OpenAI ora si affida anche a Google Cloud
Da Microsoft Azure a una strategia più aperta
OpenAI cambia marcia, aprendo una nuova fase della propria infrastruttura tecnologica. Dopo anni di esclusiva su Microsoft Azure, l’azienda ha iniziato a utilizzare anche Google Cloud per gestire parte del carico di lavoro di ChatGPT, soprattutto per i piani Enterprise, Edu, Team e per l’API.
La conferma arriva direttamente dall’elenco aggiornato dei sub-processori utilizzati da OpenAI, che ora include Google Cloud come fornitore ufficiale. Un cambiamento che risponde a una necessità precisa: l’aumento della domanda e la carenza globale di GPU.
Sam Altman: più partner, più potenza
Il CEO Sam Altman ha segnalato più volte il problema della disponibilità limitata di chip avanzati, come le GPU necessarie per alimentare l’intelligenza artificiale generativa. Aprirsi a nuovi provider consente a OpenAI di diversificare, accedere prima ai componenti più recenti e negoziare condizioni migliori.
In questo contesto, Google Cloud rappresenta un alleato prezioso, con server in Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Paesi Bassi e Norvegia, pronti a supportare le crescenti esigenze dell’ecosistema OpenAI.
Un’alleanza sorprendente (e strategica)
Il colpo di scena? Google e OpenAI sono concorrenti diretti, soprattutto nel campo dei chatbot e della ricerca intelligente. Ma la realtà dell’AI moderna è più complessa: si può essere rivali e al tempo stesso clienti, se la posta in gioco è l’accesso a più potenza di calcolo.
Per Google è una vittoria tecnica e d’immagine. Nonostante Cloud Platform sia ancora dietro a AWS e Azure, ospitare parte di ChatGPT significa rafforzare il proprio peso nel panorama AI.
L’utente finale non noterà nulla di diverso. Ma nel back-end, l’intelligenza artificiale che usiamo ogni giorno si muove su infrastrutture sempre più condivise. E questa nuova alleanza mostra chiaramente che OpenAI non vuole più dipendere da un solo gigante del cloud.