Apple accusa la UE di ritardi politici sugli store alternativi
Apple accusa la UE di usare “ritardi politici” per rinviare le nuove regole sugli store alternativi e creare le condizioni per indagini e sanzioni. Lo scontro nasce mentre Setapp, il marketplace di app di MacPaw, annuncia la chiusura in Europa dal mese prossimo.
Apple accusa la UE: il caso Setapp
Secondo MacPaw, la chiusura di Setapp dipende da termini commerciali ancora in evoluzione e troppo complessi per il modello attuale del servizio. La UE, però, si prepara a sostenere che Apple non avrebbe introdotto modifiche sufficienti per risolvere i punti critici, proprio legati alla complessità delle condizioni.
Apple contesta questa lettura. Inoltre respinge l’idea che Setapp chiuda “per colpa sua”. Per Apple, la domanda europea di store alternativi sarebbe bassa e non giustificherebbe il racconto di un mercato bloccato dalle sue regole.
Apple accusa la UE: “non ci fate applicare le modifiche”
Apple sostiene di aver presentato a ottobre un piano formale di conformità. Nel piano, l’azienda propone di sostituire un modello basato su una fee per installazione da 0,59 dollari con uno schema più lineare, legato ai ricavi.
In pratica, Apple parla di una quota del 5% sui ricavi al posto della tariffa per installazione. Secondo l’azienda, la UE non avrebbe risposto al piano e starebbe impedendo l’implementazione delle modifiche richieste.
Qui sta il punto politico del messaggio. Apple vuole far passare l’idea che il regolatore chieda cambiamenti, ma poi non dia spazio per applicarli. E, di conseguenza, tenga aperta la porta a contestazioni future.
Apple accusa la UE: cosa cambia per gli store alternativi
Apple accusa la UE, ma la questione ha un impatto pratico su tutto l’ecosistema. Aprire gli store alternativi è una cosa. Rendere sostenibile un marketplace con costi, margini e regole chiare è un’altra.
Se le condizioni restano complesse, molte realtà rischiano di fermarsi prima di raggiungere una massa critica. Questo riduce la concorrenza e limita le alternative reali per gli utenti iPhone.
Inoltre, ogni incertezza sulle regole si traduce in rischio. E quando il rischio aumenta, gli investimenti si riducono.
Cosa aspettarsi adesso
Nei prossimi mesi si capirà se lo scontro si chiude con un compromesso o se si apre una fase più dura. Se la UE risponderà alle proposte, Apple potrà dire di avere una strada chiara. Se invece i tempi si allungheranno ancora, la tensione salirà.
Apple accusa la UE di ritardi “politici” e usa Setapp come caso simbolo. Ora resta da vedere se la Commissione Europea accetterà un modello più semplice o se porterà avanti una lettura più severa delle responsabilità di Apple.