Amazfit Cheetah 2 Ultra: tecnologia e dati verso UTMB
Oltre 170 chilometri e 10.000 metri di dislivello positivo rendono UTMB Mont-Blanc una gara nella quale allenamento, gestione dello sforzo e capacità di adattamento diventano decisive. Ruth Croft, Ben Dhiman, Rod Farvard e Martina Valmassoi hanno condiviso parte della loro preparazione monitorata con Amazfit Cheetah 2 Ultra. I dati mostrano più lavoro sulla forza, volumi molto elevati e strategie di gara profondamente diverse.
UTMB Mont-Blanc prenderà il via venerdì 28 agosto 2026 e porterà nuovamente gli atleti intorno al massiccio del Monte Bianco. Per molti significa trascorrere una notte intera sul percorso e avvicinarsi a un giorno completo di attività senza dormire.
Tra i nomi da seguire ci sono Ruth Croft, vincitrice nel 2025, Ben Dhiman, secondo nella stessa edizione, Martina Valmassoi e Rod Farvard. Questi ultimi hanno vinto la Trail 100 Andorra by UTMB dello scorso giugno.
I quattro atleti utilizzano Amazfit Cheetah 2 Ultra per monitorare parte della preparazione e alcune metriche durante la gara. I loro dati permettono anche di capire quanto una ultramaratona moderna richieda molto più della semplice capacità di correre a lungo.
Amazfit Cheetah 2 Ultra misura un allenamento sempre più completo
Una tendenza accomuna la preparazione degli atleti Amazfit: più spazio al potenziamento muscolare.
Tra luglio e l’inizio di agosto, gli esercizi dedicati alla forza hanno rappresentato almeno il 20% del carico complessivo. Non si tratta quindi di un’attività marginale rispetto alla corsa.
Amazfit utilizza Training Balance per distinguere e analizzare il lavoro dedicato a forza e resistenza. Dopo ogni sessione, l’atleta può inoltre correggere il livello di affaticamento percepito.
In base agli obiettivi impostati, il sistema suggerisce poi quali tipologie di allenamento inserire nei giorni successivi.
Questa possibilità diventa utile quando il volume cresce molto. Il dato automatico fornisce infatti una base oggettiva, mentre la valutazione personale permette di aggiungere come ci si sente realmente dopo l’allenamento.

Ruth Croft e Martina Valmassoi aumentano il lavoro sulla forza
A luglio Ruth Croft ha raggiunto fino a 22 ore di allenamento settimanali, comprese due sessioni di forza.
La vincitrice dell’UTMB 2025 arriva a questa edizione dopo una preparazione più regolare rispetto allo scorso anno. Nel 2025 aveva infatti affrontato anche un problema all’anca nelle settimane precedenti alla gara.
Per il 2026, Croft e il suo allenatore non hanno rivoluzionato il programma. Hanno invece aumentato l’attenzione dedicata al potenziamento muscolare, con l’obiettivo di gestire meglio i carichi.
Anche Martina Valmassoi ha inserito due sedute di forza ogni settimana.
In parallelo ha accumulato circa 9.000 metri di dislivello positivo e fino a 20 ore settimanali di allenamento.
Nel suo caso la scelta deriva anche dalla necessità di gestire alcuni problemi fisici cronici. Per questo Valmassoi ha preferito lavorare maggiormente sulla forza invece di aumentare ulteriormente il volume della corsa.

Ben Dhiman raggiunge il volume più alto della sua carriera
L’approccio di Ben Dhiman è differente.
L’atleta statunitense, che vive e si allena sulle Alpi francesi, ha mantenuto fino a due sessioni settimanali di forza. Allo stesso tempo, ha però incrementato in modo significativo il volume dedicato alla corsa.
A gennaio ha totalizzato 107 ore di allenamento, seguite da 95 ore a febbraio e 105 a marzo.
Negli ultimi tre mesi il volume complessivo è cresciuto del 30% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le sessioni ad alta intensità sono invece diminuite del 50%.
A luglio Dhiman ha raggiunto circa 12.000 metri di dislivello positivo alla settimana.
Il programma alternava uscite in montagna da cinque o sei ore, corse collinari, sessioni leggere in pianura e allenamenti in salita sul tapis roulant.
ATL e CTL aiutano a leggere il carico
Tra i dati monitorati con Amazfit Cheetah 2 Ultra compaiono anche ATL e CTL.
ATL, Acute Training Load, misura il livello di affaticamento accumulato nei sette giorni precedenti.
CTL, Chronic Training Load, osserva invece il carico complessivo degli ultimi 42 giorni.
Usati insieme, questi valori permettono di confrontare lo stress recente con quello costruito nel medio periodo. Per un atleta endurance possono quindi aiutare a capire se l’incremento degli allenamenti sta diventando troppo rapido.
Durante UTMB le metriche cambiano anche la strategia
Il lavoro con i dati non termina quando parte la gara.
Rod Farvard, nono nel 2025, vuole adottare un’impostazione aggressiva. L’obiettivo è rimanere fin dall’inizio con il gruppo che occuperà le prime posizioni.
Durante la corsa controllerà sul suo Amazfit Cheetah 2 Ultra distanza, passo, altitudine, dislivello positivo e frequenza cardiaca.
Anche la mappa con navigazione avrà un ruolo importante lungo un percorso superiore ai 170 chilometri.
Martina Valmassoi partirà invece con maggiore prudenza, cercando di conservare energie per la seconda parte della gara.
Sul suo smartwatch imposterà inoltre un promemoria ogni 30 minuti per ricordarsi di assumere un gel o mangiare.
Due strategie diverse, quindi, ma con un elemento comune: lo smartwatch viene utilizzato come strumento di controllo durante la gara, non soltanto per registrarla a posteriori.

Il dato non sostituisce la capacità di adattarsi
Su una gara di questa durata esiste però una variabile che nessuna pianificazione può eliminare: le condizioni esterne.
I cambiamenti meteorologici possono modificare temperatura, ritmo, alimentazione e idratazione. Proprio il meteo aveva contribuito a numerosi ritiri nell’edizione precedente.
Farvard evidenzia come le esigenze nutrizionali possano cambiare insieme alla temperatura. Seguire uno schema senza modificarlo rischia quindi di portare a un’assunzione errata di carboidrati o liquidi.
Anche l’esperienza di Ruth Croft va nella stessa direzione.
Durante l’UTMB 2025, arrivata a Les Contamines, aveva dovuto modificare completamente il piano iniziale e concentrarsi semplicemente sulla gestione della notte.
È probabilmente questa la parte più utile del racconto dei quattro atleti. Amazfit Cheetah 2 Ultra può fornire dati, mappe, carico, frequenza cardiaca e promemoria, ma quei numeri devono essere interpretati in base alle condizioni reali.
L’UTMB Mont-Blanc diventa così anche un test interessante per capire il ruolo attuale della tecnologia nell’endurance. Lo smartwatch raccoglie informazioni sempre più approfondite, mentre l’atleta deve decidere quando seguirle e quando modificare il piano costruito nei mesi precedenti.