Android: il sideloading resiste nonostante le barriere

Android: il sideloading resiste nonostante le barriere

Google sta rendendo il sideloading su Android più complesso con nuovi controlli, un’attesa fino a 24 ore e, in alcuni casi, un riavvio obbligatorio dello smartphone. Eppure un sondaggio condotto tra quasi 2.200 lettori mostra che oltre quattro utenti su cinque sono ancora disposti a installare applicazioni provenienti da fonti diverse dal Play Store.

Installare applicazioni da fonti diverse dal Play Store resta una delle libertà più apprezzate di Android. GitHub, F-Droid e altri store permettono infatti di trovare software che spesso non arriva sul negozio ufficiale di Google.

Ora questa libertà sta diventando un po’ meno immediata. Google sta introducendo nuovi sistemi di sicurezza che aggiungono diversi passaggi prima dell’installazione.

Il sideloading su Android diventa più complicato

Le nuove misure possono includere controlli aggiuntivi, un’attesa fino a 24 ore e anche il riavvio dello smartphone. Google vuole così rendere più difficile l’installazione impulsiva di software potenzialmente pericoloso.

La protezione può essere utile per gli utenti meno esperti. Per chi installa consapevolmente software affidabile da fonti esterne, però, significa perdere parte della semplicità che ha sempre caratterizzato Android.

Più di 8 utenti Android su 10 non vogliono rinunciarci

Android: il sideloading resiste nonostante le barriere
Android: il sideloading resiste nonostante le barriere

Android Authority ha chiesto ai propri lettori se valga ancora la pena affrontare queste difficoltà. Il sondaggio ha raccolto poco meno di 2.200 voti e il risultato è piuttosto netto.

Il 47,5% afferma che il sideloading vale sempre lo sforzo. Un altro 36,6% è disposto a utilizzarlo quando serve per applicazioni specifiche.

L’84,1% continua quindi a guardare fuori dal Play Store

Sommando i due gruppi arriviamo all’84,1% dei partecipanti. Più di quattro utenti su cinque sono quindi ancora disponibili a superare qualche ostacolo pur di installare software proveniente da altre fonti.

Il dato non rappresenta tutto il pubblico Android. I lettori di una testata tecnologica sono probabilmente più esperti della media, ma il risultato resta interessante.

Perché il Play Store non basta

Le fonti alternative non servono soltanto per trovare applicazioni particolari. Spesso ospitano progetti open source, software indipendente oppure versioni con più funzioni rispetto a quelle presenti sul Play Store.

Nel materiale viene citata Breezy Weather. L’app ricorda Pixel Weather, ma offre molte più possibilità di personalizzazione e diverse funzioni aggiuntive.

Google vuole soprattutto fermare le truffe

Le nuove barriere hanno una motivazione precisa. Google vuole rendere più difficile convincere una persona a installare rapidamente un’app dannosa ricevuta tramite messaggio, sito web o altra fonte poco affidabile.

Un’attesa obbligatoria e più controlli possono interrompere questo tipo di attacco. Il problema sarà mantenere alta la sicurezza senza complicare troppo la vita a chi conosce perfettamente l’origine dell’APK che sta installando.

Molti utenti non hanno ancora provato il nuovo sistema

C’è inoltre un aspetto importante da considerare. Le nuove procedure avanzate non sono ancora arrivate a tutti gli utenti, quindi molti partecipanti al sondaggio potrebbero non averle sperimentate.

Le percentuali potrebbero cambiare quando il sistema verrà distribuito su larga scala. Solo allora capiremo quanto le nuove restrizioni influenzeranno davvero le abitudini.

Il 16% utilizza soltanto il Play Store

Una parte del pubblico preferisce comunque restare completamente all’interno dell’ecosistema Google. Il 16% degli intervistati dichiara infatti di installare applicazioni esclusivamente dal Play Store.

Per questi utenti contano soprattutto semplicità, aggiornamenti automatici e maggiore controllo sulle app disponibili. È un approccio molto diverso da quello di chi considera il sideloading una parte essenziale di Android.

Google deve trovare il giusto equilibrio

Rendere più difficile il sideloading può aumentare la sicurezza. Non elimina però il motivo per cui molti utenti continuano a cercare applicazioni altrove.

Finché GitHub, F-Droid e altri repository offriranno software o funzioni assenti dal Play Store, ci sarà sempre una parte del pubblico disposta a utilizzarli. Google dovrà quindi proteggere gli utenti meno esperti senza rendere inutilmente complicata una libertà che molti considerano fondamentale.

Il sideloading resta parte dell’identità Android

Per ora il sondaggio manda un messaggio abbastanza chiaro. Le nuove barriere non sembrano sufficienti a far abbandonare il sideloading Android a chi lo utilizza già.

Google può aggiungere controlli e passaggi di sicurezza, ma oltre l’80% dei partecipanti continua a vedere valore nelle fonti alternative. E per molti utenti questa possibilità resta ancora una delle differenze più importanti tra Android e un ecosistema completamente chiuso.

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