Google Pixel 10a fotocamera: DxOMark boccia il sensore, sotto il Pixel 8a del 2024

Google Pixel 10a fotocamera: la scelta dell’hardware fa male

Google ha presentato il Pixel 10a come uno smartphone compatto, robusto e accessibile. Il dispositivo si distingue esteticamente per le fotocamere a filo con il pannello posteriore, una soluzione pulita e moderna. Tuttavia, l’analisi approfondita condotta da DxOMark rivela una realtà meno brillante. Il Google Pixel 10a fotocamera non riesce a convincere, e il confronto con modelli più datati fa emergere scelte hardware difficili da digerire. A 499 dollari, ci si aspetterebbe di più da uno smartphone che eredita il nome di una serie celebre per la qualità fotografica.

134 punti DxOMark: peggio del Pixel 8a lanciato due anni fa

Il Pixel 10a ottiene 134 punti nella classifica DxOMark, un risultato che lo piazza al 75° posto nella graduatoria globale degli smartphone. Sei punti in più rispetto al Pixel 9a, grazie ai soli miglioramenti nell’elaborazione software delle immagini. Fin qui, nulla di preoccupante. Il problema emerge quando si guarda indietro.

Il Pixel 8a, lanciato due anni fa, totalizza 136 punti e supera il nuovo arrivato. La ragione è concreta: nel 2024, Google aveva scelto di montare sul Pixel 8a una fotocamera principale da 64 MP con un sensore da 1/1,73 pollici, più grande e più capace. Sul Pixel 10a, invece, troviamo una principale da 48 MP con un sensore da 1/2,0 pollici, ereditata invariata dal Pixel 9a. Nessuna evoluzione, nessun upgrade. Il salto generazionale, sul fronte fotografico, semplicemente non c’è stato.

Ancora più netto è il confronto con l’Apple iPhone 15, che incassa 145 punti, undici in più del Pixel 10a. Un divario significativo tra dispositivi che si trovano in una fascia di prezzo simile. Al contrario, il Pixel 10a riesce comunque a battere vecchi modelli come l’iPhone 14, il Google Pixel 6 e il Samsung Galaxy S23, tenendo una posizione di mercato accettabile nella parte media della classifica.

I punti deboli: rumore, autofocus e l’assenza del teleobiettivo

Le criticità emerse dall’analisi di DxOMark sono chiare e ripetute. In condizioni di scarsa illuminazione, il Pixel 10a mostra un rumore visibile nelle immagini, problema direttamente collegato alle ridotte dimensioni fisiche del sensore. La fotocamera principale da 48 MP con apertura f/1.7 e la ultra-grandangolare da 13 MP f/2.2 (sensore da 1/3,1 pollici) faticano entrambe a gestire scene difficili. Pertanto, foto notturne, ambienti interni poco illuminati e tramonti risultano spesso deludenti.

Anche l’esposizione automatica e il bilanciamento del bianco mostrano comportamenti incoerenti nelle situazioni critiche. In piena luce solare, invece, il dispositivo si comporta meglio: la gamma dinamica è relativamente ampia e i colori restano naturali. La modalità ritratto funziona correttamente, con una separazione soggetto-sfondo convincente per la fascia di prezzo.

Il tallone d’Achille più evidente è però l’assenza di un teleobiettivo. Nel punteggio DxOMark dedicato alle riprese zoom, il Pixel 10a colleziona appena 25 punti, mentre i modelli più avanzati in questa categoria raggiungono i 140 punti. Un divario abissale. Anche nei video, il dispositivo mostra pochi dettagli rispetto alla concorrenza diretta. L’autofocus si comporta in modo impreciso nei soggetti in movimento, elemento critico per chi usa il telefono per riprendere scene dinamiche.

Pixel 10a: quando il software non basta a salvare l’hardware

Il caso Pixel 10a solleva una riflessione importante sul mercato degli smartphone mid-range. Google ha sempre eccelluto nella fotografia computazionale, sfruttando l’elaborazione software per far sembrare le sue fotocamere migliori di quanto siano sulla carta. Per anni questa strategia ha funzionato alla grande, costruendo la reputazione fotografica della serie Pixel.

Tuttavia, il Pixel 10a dimostra che esiste un limite oltre il quale il software non può compensare le carenze hardware. Sensori piccoli, assenza di zoom ottico e limitata capacità in condizioni critiche di luce sono problemi strutturali che nessun algoritmo risolve completamente. Il gap con il Pixel 8a è il segnale più preoccupante: Google ha di fatto fatto un passo indietro, scegliendo di tagliare sui costi del sensore principale per mantenere il prezzo sotto i 500 dollari.

In un anno in cui la crisi delle memorie e l’aumento generale dei costi stanno ridisegnando i confini del mid-range, questa scelta è forse comprensibile. Ma chi acquista un Pixel lo fa anche per le fotografie, e deludere proprio su quel fronte rischia di indebolire la proposta commerciale più forte che questo brand abbia mai avuto.

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