sua un design iconico e riconoscibile, e la scelta coraggiosa di puntare su controlli fisici intuitivi e ben implementati, due aspetti che oggi pochi curano con la stessa attenzione.
La personalità c’è, e non si limita all’estetica.
Ogni scelta – dai padiglioni parzialmente a vista ai controlli meccanici accurati – riflette l’idea di tecnologia “aperta”, costruita in dialogo con la community e pensata per stimolare creatività e coinvolgimento.
Sul piano tecnico, le Headphone (1) offrono un suono equilibrato e potente, merito dei driver da 40 mm messi a punto con KEF, un’ANC efficace, funzioni avanzate come spatial audio con head tracking e un’autonomia fino a 80 ore. L’app Nothing X completa il quadro, consentendo un alto livello di personalizzazione senza appesantire l’esperienza.

Naturalmente esistono compromessi: la struttura non pieghevole limita la trasportabilità e il peso sopra la media si avverte dopo sessioni molto lunghe. Alcune funzioni AI restano esclusive dell’ecosistema Nothing.
Va anche detto che in questa fascia di prezzo la concorrenza è feroce, e ci si confronta con marchi come Sony e Bose, che hanno alle spalle anni di ottimizzazione e leadership nel segmento.
Le Headphone (1) non li superano in tutto, ma partono con il piede giusto e dimostrano che Nothing ha le idee chiare anche sull’audio.
Nel complesso rappresentano una proposta molto valida e soprattutto originale, capace di distinguersi senza imitare i modelli concorrenti.























