OpenAI pubblicità: i primi numeri sorprendono

OpenAI pubblicità: i primi numeri sorprendono

Secondo gli ultimi report, il test per le pubblicità avviato da OpenAI negli Stati Uniti dentro ChatGPT ha già superato i 100 milioni di dollari di ricavi annualizzati in appena sei settimane. È un dato che pesa, perché mostra quanto rapidamente il gruppo stia cercando nuove entrate per sostenere i costi sempre più alti dello sviluppo AI.

Il pilot era stato annunciato a gennaio e riguarda, almeno in questa fase, gli utenti del piano gratuito e del piano Go. OpenAI aveva già chiarito che gli annunci sarebbero rimasti separati dalle risposte generate dal modello e che le conversazioni degli utenti non sarebbero state condivise con gli inserzionisti.

OpenAI pubblicità: in crescita

Il dettaglio forse più interessante è che, pur con questi numeri, la monetizzazione è ancora lontana dal suo limite teorico. Si riporta infatti che circa l’85% degli utenti è già idoneo a vedere pubblicità, ma meno del 20% li visualizza ogni giorno. In pratica, il test sta funzionando bene pur senza spingere ancora a fondo sulla frequenza.

Questo aiuta a leggere meglio il dato dei 100 milioni annuali. Non significa che OpenAI abbia già costruito un business pubblicitario maturo, ma mostra che il modello può scalare in fretta anche restando, almeno per ora, relativamente prudente nella pressione sugli utenti.

OpenAI pubblicità: tanti inserzionisti e self-service in arrivo

OpenAI ha già superato quota 600 inserzionisti, mentre quasi l’80% delle piccole e medie imprese coinvolte avrebbe mostrato interesse verso gli annunci in ChatGPT. Inoltre l’azienda prevede di lanciare ad aprile strumenti self-serve per gli advertiser, cioè una piattaforma più diretta per acquistare e gestire campagne.

Qui il messaggio è questo: OpenAI non sta più trattando la pubblicità come una prova marginale. Ma come un nuovo asse di business da allargare in tempi rapidi. A rafforzare tutto questo c’è anche la nomina di David Dugan, ex dirigente advertising di Meta, alla guida del team globale per le soluzioni pubblicitarie.

Può aiutare i conti, ma il nodo resta la fiducia

Naturalmente il punto più delicato resta quello della fiducia. Si può osservare come molti analisti vedono negli annunci una possibile nuova fonte di ricavi molto importante, ma allo stesso tempo riconoscono che questa scelta può infastidire una parte degli utenti e mettere sotto pressione la percezione del prodotto.

OpenAI, dal canto suo, sostiene di non vedere impatti negativi sugli indicatori di fiducia dei consumatori, di registrare bassi tassi di chiusura degli annunci e di star migliorando la pertinenza della pubblicità grazie ai feedback ricevuti. Nelle prossime settimane, inoltre, il test si estenderà anche in altri Paesi, tra cui Australia, Nuova Zelanda e Canada.

La pubblicità di OpenAI non è più solo un esperimento curioso: è già un business che mostra trazione. Il punto, adesso, sarà capire fin dove potrà crescere senza rovinare l’equilibrio tra monetizzazione, utilità del prodotto e fiducia degli utenti.

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