Google contro SerpApi: il tribunale boccia le accuse DMCA
Google contro SerpApi segna una nuova tappa nel dibattito sullo scraping dei risultati di ricerca. Un tribunale federale della California ha respinto le accuse DMCA presentate da Google contro SerpApi, ma ha lasciato aperta una parte limitata del caso. Per Google ci sono 21 giorni per modificare la denuncia.
Google contro SerpApi, cosa ha deciso il tribunale
Google contro SerpApi parte da una domanda molto concreta: un sistema anti-bot può essere trattato come una protezione copyright quando blocca l’accesso a risultati di ricerca pubblici? Per ora, il tribunale ha dato un colpo importante alla posizione di Google, respingendo le due accuse basate sul Digital Millennium Copyright Act.
La decisione arriva dalla U.S. District Court for the Northern District of California. Il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione presentata da SerpApi, società che fornisce strumenti per raccogliere e organizzare dati dalle pagine dei risultati di ricerca. Però non tutto è chiuso: Google può ancora correggere una parte della denuncia entro 21 giorni.
DMCA e SearchGuard: il nodo della causa
La causa ruotava intorno a SearchGuard, il sistema anti-scraping usato da Google per bloccare accessi automatizzati ai risultati di ricerca. Secondo Google, SerpApi avrebbe aggirato queste protezioni per raccogliere e rivendere dati provenienti da Google Search.
Il tribunale ha però diviso il problema in due parti. Per i risultati che non includono contenuti protetti da copyright, il DMCA non può essere usato come leva contro lo scraping. In altre parole, bloccare bot da pagine pubbliche non basta, da solo, a trasformare quella barriera in una protezione copyright.
Google contro SerpApi, cosa resta ancora aperto
Google contro SerpApi non è però una vittoria totale e definitiva per SerpApi. Il giudice ha lasciato a Google la possibilità di correggere la parte della causa legata ai risultati che includono contenuti potenzialmente protetti, come alcune immagini con licenza nei Knowledge Panel.
Qui il problema è più specifico. Google deve dimostrare di aver usato SearchGuard con l’autorizzazione dei titolari dei diritti. Se riuscirà a farlo in una denuncia modificata, una parte del caso potrebbe ripartire. Inoltre, il tribunale non ha escluso che SerpApi abbia aggirato SearchGuard: ha solo respinto il modo in cui Google aveva costruito le accuse DMCA.
Perché lo scraping dei risultati pesa anche sull’AI
Questa decisione conta molto oltre la singola causa. Molti strumenti SEO, tool di monitoraggio, piattaforme di analisi e servizi legati all’AI search si basano sull’accesso automatizzato ai risultati dei motori di ricerca. Se il DMCA venisse usato in modo molto ampio contro lo scraping delle SERP, il mercato cambierebbe parecchio.
Allo stesso tempo, Google sostiene di dover proteggere contenuti, licenze e scelte dei siti presenti nei risultati. Il nodo è delicato: da una parte c’è l’accesso ai dati pubblici del web, dall’altra ci sono protezioni tecniche, contenuti licenziati e modelli di business costruiti intorno alla raccolta massiva di informazioni.
SerpApi parla di vittoria per il web aperto
SerpApi ha presentato la decisione come una vittoria per chi lavora con dati pubblici. Il CEO Julien Khaleghy ha sostenuto che il tribunale abbia respinto il tentativo di Google di allargare il DMCA fino a controllare l’accesso a pagine pubbliche.
È una posizione prevedibile, ma importante per capire il clima del settore. SerpApi vende accesso strutturato ai risultati di ricerca e si rivolge a sviluppatori, aziende AI, ricercatori e business che hanno bisogno di dati aggiornati. Per queste realtà, la sentenza viene letta come un segnale favorevole, anche se il caso non è ancora del tutto chiuso.
Google contro SerpApi resta un caso da seguire
Google contro SerpApi è destinato a restare un caso importante per scraping, motori di ricerca e intelligenza artificiale. Google ha ancora spazio per modificare la denuncia, ma la parte più ampia delle accuse DMCA ha già ricevuto una bocciatura netta.
Il messaggio principale è questo: non basta proteggere tecnicamente una pagina pubblica per trasformare ogni accesso automatizzato in violazione copyright. Quando però entrano in gioco immagini, licenze e contenuti protetti, la discussione cambia. Ed è proprio lì che Google proverà, se deciderà di farlo, a tenere viva la causa.