Android si prepara ad accogliere i 64-bit: è il momento giusto?
La questione relativa ai processori a 64-bit in ambito mobile è stata sempre molto spinosa, in quanto accompagnata da una serie di polemiche legate all’effettiva utilità, allo stato attuale delle cose, di questa architettura. Come ben sappiamo, è stata Apple ad inaugurare questa tendenza con il suo iPhone 5s, primo smartphone ad essere equipaggiato con questo tipo di soluzione.
E’ chiaro che l’intento della casa di Cupertino è stato quello di anticipare enormemente i tempi, per dare una vera e propria scossa agli sviluppatori e spingerli ad adeguare le proprie applicazioni ai 64-bit. Se infatti andiamo ad analizzare l’hardware del 5s, noteremo che il quantitativo di ram è oggettivamente insufficiente per gestire a pieno le potenzialità di un simile processore, a prescindere da quella che può essere l’enorme ottimizzazione che ha sempre caratterizzato iOS.
Il piano della mela morsicata sta però procedendo a rilento in quanto, dopo ormai un anno dalla commercializzazione del 5s, siamo ancora ben lontani dalla vera e propria unificazione tra piattaforma desktop e piattaforma mobile che avrebbe dovuto essere favorita proprio dall’introduzione dei 64-bit. Al contrario di quanto avvenuto in molte altre occasioni i competitors Android non hanno raccolto immediatamente la sfida e, a dispetto delle previsioni, questa prima parte del 2014 ha visto i top gamma del robottino verde caratterizzati dalla solita architettura a 32-bit. L’attesa però pare essere ormai terminata visto che Htc presenterà all’IFA di Berlino il suo Desire 820, primo smartphone Android con processore a 64-bit. Come se non bastasse, i rumors parlano della nuova generazione di Nexus caratterizzata proprio da questa nuova architettura, segno evidente che ormai anche il robottino verde si prepara ad accogliere questo nuovo standard di processori. Ma è il momento giusto?
Beh, la risposta a questo interrogativo è molto complessa, ma personalmente mi sento di replicare con un semplice e categorico NO!
Indubbiamente i top gamma Android hanno tutta la potenza hardware per sfruttare al meglio i 64-bit (si parla già dei 4 giga di Ram come nuovo standard), ma la realtà è che è l’interno ecosistema software a non essere ancora pronto. Questi nuovi processori devono essere il punto di collegamento tra piattaforma desktop e mobile, portando un giorno gli applicativi che noi utilizziamo sui personal computer a girare tranquillamente anche su smartphone e tablet. Oggi siamo ben lontani da tutto questo, di conseguenza anche per quanto riguarda il robottino verde, l’introduzione dei 64-bit va vista come un voler spronare l’intero settore a cominciare a muoversi nella direzione descritta poco fa, nella speranza di poter accorciare i tempi di questa unificazione. Ad oggi quindi non avremo, a mio parere, vantaggi tangibili dall’introduzione di questo nuovo standard. In attesa di essere magari (felicemente) smentito, mi piacerebbe discuterne con voi.