Carl Pei ammette gli errori di Nothing: fare meno, ma meglio

Gli errori di Nothing finiscono al centro di un insolito AMA con Carl Pei. Il CEO riconosce che l’azienda è stata a volte “strategically lazy”, promette maggiore equilibrio sulla monetizzazione del software e ammette che il design potrebbe essere cambiato troppo rapidamente. Anche la strategia futura viene rimessa in discussione: meno prodotti e obiettivi più chiari.

Carl Pei è tornato a confrontarsi direttamente con la community di Nothing su Reddit. Questa volta, però, dalle risposte è emerso qualcosa di più interessante delle classiche anticipazioni sui prossimi prodotti.

Il CEO ha riconosciuto apertamente alcune criticità sollevate dagli utenti, parlando di software, design, aggiornamenti e strategia aziendale. In un passaggio particolarmente netto ha definito Nothing, in alcuni momenti, “strategically lazy”: molto impegnata nell’esecuzione dei singoli progetti, ma meno efficace nel decidere quali fossero davvero quelli su cui concentrarsi.

Da qui nasce l’idea del “less but better”. Fare meno, ma scegliere meglio cosa fare e per chi farlo. È probabilmente la frase che riassume meglio l’intero AMA.

Carl Pei riconosce il problema della monetizzazione

Uno degli interventi più interessanti riguarda il software.

Un utente ha contestato le installazioni semi-automatiche di alcune applicazioni e i tentativi di proporre giochi aggiuntivi tramite Nothing OS. Una scelta che stride con l’immagine iniziale del marchio, costruita anche attorno a un’esperienza Android pulita e poco invasiva.

Pei non ha cercato di difendere la situazione a ogni costo. Ha concordato sulla necessità di ridurre questo approccio e trovare un equilibrio migliore tra valore per l’utente e monetizzazione.

È un’ammissione importante perché Nothing si trova davanti a un problema comune a molti produttori più piccoli. Vendere hardware con margini limitati spinge a cercare nuove entrate nel software, ma esagerare rischia di compromettere proprio quella pulizia che ha contribuito a distinguere il marchio.

E su un Nothing Phone pesa probabilmente ancora di più. Chi sceglie questi dispositivi compra anche un certo modo di intendere Android, non soltanto processore, fotocamere e batteria.

Nothing è cambiata troppo velocemente?

L’altra autocritica riguarda il design.

Alla domanda sul progressivo abbandono delle grandi superfici Glyph viste su Phone (1) e Phone (2), Pei ha risposto in modo molto semplice: “Maybe we changed too quickly”, forse siamo cambiati troppo velocemente.

Non significa che Nothing tornerà necessariamente al retro di Phone (1), né che il Glyph Matrix verrà abbandonato.

Il significato è più interessante. Il CEO sembra riconoscere che evolvere un’identità visiva non significa necessariamente sostituirla rapidamente.

Phone (1) era immediatamente riconoscibile anche a distanza. Trasparenze, Glyph Interface e impostazione grafica avevano creato un linguaggio molto preciso. Con le generazioni successive Nothing ha cercato nuove strade, ma parte della community ha iniziato a percepire una perdita di quella personalità iniziale.

Pei ha confermato che il team sta già lavorando alla strategia di design per i prossimi anni. Non abbiamo quindi un ritorno alle origini annunciato, ma c’è almeno la consapevolezza che quella prima identità non può essere liquidata troppo facilmente.

Potrebbe tornare anche qualche vecchia idea Glyph

Durante l’AMA è riemersa, per esempio, una piccola funzione presente ai tempi di Phone (1).

Quando veniva pronunciato “Ok Google”, il Glyph poteva fornire un riscontro visivo sull’attivazione dell’assistente. Alla richiesta di riportare qualcosa di simile sui modelli più recenti, Pei ha definito l’idea interessante e ha detto che il feedback sarebbe stato passato al team.

Non è una funzione annunciata e non va trattata come tale.

È però un buon esempio di cosa intendano molti utenti quando chiedono a Nothing di recuperare lo spirito originale: non soltanto luci più grandi, ma piccoli dettagli che rendevano hardware e software parte dello stesso progetto.

Nothing Phone 2 non riceverà Android 17

Nell’AMA c’è stato spazio anche per un chiarimento meno piacevole per i possessori di Nothing Phone (2).

Pei ha confermato che il dispositivo non passerà ad Android 17. Secondo il CEO, il kernel è ormai troppo vecchio e il produttore del chipset non garantirà il supporto necessario alla nuova versione.

La discussione ha generato anche una piccola correzione in diretta. Pei aveva inizialmente parlato di quattro aggiornamenti major ricevuti, ma il suo stesso team ha poi precisato la situazione.

Phone (2) è arrivato con Android 13 ed è stato aggiornato ad Android 14, 15 e 16. Sono quindi tre aggiornamenti major, esattamente quelli promessi al lancio.

Le patch di sicurezza continueranno secondo la finestra di supporto prevista, fino al 2027.

La scelta può non piacere a chi utilizza ancora Phone (2), soprattutto considerando che Snapdragon 8+ Gen 1 rimane un processore prestante. Dal punto di vista degli impegni commerciali, però, Nothing ha rispettato la politica dichiarata quando il telefono è arrivato sul mercato.

“Fare meno, ma meglio” può cambiare Nothing

La parte più significativa dell’AMA arriva quando Pei parla della strategia complessiva.

Nothing ha ampliato rapidamente il catalogo negli ultimi anni, entrando in più fasce di prezzo e aumentando il numero di famiglie. Alla domanda se questa diversificazione sia stata eccessiva, il CEO non ha risposto con il solito elenco di risultati raggiunti.

Ha invece ammesso che l’azienda si è concentrata troppo sull’esecuzione e non sempre abbastanza sulle domande fondamentali: a chi serve un prodotto e quale beneficio concreto offre?

È qui che “less but better” diventa più di uno slogan.

Per Nothing potrebbe significare ridurre le sovrapposizioni, rendere più comprensibile la gamma e soprattutto tornare a creare prodotti con una ragione precisa per esistere.

Anche la famiglia CMF, comunque, non sembra destinata a sparire. Pei ha spiegato che è stata apprezzata e che l’azienda sta valutando modi per riportarla sul mercato.

Negli Stati Uniti Nothing cerca ancora la propria risposta

Un’altra risposta racconta bene quanto Nothing sia ancora in costruzione.

Negli Stati Uniti il marchio sta crescendo e ha ampliato la distribuzione nazionale attraverso Best Buy. Pei ammette però che la strategia smartphone per quel mercato non è ancora definita.

La frase più interessante è che un Nothing Phone non può limitarsi a essere “un altro smartphone”.

Per convincere un utente americano a lasciare iPhone, secondo Pei, Nothing dovrà essere chiaramente migliore almeno in un aspetto realmente importante per quella persona. Il problema è che l’azienda sta ancora cercando di capire quale sia.

È una risposta insolita per un CEO, ma anche abbastanza lucida. Competere con Apple negli Stati Uniti copiando semplicemente la normale ricetta Android difficilmente basterebbe.

AI sì, ma non semplicemente perché va di moda

Anche sull’intelligenza artificiale Pei mantiene una posizione meno prevedibile del solito.

Il CEO si dice molto interessato alla tecnologia, ma critica l’utilizzo dell’AI soltanto per sostituire persone o inseguire il momento. La direzione che vorrebbe esplorare in Nothing riguarda invece strumenti capaci di rendere gli utenti più creativi e capaci.

Non sappiamo ancora quanto di questa visione diventerà prodotto concreto.

Sappiamo invece cosa non arriverà a breve: un laptop Windows Nothing non è attualmente nei piani. Pei ritiene che, per entrare in quel settore, l’azienda dovrebbe prima avere un approccio software abbastanza differente da giustificare anche un nuovo hardware.

È, ancora una volta, la stessa idea: evitare di realizzare un prodotto soltanto perché esiste una categoria di mercato da occupare.

L’AMA non ci dice quindi come sarà il prossimo Nothing Phone. Ci dice qualcosa di forse più importante: Carl Pei sembra essersi accorto che crescere non basta, se nel frattempo si perde ciò che rende il marchio riconoscibile.

Adesso la parte difficile sarà trasformare questa autocritica in prodotti concreti.

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