Google domina i siti web: il consenso resta decisivo
Secondo l’Osservatorio iubenda, Google domina i siti web analizzati attraverso servizi come Fonts, Analytics 4 e Tag Manager. Il dato più interessante riguarda però il tracciamento: circa il 74% dei tracker è di prima parte. Questo non significa che il consenso diventi automaticamente inutile.
Google al primo posto? Ecco cosa dice l’analisi
Dietro un sito web apparentemente semplice possono lavorare numerosi servizi che l’utente non vede. Strumenti per statistiche, font, sicurezza e gestione dei tag sono ormai parte dell’infrastruttura quotidiana di molte pagine.
Una nuova analisi dell’Osservatorio iubenda fotografa questa situazione partendo da 234.595 siti, con dati aggiornati a luglio 2026. Il campione deriva dalle scansioni periodiche effettuate sui siti dei clienti iubenda, prevalentemente europei.
Google domina i siti web analizzati da iubenda
I numeri mostrano una forte presenza dei servizi Google. Google Fonts compare sul 58,4% dei siti analizzati, mentre Google Analytics 4 raggiunge il 56,7%.
Seguono Cloudflare con il 28,9%, Google Tag Manager con il 27,6% e Google reCAPTCHA con il 23,3%. Il primo strumento pubblicitario non riconducibile a Google è invece Meta Pixel, presente sul 16,4% dei siti.
I dati mostrano quindi una certa concentrazione dell’infrastruttura tecnica. Non si parla soltanto di pubblicità, perché nell’elenco troviamo anche strumenti dedicati a font, analytics, CAPTCHA e gestione dei tag.
Molti di questi elementi lavorano senza essere direttamente visibili durante la navigazione. Proprio per questo, secondo iubenda, diventa importante rendere chiaro come vengono utilizzati e quali dati possono trattare.
Google al primo posto: il 74% dei tracker è di prima parte
Il dato forse più interessante riguarda la natura del tracciamento. Secondo l’Osservatorio, circa il 74% dei tracker rilevati è di prima parte.
In termini semplici, significa che vengono impostati sul dominio del sito che stiamo visitando. Nella maggior parte dei casi si tratta di cookie, invece di strumenti caricati direttamente da un dominio esterno.
Qui nasce però un equivoco importante. Definire un tracker “di prima parte” non significa che i dati raccolti rimangano necessariamente all’interno del sito.
La distinzione descrive infatti quale dominio imposta il cookie, non chi riceverà poi le informazioni. Per questo motivo, la sola classificazione tecnica non basta per stabilire se il consenso sia necessario.
Prima parte non significa automaticamente senza consenso
Iubenda sottolinea proprio questo aspetto. Anche un tracker di prima parte può richiedere il consenso quando non è strettamente necessario al funzionamento del servizio.
La funzione svolta diventa quindi più importante della semplice provenienza del cookie. Un banner non dovrebbe limitarsi a informare l’utente, ma dovrebbe essere collegato a un sistema capace di bloccare le tecnologie non necessarie prima della scelta.
È una distinzione utile anche per chi gestisce un sito. Spostare tecnicamente un sistema di tracciamento dalla terza alla prima parte non elimina automaticamente gli obblighi legati al consenso.
I browser limitano soprattutto i cookie di terze parti
L’evoluzione dei browser ha reso la situazione ancora più articolata. Le limitazioni più aggressive riguardano infatti soprattutto i cookie di terze parti, mentre quelli di prima parte continuano normalmente a funzionare.
A questo si aggiungono le architetture di raccolta dati lato server. In questi casi, una parte delle comunicazioni può non essere direttamente visibile tra le richieste effettuate dal browser.
Di conseguenza, osservare soltanto ciò che accade nel browser non sempre permette di ricostruire l’intero percorso dei dati. Per iubenda, la tutela della privacy deve quindi andare oltre la semplice distinzione tra cookie first-party e third-party.
Il consenso resta il vero elemento di controllo
La fotografia dell’Osservatorio sposta quindi l’attenzione sulla gestione del consenso. L’utente deve poter comprendere quali tecnologie vengono utilizzate e decidere sull’attivazione di quelle non indispensabili.
Secondo Giulia Stancampiano, Head of Legal di iubenda, occorre soprattutto capire a cosa serve un tracker. Un cookie impostato direttamente dal sito non diventa automaticamente necessario soltanto perché tecnicamente appartiene alla prima parte.
Da qui nasce anche l’importanza dei sistemi di gestione del consenso. Il banner visibile all’utente rappresenta soltanto la parte più evidente di un meccanismo che deve poi applicare concretamente la scelta effettuata.
Pochi grandi operatori dietro molti servizi digitali
L’analisi evidenzia anche un altro aspetto: una parte significativa dell’infrastruttura dei siti osservati dipende da un numero ristretto di grandi operatori internazionali.
Iubenda collega questo scenario al più ampio dibattito sulla sovranità digitale e sulla concentrazione delle infrastrutture tecnologiche. Il dato non riguarda quindi soltanto la privacy, ma anche il modo in cui è costruito l’ecosistema digitale.
La forte diffusione dei servizi Google rappresenta l’esempio più evidente nel campione. Font, analytics, CAPTCHA e gestione dei tag coprono infatti funzioni molto diverse, ma spesso convivono sullo stesso sito.
Anche gli agenti AI potrebbero complicare il quadro
Guardando più avanti, iubenda indica anche l’evoluzione degli agenti basati sull’intelligenza artificiale come un possibile nuovo elemento di complessità.
Le interazioni potrebbero infatti distribuirsi tra più servizi e ambienti digitali. Questo renderebbe ancora più importante documentare in modo chiaro e verificabile le scelte relative al trattamento dei dati.
Si tratta, come specifica iubenda, di uno scenario ancora in evoluzione. La direzione suggerita è però coerente con un ecosistema nel quale sempre più processi avvengono lontano dalla vista diretta dell’utente.
La privacy non dipende solo dal tipo di cookie
L’Osservatorio iubenda offre quindi due indicazioni interessanti. La prima è la forte concentrazione di alcuni servizi tecnici, con Google particolarmente presente nei 234.595 siti analizzati.
La seconda riguarda il tracciamento. Il fatto che circa tre tracker su quattro siano di prima parte non rende meno importante la gestione del consenso.
Per chi naviga, la differenza tra prima e terza parte resta quasi invisibile. Per chi gestisce un sito, invece, capire finalità e funzionamento delle tecnologie utilizzate diventa sempre più importante.
Ed è proprio qui che il consenso mantiene il suo ruolo centrale: non come semplice finestra da chiudere, ma come meccanismo che deve tradurre concretamente la scelta dell’utente nel comportamento del sito.