Oracle vs Google, sentenza finale: Google non colpevole …

E’ stato un lungo braccio di ferro il processo tra Oracle e Google, estenuante per il giudice Alsup e la sua giuria.

Oracle ha portato in giudizio Google con l’accusa di aver violato alcuni brevetti sull’uso di specifiche API utilizzate in Java contenute in Android i quali, sono riportati in questi documenti RE38,104 e 6,061,520.

In una prima istanza, la giuria aveva confermato l’uso del codice all’interno di Android, ma era piuttosto divisa sul discorso che si trattasse di una violazione o meno, poichè Google ha dimostrato in aula i precedenti accordi con l’ex CEO di Sun Microsystems, Jonathan Schwartz, il quale aveva dato (anche con soddisfazione) la possibilità a Google di utilizzare parte del codice Java per il suo sistema operativo mobile. Tutto questo lo stesso Jonathan Schwartz, lo aveva riportato in alcuni post del suo blog personale, che “stranamente” Oracle si era affrettata ed eliminare.

Quindi in pratica la giuria si era vista d’accordo sul fatto che Google avesse usato quelle API (anche se alla fine si parlava solo di poche righe di codice), ma non sul fatto che questo rappresentasse una violazione, visti i precedenti accordi e comunque sul fatto che quelle API potessero essere coperte dal Fair Use, visto il grande uso che si fa di Java da molti anni, nei più disparati dispositivi elettronici. Per chi non lo sapesse,  il fair use (in italiano, uso o utilizzo leale, equo o corretto) è una clausola legislativa presente nel Copyright Act (Titolo 17, § 107), la legge sul copyright statunitense.

La clausola stabilisce la lecita citazione non autorizzata o l’incorporazione di materiale protetto da copyright nell’opera di un altro autore, sotto alcune condizioni.

Le condizioni di questo delicato tema tentano di equilibrare gli interessi dei titolari di diritti esclusivi con i benefici sociali o culturali che derivano dalla creazione e dalla distribuzione delle opere derivate.

Un po’ come è successo per Motorola che voleva far valere su Apple i suoi diritti di proprietà intellettuale, sull’uso di particolari servizi sulla rete 3G da essa creata, cosa che dai giudici non è stata avallata, proprio perchè il 3G è considerato uno standard che deve essere potuto usare da tutti.

Quindi alla fine il verdetto è stato unanime, ovvero Android non viola alcun brevetto citato da Oracle, e non si passerà nemmeno per la fase, che inizialmente sembrava una cosa scontata, secondo cui ci si doveva mettere attorno ad un tavolo per trovare un accordo economico, con cui Oracle poteva soddisfare le sue richieste di risarcimento.

Una sentenza questa, che sebbene rimasta in bilico per parecchio tempo, con diversi colpi di scena, alla fine manda un messaggio forte e che dovrebbe mettere fine a questa storia definitivamente, anche se Oracle potrebbe tentare una fase di appello, ma non so quanto sarebbe cosa saggia per loro.

Anche se l’articolo era quasi pronto in canna, 😀 ringrazio Markk117 per la segnalazione.

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