Mac Pro compie 20 anni: dalle origini fino ad oggi

Mac Pro compie 20 anni: dalle origini fino ad oggi

Mac Pro ha compiuto 20 anni: il desktop professionale di Apple raggiunge un traguardo importante e offre anche un buon pretesto per guardare come è cambiata l’idea stessa di workstation dentro Cupertino. Il 7 agosto 2006 Apple presentò il primo Mac Pro, che andava a sostituire la linea Power Mac G5 e segnava anche il passaggio della macchina professionale Apple ai processori Intel Xeon.

Da lì in poi Mac Pro non ha avuto un percorso lineare, anzi, è stato uno dei prodotti Apple più discussi, amati e criticati del catalogo. In alcuni momenti ha rappresentato il massimo della flessibilità per i professionisti; in altri è diventato il simbolo di una direzione troppo chiusa o troppo lontana dalle esigenze reali di chi lavora con video, 3D, audio e rendering.

Il primo Mac Pro del 2006 aprì una nuova fase

Il debutto del 2006 fu importante per più motivi: Apple presentò Mac Pro come il successore diretto del Power Mac G5, con configurazioni basate su due processori dual-core Intel Xeon e un forte salto delle prestazioni rispetto alla generazione precedente. La macchina manteneva il classico formato tower in alluminio, molto vicino nell’aspetto al G5, e puntava chiaramente a chi chiedeva espansione, potenza e aggiornamenti.

Quella prima fase ha costruito gran parte dell’identità del prodotto. Per molti utenti pro, Mac Pro era il Mac “vero” da lavoro: grande, accessibile internamente e pronto a cambiare nel tempo con nuove GPU, più RAM, storage aggiuntivo e schede dedicate.

Il Mac Pro del 2013 fu coraggioso, ma divisivo

Uno dei momenti più noti della sua storia arrivò nel 2013, quando Apple ridisegnò tutto con il celebre modello cilindrico nero. Era una macchina radicale, compatta e molto diversa dal passato. Apple la presentò come una workstation moderna, centrata su doppia GPU, flash storage e raffreddamento avanzato in un corpo molto più piccolo.

Il problema è che, col tempo, quella visione si rivelò troppo rigida. La struttura interna limitava gli aggiornamenti e non seguì bene l’evoluzione delle GPU e dei flussi professionali più pesanti. Non a caso, nel 2017 Apple arrivò a riconoscere pubblicamente i limiti del progetto e promise un ritorno a una macchina pro più modulare.

Quello del 2019 riportò Apple sulla strada della flessibilità

La risposta arrivò nel 2019 con il ritorno del tower grande e modulare, il modello che molti hanno subito ribattezzato “cheese grater” per il frontale traforato. Apple lo rilanciò con processori Intel Xeon, fino a 28 core, memoria ECC ad alta capacità, otto slot PCIe e un sistema chiamato MPX per le schede grafiche e l’espansione interna.

Qui il messaggio era chiarissimo: Apple aveva capito che il pubblico pro non voleva soltanto design o potenza teorica, ma anche flessibilità vera. Mac Pro nel 2019 fu costoso, anzi molto costoso, però riportò il prodotto dentro una logica più vicina al mondo workstation classico.

Nel 2023 è arrivato con Apple Silicon

L’ultima tappa importante è quella del 2023, quando Apple ha completato la transizione dei Mac ad Apple Silicon anche su Mac Pro. Il modello attuale usa M2 Ultra ed è stato presentato alla WWDC 2023 come il tassello finale del passaggio dai chip Intel ai processori progettati in casa.

È una macchina molto potente, ma anche diversa da Mac Pro 2019 nella filosofia. Mantiene il case tower, gli slot PCIe e parte della modulistica fisica, però non consente l’upgrade della memoria unificata o della GPU nel modo tradizionale a cui molti professionisti erano abituati sui vecchi Mac Pro Intel.

Perché i 20 anni sono importanti

La parte interessante di questo anniversario è che Mac Pro racconta meglio di tanti altri prodotti i rapporti, a volte complicati, tra Apple e il pubblico professionale. In vent’anni è stato almeno tre cose diverse: una tower espandibile classica, un oggetto di design molto ambizioso ma poco elastico, e poi di nuovo una workstation modulare, prima con Intel e poi con Apple Silicon.

Oggi il suo ruolo dentro la gamma Apple è più particolare rispetto al passato, perché Mac Studio copre una parte enorme delle esigenze pro con ingombri e prezzi più gestibili. Però Mac Pro resta il simbolo del massimo che Apple è disposta a offrire sul desktop professionale.

Cosa resta

Non è solo un’anniversario, è il fatto che Mac Pro, nel bene e nel male, continua a essere una sorta di cartina di tornasole del rapporto tra Apple e i professionisti. Quando Apple lo capisce bene, il prodotto diventa un riferimento e quando prova a imporre una visione troppo chiusa, il contraccolpo arriva subito.

E forse è proprio questo il modo migliore per leggere questi 20 anni: non come la storia di un semplice desktop, ma come quella di un prodotto che ogni volta ha mostrato fino a che punto Apple fosse davvero disposta ad ascoltare chi sul Mac lavora per mestiere.

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