Drone anti zanzare, il prototipo francese che pattuglia il giardino
Il drone anti zanzare sviluppato dalla startup francese Tornyol System promette di pattugliare autonomamente giardini e spazi aperti. Grazie a 380 sensori ultrasonici, il sistema individua gli insetti in volo e riconosce le femmine attraverso il battito delle ali. L’autonomia raggiunge appena tre minuti, ma il drone torna da solo alla base e completa la ricarica in 30 minuti. Il progetto è disponibile anche come acquisto da 1.100 dollari.
Il drone anti zanzare potrebbe trasformare la disinfestazione domestica in una piccola operazione automatizzata. Il prototipo nasce in Francia e arriva dalla startup Tornyol System, fondata dagli ingegneri Alex Toussaint e Clovis Piedallu.
Un video diventato virale ha mostrato il piccolo velivolo mentre intercetta una zanzara e la elimina durante il volo. La scena può sembrare curiosa, ma il problema affrontato è serio.
Le zanzare non rappresentano soltanto un fastidio estivo. Sono anche vettori di malattie e, in molte aree del mondo, costituiscono un rischio sanitario concreto. Inoltre, anche in Europa cresce l’attenzione verso infezioni trasmesse da questi insetti.
Il progetto francese prova quindi a offrire un’alternativa mirata ai trattamenti chimici, alle racchette elettriche e ai tradizionali sistemi repellenti.
Drone anti zanzare: come pattuglia il giardino
L’obiettivo di Tornyol System è sviluppare un dispositivo piccolo, autonomo e capace di sorvegliare giardini, terrazzi e altri spazi aperti.
Il drone non deve soltanto riconoscere un ostacolo o seguire una traiettoria preimpostata. Deve individuare un insetto minuscolo, distinguerlo dagli altri e stabilire se si tratta di una zanzara femmina.
Sono infatti le femmine a pungere e a poter trasmettere alcune malattie. I maschi, invece, non rappresentano lo stesso rischio per le persone.
Per raggiungere questo risultato, gli ingegneri hanno escluso l’impiego di una normale telecamera. Una soluzione video avrebbe richiesto maggiore potenza di calcolo, più energia e componenti relativamente pesanti.
Il drone utilizza quindi una rete di sensori ultrasonici. Rispetto a un singolo sensore, una schiera coordinata può localizzare oggetti molto più piccoli e misurarne gli spostamenti con maggiore precisione.
Il sistema segue la zanzara durante il volo e prepara una traiettoria di intercettazione. In questo modo il velivolo può colpire l’insetto senza ricorrere a insetticidi diffusi nell’ambiente.

LeSonar2 usa 380 sensori e il micro-Doppler
La parte centrale del progetto si chiama LeSonar2. Si tratta di un sonar a schiera formato da 380 microfoni per smartphone, controllati attraverso un processore programmabile FPGA Artix-7.
Il sistema usa le informazioni di fase raccolte dai vari elementi per costruire una mappa tridimensionale dell’ambiente. Secondo i fondatori, può rilevare movimenti nell’ordine di 0,1 millimetri.
Questa precisione serve per analizzare il movimento delle ali. Le zanzare compiono centinaia di battiti al secondo e producono piccole variazioni nel segnale ultrasonico riflesso.
Il fenomeno prende il nome di micro-Doppler. Ogni tipo di insetto genera una firma legata alla frequenza e alle caratteristiche del movimento.
LeSonar2 può quindi capire che davanti al drone non c’è una foglia, un granello di polvere o un insetto innocuo. Inoltre, il diverso battito delle ali permette di distinguere una zanzara maschio da una femmina.
La selezione rende l’intervento più preciso. Il drone non deve eliminare indiscriminatamente ogni insetto presente in giardino, ma concentrarsi sulle zanzare responsabili delle punture.
Gli sviluppatori hanno reso LeSonar2 open source. Di conseguenza, il progetto può essere studiato, modificato e adattato anche a impieghi diversi dalla lotta alle zanzare.
Con nuovi algoritmi, la stessa tecnologia potrebbe servire per riconoscere altri piccoli oggetti, analizzare movimenti rapidi oppure controllare ambienti nei quali una telecamera risulterebbe poco pratica.
Drone anti zanzare: autonomia, ricarica e prezzo
Le dimensioni ridotte comportano un limite evidente: la batteria offre circa tre minuti di autonomia. Una durata così breve renderebbe poco utile un normale drone pilotato manualmente.
Tornyol System ha quindi progettato una base automatica. Quando l’energia scende sotto il livello necessario, il velivolo interrompe il pattugliamento, torna alla stazione e avvia la ricarica.
Servono circa 30 minuti per ripristinare la batteria. Terminata l’operazione, il drone può riprendere autonomamente il controllo dell’area.
L’azienda sta lavorando anche a un sistema di battery swap automatico. Una batteria scarica potrebbe essere sostituita dalla base senza attendere la ricarica completa.
Questa soluzione aumenterebbe in modo netto le ore di pattugliamento. Una stazione con più batterie potrebbe infatti mantenere il drone operativo attraverso sostituzioni programmate.
Il prezzo resta elevato per l’uso domestico. Tornyol System propone l’acquisto a 1.100 dollari, con la possibilità di effettuare il preordine attraverso il sito aziendale.
In alternativa, è previsto un abbonamento da circa 50 dollari al mese. La formula comprende la sostituzione del drone in caso di problemi.
Il costo potrebbe limitare la diffusione iniziale tra i privati. Locali all’aperto, strutture ricettive, parchi e attività commerciali potrebbero invece trovare più semplice giustificare la spesa.
Dalla disinfestazione ai nuovi impieghi dei droni
Il progetto si inserisce in un settore che negli ultimi anni ha ampliato molto i propri campi di utilizzo. I droni non servono più soltanto per riprese video o attività ricreative.
Modelli dotati di sensori possono sorvegliare boschi e individuare possibili incendi. Altri aiutano nelle ispezioni di viadotti, linee elettriche e infrastrutture difficili da raggiungere.
Nelle aree isolate, piccoli velivoli permettono di trasportare medicinali e consegne urgenti. In agricoltura, invece, controllano le colture e distribuiscono acqua o prodotti in modo più preciso.
Esistono anche applicazioni legate al salvataggio in mare, alla pulizia delle facciate e al supporto durante le emergenze. Il controllo delle zanzare rappresenta quindi un nuovo capitolo di questa evoluzione.
L’impiego di un drone non elimina tutti i limiti. Servono sicurezza, affidabilità e un sistema capace di operare vicino a persone, animali e arredi da giardino.
Inoltre, resta necessario verificare l’efficacia su aree estese e in condizioni reali, dove vento, pioggia, vegetazione e numerosi insetti possono complicare il riconoscimento.
Il prototipo di Tornyol System propone comunque un approccio preciso: colpire soltanto l’insetto nocivo, limitando l’uso di sostanze chimiche. Una soluzione ambiziosa, ma legata a un problema sanitario e ambientale tutt’altro che secondario.