LinkedIn dichiara guerra all’AI slop nei post
LinkedIn introduce una nuova segnalazione contro l’AI slop, cioè i contenuti generati dall’intelligenza artificiale percepiti come ripetitivi, impersonali o di scarsa qualità. Le segnalazioni aiuteranno il social network a migliorare i propri sistemi di controllo. Inoltre, scomparirà la funzione che riscriveva automaticamente i post degli utenti.
Negli ultimi anni, LinkedIn è diventato uno degli spazi più riconoscibili per la diffusione dell’AI slop. Post molto lunghi, riflessioni costruite con formule ricorrenti e racconti motivazionali hanno invaso progressivamente il feed.
Spesso questi contenuti partono da una notizia, un’esperienza personale o un episodio di cronaca. Poi, però, vengono trasformati in lezioni sulla leadership, sulla produttività o sulla crescita professionale.
LinkedIn sembra aver riconosciuto il problema. Il social network ha infatti introdotto un nuovo pulsante che permette agli utenti di segnalare un post quando “sembra AI slop”.
La scelta delle parole è piuttosto diretta. La piattaforma non utilizza una formula generica come “contenuto generato con l’intelligenza artificiale”. Al contrario, adopera proprio un termine nato online per descrivere contenuti artificiali, ripetitivi e poco utili.
LinkedIn ed AI slop: arriva il pulsante di segnalazione
La nuova opzione è stata individuata durante alcuni test effettuati da 404 Media. Gli utenti possono utilizzarla quando ritengono che un post o un commento presenti caratteristiche tipiche dell’AI slop.
Non significa necessariamente che il contenuto sia stato generato interamente da un chatbot. Il termine viene usato anche per indicare testi poco originali, eccessivamente costruiti oppure pubblicati senza un reale contributo personale.
Proprio questa ambiguità rende difficile creare un sistema automatico perfetto. Per questo motivo, LinkedIn vuole utilizzare anche le segnalazioni della community.
Le indicazioni fornite dagli utenti contribuiranno ad addestrare e migliorare i modelli impiegati per organizzare il feed. In questo modo, la piattaforma potrà capire quali post vengono percepiti come artificiali o di bassa qualità.
Perché la definizione di AI slop è complicata
L’AI slop non può essere identificato soltanto osservando la grammatica o la struttura di un testo. Anche una persona può scrivere un post ripetitivo, mentre un contenuto assistito dall’intelligenza artificiale può risultare utile e originale.
Inoltre, gli strumenti generativi cambiano rapidamente. Le formule riconoscibili oggi potrebbero diventare meno evidenti nei prossimi mesi.
Di conseguenza, LinkedIn non sembra voler punire semplicemente l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato riguarda soprattutto la qualità del contenuto e il valore offerto agli utenti.
LinkedIn migliora i sistemi che controllano il feed
Dopo la pubblicazione della notizia, Hari Srinivasan, responsabile prodotto di LinkedIn, ha confermato l’esistenza della nuova funzione.
Secondo Srinivasan, la riduzione dell’AI slop rappresenta una priorità per la piattaforma. Le persone utilizzano LinkedIn per entrare in contatto con professionisti reali e leggere esperienze autentiche.
Per questo motivo, il social network sta potenziando i classificatori utilizzati per riconoscere i post di scarsa qualità. Questi sistemi analizzeranno i contenuti prima di proporli nel feed.
La modifica interesserà soprattutto i post suggeriti e quelli pubblicati da persone esterne alla propria rete. Sono proprio queste aree a permettere alla piattaforma di distribuire contenuti potenzialmente virali.
Un post segnalato non dovrebbe quindi sparire automaticamente. La segnalazione diventerà piuttosto un elemento aggiuntivo per migliorare gli algoritmi e limitare la visibilità dei contenuti meno interessanti.
LinkedIn ammette anche che il concetto di slop cambia nel tempo. Per questa ragione, il contributo degli utenti sarà utile per aggiornare continuamente i criteri di valutazione.
Addio alla funzione che riscriveva i post
La battaglia contro l’AI slop coinvolgerà anche gli strumenti generativi integrati direttamente nella piattaforma.
LinkedIn rimuoverà la funzione “enhance your post”, pensata per modificare e migliorare automaticamente i testi prima della pubblicazione.
Questa opzione poteva cambiare in modo significativo il tono originale dell’autore. Il risultato rischiava quindi di assomigliare ai classici post aziendali generati con formule standard.
Al suo posto arriverà uno strumento più semplice. La nuova funzione controllerà il testo e correggerà eventuali errori, senza cambiare la voce personale dell’utente.
La differenza è importante. Un assistente che corregge refusi e problemi grammaticali lascia all’autore la responsabilità delle idee. Uno strumento che riscrive interamente il contenuto, invece, può rendere molti post simili tra loro.
LinkedIn vuole recuperare contenuti più autentici
La decisione di LinkedIn mostra come il problema non riguardi soltanto la presenza dell’intelligenza artificiale. La questione principale è l’enorme quantità di contenuti prodotti senza una vera esperienza da condividere.
Nel settore professionale, la credibilità dipende spesso dal punto di vista personale. Un racconto diretto, anche imperfetto, può risultare più interessante di un testo formalmente impeccabile ma privo di identità.
LinkedIn sembra voler spingere gli utenti proprio in questa direzione. L’intelligenza artificiale potrà ancora essere utilizzata come supporto, ma non dovrebbe sostituire completamente il contributo umano.
Resta da capire quanto saranno efficaci le segnalazioni. Il rischio di valutazioni soggettive esiste, soprattutto perché non tutti condividono la stessa definizione di AI slop.
La nuova funzione rappresenta comunque un segnale chiaro. Dopo aver promosso strumenti di scrittura automatica, LinkedIn sta cercando di limitare gli effetti più evidenti della produzione artificiale di massa.
Il vero risultato dipenderà dal modo in cui la piattaforma utilizzerà i dati raccolti. Se i nuovi classificatori funzioneranno correttamente, il feed potrebbe diventare meno ripetitivo e più vicino alle esperienze reali degli utenti.