Servizi telefonici indesiderati: facciamo chiarezza!
Il “Mettiamoci la Faccia” di Loris, dedicato ai famosi servizi telefonici indesiderati, è stato per me illuminante. Devo ammettere di aver avuto la fortuna, in tutti questi anni, di non essere mai stato coinvolto in situazioni del genere, di conseguenza la cosa non mi ha mai interessato più di tanto. In questo faccio assolutamente “mea culpa”, in quanto credo di essermi comportato da vero e proprio italiano vecchio stile, che non si interessa della cosa se non viene toccato il proprio “orticello”. Come ho detto poco fa però, il video di Loris mi ha davvero aperto gli occhi in tal senso: perchè ci devono essere sottratti dei soldi senza la nostra autorizzazione? Perchè devono essere attivati dei servizi che noi non abbiamo mai richiesto? Perchè i consumatori non vengono adeguatamente tutelati in questo ambito? Tutte queste domande mi hanno spinto a fare un’approfondita ricerca su questa vicenda e ciò che ho scoperto testimonia, per l’ennesima volta, di quanto l’Italia sia ormai diventata un Paese del Terzo Mondo.
Tanto per cominciare, il primo passo è stato quello di cercare di capire quanta gente sia stata coinvolta in questi “servizi” particolari. Da questo punto di vista, mi è venuto in aiuto il Sole24 Ore, che si è occupato della faccenda nel Settembre 2013 (in seguito, capiremo perchè questo giornale ha dedicato un articolo alla vicenda). Bene, all’epoca è stata effettuata una ricerca di mercato che ha delineato un dato incredibilmente allarmante: qui in Italia, il 33% degli utenti possessori di smartphone si sono ritrovati con questi servizi indesiderati attivati sulla propria scheda SIM, con un’inevitabile perdita di denaro.
Già questo dato rappresenterebbe un’anomalia degna di attenzione da parte delle istituzioni, visto che si sta praticamente parlando di un qualcosa che ha coinvolto 1 persona su 3 tra i possessori di smartphone (dato fra l’altro riferibile a Settembre 2013, che potrebbe perciò anche essere aumentato). Del resto basta fare una ricerca su Google per avere una prima idea di quante migliaia di persone siano state effettivamente coinvolte. I vari forum pullulano di discussioni dedicate a questa vicenda, segno tangibile di come il problema sia quantomai attuale.
Ma perchè un giornale autorevole come il Sole24 Ore si occupa di una cosa del genere? Semplice, perchè nel Luglio del 2013 l’AntiTrust ha intentato un procedimento ufficiale nei confronti dei quattro operatori telefonici che operano sul territorio Nazionale (Tim, Vodafone, Wind e Tre), in seguito ad una denuncia pervenuta dal Codacons (associazione dei consumatori) contenente le firme di 400.000 utenti… avete capito bene, 400.000!!!
E’ evidente quindi che le istituzioni hanno cominciato a muoversi, viste le dimensioni di questo fenomeno. La cosa davvero rilevante però è che una prima sentenza in tal senso è arrivata, e riguarda non soltanto questi servizi indesiderati ma anche le tariffe stesse degli operatori telefonici!! In particolare: a Vodafone e Wind vengono contestate “l’omissione di informazioni rilevanti e/o la diffusione di informazioni non rispondenti al vero circa l’oggetto del contratto di telefonia mobile (cioè per quanto riguarda le caratteristiche essenziali, le modalità di fornitura e di pagamento dei suddetti servizi, nonché circa l’esistenza del c.d. blocco selettivo e la necessità per l’utente di doversi attivare mediante una richiesta esplicita di adesione alla procedura di blocco), nonché l’implementazione di un sistema automatico per trasferire il numero di telefono dell’utente “dal gestore ai Content Service Provider (CSP) che editano i contenuti digitali a pagamento e il successivo automatico addebito del servizio sul credito telefonico dell’utente senza che quest’ultimo abbia mai inserito il proprio numero telefonico o si sia, in altro modo consapevole, reso riconoscibile”; a Tim e Tre invece viene contestato “l’utilizzo di “modalità di presentazione dei messaggi volti a promuovere i servizi a pagamento (link, pop up e banner presenti nelle app o sui siti web) contenenti informazioni non rispondenti al vero e/o omissioni informative circa gli elementi principali dell’offerta (caratteristiche, prezzo ecc.) e i diritti dei consumatori nella contrattazione a distanza (recesso ecc.), nonché caratterizzate da meccanismi che determinano l’accesso ai predetti servizi e la loro attivazione con conseguente relativo addebito sul credito telefonico, in modo accidentale o, comunque, in assenza di una espressa manifestazione di volontà del consumatore”.
Con queste motivazioni, gli operatori telefonici sarebbero già costretti a porre rimedio a tale situazione, anche perchè è evidente che la cosa non riguardi più solo i servizi indesiderati, ma sono state riscontrare irregolarità proprio nella gestione delle offerte stesse degli operatori.
Purtroppo però, come spesso accade in questo Paese, visto che le sentenze non sono ancora definitive gli operatori continuano a fare orecchie da mercante, proseguendo in queste assurde pratiche commerciali che non fanno altro che diminuire il credito telefonico dei consumatori.
In tal senso però, voglio segnalarvi una sentenza della Cassazione relativa alla causa che un utente aveva intentano contro Vodafone proprio in relazione ad un caso di “servizi indesiderati”. Bene, l’operatore telefonico è stato costretto a risarcire il cliente per l’incredibile cifra di 200.000 euro, comprensiva del credito telefonico sottratto, delle spese legali e dei danni morali. Questa sentenza è un’arma a nostro favore, perchè il massimo grado di giudizio italiano ha dato ragione al consumatore! Per cui, se anche voi siete stati coinvolti in questa truffa legalizzata, alzate la voce, non fatevi sottomettere! Avete tutto il diritto di richiedere il riaccredito del vostro credito telefonico, l’ha detto la Cassazione!
Che altro aggiungere a tutto questo? Semplicemente che, in una Nazione civile e democratica, queste cose non dovrebbero assolutamente succedere.