Unihertz Titan 2 Elite: anima BlackBerry
In un mercato dove quasi tutti gli smartphone finiscono per assomigliarsi, Unihertz Titan 2 Elite prova a riportare in primo piano un’idea che molti appassionati non hanno mai davvero dimenticato: quella dei mitici BlackBerry. Non solo per la tastiera fisica, ma per tutto quello che si porta dietro in termini di utilizzo, approccio e personalità. Scrivere messaggi, rispondere alle mail, sentire i tasti sotto le dita: sono sensazioni che oggi sembrano quasi fuori tempo, eppure continuano ad avere un fascino molto preciso.
Noi abbiamo avuto modo di provarlo e usarlo per un po’ durante il MWC di Barcellona, e la prima impressione è stata subito chiara: non siamo davanti al classico prodotto nostalgico costruito solo per attirare l’attenzione. Unihertz Titan 2 Elite prova davvero a riprendere quello spirito e a rileggerlo in chiave moderna, con una base tecnica più attuale, un design più curato rispetto ai Titan del passato e una filosofia che mette al centro l’esperienza d’uso.
È uno smartphone chiaramente di nicchia, questo va detto subito, però è anche uno di quei dispositivi che incuriosiscono dal primo contatto proprio perché vanno in direzione opposta rispetto al mercato. Mentre quasi tutti inseguono display sempre più grandi e forme sempre più simili, qui il focus torna su qualcosa di molto concreto: la scrittura, la praticità, il rapporto fisico con il telefono.
Per questo l’hands-on di Unihertz Titan 2 Elite non va letto come quello di un normale medio gamma Android, ma come il primo contatto con un prodotto che prova a riportare nel 2026 un modo diverso di usare lo smartphone. E per chi ha ancora un legame con l’epoca dei BlackBerry, il richiamo si sente subito.
Design e materiali Unihertz Titan 2 Elite
La prima cosa che si nota prendendo in mano Unihertz Titan 2 Elite è che, pur restando un prodotto fuori dagli schemi, prova a farlo con un approccio più maturo rispetto ai Titan visti in passato. Al MWC di Barcellona abbiamo avuto modo di usarlo per un po’ e la sensazione iniziale è stata proprio questa: non dà l’idea del classico device costruito solo per sorprendere, ma di uno smartphone che cerca una forma più curata e più sensata anche sul piano estetico.
Il richiamo ai mitici BlackBerry si vede subito, inutile girarci intorno, però non siamo davanti a una copia o a un semplice esercizio di nostalgia. Titan 2 Elite prova piuttosto a reinterpretare quel linguaggio con linee più moderne, una costruzione più pulita e un equilibrio generale che lo rende meno “blocco” rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare da un QWERTY phone nel 2026. Anche visivamente appare più ordinato, più rifinito e meno ruvido dei modelli Titan precedenti.
La parte frontale è chiaramente dominata da questo doppio elemento, cioè display compatto sopra e tastiera fisica sotto, ed è proprio questa impostazione a dare subito personalità al prodotto. Non passa inosservato, ma allo stesso tempo non sembra forzato. Anzi, una delle cose che colpiscono di più nel primo contatto è proprio il fatto che sembri più armonico del previsto. Non stiamo parlando di uno smartphone sottile o minimal come li intende il mercato oggi, però c’è un lavoro evidente per renderlo più gradevole e meno spigoloso anche nella percezione generale.

Buona anche la sensazione restituita da materiali e assemblaggio, almeno nel tempo che abbiamo passato con lui in fiera. Si percepisce la volontà di offrire un prodotto solido, coerente con la filosofia Unihertz, ma con un passo avanti sul fronte della cura. Anche questo conta, perché un telefono così particolare si gioca molto già nei primi minuti: se appare troppo grezzo rischia di sembrare solo curioso; se invece trasmette subito una certa attenzione, allora cambia anche il modo in cui lo si guarda.
Display Unihertz Titan 2 Elite
Il display di Unihertz Titan 2 Elite va letto nel modo giusto, perché qui non avrebbe senso giudicarlo con gli stessi parametri di uno smartphone tradizionale. Non siamo davanti al classico pannello grande pensato per video, giochi e consumo continuo di contenuti, ma a uno schermo che lavora insieme alla tastiera fisica e che fa parte di un progetto molto più preciso. Ed è proprio per questo che la prima impressione, dal vivo, è stata più interessante del previsto.
Durante il nostro breve utilizzo al MWC di Barcellona, il pannello ci è sembrato ben inserito nel concept del prodotto. La diagonale contenuta aiuta a mantenere compatto tutto il frontale e lascia il giusto spazio alla QWERTY, che qui resta chiaramente la protagonista. Non dà mai l’idea di essere un sacrificio fine a sé stesso; dà piuttosto la sensazione di essere una scelta coerente con il tipo di esperienza che Titan 2 Elite vuole offrire.
Anche visivamente il colpo d’occhio è buono. Il display appare moderno, pulito e abbastanza definito da non far sembrare il telefono fuori tempo, ed era proprio uno dei dubbi principali quando ci siamo avvicinati al prodotto. Il rischio, in casi simili, è sempre quello di trovarsi davanti a un pannello che accentua troppo il lato nostalgico del device. Qui invece la sensazione è diversa: lo schermo mantiene un’impostazione compatta, ma non trasmette un feeling vecchio.

Certo, è evidente che non sia il telefono ideale per chi è abituato a passare ore su video, social o multitasking visivo molto spinto. Però non è nemmeno questo il suo obiettivo. Unihertz Titan 2 Elite vuole offrire una fruizione più raccolta, più diretta e più funzionale, con un layout che rimette al centro scrittura, lettura rapida e operazioni quotidiane. In questo senso il display non ci è sembrato un limite, ma una parte integrante della sua identità.
La cosa più interessante, alla fine, è proprio questa: usandolo per qualche minuto non si ha la percezione di un telefono castrato, ma di un prodotto pensato in modo diverso. E in un mercato dove quasi tutto si assomiglia, è già un segnale importante.
Tastiera fisica e scrittura
Se c’è una ragione vera per guardare con interesse Unihertz Titan 2 Elite, è tutta qui. La tastiera fisica non è un dettaglio estetico, non è un vezzo da nostalgici e non è nemmeno un semplice richiamo ai mitici BlackBerry. È il centro del progetto, il punto attorno a cui ruota tutto il resto. E dopo averlo provato un po’ al MWC di Barcellona, la sensazione è che Unihertz abbia capito bene dove doveva spingere.
Il colpo d’occhio, appena lo si prende in mano, è immediato. Vedere dei tasti veri sotto al display cambia subito il rapporto con il telefono. Cambia il modo in cui lo guardi e cambia anche quello che ti aspetti dall’esperienza d’uso. Qui non sei portato a pensare a contenuti, video o scrolling infinito; pensi subito a messaggi, mail, note veloci, risposte rapide. È un’impostazione diversa, quasi controcorrente, ed è proprio questo a renderlo interessante.

Nel breve tempo passato con lui in fiera, la tastiera ci è sembrata uno degli aspetti più riusciti del prodotto. La risposta dei tasti appare ben presente, il feedback è chiaro e la digitazione restituisce quella sensazione fisica che oggi sugli smartphone è praticamente sparita. Non basta per dire già adesso che scrivere sia più comodo che su una buona tastiera virtuale moderna, perché quello andrà verificato in una prova più lunga, però la base sembra esserci e soprattutto sembra avere un senso reale.
C’è poi un altro aspetto importante: qui la tastiera non serve solo a scrivere. La sensazione è che faccia parte di un’interazione più ampia col dispositivo, quasi a voler riportare in primo piano un uso più preciso e più diretto del telefono. Ed è proprio questo il punto che differenzia Titan 2 Elite da una semplice operazione nostalgia: non prova solo a ricordarti il passato, prova a darti un motivo per tornare a usare certi gesti nel presente.
Va detto anche che un prodotto del genere richiede il giusto approccio. Non è uno smartphone che punta a piacere a tutti al primo tocco, perché chi arriva da anni di full touch deve inevitabilmente riabituarsi a una logica diversa. Però è proprio in questo cambio di abitudini che Titan 2 Elite trova la sua identità. Se l’idea di sentire davvero i tasti sotto le dita continua ad avere un valore per voi, allora questa tastiera non è solo un elemento curioso: è un motivo concreto per guardare il prodotto con attenzione.
Nel nostro primo contatto, quindi, la parte scrittura ci ha lasciato una sensazione positiva. Non definitiva, perché servirà provarlo meglio fuori dal contesto fiera, ma abbastanza chiara da far capire che questo smartphone non vive di sola immagine. La tastiera è davvero il suo cuore, e per ora sembra anche il suo argomento più forte.
Ergonomia e uso quotidiano
Dopo la tastiera, la vera domanda è un’altra: Unihertz Titan 2 Elite è solo interessante da vedere oppure può anche risultare comodo da usare ogni giorno? È qui che un prodotto del genere si gioca una parte importante della sua credibilità, perché l’effetto curiosità dura poco se poi nell’uso reale emergono troppi compromessi. Nel nostro breve contatto al MWC di Barcellona, però, la sensazione è stata migliore di quanto ci aspettassimo.
La prima cosa che colpisce è che, pur avendo una forma chiaramente fuori standard, non restituisce subito quell’effetto “mattone” che spesso si associa a certi telefoni di nicchia. Resta particolare, resta diverso dai soliti smartphone, ma sembra esserci stato un lavoro più attento sulle proporzioni e sulla gestione generale del corpo. Questo non lo rende improvvisamente universale, però aiuta molto nel primo approccio.
Anche nell’uso rapido tra menu, apertura app, scrittura e presa in mano, Titan 2 Elite ci è sembrato più equilibrato del previsto. Il formato particolare obbliga inevitabilmente ad adattarsi un minimo, perché chi arriva da anni di telefoni sottili e full touch deve cambiare un po’ prospettiva. Però non dà l’idea di un prodotto scomodo a prescindere. Anzi, il feeling generale è quello di un dispositivo che vuole essere usato davvero, non solo mostrato.

Un altro aspetto interessante è che la combinazione tra display compatto e tastiera fisica crea un tipo di interazione diverso, più diretto e in certi casi persino più immediato. Non tutto passa dal tocco sul pannello, e questa cosa cambia parecchio la percezione del telefono nell’uso quotidiano. È un ritmo diverso, meno frenetico, più orientato alla scrittura e alle operazioni pratiche.
Chiaro, non è il classico smartphone pensato per mettere d’accordo tutti. Chi cerca massima comodità per multimedia, social o navigazione visiva continua probabilmente guarderà altrove. Però chi vuole un rapporto più fisico con il dispositivo, e magari sente ancora il richiamo di quel mondo alla BlackBerry, qui può trovare una formula più sensata del previsto.
Per ora, quindi, il giudizio sull’ergonomia è positivo. Non perché sia un telefono facile per chiunque, ma perché nel poco tempo che abbiamo passato con lui ha dato l’impressione di avere una sua logica precisa e, soprattutto, una sua usabilità concreta. E per un prodotto così particolare non è affatto scontato.
Hardware e prestazioni Unihertz Titan 2 Elite
Sul fronte hardware, Unihertz Titan 2 Elite prova a essere più serio di quanto il suo form factor possa far pensare a un primo sguardo. E questa, sinceramente, è una delle cose che ci ha colpito di più dopo il primo contatto al MWC di Barcellona. Perché dietro all’effetto QWERTY e al richiamo ai BlackBerry non c’è un prodotto costruito al risparmio solo per fare scena: sulla carta la base tecnica sembra avere una logica precisa. Le fonti più recenti indicano infatti due versioni, una con MediaTek Dimensity 7400 e una con MediaTek Dimensity 8400, con almeno 12 GB di RAM.
Questo dettaglio conta parecchio, soprattutto perché cambia subito la percezione del device. Sapere che non esiste una sola configurazione, ma due livelli di piattaforma distinti, aiuta a inquadrarlo meglio. La variante con Dimensity 7400 sembra pensata per offrire una base solida e concreta, mentre quella con Dimensity 8400 lascia intuire un margine in più lato potenza e reattività generale. In entrambi i casi, però, l’impressione è che Unihertz abbia voluto evitare l’errore più facile: proporre un telefono molto particolare nell’aspetto ma troppo debole sotto la scocca.

Chiaramente non stiamo parlando di uno smartphone che nasce per inseguire il gaming duro o i benchmark da classifica. Qui il ragionamento è diverso e, a dirla tutta, anche più sensato. Titan 2 Elite deve far girare bene Android, gestire senza incertezze mail, messaggistica, note, multitasking, navigazione e tutto quello che ruota attorno a un uso rapido ma continuo del telefono. Ed è proprio qui che una scheda tecnica di questo tipo sembra avere senso: non per impressionare, ma per sostenere bene il tipo di esperienza che il prodotto promette.
Nel nostro uso breve in fiera, ovviamente, non c’erano i tempi per andare a fondo come in una recensione completa, però il feeling generale è stato positivo. Il telefono non ci ha dato la sensazione del concept acerbo o del prototipo affascinante ma fragile. Al contrario, è sembrato un dispositivo con una base già abbastanza credibile per stare nel 2026 senza apparire fuori contesto. Anche questo aiuta molto, perché un prodotto così di nicchia rischia sempre di essere giudicato prima ancora di essere capito.
A completare il quadro ci sono poi altri due elementi importanti. Il primo è la batteria da 4.050 mAh, comune alle varianti note finora. Il secondo è che, almeno secondo i dettagli emersi fin qui, il resto della piattaforma sembra costruito con una certa coerenza rispetto al progetto complessivo, senza inseguire numeri esagerati ma cercando piuttosto equilibrio. E per un telefono che vuole distinguersi soprattutto per scrittura, ergonomia e personalità, è probabilmente la strada più giusta.
Software e supporto
Sul fronte software, Unihertz Titan 2 Elite ci è sembrato interessante per un motivo preciso: non basta avere una tastiera fisica per richiamare i mitici BlackBerry, serve anche un sistema che sappia davvero valorizzarla. Ed è proprio qui che questo progetto può avere più senso del previsto. Le informazioni emerse finora indicano Android 16 come base di partenza, quindi non un software vecchio adattato al form factor, ma una piattaforma attuale su cui costruire l’esperienza del prodotto.
Nel breve tempo che abbiamo passato con lui al MWC di Barcellona, la sensazione è stata quella di un’interfaccia pensata per accompagnare il tipo di utilizzo che questo smartphone vuole proporre. Il punto, infatti, non è solo far girare bene Android, ma rendere credibile un telefono che punta tutto su scrittura, scorciatoie e interazione fisica. In un device del genere conta parecchio la rapidità con cui si aprono certe funzioni, la comodità nel richiamare app e la sensazione di avere tutto subito a portata di mano.
Da questo punto di vista ci sono segnali interessanti. Unihertz, sulla linea Titan, ha già lavorato su gesture legate alla tastiera, opzioni di swipe e tap personalizzabili e soprattutto su una gestione dei tasti programmabili pensata proprio per rendere più rapido l’accesso alle funzioni usate più spesso. Non è un dettaglio secondario, perché è esattamente questo tipo di fine tuning che può trasformare un QWERTY phone da oggetto curioso a strumento davvero pratico.
C’è poi un altro punto che merita attenzione, e riguarda il supporto. Le informazioni più recenti parlano di un impegno software che dovrebbe spingersi fino ad Android 20, con aggiornamenti di sicurezza fino al 2031. Per un marchio di nicchia non è una promessa banale, anzi: è un elemento che dà più credibilità a tutto il progetto e che aiuta a leggere Titan 2 Elite come qualcosa di più di una semplice stranezza da appassionati.
In sostanza, la sensazione è questa: se hardware e tastiera sono il biglietto da visita, il software sarà la parte che dovrà dimostrare se questo smartphone può davvero ritagliarsi uno spazio concreto nel 2026. E per quello che abbiamo visto fin qui, la base sembra esserci.
Fotocamere Unihertz Titan 2 Elite
Sul fronte fotografico, Unihertz Titan 2 Elite non sembra voler fare il fenomeno, e forse è anche la scelta più giusta. Un telefono del genere non nasce per inseguire i cameraphone tradizionali, né per giocarsela sul terreno di chi punta tutto su sensori enormi e algoritmi aggressivi. Però questo non vuol dire che la parte foto sia stata trattata come un semplice riempitivo. Anzi, dalle informazioni emerse fin qui, la base appare più seria di quanto ci si potrebbe aspettare da un QWERTY phone così particolare.
Le anteprime più recenti parlano di una configurazione con doppia fotocamera posteriore e di una selfie cam da 32 MP. Sul modulo principale c’è una certa convergenza, mentre sul secondo sensore le informazioni pubbliche non sono ancora raccontate in modo identico da tutte le fonti: la pagina prodotto del Titan 2 standard cita un’accoppiata 50 MP + 8 MP telephoto, mentre per Titan 2 Elite alcune preview riportano invece due sensori posteriori da 50 MP. Proprio per questo, in questa fase hands-on, la cosa più corretta è restare prudenti e concentrarsi più sul posizionamento generale che sul dettaglio assoluto del comparto.

Nel poco tempo che abbiamo passato con lui al MWC di Barcellona, la sensazione è stata chiara: il modulo fotografico c’è, si vede, ma non è il centro della narrazione del prodotto. E secondo me va bene così. Unihertz Titan 2 Elite vuole attirare per tastiera, esperienza d’uso e personalità, non perché promette miracoli in foto. Questo però non toglie valore al fatto che, almeno sulla carta, sembri esserci abbastanza per gestire senza problemi scatti rapidi, social, videochiamate e tutta quella fotografia quotidiana che su uno smartphone del genere ha molto più senso della ricerca dello scatto perfetto.
In altre parole, qui il comparto camera va letto per quello che è: una dotazione che prova a stare al passo con il resto del telefono, senza snaturarlo. Se poi nella prova completa dovesse anche sorprendere più del previsto, tanto meglio. Ma in questa fase il punto vero resta un altro: su Titan 2 Elite le fotocamere devono essere affidabili e coerenti, non necessariamente protagoniste
Batteria e ricarica
Su batteria e ricarica in questa fase conviene restare abbastanza prudenti, anche perché nel nostro passaggio al MWC di Barcellona non c’erano ovviamente le condizioni per valutare davvero l’autonomia. E secondo me è anche il modo più corretto di raccontarlo: più che sbilanciarsi subito sui numeri della batteria, ha senso concentrarsi su come Unihertz Titan 2 Elite sembra voler gestire la parte energetica nel complesso.
La base nota, al momento, parla di una batteria da 4.050 mAh, abbinata a una ricarica cablata da 33 W. È un dato che non vuole impressionare a tutti i costi, però nemmeno dare l’idea di un compromesso troppo pesante. Anzi, per un prodotto così compatto e particolare, la sensazione è che Unihertz abbia cercato un equilibrio più che il classico numero da mettere in vetrina.
Più che sulla capacità pura, qui secondo me vale la pena soffermarsi proprio sulla ricarica. I 33 W non sono una cifra estrema nel 2026, ma restano un valore sensato per un dispositivo di questo tipo. Soprattutto, aiutano a leggere il prodotto nel modo giusto: Titan 2 Elite non vuole essere il solito telefono costruito per inseguire record o schede tecniche da effetto, ma uno smartphone che prova a restare pratico anche nella gestione quotidiana.
Sulla batteria, invece, in un hands-on io rimarrei volutamente più vago. Il form factor è particolare, il display è diverso dal solito e anche l’uso che invita a fare questo telefono cambia parecchio rispetto a un classico full touch. Per questo è uno di quei casi in cui il numero da solo dice fino a un certo punto. L’autonomia vera andrà capita solo con una prova più lunga, fuori dal contesto fiera e con utilizzo reale tra messaggi, mail, chiamate e app quotidiane.
La sensazione iniziale, comunque, è che Unihertz non abbia trascurato questa parte, ma abbia scelto una soluzione coerente con il progetto. E in un prodotto così, forse, è proprio questo che conta di più.
A chi si rivolge davvero
Qui secondo me bisogna essere molto chiari, perché Unihertz Titan 2 Elite non è uno di quei telefoni che hanno senso per chiunque. Non nasce per competere con i classici medio gamma Android, non punta a inseguire le mode del momento e non prova nemmeno a piacere a tutti. È uno smartphone che si rivolge a una nicchia precisa, e forse è proprio questo a renderlo interessante.
Il pubblico giusto è quello di chi usa ancora tanto il telefono per scrivere, rispondere alle mail, gestire messaggi, appunti e comunicazioni rapide durante la giornata. In altre parole, è un dispositivo che sembra parlare soprattutto a chi mette ancora al centro la produttività personale e il contatto fisico con il device, più che il puro intrattenimento. Ed è qui che torna inevitabile il richiamo ai BlackBerry, perché il tipo di utenza a cui viene da pensare è proprio quello: persone che vogliono qualcosa di più diretto, più pratico e anche più personale.
Allo stesso tempo, però, non lo vedo come un prodotto pensato solo per i nostalgici. Sarebbe riduttivo. Titan 2 Elite può avere senso anche per chi, più semplicemente, è stanco di smartphone sempre uguali e cerca un’alternativa con una sua identità forte. Certo, bisogna accettare un approccio diverso, bisogna voler entrare in una logica meno standard e più particolare, ma è anche questo il bello del progetto.
Chi invece cerca soprattutto un telefono da contenuti, video, gaming o consumo continuo di social probabilmente farà più fatica a trovarci un vero vantaggio. Non perché il prodotto non possa gestire queste cose, ma perché la sua natura è chiaramente un’altra. Qui il valore non sta nell’essere universale; sta nell’offrire un’esperienza diversa, più focalizzata e in certi casi anche più ragionata.
Ed è forse questo il punto migliore per raccontarlo: Unihertz Titan 2 Elite non vuole sostituire i telefoni tradizionali per tutti, vuole ritagliarsi uno spazio tra chi cerca ancora uno smartphone con carattere, con tasti veri e con un modo diverso di stare in mano e di farsi usare. Per alcuni resterà una curiosità, per altri potrebbe diventare invece una scelta molto più sensata del previsto.
Prezzo e posizionamento Unihertz Titan 2 Elite
Sul prezzo bisogna essere chiari fin da subito: Unihertz Titan 2 Elite sbarcherà su Kickstarter il 24 marzo 2026, quindi non parliamo del classico lancio da scaffale, ma di un prodotto che nasce ancora con una logica molto da appassionati e da early adopter. E questa, in fondo, è già una parte del suo posizionamento.
Anche per questo non avrebbe molto senso leggerlo come un normale medio gamma Android. Titan 2 Elite è un telefono di nicchia, particolare, costruito attorno a un’idea precisa. Il prezzo finale, quindi, conterà parecchio, ma andrà giudicato dentro questo contesto e non con il classico metro del “costa meno o costa più di un altro”.

Al momento una cifra definitiva per la versione Elite non è ancora emersa in modo chiaro, però il quadro intorno alla gamma aiuta a capire la direzione. Il Titan 2 standard viene indicato a 399,99 dollari sullo store ufficiale, con aumento a 489,99 dollari dal 23 marzo 2026, mentre nella sua fase iniziale su Kickstarter era partito da circa 269 dollari. Questo fa pensare abbastanza facilmente che Titan 2 Elite non sarà un prodotto economico, soprattutto se vorrà distinguersi anche per finiture e configurazioni.
Il punto vero, quindi, non è tanto inseguire il prezzo più basso. Il punto è capire se la cifra richiesta sarà in linea con quello che questo smartphone promette: tastiera fisica vera, identità forte, esperienza diversa dal solito e un richiamo molto chiaro ai mitici BlackBerry. Se tutto questo sarà supportato bene da hardware, software e qualità generale, allora il suo posizionamento potrà anche avere senso. Se invece dovesse fermarsi solo all’effetto nostalgia, il discorso cambierebbe.
Prime conclusioni Unihertz Titan 2 Elite
Dopo averlo provato un po’ al MWC di Barcellona, Unihertz Titan 2 Elite ci ha lasciato una sensazione precisa. È uno di quei telefoni che appena lo vedi richiama subito i mitici BlackBerry, però dopo i primi minuti capisci che non vive solo di quel richiamo. C’è un’idea dietro, e si sente.
La cosa che ci è piaciuta di più è proprio questa. Titan 2 Elite non prova a sembrare moderno cancellando la sua natura, ma nemmeno si rifugia nella nostalgia facile. Cerca invece un equilibrio diverso: tastiera fisica vera, formato compatto, identità forte e un modo di usare lo smartphone che oggi si vede sempre meno. Per alcuni sarà un limite, per altri invece è esattamente il motivo per cui guardarlo con interesse.
Nel nostro primo contatto ci è sembrato un prodotto più maturo di quanto ci aspettassimo. Più curato nel design, più centrato nell’impostazione e anche più credibile come progetto nel suo insieme. Non è il classico esercizio da brand di nicchia che punta tutto sull’effetto sorpresa; dà piuttosto l’idea di un telefono pensato per chi sa bene cosa cerca.
Chiaro, non sarà un modello per tutti. Chi vuole il solito smartphone grande, tutto schermo e tutto contenuti probabilmente continuerà a guardare altrove. Però chi scrive tanto, chi usa molto mail e messaggi, o più semplicemente chi non ha mai smesso di apprezzare il feeling dei tasti veri, qui potrebbe trovare qualcosa di molto più sensato del previsto.
Questo primo incontro con Unihertz Titan 2 Elite è stato positivo perché prova a riportare dentro il 2026 un’idea di smartphone diversa dal solito. E in un panorama dove quasi tutto si assomiglia, già questo basta per renderlo interessante.