OpenAI e Anthropic puntano su verifica età con AI
I controlli di età online, oggi, spesso valgono poco. Di solito basta dire “sì, ho più di 18 anni”. E la data di nascita si cambia in due secondi. Nel corso del 2025, però, diverse aziende hanno iniziato a spostarsi verso sistemi più attivi di verifica dell’età. In questo contesto, anche OpenAI e Anthropic annunciano nuove iniziative per intercettare gli utenti minorenni. L’obiettivo è chiaro: ridurre l’accesso non conforme e rendere le risposte più adatte a chi ha meno di 18 anni.
OpenAI e Anthropic: regole specifiche per gli under 18
OpenAI aggiorna la propria impostazione con nuovi principi dedicati agli utenti sotto i 18 anni. Il punto centrale è mettere la sicurezza dei teen al primo posto, anche quando entra in tensione con altri obiettivi.
Inoltre, l’idea è favorire il supporto nel mondo reale. Quindi, in certe situazioni, il sistema dovrebbe incoraggiare relazioni e riferimenti offline, non solo una risposta “chiusa” dentro la chat.
C’è poi un cambio di tono importante. I teen dovrebbero essere trattati con calore e rispetto, senza risposte paternalistiche. È un tema delicato, perché la qualità dell’interazione conta. E conta ancora di più quando l’utente è giovane.
Anthropic: account under 18 e rilevamento automatico
Anthropic, invece, mantiene una linea più netta: non consente l’uso di Claude agli utenti sotto i 18 anni. Ora, però, punta anche su meccanismi in grado di rilevare e disattivare account che sembrano appartenere a minorenni.
Il metodo dichiarato passa dall’analisi di alcuni segnali conversazionali che possono suggerire l’età dell’utente. In pratica, non è solo una casella “sono maggiorenne”. È un tentativo di capire chi c’è dall’altra parte.
OpenAI e Anthropic: dove può incepparsi tutto
Qui nasce il problema più grosso: l’AI non è infallibile. Può sbagliare interpretazione. Può generalizzare. E può prendere cantonate, soprattutto quando deve dedurre caratteristiche personali da frasi brevi o contesti ambigui.
C’è poi un altro punto. Questi sistemi devono reggere anche a chi prova a ingannarli. E sappiamo già che i modelli possono essere sfruttati in modo creativo, anche quando non dovrebbero.
Infine c’è il tema dei falsi positivi. Se un sistema identifica per errore un adulto come minorenne, si crea frizione. E spesso l’unica via d’uscita diventa una verifica “forte”, come l’invio di documenti. È una soluzione che risolve, ma aggiunge attrito. Inoltre apre domande inevitabili su privacy e gestione dei dati.
Cosa cambia per chi usa i chatbot
Se questi approcci funzionano, l’esperienza diventa più coerente e più sicura, soprattutto per i giovani. Allo stesso tempo, però, serve un equilibrio. Perché bloccare utenti legittimi o complicare l’accesso può trasformarsi in un ostacolo inutile.
La direzione è comprensibile. E il tema è reale. La differenza la faranno i dettagli: precisione del rilevamento, trasparenza delle regole e possibilità di correggere gli errori senza diventare matti.