Twitch userà le live per addestrare l’AI generativa

Twitch userà le live per addestrare l’AI generativa

Twitch inizierà a utilizzare le livestream per addestrare modelli di AI generativa. La funzione sarà attiva di default, mentre gli streamer potranno scegliere di disattivarla manualmente. La decisione ha provocato forti proteste, soprattutto dopo una spiegazione molto diretta dell’azienda: con un sistema opt-in, quasi nessuno sceglierebbe spontaneamente di partecipare.

Twitch entra in modo deciso nella corsa all’intelligenza artificiale generativa e lo fa con una scelta destinata a far discutere.

La piattaforma ha annunciato che potrà utilizzare i contenuti trasmessi dagli streamer per contribuire all’addestramento di modelli AI.

Il vero problema, almeno per una parte della community, non riguarda soltanto l’utilizzo dei contenuti. La funzione sarà infatti abilitata automaticamente.

Chi non vuole partecipare dovrà entrare nelle impostazioni e scegliere esplicitamente l’opt-out.

La decisione ha generato una reazione immediata. Su Twitch UserVoice, la richiesta di rendere questa funzione volontaria è diventata rapidamente una delle più sostenute dalla community.

Twitch: l’AI sarà attiva automaticamente

Il funzionamento scelto da Twitch parte da un principio semplice: tutti gli account partecipano, salvo decisione contraria dell’utente.

In pratica, gli streamer che non modificano le proprie impostazioni potrebbero contribuire all’addestramento dei modelli generativi.

Molti creator chiedono invece l’approccio opposto.

Secondo questa impostazione, Twitch dovrebbe lasciare la funzione disattivata e chiedere agli utenti di abilitarla volontariamente.

La differenza tra opt-in e opt-out non è soltanto terminologica.

Con l’opt-in, l’utente deve compiere un’azione per autorizzare l’utilizzo. Con l’opt-out, invece, deve intervenire per impedirlo.

Quest’ultimo sistema porta normalmente a una partecipazione molto più ampia, perché molti utenti non modificano mai le impostazioni predefinite.

Ed è proprio questo uno degli elementi che Twitch sembra conoscere perfettamente.

Twitch ammette perché non vuole l’opt-in

Durante una sessione di domande e risposte in diretta, il chief product officer Mike Minton e la responsabile della community Mary Kish hanno affrontato apertamente le critiche.

Una delle domande più frequenti riguardava proprio l’attivazione automatica.

La risposta di Minton è stata sorprendentemente diretta.

Secondo il dirigente, se Twitch utilizzasse un sistema opt-in, quasi nessuno sceglierebbe di aderire.

Per questo motivo, la piattaforma manterrà l’addestramento attivo per impostazione predefinita.

Minton ha inoltre sottolineato che molte piattaforme digitali seguono un approccio simile. Twitch ritiene invece distintivo il fatto di offrire comunque la possibilità di rifiutare l’utilizzo dei contenuti.

La spiegazione non ha però ridotto le critiche.

Una risposta sincera che non risolve il problema

Alcuni utenti hanno apprezzato almeno la chiarezza della risposta.

Twitch non ha cercato di presentare l’opt-out come una scelta fatta esclusivamente per semplificare l’esperienza.

La piattaforma ha ammesso che un sistema volontario ridurrebbe drasticamente la quantità di persone disponibili per l’addestramento.

Proprio questa sincerità, però, mette ancora più in evidenza il nodo della questione.

Se la maggioranza degli streamer probabilmente non sceglierebbe di partecipare, rendere la funzione automatica permette di ottenere una quantità di dati molto superiore.

Per molti creator, quindi, il problema riguarda il consenso.

Non vogliono essere loro a dover cercare l’impostazione per impedire l’utilizzo delle proprie dirette.

Gli streamer protestano contro la scelta di Twitch

La reazione della community è stata immediata.

Twitch UserVoice, la piattaforma utilizzata per raccogliere suggerimenti e richieste degli utenti, ha visto crescere rapidamente le proposte dedicate all’AI.

La richiesta principale è molto semplice: rendere l’addestramento opzionale fin dall’inizio.

La discussione riguarda naturalmente anche il valore dei contenuti.

Una livestream può comprendere ore di voce, commenti, gameplay, conversazioni e interazioni con il pubblico.

Per uno streamer professionista, quel materiale rappresenta il risultato del proprio lavoro.

L’idea che possa essere utilizzato per addestrare modelli generativi senza un’autorizzazione preventiva viene quindi percepita da alcuni come una scelta troppo aggressiva.

Il fatto che sia possibile disattivare la funzione riduce il problema, ma non elimina la discussione sul metodo.

Dietro Twitch c’è anche la strategia AI di Amazon

La scelta appare coerente con la strategia generale di Amazon, proprietaria di Twitch.

L’azienda investe da anni nell’intelligenza artificiale generativa e considera questa tecnologia una parte importante della propria crescita futura.

Non sorprende quindi che anche Twitch venga coinvolta.

Una piattaforma di livestreaming possiede una quantità enorme di contenuti audio e video prodotti quotidianamente.

Per i modelli AI, questo materiale può rappresentare una fonte molto interessante, soprattutto per applicazioni legate a voce, video, linguaggio e interazioni dal vivo.

Il materiale disponibile non chiarisce però nel dettaglio quali modelli verranno addestrati, quali parti delle dirette verranno utilizzate oppure come saranno trattati i contenuti della chat.

Sono aspetti che Twitch dovrà probabilmente spiegare meglio.

Twitch: l’AI arriva mentre Amazon spinge forte sul generativo

L’interesse di Amazon verso l’AI ha coinvolto anche altre divisioni.

Amazon Game Studios aveva lavorato anche a un progetto videoludico basato sull’intelligenza artificiale generativa.

Quel progetto è stato successivamente cancellato dopo importanti riduzioni del personale.

La vicenda mostra comunque quanto l’azienda stia cercando applicazioni dell’AI in settori molto diversi.

Twitch rappresenta un ambiente particolarmente interessante, perché combina video, voce e testo in tempo reale.

Proprio questa ricchezza rende però ancora più delicata la gestione dei dati.

Una diretta non appartiene soltanto allo streamer dal punto di vista creativo. Può includere anche interventi della community, ospiti e altri soggetti.

Di conseguenza, la piattaforma dovrà chiarire quali contenuti entreranno effettivamente nei processi di training.

La concorrenza potrebbe influenzare la decisione

Twitch non domina più il settore senza rivali.

Negli ultimi anni sono cresciute altre piattaforme di streaming e diversi creator hanno dimostrato di poter spostare una parte significativa del proprio pubblico.

Questo rende le reazioni della community più importanti rispetto al passato.

Uno streamer molto seguito può valutare alternative quando ritiene che una piattaforma non rispetti le proprie preferenze.

La pressione competitiva potrebbe quindi influenzare la decisione finale di Twitch.

L’azienda potrebbe mantenere l’attuale sistema, modificare le impostazioni oppure introdurre controlli più dettagliati.

Per ora, però, il messaggio è chiaro: l’addestramento AI rimarrà attivo automaticamente, con la possibilità di disattivarlo.

Twitch dovrà convincere chi crea i contenuti

La questione non riguarda soltanto l’intelligenza artificiale.

Riguarda soprattutto il rapporto tra una piattaforma e le persone che producono il materiale sul quale quella piattaforma vive.

Twitch offre infrastruttura, pubblico e strumenti. Gli streamer forniscono invece ore di contenuti che attirano e trattengono gli utenti.

Quando quei contenuti iniziano a essere utilizzati anche per sviluppare modelli AI, il rapporto diventa inevitabilmente più delicato.

L’opt-out rappresenta almeno uno strumento di controllo, ma la modalità scelta non piace a una parte importante della community.

E la spiegazione di Twitch ha reso il contrasto ancora più evidente.

L’azienda sa che con un sistema volontario pochissime persone parteciperebbero. Per questo motivo ha scelto di partire dall’opposto.

Dal punto di vista della quantità di dati è una scelta comprensibile. Dal punto di vista degli streamer, invece, significa dover rifiutare qualcosa che non hanno mai chiesto.

Ora resta da capire se le proteste saranno abbastanza forti da convincere Twitch a cambiare rotta oppure se l’azienda manterrà l’attuale approccio.

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