Apple Vision Pro sorprende con il baseball immersivo in 8K
Apple Vision Pro trova nello sport dal vivo uno dei suoi utilizzi più convincenti. L’esperienza immersiva di Friday Night Baseball porta Red Sox-Yankees nel visore con video 3D registrato in 8K e campo visivo di 180°. Le prime impressioni parlano di una sensazione sorprendentemente vicina a quella di trovarsi realmente allo Yankee Stadium.
Apple Vision Pro continua a essere un prodotto difficile da inquadrare.
Il prezzo è elevato. Il peso non lo rende ideale per tutti. Inoltre, molte attività possono essere svolte più comodamente con dispositivi decisamente meno costosi.
Poi arriva un’esperienza come Friday Night Baseball e il discorso cambia.
Apple ha portato una partita MLB tra Boston Red Sox e New York Yankees dentro Vision Pro attraverso un formato immersivo che ha raccolto giudizi molto positivi da diversi osservatori del mondo Apple.
E questa volta non sembra essere soltanto l’effetto novità.
Apple Vision Pro e il baseball: 3D, 8K e visuale a 180°

La partita è stata proposta utilizzando video tridimensionale registrato in 8K con un campo visivo di 180 gradi.
La differenza rispetto alla classica trasmissione televisiva è sostanziale.
Non ci si limita a guardare un rettangolo sospeso davanti agli occhi.
L’obiettivo è dare allo spettatore la sensazione di trovarsi fisicamente vicino al campo.
Michael Simon di Macworld ha descritto l’esperienza come quasi paragonabile all’essere realmente allo Yankee Stadium.
Ed è significativo perché Simon ammette di non aver mai sentito particolare desiderio di acquistare Vision Pro, arrivando a preferire altri prodotti Apple anche disponendo di circa 4.000 dollari da spendere.
Friday Night Baseball gli avrebbe però fatto cambiare prospettiva sul dispositivo.
Per il baseball immersivo meno telecamere funzionano meglio
Curiosamente, uno degli aspetti più apprezzati riguarda ciò che Apple ha deciso di non fare.
Rispetto ad alcune precedenti esperienze sportive immersive, l’azienda ha ridotto i continui cambi di telecamera.
Ogni metà inning viene mostrata principalmente attraverso una singola telecamera posizionata sulla balaustra del dugout, vicino al cerchio del battitore in attesa.
Da quella posizione si vedono bene lanciatore, battitore e parte dell’infield.
Sono visibili anche molti degli eventi che avvengono davanti alla panchina, nel territorio di foul.
Al cambio dell’inning cambia anche la posizione della telecamera.
Lo spettatore mantiene così la prospettiva della squadra che si trova in battuta.
La sensazione di presenza conta più del montaggio televisivo
La scelta può sembrare strana.
Una normale regia sportiva cerca continuamente l’inquadratura migliore e alterna primi piani, replay e visuali differenti.
Dentro un’esperienza immersiva, però, troppi cambi rischiano di spezzare la sensazione di trovarsi realmente nello stadio.
Jason Snell ha apprezzato proprio questo approccio.
La sua impressione è stata quella di sedersi allo Yankee Stadium e guardare la partita, più che di assistere a una tradizionale produzione televisiva trasferita dentro un visore.
Ed è probabilmente questa la strada più interessante per Apple Immersive.
Il jumbotron virtuale porta la TV dentro lo stadio
Apple non ha però rinunciato ai vantaggi della normale trasmissione televisiva.
La soluzione scelta è un jumbotron virtuale sospeso sopra il campo.
Basta alzare lo sguardo per trovare scoreboard, grafiche e il normale feed video 16:9 trasmesso su Apple TV.
In questo modo è possibile vedere un replay oppure osservare meglio qualcosa che sta accadendo lontano dalla posizione della telecamera immersiva.
Poi basta tornare a guardare il campo.
È una soluzione semplice, ma molto intelligente.
Lo spettatore mantiene la sensazione di presenza senza rinunciare alle informazioni e ai replay tipici di una trasmissione televisiva moderna.
John Gruber: l’esperienza live aggiunge qualcosa di diverso
Anche John Gruber di Daring Fireball è rimasto particolarmente colpito.
Secondo Gruber, Vision Pro continua a essere giudicato soprattutto attraverso il numero limitato di unità vendute.
Prezzo, peso e complessità restano infatti ostacoli importanti finché Apple non proporrà modelli più economici e leggeri.
Questo, però, non cancella la qualità delle esperienze immersive.
Nel caso dello sport live entra inoltre in gioco un elemento difficile da replicare con contenuti preregistrati: la consapevolezza che ciò che stiamo osservando sta avvenendo in quel momento.
La combinazione tra presenza virtuale e diretta crea qualcosa di differente dalla semplice visione di un video a 180°.
Apple Vision Pro trova finalmente un utilizzo dove uno schermo non basta
Per film e serie TV il confronto con Vision Pro resta più complicato.
Un televisore OLED di grandi dimensioni oppure dispositivi indossabili molto più leggeri possono offrire un’esperienza eccellente spendendo molto meno.
Il baseball immersivo mette invece Vision Pro in una posizione differente.
Un televisore può mostrare benissimo una partita.
Non può però simulare allo stesso modo la sensazione di trovarsi a pochi metri dal diamante dello Yankee Stadium.
Ed è qui che il visore Apple può iniziare a giustificare una parte della propria complessità.
Non perché sostituisce meglio uno schermo.
Perché permette un’esperienza che uno schermo tradizionale non può offrire.
Lo sport potrebbe diventare una delle applicazioni migliori per Vision Pro
La partita Red Sox-Yankees mostra anche quanto sia importante scegliere correttamente il linguaggio delle produzioni immersive.
Non basta moltiplicare le telecamere o cambiare continuamente prospettiva.
Anzi, in questo caso sembra funzionare meglio l’approccio opposto.
Una buona posizione, continuità visiva e libertà di guardarsi attorno possono essere più efficaci di una regia aggressiva.
Il jumbotron virtuale interviene quando serve, aggiungendo replay e informazioni senza distruggere quella sensazione di presenza.
È una combinazione che potrebbe funzionare anche con altri sport.
Per Apple, soprattutto, potrebbe rappresentare una delle dimostrazioni più convincenti del motivo per cui Vision Pro esiste.
Il dispositivo resta costoso, pesante e ancora lontano dal diventare un prodotto per tutti.
Ma quando ci permette di guardare una partita in 3D, 8K e 180° come se fossimo seduti vicino al campo, la tecnologia smette per qualche momento di sembrare soltanto una costosa dimostrazione di spatial computing.
Comincia a mostrare qualcosa che un normale televisore, per quanto eccellente, semplicemente non può replicare.