Apple finisce nel mirino della Russia per MAX

Apple finisce nel mirino della Russia per MAX

Lo scontro tra Apple e la Russia entra in una nuova fase. L’autorità antitrust ha aperto un procedimento per la mancata preinstallazione di MAX e RuStore sugli iPhone. Apple aveva ricevuto un avvertimento formale, ma non avrebbe rispettato tutte le richieste entro la scadenza prevista.

Apple sta avendo una battaglia contro la Russia per il controllo delle applicazioni presenti su iPhone. Il Servizio federale antimonopolio russo ha aperto un procedimento formale contro la società di Cupertino.

Al centro del caso troviamo MAX, il servizio di messaggistica sostenuto dallo Stato, e RuStore, il negozio russo di applicazioni.

Mosca vuole che entrambi siano disponibili sugli iPhone venduti nel Paese. Inoltre, le autorità chiedono una maggiore presenza dei motori di ricerca e dei servizi sviluppati in Russia.

Apple non avrebbe rispettato completamente l’ordine ricevuto. Di conseguenza, l’autorità antitrust ha deciso di passare alla fase legale.

Apple contro la Russia: parte il procedimento antitrust

La Federal Antimonopoly Service, conosciuta come FAS, aveva già inviato un avvertimento ad Apple nel mese di luglio.

Secondo l’autorità, le scelte dell’azienda avrebbero favorito servizi stranieri e penalizzato quelli russi. Apple avrebbe dovuto correggere la situazione entro il termine indicato dal regolatore.

La richiesta comprendeva la presenza di software nazionale sui dispositivi Apple. Tra le applicazioni citate figuravano MAX e alcuni strumenti di ricerca sviluppati nel Paese.

Il mancato rispetto dell’ordine ha quindi portato all’apertura del procedimento. Mosca considera la condotta di Apple una possibile forma di discriminazione nel mercato digitale.

L’inizio del caso non equivale ancora a una condanna. L’autorità dovrà analizzare la posizione di Apple e stabilire se siano state violate le norme russe.

Apple non ha pubblicato una risposta ufficiale sul nuovo procedimento.

Perché la Russia vuole MAX sugli iPhone

MAX è un servizio di messaggistica sviluppato da VK, gruppo tecnologico controllato dallo Stato russo.

Il governo lo presenta come un’alternativa nazionale a WhatsApp e Telegram. Inoltre, il progetto dovrebbe integrarsi con alcuni servizi pubblici e con l’identità digitale dei cittadini.

Dal settembre 2025, la Russia richiede la preinstallazione di MAX su smartphone e tablet venduti nel Paese. La stessa misura coinvolge anche RuStore sui dispositivi Apple.

Mosca sostiene che queste regole aiutino le aziende locali a competere con le grandi piattaforme straniere. Inoltre, ridurrebbero la dipendenza tecnologica da società occidentali.

I critici vedono però la questione in modo diverso. Alcune organizzazioni temono che MAX possa aumentare il controllo statale sulle comunicazioni.

Le autorità russe respingono queste accuse. Secondo la versione ufficiale, MAX richiederebbe meno autorizzazioni rispetto ad alcuni servizi concorrenti.

MAX è anche un progetto politico

La spinta su MAX arriva mentre la Russia limita diverse piattaforme straniere.

Nel febbraio 2026, Mosca ha bloccato WhatsApp, accusando Meta di non rispettare le leggi nazionali. Il governo ha quindi invitato gli utenti a passare al servizio russo.

In precedenza erano già state introdotte restrizioni su altre piattaforme e funzioni di comunicazione.

Di conseguenza, MAX non rappresenta soltanto una nuova applicazione. È anche una parte della strategia russa per costruire un ecosistema digitale più chiuso e controllato.

RuStore resta il vero ostacolo per Apple

Il secondo elemento centrale è RuStore, il negozio russo di applicazioni.

Su Android, RuStore può convivere con Google Play e con altri canali di distribuzione. Su iPhone, invece, la situazione è più complessa.

Apple mantiene un controllo stretto sull’installazione delle applicazioni. In alcuni Paesi ha aperto agli store alternativi, ma solo in seguito a norme locali specifiche.

La Russia chiede che RuStore venga preinstallato e possa funzionare sui dispositivi Apple. Tuttavia, questo richiederebbe cambiamenti importanti al sistema di distribuzione di iOS.

Inoltre, Apple deve rispettare le sanzioni imposte da Stati Uniti, Unione europea e Regno Unito. Alcune aziende russe e diversi loro dirigenti rientrano infatti nelle liste internazionali.

Questa situazione crea un conflitto evidente. La legge russa impone la presenza di determinati servizi, mentre altre norme possono limitarne la distribuzione.

Apple contro la Russia dopo la rimozione di MAX

I rapporti si erano già complicati all’inizio di giugno.

Apple aveva rimosso MAX dall’App Store russo. Gli sviluppatori avevano confermato che il servizio non risultava più disponibile per il download.

Secondo le informazioni emerse in seguito, la decisione sarebbe stata collegata al rispetto delle sanzioni internazionali.

La rimozione aveva provocato una dura reazione delle autorità russe. Poco dopo erano sparite anche altre applicazioni legate al gruppo VK.

Il Cremlino aveva chiesto spiegazioni ad Apple, definendo la situazione difficile da accettare.

Per Mosca, quindi, il problema non riguarda soltanto la preinstallazione. Riguarda anche la possibilità delle aziende russe di distribuire liberamente i propri servizi attraverso App Store.

Apple, invece, deve bilanciare le richieste locali con le proprie regole e con gli obblighi derivanti dalle sanzioni.

Apple aveva già cercato un compromesso

La disputa sulle applicazioni russe non nasce oggi.

Nel 2019, Mosca aveva approvato una legge che imponeva la presenza di software nazionale su smartphone, tablet e altri dispositivi.

La norma è entrata in vigore nel 2021. All’epoca, Apple aveva trovato una soluzione intermedia.

Durante la prima configurazione di un iPhone in Russia, il sistema proponeva una selezione di applicazioni locali. L’utente poteva scegliere se installarle, ma non le trovava già presenti sul dispositivo.

Questo sistema aveva permesso ad Apple di rispettare almeno in parte la legge. Inoltre, lasciava al cliente la decisione finale.

Le nuove richieste sono però più rigide. Mosca non vuole soltanto un elenco di suggerimenti, ma una vera preinstallazione di MAX e RuStore.

Per Apple, accettare questa formula significherebbe modificare in modo più profondo l’esperienza iniziale di iOS.

Cosa rischia Apple in Russia

Nel precedente avvertimento, la FAS aveva indicato una possibile sanzione fino a 4 miliardi di rubli, pari allora a circa 51,6 milioni di dollari.

La cifra resta importante, ma il peso commerciale della Russia per Apple è oggi limitato.

La società ha sospeso le vendite ufficiali nel Paese nel 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina. Gli iPhone continuano comunque ad arrivare attraverso importazioni parallele e canali non gestiti direttamente da Apple.

Per questo motivo, un’eventuale sentenza russa avrebbe effetti soprattutto sul mercato locale.

Le autorità potrebbero imporre multe, limitare alcuni servizi oppure rendere più difficile la vendita degli iPhone. Tuttavia, la loro capacità di agire sulle attività globali di Apple resta ridotta.

A pagarne il prezzo potrebbero essere soprattutto gli utenti russi. Nuove restrizioni potrebbero limitare App Store, aggiornamenti oppure altre funzioni legate ai servizi Apple.

Uno scontro difficile da risolvere

Il procedimento rappresenta un nuovo capitolo nel confronto tra governi e grandi piattaforme digitali.

La Russia rivendica il diritto di sostenere le proprie applicazioni. Apple difende invece il controllo di iOS e deve rispettare le sanzioni internazionali.

Entrambe le posizioni producono conseguenze concrete per gli utenti. Mosca vuole più software nazionale, mentre Apple non può sempre distribuire applicazioni legate a soggetti sanzionati.

Inoltre, la presenza obbligatoria di un servizio statale apre dubbi sulla libertà di scelta e sulla tutela dei dati.

Il caso potrebbe quindi durare a lungo. Molto dipenderà dalle richieste finali della FAS e dalla risposta di Apple.

Per ora, Cupertino resta nel mirino delle autorità russe. Lo scontro su MAX e RuStore mostra quanto sia diventato complesso vendere uno smartphone in mercati regolati da norme politiche, economiche e tecnologiche molto diverse.

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