Linux 7.2 introduce un nuovo requisito per le CPU
Con Linux 7.2 arriva un nuovo requisito hardware per le CPU x86: il supporto al Time Stamp Counter diventa obbligatorio per avviare il kernel. Nessun nuovo caso TPM 2.0, però: il TSC esiste dai primi Pentium del 1993 e la quasi totalità dei PC ancora utilizzabili lo supporta.
Quando si parla di nuovi requisiti hardware per un sistema operativo, il pensiero corre facilmente a Windows 11 e alla discussa imposizione del TPM 2.0. La nuova decisione presa dagli sviluppatori di Linux potrebbe quindi sembrare preoccupante.
In realtà, la situazione è molto diversa.
Con Linux 7.2, il kernel richiederà obbligatoriamente alle CPU x86 il supporto al Time Stamp Counter, conosciuto più semplicemente come TSC.
Se il processore non dispone di questa caratteristica, Linux non potrà avviarsi.
Sulla carta sembra un cambiamento importante. Nella pratica, però, riguarda hardware talmente vecchio che per quasi tutti gli utenti non cambierà assolutamente nulla.
Linux 7.2: il supporto TSC diventa obbligatorio
La modifica riguarda la configurazione CONFIG_X86_TSC, che con Linux 7.2 diventa una caratteristica obbligatoria.
Il kernel considera quindi il supporto al Time Stamp Counter un requisito necessario già durante la fase di avvio.
Il TSC è un contatore presente all’interno del processore e viene utilizzato dal sistema per misurare intervalli temporali con grande precisione. È una caratteristica importante per numerose operazioni interne del sistema operativo.
Finora Linux conservava ancora parti del codice pensate per gestire CPU x86 prive di questa funzionalità.
Con il nuovo kernel questa compatibilità non sarà più necessaria.
Gli sviluppatori potranno quindi iniziare a rimuovere anche il codice dedicato ai processori senza TSC, semplificando ulteriormente alcune sezioni del kernel.
Il Time Stamp Counter esiste dal 1993
Qui arriva la parte più importante per chi utilizza normalmente Linux.
Il Time Stamp Counter non è affatto una tecnologia recente.
La funzionalità risale infatti al 1993 e venne introdotta con i primi processori Intel Pentium. Parliamo quindi di una caratteristica presente sulle CPU x86 da oltre trent’anni.
Per trovare un computer realmente interessato dal nuovo requisito dobbiamo quindi tornare a piattaforme estremamente vecchie.
Un normale PC ancora utilizzato oggi, anche se datato, difficilmente avrà problemi con Linux 7.2 per questo motivo.
Il confronto con il TPM 2.0 di Windows 11 risulta quindi poco adatto dal punto di vista pratico.
Microsoft, con Windows 11, ha escluso numerose macchine ancora perfettamente utilizzabili. Il nuovo requisito Linux interviene invece su una generazione di processori ormai lontanissima dall’hardware moderno.
Nessun nuovo caso di Windows 11 per Linux 7.2
La notizia potrebbe inizialmente ricordare quanto accaduto con Windows 11, soprattutto per chi è passato a Linux proprio per continuare a utilizzare computer non compatibili con i requisiti Microsoft.
Non siamo però davanti allo stesso scenario.
Il supporto al TSC è presente su processori molto più vecchi rispetto a quelli che oggi vengono normalmente utilizzati per eseguire una distribuzione Linux desktop.
Anche computer con parecchi anni sulle spalle continueranno quindi a funzionare senza alcun cambiamento.
Il requisito serve soprattutto a stabilire un nuovo limite minimo per l’architettura x86 e, allo stesso tempo, a ridurre il peso del supporto dedicato ad hardware ormai praticamente scomparso.
Per l’utente comune non ci saranno configurazioni da modificare, moduli da attivare nel BIOS oppure componenti aggiuntivi da installare.
Se il processore supporta il TSC, Linux 7.2 potrà continuare ad avviarsi normalmente.
Linux sta progressivamente abbandonando le CPU più vecchie
La decisione non arriva completamente isolata.
Già con Linux 7.1 gli sviluppatori avevano iniziato ad abbandonare il supporto per i processori Intel i486, architettura introdotta alla fine degli anni Ottanta.
La rimozione ha permesso di eliminare parti di codice ormai utilizzate da una quantità estremamente ridotta di sistemi.
Rendere obbligatorio il TSC rappresenta quindi un altro passo nella stessa direzione.
Linux è noto per la capacità di funzionare anche su hardware molto vecchio. Questo non significa però che mantenere indefinitamente il supporto per ogni piattaforma sia sempre conveniente.
Ogni architettura legacy richiede codice specifico, controlli, manutenzione e test. Con il passare degli anni, continuare a gestire processori praticamente inutilizzati può complicare lo sviluppo senza offrire benefici concreti alla maggior parte degli utenti.
Il nuovo limite permette invece agli sviluppatori di concentrarsi sull’hardware realmente utilizzato.
Per quasi tutti non cambia assolutamente nulla
Chi possiede un PC relativamente recente può quindi ignorare tranquillamente il nuovo requisito di Linux 7.2.
Anche molti sistemi considerati ormai vecchi dispongono già del Time Stamp Counter.
Per essere realmente esclusi bisogna parlare di processori appartenenti a un’altra epoca informatica, precedenti alla diffusione dei Pentium.
La scelta segna comunque un piccolo passaggio storico per Linux.
Il kernel continua lentamente ad abbandonare alcune delle compatibilità che gli hanno permesso per decenni di funzionare su una quantità enorme di configurazioni hardware.
Questa volta, però, non c’è niente da temere.
Linux 7.2 introduce effettivamente un requisito per le CPU obbligatorio, ma per trovare un computer incompatibile bisogna andare molto più indietro nel tempo di quanto probabilmente immaginiamo.