Recensione Nothing Ear (3a): molto più di semplici auricolari

Nothing torna nel mercato degli auricolari Bluetooth con Nothing Ear (3a), un modello proposto a 99 euro che punta su design riconoscibile, funzioni complete e prezzo accessibile. Lo stile resta quello tipico del marchio, ma questa volta le novità non riguardano soltanto l’estetica.

La dotazione comprende un nuovo driver da 12 mm, cancellazione attiva del rumore fino a 45 dB e certificazione Hi-Res Audio con supporto al codec LDAC. Sulla carta, quindi, Nothing vuole offrire una qualità audio superiore rispetto ai classici auricolari economici.

Le novità più particolari sono però Istantanea Audio e la registrazione delle chiamate. Queste funzioni permettono di salvare contenuti audio e conversazioni direttamente dagli auricolari, senza dover intervenire ogni volta sullo smartphone.

Durante la prova ci siamo concentrati su comfort, qualità audio, cancellazione del rumore, chiamate, autonomia e utilizzo quotidiano delle nuove funzioni.

Recensione Nothing Ear (3a): molto più di semplici auricolari

L’obiettivo è capire se, sotto i 100 euro, Nothing ha creato un prodotto completo e non soltanto riconoscibile.

Nothing Ear (3a) : Voto 8.8

Nothing Ear (3a) sono tra gli auricolari più completi che abbiamo provato intorno ai 100 euro. Il design resta riconoscibile, ma questa volta viene accompagnato da una buona qualità audio, un ANC efficace e un’applicazione molto curata. Il suono è energico e ricco di bassi. Con qualche intervento sull’equalizzatore a otto bande, però, diventa più equilibrato e adatto anche a chi cerca maggiore precisione. Comfort, connessione multipoint e controlli a pressione funzionano bene nell’uso quotidiano. Inoltre, Istantanea Audio e registrazione delle chiamate offrono qualcosa di diverso rispetto ai concorrenti. L’autonomia con LDAC e ANC poteva essere migliore. Mancano anche ricarica wireless e cavo USB-C nella confezione. Sono compromessi visibili, ma non rovinano un pacchetto molto convincente.

Confezione e primo contatto Nothing Ear (3a )

La confezione di Nothing Ear (3a) è compatta e punta all’essenziale. All’interno troviamo gli auricolari, la custodia di ricarica, quattro paia di gommini in silicone nelle misure XS, S, M e L, il manuale e la documentazione dedicata a sicurezza e garanzia.

Manca invece il cavo USB-C, una scelta ormai piuttosto comune in questa fascia di prezzo. Non crea particolari problemi, soprattutto perché molti utenti ne hanno già diversi in casa, ma resta comunque un accessorio in meno nella confezione.

Recensione Nothing Ear (3a): molto più di semplici auricolari

Il modello che stiamo provando è nella colorazione White. Nothing propone Ear (3a) anche nelle varianti Black, Pink e Yellow, mantenendo una gamma più vivace rispetto a molti concorrenti.

Il primo contatto è positivo. Auricolari e custodia appaiono curati, mentre il design trasparente rende il prodotto subito riconoscibile. Non sembrano quindi i classici auricolari economici costruiti soltanto per contenere il prezzo.

Anche la configurazione iniziale è semplice. Bastano pochi passaggi per collegarli allo smartphone e iniziare a gestirli tramite l’app Nothing X. La prima impressione è quella di un prodotto ben presentato, ma sarà l’uso quotidiano a dirci quanto comfort, materiali e connessione siano all’altezza.

Design e qualità costruttiva Nothing Ear (3a)

Nothing Ear (3a) cambiano soprattutto nella custodia. Il nuovo case abbandona le forme più squadrate dei modelli precedenti e adotta bordi molto arrotondati. Nothing lo ha soprannominato “Party Pill”, perché ricorda la sagoma di un blister farmaceutico.

La custodia misura 64,8 × 48,95 × 22,8 mm e pesa 40,92 grammi senza auricolari. Con entrambi gli elementi inseriti, il peso complessivo resta poco sotto i 50 grammi. Entra quindi facilmente nella tasca dei pantaloni senza creare troppo spessore.

La struttura esterna è realizzata in plastica trasparente resistente ai raggi UV e agli urti. Questa avvolge la parte interna bianca della nostra versione White. Il risultato è originale, ma meno appariscente rispetto alle varianti Pink e Yellow.

Recensione Nothing Ear (3a): molto più di semplici auricolari

La finitura lucida può trattenere impronte e polvere, anche se sul modello bianco risultano meno visibili. La cerniera in acciaio inossidabile resta invece a vista e accompagna un’apertura fluida. La chiusura magnetica è precisa e non mostra giochi evidenti.

Sul case troviamo la porta USB-C, utilizzata per ricaricare la batteria interna da 500 mAh. Non è supportata la ricarica wireless, quindi il collegamento via cavo resta l’unico sistema disponibile.

Recensione Nothing Ear (3a): molto più di semplici auricolari

È presente anche un pulsante fisico per l’abbinamento Bluetooth. Una pressione prolungata permette di rendere gli auricolari visibili a un nuovo dispositivo. Tenendolo premuto per dieci secondi, invece, si avvia il ripristino delle impostazioni di fabbrica.

All’interno, contatti metallici e magneti guidano gli auricolari nella posizione corretta e impediscono che si muovano durante il trasporto. La ricarica parte automaticamente dopo averli riposti e chiuso il coperchio.

Recensione Nothing Ear (3a): molto più di semplici auricolari

Una delle novità più visibili è l’indicatore formato da tre LED disposti verticalmente. Durante la ricarica si illuminano progressivamente dal basso verso l’alto. Quando la batteria è piena, invece, restano tutti accesi.

I LED mostrano anche l’autonomia residua. Un solo elemento rosso indica una carica inferiore al 20%. Uno, due oppure tre elementi bianchi rappresentano livelli progressivamente superiori. Durante l’abbinamento, i pixel lampeggiano seguendo una sequenza dedicata.

Recensione Nothing Ear (3a): molto più di semplici auricolari

Gli auricolari mantengono una struttura in-ear con stelo trasparente. Ogni elemento misura 31,2 × 21,7 × 24 mm e pesa soltanto 4,53 grammi. Attraverso lo stelo si possono intravedere parte della circuiteria, i microfoni e l’antenna interna.

Recensione Nothing Ear (3a): molto più di semplici auricolari

Sulla parte inferiore dello stelo troviamo i contatti per la ricarica. Sono presenti anche i microfoni dedicati alle chiamate e alla cancellazione del rumore, oltre ai sensori che rilevano quando gli auricolari vengono indossati o rimossi.

Nothing Ear (3a) supportano infatti il rilevamento nell’orecchio. La musica può fermarsi quando viene tolto un auricolare e riprendere dopo averlo indossato nuovamente. La funzione può essere gestita attraverso l’app Nothing X.

I comandi non utilizzano normali superfici touch da sfiorare. Bisogna premere le aree sensibili posizionate sui lati inferiori dello stelo oppure in corrispondenza del segno circolare superiore. Ogni pressione viene accompagnata da una risposta sonora.

Le combinazioni prevedono pressione singola, doppia, tripla e prolungata. È possibile controllare musica, chiamate, volume, cancellazione del rumore e modalità trasparenza. Premendo entrambi gli auricolari insieme si possono inoltre avviare Istantanea Audio e registrazione delle chiamate. Approfondiremo precisione e personalizzazione nella sezione dedicata.

La parte che entra nell’orecchio presenta una forma morbida e arrotondata. I gommini sono realizzati in silicone liquido e vengono forniti nelle misure XS, S, M e L. La misura corretta incide sia sulla comodità sia sull’isolamento dai rumori esterni.

Auricolari e custodia dispongono della certificazione IP54. Sono quindi protetti da polvere, sudore e spruzzi d’acqua. Si possono usare durante gli allenamenti o sotto una pioggia leggera, ma non sono progettati per nuoto, doccia o immersioni.

Nothing dichiara oltre 20.000 cicli di apertura per il meccanismo della custodia. I componenti avrebbero superato anche test termici fino a 75 °C per 96 ore. Sono dati di laboratorio, ma confermano l’attenzione riservata alla costruzione.

I materiali restano prevalentemente plastici, come prevedibile a 99 euro. Peso contenuto, cerniera metallica, interfaccia LED e assemblaggio restituiscono però una sensazione più curata rispetto ai classici auricolari economici.

Comfort e stabilità Nothing Ear (3a)

Con soli 4,53 grammi per auricolare, Nothing Ear (3a) risultano leggere e poco invasive. La forma arrotondata segue bene l’orecchio, mentre lo stelo rimane distante dalla pelle e non crea pressioni fastidiose.

Nella nostra prova abbiamo trovato rapidamente la posizione corretta. I quattro gommini nelle misure XS, S, M e L aiutano parecchio, soprattutto per chi fatica con gli auricolari in-ear più grandi.

Una volta scelta la misura giusta, il fit è stabile ma non eccessivamente stretto. Le abbiamo utilizzate per diverse ore consecutive senza avvertire particolare affaticamento. Inoltre, non abbiamo sentito quella fastidiosa sensazione di orecchio completamente tappato.

Anche camminando o muovendosi rapidamente restano ben ferme. Lo stesso vale durante un allenamento leggero, grazie al peso ridotto e alla certificazione IP54 contro sudore e spruzzi d’acqua. Per attività più intense, però, la stabilità dipende molto dalla forma dell’orecchio.

La corretta scelta dei gommini incide anche sull’isolamento passivo. Con una chiusura adeguata, i rumori esterni vengono già attenuati prima di attivare la cancellazione. Allo stesso tempo, bassi e volume acquistano maggiore consistenza.

Recensione Nothing Ear (3a): molto più di semplici auricolari

Bisogna dedicare qualche minuto alla scelta iniziale. Un gommino troppo piccolo riduce isolamento e stabilità, mentre uno troppo grande aumenta la pressione. Inoltre, un’aderenza imprecisa può interferire con il sensore di rilevamento e con il funzionamento dell’ANC.

Nothing Ear (3a) sono comode e leggere, anche nelle sessioni più lunghe. Non scompaiono completamente nell’orecchio, ma il compromesso tra tenuta, isolamento e comfort ci è sembrato ben riuscito.

Connessione e affidabilità

Nothing Ear (3a) utilizzano il Bluetooth 6.0, una versione recente che punta soprattutto su stabilità e gestione più efficiente della connessione. L’abbinamento iniziale richiede pochi secondi: basta aprire la custodia e seguire la procedura sullo smartphone.

Con Android compatibile entra in gioco Google Fast Pair, che mostra immediatamente la finestra di collegamento. Su iPhone la procedura passa invece dal normale menu Bluetooth, ma resta semplice. Dopo il primo abbinamento, gli auricolari si riconnettono automaticamente appena si apre la custodia.

Recensione Nothing Ear (3a): molto più di semplici auricolari

Nella nostra prova la connessione si è dimostrata stabile. Non abbiamo rilevato interruzioni durante l’ascolto, le chiamate o gli spostamenti tra le stanze. Anche lasciando lo smartphone sulla scrivania, il segnale ha mantenuto una buona copertura negli ambienti vicini.

È presente la Dual Connection, quindi Nothing Ear (3a) possono restare collegate a due dispositivi nello stesso momento. La funzione si attiva attraverso l’app Nothing X ed è utile, per esempio, per passare dallo smartphone al computer senza ripetere ogni volta l’abbinamento.

La gestione delle priorità funziona bene. Se stiamo ascoltando musica sul computer e arriva una chiamata sullo smartphone, gli auricolari passano automaticamente alla telefonata. Al termine, tornano al dispositivo precedente e riprendono la riproduzione.

Il passaggio tra due sorgenti musicali è meno immediato. Se un dispositivo sta già riproducendo audio, avviare un contenuto sul secondo non provoca sempre il cambio automatico. Bisogna prima fermare la sorgente attiva oppure selezionare manualmente quella desiderata.

Su smartphone Android compatibili si può attivare il codec LDAC, dedicato all’audio ad alta risoluzione. L’opzione si trova nelle impostazioni di Nothing X. Su iPhone viene invece utilizzato il codec AAC, perché iOS non supporta LDAC.

Nothing consiglia di disattivare la Dual Connection quando si utilizza LDAC alla qualità più elevata. In questo modo tutta la banda Bluetooth rimane disponibile per l’audio e si riduce il rischio di brevi interruzioni. Nell’uso quotidiano, però, la modalità adattiva offre il compromesso migliore tra qualità e stabilità.

Per film, serie TV e video sui social non abbiamo notato ritardi fastidiosi tra immagini e suono. È disponibile anche una modalità a bassa latenza. Con uno smartphone Nothing e la modalità Gioco attiva, il ritardo dichiarato scende sotto i 120 millisecondi.

Per i giochi normali il risultato è più che sufficiente. Nei titoli competitivi, invece, una minima latenza resta percepibile, soprattutto utilizzando telefoni di altri marchi. Non è un problema specifico di Ear (3a), ma un limite ancora comune tra gli auricolari Bluetooth.

Nel complesso, la connessione è affidabile e completa. Bluetooth 6.0, Fast Pair, Dual Connection e modalità a bassa latenza coprono bene lavoro, intrattenimento e utilizzo con più dispositivi.

Controlli e funzionamento Nothing Ear (3a)

Nothing Ear (3a) non utilizzano i classici comandi a sfioramento. Per impartire un comando bisogna premere lo stelo tra pollice e indice, sfruttando la zona sensibile presente nella parte inferiore.

È una soluzione che preferiamo rispetto ai semplici tocchi. La pressione richiede un gesto intenzionale, quindi limita i comandi involontari mentre sistemiamo gli auricolari. Inoltre, non spinge Ear (3a) più in profondità nel condotto uditivo.

La zona da premere si individua abbastanza velocemente e ogni comando viene accompagnato da un breve segnale sonoro. Durante la nostra prova, la risposta è stata rapida e senza ritardi evidenti. Dopo pochi minuti, le combinazioni diventano naturali.

Recensione Nothing Ear (3a): molto più di semplici auricolari

Con una singola pressione possiamo avviare o mettere in pausa la musica. Lo stesso gesto permette di rispondere a una chiamata oppure terminarla. Con due pressioni passiamo al brano successivo o rifiutiamo una telefonata, mentre tre pressioni riportano alla traccia precedente.

Una pressione prolungata permette di alternare cancellazione attiva del rumore e modalità trasparenza. Il cambio viene confermato da un effetto sonoro differente, quindi possiamo riconoscere la modalità selezionata senza guardare lo smartphone.

Anche il volume può essere gestito dagli auricolari. Bisogna configurare la doppia pressione seguita dal mantenimento attraverso Nothing X. Tenendo premuto lo stelo, il volume aumenta o diminuisce progressivamente. Non è il gesto più immediato, ma evita di rinunciare a un comando importante.

L’app permette di personalizzare separatamente l’auricolare destro e quello sinistro. Possiamo modificare diverse associazioni, richiamare l’assistente vocale oppure scegliere quali modalità di ascolto includere nella rotazione. Il comando singolo resta invece legato alle funzioni principali.

Una delle combinazioni più particolari richiede di premere entrambi gli auricolari nello stesso momento. Durante la riproduzione attiva Istantanea Audio, mentre nel corso di una telefonata avvia o interrompe la registrazione della conversazione.

Il gesto funziona, ma richiede un minimo di coordinazione. Bisogna premere i due steli quasi contemporaneamente, quindi non risulta pratico come mettere in pausa un brano. D’altra parte, questa scelta riduce il rischio di avviare una registrazione per errore.

I controlli sono completi e ben studiati. La pressione sullo stelo è più affidabile dei semplici tocchi e funziona bene anche camminando. Serve solo qualche minuto per ricordare tutte le combinazioni disponibili.

App Nothing X

Per sfruttare tutte le funzioni di Nothing Ear (3a) serve l’app Nothing X, disponibile gratuitamente per Android e iPhone. È completamente tradotta in italiano e presenta un’interfaccia ordinata, semplice da capire anche al primo utilizzo.

Recensione Nothing Ear (3a): molto più di semplici auricolari

Nella schermata principale troviamo subito la batteria dei due auricolari e della custodia. Inoltre, possiamo raggiungere rapidamente cancellazione del rumore, equalizzatore, controlli, registrazioni e impostazioni avanzate.

La gestione dell’ANC permette di scegliere tra i livelli Basso, Medio e Alto. Sono presenti anche la modalità Adattiva, che regola automaticamente l’intensità, e la Trasparenza, utile per ascoltare ciò che accade intorno a noi.

Nothing X include anche l’audio spaziale, pensato soprattutto per film e videogiochi. L’effetto allarga la scena sonora e rende più coinvolgenti alcuni contenuti, anche se con la musica tradizionale non sempre rappresenta la scelta migliore.

L’equalizzatore è uno degli strumenti più completi disponibili in questa fascia di prezzo. La modalità semplice propone alcuni profili già pronti, mentre quella avanzata permette di intervenire su otto bande.

Non possiamo modificare solo l’intensità delle singole frequenze. L’app consente anche di regolare la frequenza centrale e il fattore Q, quindi l’ampiezza dell’intervento. Sono impostazioni più tecniche, ma permettono di cambiare il carattere del suono con una precisione notevole.

La sezione Esplora raccoglie inoltre preset creati e condivisi da altri utenti. Possiamo trovare configurazioni pensate per specifici generi musicali, scaricarle e utilizzarle come base per il nostro profilo.

Mancano però alcune funzioni presenti su Nothing Ear (3), tra cui Bass Enhance e l’audio personalizzato basato sul profilo uditivo. Ear (3a) offrono comunque ampie possibilità di regolazione, ma il modello superiore mantiene qualche strumento aggiuntivo.

Attraverso l’app possiamo personalizzare le diverse pressioni sugli steli. Le azioni disponibili comprendono controllo del volume, assistente vocale, cambio della modalità di ascolto e gestione delle funzioni dedicate alle registrazioni.

Nelle impostazioni troviamo anche Dual Connection, modalità a bassa latenza, rilevamento nell’orecchio e audio ad alta qualità tramite LDAC. Quest’ultimo è disponibile con gli smartphone Android compatibili, mentre iPhone utilizza il codec AAC.

Il rilevamento automatico mette in pausa la riproduzione quando togliamo un auricolare e la riavvia dopo averlo indossato. Possiamo inoltre effettuare un test per verificare se i gommini garantiscono la chiusura corretta.

La funzione Trova auricolari riproduce invece un suono ad alto volume. È comoda quando uno degli elementi finisce tra i cuscini, sotto una scrivania o in una borsa. Non offre però una vera localizzazione a distanza.

Una parte dell’app è dedicata a Istantanea Audio e registrazione delle chiamate. Possiamo intervenire sulla durata e sulla qualità delle acquisizioni, riascoltare i file e avviare la trascrizione. Approfondiremo il funzionamento concreto nelle sezioni successive.

La trascrizione può essere elaborata localmente sullo smartphone. Il riconoscimento dell’italiano è discreto, ma la punteggiatura non viene gestita sempre correttamente. In alternativa, è disponibile un servizio cloud basato sull’intelligenza artificiale, legato però a un abbonamento.

Per utilizzare registrazioni e trascrizioni è necessario accedere con un account Nothing gratuito. Tutte le altre funzioni principali dell’app, invece, restano disponibili senza effettuare l’accesso.

Durante la nostra prova, Nothing X si è dimostrata completa e piacevole da utilizzare. Le opzioni sono numerose, ma l’organizzazione rimane comprensibile. Inoltre, l’equalizzatore avanzato offre possibilità di personalizzazione rare tra gli auricolari da 99 euro.

Istantanea Audio: uno screenshot di ciò che ascoltiamo

Una delle funzioni più originali di Nothing Ear (3a) è Istantanea Audio. Il principio ricorda il replay istantaneo dei videogiochi: permette di recuperare un passaggio interessante anche quando ci accorgiamo della sua importanza qualche secondo dopo.

Può capitare mentre ascoltiamo un podcast, una lezione registrata, una radio online oppure un video. Invece di sbloccare lo smartphone e cercare manualmente il punto preciso, basta premere contemporaneamente gli steli dei due auricolari.

Ear (3a) salvano fino a un minuto di audio, includendo retroattivamente fino a 30 secondi precedenti al comando. Non serve quindi prevedere in anticipo che arriverà una frase interessante: possiamo intervenire subito dopo averla ascoltata.

L’operazione viene gestita direttamente dagli auricolari attraverso i 32 MB di memoria interna. Lo smartphone non deve essere sbloccato e l’app utilizzata per la riproduzione non deve supportare download, registrazione o riavvolgimento.

Il gesto richiede inizialmente un minimo di coordinazione, perché bisogna premere entrambi gli steli quasi nello stesso momento. Dopo qualche tentativo, però, diventa abbastanza naturale. Inoltre, questa combinazione limita il rischio di attivare la funzione per errore.

Una volta completata l’acquisizione, il file resta temporaneamente nella memoria degli auricolari. Successivamente viene sincronizzato in sottofondo con Nothing X tramite Bluetooth, senza interrompere ciò che stavamo ascoltando.

All’interno dell’app possiamo recuperare la clip, riascoltarla, rinominarla e condividerla. È disponibile anche la trascrizione, elaborata localmente oppure attraverso il servizio cloud previsto da Nothing.

Nel nostro lavoro può risultare utile per conservare una dichiarazione durante un podcast, un dato tecnico presente in un video oppure un passaggio importante di una presentazione. Evita di interrompere l’ascolto e permette di ritrovare il contenuto con maggiore calma.

Bisogna però capire bene il suo limite. Istantanea Audio registra ciò che viene riprodotto dallo smartphone, non i suoni dell’ambiente circostante. Non può quindi sostituire un registratore vocale durante interviste dal vivo, riunioni o appunti personali.

La qualità è più che sufficiente per parole, podcast e contenuti da riascoltare. Non nasce invece per salvare musica ad alta fedeltà. Inoltre, eventuali contenuti protetti devono essere utilizzati nel rispetto del copyright.

All’inizio può sembrare una funzione curiosa, ma ha diversi utilizzi concreti. Non diventerà indispensabile per tutti, mentre può essere molto comoda per studenti, giornalisti e chi ascolta spesso podcast o contenuti informativi.

Registrazione delle chiamate

Per avviare o fermare la registrazione bisogna premere contemporaneamente gli steli dei due auricolari. Nella nostra prova, il comando si è dimostrato rapido e affidabile, pur richiedendo un minimo di coordinazione.

Per avviare la registrazione bisogna premere contemporaneamente gli steli dei due auricolari durante una chiamata. Lo stesso gesto permette di fermarla, senza sbloccare lo smartphone o cercare il comando nell’app.

Il sistema registra entrambe le parti della conversazione. Quindi ritroviamo sia la nostra voce sia quella dell’interlocutore, raccolte in un unico file. Nothing indica la possibilità di salvare fino a due ore di conversazioni.

La funzione non lavora soltanto con le normali telefonate. È compatibile anche con chiamate e riunioni effettuate attraverso applicazioni come WhatsApp, Zoom e Google Meet. Di conseguenza, il suo utilizzo può andare oltre la semplice telefonata personale.

Il file viene salvato prima nella memoria interna degli auricolari. In seguito, viene sincronizzato con Nothing X tramite Bluetooth. Dall’app possiamo riascoltarlo, rinominarlo, condividerlo oppure convertirlo in testo.

La trascrizione Standard viene elaborata direttamente sullo smartphone e può funzionare anche senza connessione. Il risultato con la lingua italiana è comprensibile, ma la punteggiatura non viene sempre gestita correttamente.

Ear (3a) includono anche tre mesi di Pro Transcription, con 120 minuti disponibili ogni mese. Questo servizio utilizza modelli cloud e permette di ottenere trascrizioni più evolute.

Oltre al testo completo, Pro Transcription può creare un riassunto della conversazione e distinguere i diversi interlocutori. Inoltre, consente di estrarre singole citazioni e trasformare alcuni passaggi in promemoria da aggiungere al calendario.

All’avvio della registrazione viene riprodotto un avviso vocale automatico, udibile anche dagli altri partecipanti. Non è possibile disattivarlo. È una scelta corretta, perché informa subito tutti che la conversazione viene memorizzata.

La disponibilità della funzione può cambiare in base al Paese e alle normative locali. Inoltre, resta responsabilità dell’utente informare gli interlocutori e ottenere gli eventuali consensi richiesti.

La qualità è più che sufficiente per recuperare dichiarazioni, dati e passaggi importanti. Non sostituisce un registratore professionale, perché il risultato dipende anche dalla compressione applicata dalla rete o dalla piattaforma utilizzata.

Per il nostro lavoro è una delle aggiunte più interessanti di Nothing Ear (3a). Possiamo conservare una telefonata o un’intervista senza interrompere la conversazione e senza utilizzare applicazioni esterne.

Qualità audioNothing Ear (3a)

Nothing Ear (3a) utilizzano un nuovo driver dinamico personalizzato da 12 mm, più grande rispetto a quello delle precedenti Ear (a). Il diaframma in PMI punta invece a mantenere leggere e precise le frequenze più alte.

Il supporto comprende i codec SBC, AAC e LDAC, con certificazione Hi-Res Audio Wireless. Su uno smartphone Android compatibile, LDAC può trasmettere audio fino a 24 bit e 96 kHz. iPhone utilizza invece AAC.

Recensione Nothing Ear (3a): molto più di semplici auricolari

Al di là dei numeri, Ear (3a) hanno un suono energico, ricco e pensato per divertire. L’impostazione predefinita spinge soprattutto sulle basse frequenze, mentre la scena sonora risulta più ampia rispetto a molti auricolari della stessa fascia.

Bassi

I bassi sono il tratto dominante. Scendono bene, hanno un impatto deciso e danno corpo alla musica elettronica, al pop, all’hip-hop e al rock moderno. Nothing dichiara fino a 5 dB in più rispetto a Ear (a), una differenza percepibile anche senza confrontarle direttamente.

La cassa ha una buona presenza e le linee di basso si sentono con facilità. Inoltre, il suono conserva energia anche a volume medio, senza obbligare ad alzare troppo.

Questa taratura può però risultare eccessiva per chi preferisce un ascolto neutro. Nei brani più densi, infatti, le basse frequenze tendono ad avvicinarsi ai medi e possono togliere spazio ad alcuni dettagli.

Non parlerei quindi di un suono perfettamente equilibrato appena tolte dalla confezione. Ear (3a) puntano sulla piacevolezza immediata, soprattutto per un pubblico che apprezza bassi presenti e una riproduzione vivace.

Medi e voci

Le frequenze medie restano ben riprodotte, anche se sono leggermente arretrate rispetto ai bassi. Le voci risultano comprensibili e abbastanza naturali, sia con la musica sia durante podcast e contenuti parlati.

Dialoghi e strumenti acustici mantengono una buona definizione. Tuttavia, nei brani con molti elementi, il basso può rubare attenzione alle voci più profonde e alle chitarre posizionate nella parte medio-bassa.

Con podcast, interviste e video il risultato è comunque convincente. Le parole restano facilmente distinguibili e non assumono un tono metallico o troppo artificiale.

Alti e dettaglio

Gli alti sono presenti e aggiungono la giusta brillantezza, senza diventare fastidiosi nelle sessioni più lunghe. Piatti, effetti e piccoli dettagli emergono con discreta precisione, soprattutto utilizzando registrazioni di buona qualità.

Il diaframma leggero aiuta Ear (3a) a non sembrare chiuse o troppo scure. Allo stesso tempo, non raggiungono la raffinatezza e l’estensione dei modelli più costosi.

Il dettaglio resta comunque molto buono per 99 euro. Inoltre, non abbiamo rilevato sibilanti particolarmente aggressivi o distorsioni evidenti durante l’ascolto normale.

Volume e scena sonora

Il volume massimo è elevato e difficilmente sarà necessario utilizzarlo tutto. Anche salendo, il suono mantiene una buona pulizia, anche se i bassi diventano ancora più protagonisti.

La scena sonora è abbastanza larga per degli auricolari in-ear economici. Gli strumenti non rimangono ammassati al centro e la separazione funziona bene con pop, rock, musica elettronica e colonne sonore.

L’Audio Spaziale Statico amplia ulteriormente la percezione della scena. Con film e videogiochi rende il suono più coinvolgente, mentre con la musica può risultare meno naturale. Dipende quindi dal contenuto e dai gusti personali.

LDAC aggiunge qualcosa soprattutto utilizzando file di buona qualità e servizi compatibili. La differenza non trasforma completamente l’ascolto, ma porta maggiore definizione e una migliore gestione dei passaggi complessi.

Con AAC su iPhone la resa resta piacevole e completa. Tuttavia, Android permette di sfruttare meglio le possibilità tecniche del prodotto attraverso LDAC e le relative impostazioni di qualità.

Nel complesso, Nothing Ear (3a) suonano bene e offrono una resa superiore alla media della fascia economica. Non sono neutre e i bassi possono risultare troppo presenti, ma l’equalizzatore permette di correggere facilmente il bilanciamento.

Sono auricolari pensati prima di tutto per un ascolto coinvolgente. Chi cerca precisione assoluta dovrà intervenire nell’app, mentre chi ama un suono ricco e dinamico potrebbe apprezzarle già con le impostazioni iniziali.

Nothing Ear (3a) arrivano con una taratura molto ricca sulle basse frequenze. Il risultato è coinvolgente, ma i bassi possono diventare invadenti con alcuni brani.

La taratura iniziale è molto ricca sulle basse frequenze. Riducendole leggermente attraverso Nothing X, le voci acquistano spazio e la riproduzione diventa più equilibrata.

Il profilo Bilanciato resta il punto di partenza migliore. Più bassi aumenta ulteriormente una componente già abbondante, mentre Voce funziona bene con podcast, interviste e contenuti parlati.

La parte più interessante è però l’equalizzatore Avanzato a otto bande. Possiamo modificare con precisione diverse zone dello spettro e creare un profilo adatto ai nostri gusti.

Oltre all’intensità, Nothing permette di cambiare la frequenza centrale e il fattore Q. Quest’ultimo stabilisce quanto deve essere ampia o concentrata ogni correzione.

Sono controlli piuttosto tecnici, ma non bisogna essere esperti per ottenere un buon risultato. In pratica, basta ridurre leggermente i bassi per migliorare equilibrio, voci e separazione degli strumenti.

Le modifiche sono nette e immediatamente percepibili. Di conseguenza, l’equalizzatore non serve soltanto a rifinire il suono, ma può cambiare realmente la personalità di Ear (3a).

La sezione Esplora permette inoltre di scaricare profili creati da altri utenti. Alcuni sono pensati per specifici generi musicali, mentre altri cercano una resa più neutra o più brillante.

La sezione Esplora permette di scaricare profili creati da altri utenti, pensati per specifici generi musicali o per una resa più neutra e brillante. Possiamo importarli, provarli e modificarli, anche se la qualità varia in base a chi li ha realizzati.

Anche LDAC contribuisce alla resa, soprattutto con file e servizi di buona qualità. Tuttavia, durante la prova abbiamo notato una differenza più evidente regolando l’equalizzatore rispetto al semplice cambio di codec.

La personalizzazione è uno dei punti migliori del prodotto. La taratura iniziale non piacerà a tutti, ma Nothing mette a disposizione gli strumenti necessari per correggerla senza troppe difficoltà.

Cancellazione attiva del rumore

Nothing Ear (3a) integrano una cancellazione attiva del rumore ibrida, capace di raggiungere fino a 45 dB. Il sistema utilizza i tre microfoni presenti su ogni auricolare e lavora insieme all’isolamento passivo offerto dai gommini.

Attraverso Nothing X possiamo scegliere tra i livelli Basso, Medio e Alto. Inoltre, è presente una modalità Adattiva, che modifica automaticamente l’intensità in base al rumore circostante.

Nella nostra prova abbiamo utilizzato soprattutto il livello Alto e la modalità Adattiva. Durante le passeggiate in città, Ear (3a) riducono bene il rumore continuo del traffico e il sottofondo urbano. Le voci vicine e i suoni improvvisi restano invece percepibili.

In ufficio il risultato è convincente. Ventole, condizionatori, tastiere e brusio generale perdono intensità, quindi possiamo ascoltare musica o podcast senza alzare troppo il volume. Le conversazioni più vicine non scompaiono, ma diventano meno invadenti.

Sui mezzi pubblici l’ANC offre uno dei risultati migliori. Il rumore continuo di autobus, metropolitana e treno viene attenuato in modo evidente. Di conseguenza, l’ascolto risulta più rilassante anche durante gli spostamenti più lunghi.

La modalità Adattiva è comoda quando passiamo da un ambiente all’altro. Non sempre reagisce immediatamente, ma evita di modificare manualmente il livello ogni volta che usciamo dall’ufficio o saliamo su un mezzo pubblico.

La scelta del gommino corretto resta fondamentale. Con un’aderenza poco precisa diminuiscono sia l’isolamento passivo sia l’efficacia della cancellazione. Inoltre, anche la resa dei bassi perde consistenza.

Durante una passeggiata con vento leggero abbiamo rilevato qualche fruscio, ma senza compromettere troppo l’ascolto. Con raffiche più forti, invece, il rumore entra maggiormente nei microfoni e diventa più evidente.

Non abbiamo avvertito una pressione fastidiosa nelle orecchie, neppure utilizzando il livello Alto per periodi prolungati. In una stanza silenziosa si può percepire un leggero rumore di fondo, ma resta contenuto.

Modalità trasparenza

La modalità trasparenza permette di ascoltare l’ambiente senza togliere gli auricolari. Si attiva con una pressione prolungata sullo stelo oppure direttamente dall’app Nothing X.

Nella nostra prova si è comportata bene. Il suono esterno entra in modo abbastanza naturale e non crea il fastidioso effetto tunnel presente su molti auricolari economici.

Durante le passeggiate in città permette di percepire traffico, biciclette e persone vicine. I rumori restano riconoscibili, anche se non sempre è semplice capire con precisione da quale direzione provengano.

In ufficio possiamo parlare con un collega senza togliere Ear (3a). Le voci vengono amplificate correttamente e rimangono comprensibili. Anche la nostra voce non risulta troppo chiusa dentro la testa.

La modalità funziona bene anche per brevi annunci sui mezzi pubblici. Non raggiunge però la naturalezza dei migliori modelli di fascia alta, che riescono quasi a far dimenticare di indossare gli auricolari.

Con il vento leggero compaiono alcuni fruscii, ma restano gestibili. Le raffiche più forti vengono invece amplificate dai microfoni e possono coprire parte dei suoni circostanti.

Non possiamo regolare manualmente l’intensità della trasparenza. Nothing propone quindi un solo livello, ben calibrato per l’utilizzo quotidiano ma meno flessibile rispetto ad alcune alternative.

La modalità trasparenza è promossa. Non offre una ricostruzione perfetta dello spazio, ma permette di parlare, camminare e seguire gli annunci senza togliere continuamente gli auricolari.

Chiamate e qualità dei microfoniNothing Ear (3a)

Ogni auricolare integra tre microfoni MEMS, per un totale di sei. Il sistema utilizza la Clear Voice Technology, con algoritmi basati sull’intelligenza artificiale addestrati da Nothing su 28 milioni di scenari sonori.

L’obiettivo è isolare la voce da traffico, vento, folla e altri rumori ambientali. Nella nostra prova, Ear (3a) si sono comportate bene nelle situazioni più comuni, soprattutto considerando il prezzo di 99 euro.

In un ambiente silenzioso la voce arriva pulita, comprensibile e con un volume corretto. Non raggiunge la naturalezza del microfono di uno smartphone, ma risulta più che adatta per telefonate lunghe, messaggi vocali e videochiamate.

Anche in ufficio il risultato resta convincente. Tastiere, ventole e conversazioni lontane vengono ridotte senza creare troppe interruzioni. La voce mantiene una buona presenza, anche se il trattamento digitale si percepisce nei momenti più rumorosi.

Passeggiando in città, il sistema riesce a contenere il sottofondo del traffico. L’interlocutore continua a comprenderci, ma la voce diventa leggermente più sottile e compressa quando il rumore aumenta.

Recensione Nothing Ear (3a): molto più di semplici auricolari

Le difficoltà maggiori arrivano con rumori improvvisi o persone che parlano molto vicino. In questi casi l’algoritmo può tagliare brevemente alcune parti della voce mentre cerca di eliminare ciò che accade intorno.

Il vento leggero viene gestito abbastanza bene. Con raffiche più intense compaiono invece fruscii e una maggiore elaborazione della voce. La conversazione resta possibile, ma la qualità si abbassa e diventa meno naturale.

Sui mezzi pubblici, Ear (3a) funzionano bene per telefonate brevi e riunioni. Il rumore continuo viene attenuato, mentre annunci, frenate e suoni improvvisi possono entrare nella conversazione.

Buono anche il comportamento con WhatsApp, Google Meet, Zoom e Microsoft Teams. La qualità dipende naturalmente dalla connessione e dalla compressione applicata dal servizio, ma non abbiamo rilevato problemi di compatibilità.

Utilizzando un solo auricolare, chiamate e microfono continuano a funzionare regolarmente. La resa resta valida, anche se con entrambi gli elementi indossati la gestione dei rumori risulta più efficace.

La qualità delle chiamate è buona per la fascia di prezzo. Nothing Ear (3a) garantiscono una voce comprensibile in quasi tutte le situazioni, mentre mostrano qualche limite con vento forte e rumori molto variabili. Non sono cuffie professionali da call center, ma per telefonate quotidiane e riunioni fanno bene il loro lavoro.

Autonomia e ricarica Nothing Ear (3a)

L’autonomia non è uno dei principali punti di forza di Nothing Ear (3a). Rimane adeguata per l’uso quotidiano, ma si riduce sensibilmente attivando ANC e codec LDAC.

Ogni auricolare integra una batteria da 55 mAh, mentre la custodia utilizza un’unità da 500 mAh. Con codec AAC e cancellazione disattivata, Nothing dichiara fino a 10 ore di ascolto con una singola carica.

Attivando l’ANC, l’autonomia scende a circa 6 ore. È un valore sufficiente per coprire una giornata normale, ma meno adatto a lunghi viaggi senza una pausa nella custodia.

Con la custodia si raggiungono complessivamente 42 ore senza ANC e 25 ore con la cancellazione attiva. Utilizzando gli auricolari per qualche ora al giorno, possiamo quindi arrivare a diversi giorni prima di collegare il case alla corrente.

Durante la nostra prova abbiamo alternato musica, podcast, telefonate e modalità Adattiva. Ear (3a) ci hanno accompagnato senza problemi durante la giornata, ma con un utilizzo intenso diventa necessario sfruttare almeno una ricarica nella custodia.

Passando a LDAC si scende a circa 6 ore senza ANC e 4,5 ore con la cancellazione attiva. Il calo è importante; per l’uso quotidiano abbiamo quindi preferito AAC, riservando il codec Hi-Res agli ascolti più attenti.

Sul fronte delle chiamate, Nothing dichiara fino a 6 ore senza ANC e 4,5 ore con ANC attivo. Con la custodia si raggiungono rispettivamente 25 e 18 ore complessive.

Anche Istantanea Audio e registrazione delle chiamate incidono sui consumi, soprattutto durante il trasferimento dei file verso Nothing X. L’impatto non è enorme, ma diventa percepibile quando queste funzioni vengono usate spesso.

La ricarica avviene esclusivamente tramite la porta USB-C della custodia. Per completare l’intero ciclo servono circa 70 minuti, un tempo più che accettabile.

È presente anche la ricarica rapida. Bastano cinque minuti per ottenere circa un’ora di ascolto, mentre una ricarica di dieci minuti può restituire fino a 10 ore complessive, considerando anche la custodia e mantenendo l’ANC disattivato.

Manca invece la ricarica wireless. A 99 euro è una rinuncia comprensibile, ma può pesare per chi utilizza già basi Qi per smartphone, smartwatch e altri accessori.

Recensione Nothing Ear (3a): molto più di semplici auricolari

Limiti da considerare

Nothing Ear (3a) offrono un pacchetto completo, ma alcuni compromessi emergono con l’utilizzo quotidiano. Il primo riguarda la taratura audio, molto generosa sulle basse frequenze. Il risultato è coinvolgente, però non piacerà a chi cerca un suono neutro senza intervenire nell’equalizzatore.

Anche l’autonomia cambia parecchio in base alle funzioni utilizzate. Con AAC e ANC alternato non crea particolari problemi. Attivando contemporaneamente LDAC e cancellazione del rumore, invece, le ore disponibili diminuiscono sensibilmente.

La custodia si ricarica solo tramite USB-C. Manca la ricarica wireless, presente su diversi modelli più costosi ma ormai apprezzata anche in questa fascia. Non è un limite grave, però può pesare per chi utilizza abitualmente una base Qi.

La cancellazione attiva lavora bene sui rumori continui, mentre fatica maggiormente con voci vicine e suoni improvvisi. Anche il vento forte può generare fruscii, sia durante l’ascolto sia nel corso delle telefonate.

La modalità trasparenza è valida, ma offre un solo livello di intensità. Non possiamo quindi decidere quanto rumore esterno lasciare entrare, come avviene su alcune alternative più evolute.

Le funzioni di registrazione rappresentano un elemento distintivo, ma richiedono un account Nothing per accedere a tutti gli strumenti. Inoltre, la trascrizione locale in italiano non gestisce sempre bene la punteggiatura, mentre quella cloud più completa è legata a un abbonamento dopo il periodo incluso.

Istantanea Audio è utile solo con i contenuti riprodotti dallo smartphone. Non registra ciò che avviene intorno a noi e non può sostituire un normale registratore vocale durante una riunione o un’intervista dal vivo.

Il gesto che richiede la pressione simultanea dei due auricolari non è sempre immediato. Funziona bene, ma impone un minimo di coordinazione e può risultare scomodo mentre si cammina o si tiene qualcosa in mano.

Mancano anche alcune funzioni presenti su Nothing Ear (3), tra cui Bass Enhance, audio personalizzato e ricarica wireless. Sono rinunce coerenti con il prezzo inferiore, ma aiutano a distinguere i due modelli.

Prezzo e posizionamento Nothing Ear (3a)

Nothing Ear (3a) vengono proposte a 99 euro, una cifra molto competitiva considerando ciò che offrono. Sotto i 100 euro troviamo ormai diversi auricolari validi, ma pochi riescono a unire design, ANC, LDAC, multipoint ed equalizzatore avanzato.

Il prezzo non impone rinunce pesanti nell’esperienza quotidiana. Costruzione, comfort, applicazione e qualità audio sono più vicini alla fascia media rispetto ai modelli economici. Inoltre, Istantanea Audio e registrazione delle chiamate aggiungono qualcosa che la concorrenza difficilmente propone.

Ear (3a) non sono però una versione economica priva di identità. Nothing ha mantenuto il design trasparente, la custodia originale e una parte software molto completa. Ha tagliato invece ricarica wireless, audio personalizzato e alcune funzioni riservate a Ear (3).

Il modello superiore costa sensibilmente di più. Offre materiali più ricercati e qualche soluzione aggiuntiva, ma il divario nell’utilizzo normale non è sempre proporzionato alla differenza di prezzo. Per molti utenti, Ear (3a) rappresentano quindi la scelta più equilibrata della gamma.

Il confronto con i concorrenti dipende soprattutto dalle priorità. Alcuni modelli offrono maggiore autonomia, una cancellazione più efficace oppure un suono più neutro. Nothing risponde con un pacchetto completo e molto personalizzabile.

Le funzioni di registrazione aumentano il valore soprattutto per studenti, giornalisti e professionisti. Per chi ascolta soltanto musica potrebbero restare secondarie, mentre in alcuni contesti diventano un elemento concreto per preferirle ad altre alternative.

A 99 euro, Nothing Ear (3a) risultano quindi ben posizionate. Non dominano ogni singolo parametro, ma uniscono suono, comfort, applicazione, connessione e funzioni difficili da trovare nella stessa fascia. Per chi cerca auricolari completi senza salire verso il premium, sono una scelta molto interessante.

Recensione Nothing Ear (3a): molto più di semplici auricolari

Giudizio finale

Nothing Ear (3a) sono auricolari riusciti, completi e facili da utilizzare. Costano 99 euro, ma l’esperienza generale è più vicina alla fascia media che ai classici modelli economici. Il design resta riconoscibile, mentre comfort, controlli a pressione e connessione stabile rendono l’uso quotidiano semplice e piacevole.

La qualità audio ci ha convinto, soprattutto dopo una piccola regolazione attraverso l’equalizzatore. Il driver da 12 mm offre un suono energico e coinvolgente, mentre il supporto LDAC aggiunge qualcosa con sorgenti di buona qualità. I bassi restano molto presenti con il profilo predefinito, ma Nothing X permette di correggere facilmente la taratura.

Anche la cancellazione del rumore da 45 dB svolge bene il proprio lavoro. In città, in ufficio e sui mezzi pubblici riduce efficacemente i rumori continui. Voci vicine, vento forte e suoni improvvisi restano più difficili da gestire, ma il risultato è valido per questa fascia.

Istantanea Audio e registrazione delle chiamate rappresentano il vero elemento distintivo. Grazie alla memoria interna, Ear (3a) possono diventare un piccolo strumento di lavoro per salvare passaggi importanti, interviste, riunioni e conversazioni. Trascrizioni e riassunti ampliano ulteriormente le possibilità, anche se il servizio cloud richiede un abbonamento dopo i tre mesi inclusi.

Nothing X resta uno dei punti migliori del prodotto. L’interfaccia è semplice, mentre l’equalizzatore parametrico a otto bande offre una libertà di regolazione difficile da trovare a questo prezzo.

Non tutto è perfetto. L’autonomia cala parecchio usando insieme LDAC e ANC, manca la ricarica wireless e nella confezione non troviamo il cavo USB-C. Inoltre, alcune funzioni avanzate restano esclusive del modello superiore.

Nonostante queste rinunce, Ear (3a) ci sono piaciute. Per design, qualità audio, applicazione e strumenti di registrazione, rappresentano uno degli acquisti più interessanti intorno ai 100 euro. Chi cerca massima autonomia o un suono neutro fin dal primo ascolto dovrà accettare qualche compromesso; per tutti gli altri, il pacchetto è difficile da ignorare.

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