Tensione tra Cina e Taiwan dopo il ban su Huawei

Tensione tra Cina e Taiwan dopo il ban su Huawei

La situazione tra Cina e Taiwan torna a infiammarsi. Dopo anni di coesistenza forzata, la recente decisione di Taiwan di vietare le esportazioni verso Huawei ha provocato una nuova escalation. La Cina ha già annunciato una risposta decisa.

Taiwan mette Huawei e SMIC nella lista nera

Taiwan ha inserito Huawei, SMIC e altri giganti tecnologici cinesi in una blacklist commerciale. Le aziende taiwanesi non potranno collaborare con i gruppi indicati, salvo specifiche autorizzazioni.

Il provvedimento colpisce anche settori strategici come quello dei semiconduttori, dove operano realtà di rilievo come TSMC. Secondo il governo taiwanese, la misura serve a rafforzare la sicurezza nazionale e allinearsi con gli interessi degli Stati Uniti.

La risposta cinese: “Pronti a misure forti”

Pechino non ha preso bene la decisione. Durante un briefing, la portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan, Zhu Fenglian, ha definito il provvedimento “spregevole”. Ha poi dichiarato:

“Prenderemo misure forti per difendere l’ordine normale degli scambi economici e commerciali tra le due sponde dello Stretto.”

Al momento, la Cina non ha chiarito quali azioni intenda intraprendere, ma ha lasciato intendere che le rappresaglie potrebbero arrivare presto.

La guerra commerciale USA-Cina condiziona le alleanze

Negli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno intensificato la pressione sulla Cina, soprattutto sul piano tecnologico. L’obiettivo dichiarato è contenere le ambizioni di Pechino nel settore high-tech.

Taiwan, alleata storica degli USA, ha scelto chiaramente da che parte stare. La mossa di bloccare le esportazioni verso Huawei è in linea con le restrizioni già adottate da Washington, che ha inserito l’azienda cinese nella Entity List.

Questa lista vieta anche alle aziende straniere di collaborare con Huawei, se nei loro prodotti ci sono componenti brevettati da aziende americane. Il caso più emblematico riguarda ASML, colosso olandese della litografia EUV, che non può esportare macchinari avanzati verso la Cina.

La Cina cerca soluzioni alternative

Malgrado gli ostacoli, alcune aziende cinesi stanno dimostrando resilienza. SMIC è riuscita a produrre chip con tecnologie competitive, mentre Huawei continua a innovare nonostante i limiti imposti.

Il divario con colossi come Qualcomm resta evidente, ma i progressi sono costanti. Anche in assenza di accesso diretto alle tecnologie più avanzate, la Cina sta cercando vie alternative per rafforzare la propria autonomia digitale.

Lascia un commento