DOOM 3 cambia volto con path tracing e DLSS 5

DOOM 3 cambia volto con path tracing e DLSS 5

Un progetto amatoriale sta trasformando DOOM 3: BFG Edition attraverso un nuovo motore di rendering, path tracing in tempo reale, DLSS Ray Reconstruction e supporto a DLSS 5. Il risultato accentua ancora di più l’anima horror del gioco, con corridoi più oscuri, luci dinamiche e una base marziana dall’aspetto sorprendentemente moderno.

A più di vent’anni dal debutto originale, DOOM 3 continua a essere terreno fertile per modder e sviluppatori indipendenti. Questa volta, però, non siamo davanti alla classica modifica grafica applicata sopra il motore esistente.

Il progetto realizzato da ruisu_enjeru interviene molto più in profondità. L’autore sostiene infatti di aver costruito un nuovo sistema di rendering da zero, necessario per introdurre il path tracing nella BFG Edition.

DOOM 3: il path tracing cambia completamente l’atmosfera

Il filmato dimostrativo mette subito in evidenza ciò che cambia maggiormente: l’illuminazione.

Le stanze della base marziana diventano ancora più cupe, mentre le poche sorgenti luminose presenti assumono un ruolo molto più evidente. Lampade, bagliori e improvvise apparizioni dei demoni modificano continuamente la percezione degli ambienti.

È una trasformazione particolarmente adatta a DOOM 3, un capitolo costruito proprio sull’alternanza tra oscurità e luce. Il gioco del 2004 aveva già utilizzato questa caratteristica per differenziarsi dai precedenti episodi della serie.

Il path tracing amplifica ulteriormente quella scelta artistica. Non cambia le mappe e non modifica il sistema di combattimento, ma rende l’esplorazione molto più inquietante.

Non è un semplice filtro grafico per DOOM 3

La parte più interessante del progetto riguarda il lavoro svolto dietro le quinte.

Secondo il suo autore, il nuovo rendering non deriva dalla semplice applicazione di shader, filtri o effetti sopra la BFG Edition. Il motore necessario alla gestione del path tracing sarebbe stato realizzato da zero.

Una parte consistente dei contenuti originali è stata quindi adattata al nuovo sistema. Materiali, illuminazione ed effetti devono funzionare con una pipeline grafica molto diversa rispetto a quella prevista originariamente.

Questo spiega anche perché lo sviluppo richieda ancora molto lavoro. Trasformare completamente il rendering significa dover intervenire su numerosi elementi senza compromettere il funzionamento del gioco.

Molti contenuti devono ancora essere adattati

Il prototipo mostrato non rappresenta quindi una versione definitiva.

L’autore ha già rielaborato diversi contenuti, ma restano ancora da trasferire o completare numerosi sistemi. Anche personaggi, effetti e materiali necessitano di ulteriori interventi.

Il video mostra soprattutto ciò che è già possibile ottenere dal punto di vista grafico. Non deve essere interpretato come una build completa pronta per essere giocata dall’inizio alla fine.

DOOM 3: il path tracing sfrutta DLSS Ray Reconstruction

La dimostrazione integra anche tecnologie Nvidia dedicate alla ricostruzione dell’immagine e dei raggi.

Abbiamo il supporto a DLSS Ray Reconstruction e DLSS 5, utilizzati insieme alla nuova pipeline path traced. Nel filmato il risultato appare concentrato soprattutto sulla qualità dell’illuminazione e sulla riduzione degli artefatti.

Ray Reconstruction nasce proprio per migliorare la gestione dei raggi ricostruendo informazioni che normalmente richiederebbero sistemi tradizionali di denoising.

In un gioco come DOOM 3, pieno di zone buie e variazioni improvvise della luce, la qualità della ricostruzione diventa particolarmente importante. Artefatti evidenti rischierebbero infatti di rovinare rapidamente l’atmosfera.

Perché il path tracing funziona così bene su DOOM 3

Non tutti i giochi guadagnano allo stesso modo da una tecnologia simile.

DOOM 3 utilizza ambienti relativamente chiusi, corridoi stretti e numerose sorgenti luminose artificiali. Molte sequenze dipendono proprio dall’impossibilità di vedere chiaramente ciò che si trova davanti al giocatore.

Il path tracing può rendere più credibili riflessi, ombre e propagazione della luce. Inoltre, aumenta il contrasto tra aree illuminate e zone completamente buie.

Il risultato mostrato dal prototipo sembra quindi valorizzare l’identità originale invece di sostituirla. L’impostazione horror diventa ancora più marcata senza trasformare DOOM 3 in qualcosa di completamente diverso.

La base resta DOOM 3 BFG Edition

Il progetto utilizza DOOM 3: BFG Edition, versione pubblicata nel 2012.

Questa edizione aveva già modificato diversi elementi del rendering e dell’illuminazione rispetto all’originale del 2004. Aveva introdotto anche salvataggi tramite checkpoint, supporto ai controller e varie modifiche all’esperienza di gioco.

Una delle più discusse fu la torcia montata direttamente sull’armatura. Nel gioco originale bisognava infatti scegliere tra illuminare l’ambiente oppure utilizzare un’arma.

La BFG Edition comprende inoltre Resurrection of Evil, The Lost Mission e versioni integrate dei primi due DOOM.

La scelta di questa edizione offre quindi una base più completa sulla quale sviluppare il progetto.

I fan continuano a reinventare DOOM

Questa non è nemmeno l’unica trasformazione recente dedicata ai classici di id Software.

La community continua a sperimentare con motori, conversioni e modifiche capaci di portare i vecchi capitoli in direzioni molto diverse. Un altro progetto citato nel materiale, per esempio, ha ricreato DOOM II all’interno di DOOM 3.

È una dimostrazione della longevità tecnica della serie. DOOM continua a essere utilizzato come piattaforma per esperimenti grafici e tecnologici anche molti anni dopo l’uscita dei singoli capitoli.

Nel caso di DOOM 3, il path tracing sembra quasi una naturale evoluzione di ciò che il gioco provava già a fare nel 2004.

DOOM 3 con DLSS 5 non è ancora pronto

Chi volesse provare immediatamente questa versione dovrà però tenere basse le aspettative.

Non è stata comunicata una finestra di lancio per una prima versione pubblica completa e stabile. Diverse parti del gioco devono ancora essere adattate al nuovo sistema.

Un vecchio DOOM può ancora impressionare

Il progetto di ruisu_enjeru mostra quanto possa cambiare un gioco quando l’illuminazione viene completamente ricostruita.

DOOM 3 con il path tracing non diventa semplicemente più brillante o più definito. Al contrario, diventa ancora più oscuro, con una gestione della luce capace di rafforzare quell’atmosfera horror che lo aveva reso diverso dagli altri capitoli della serie.

Il nuovo motore, insieme a DLSS Ray Reconstruction e al supporto dichiarato a DLSS 5, rende il progetto molto più ambizioso di una semplice mod estetica.

Resta parecchio lavoro prima di arrivare a una versione completa. Il prototipo, però, dimostra già una cosa: la base marziana di DOOM 3 può ancora mettere inquietudine, forse oggi persino più di vent’anni fa.

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