Tensor G6 resta a 3 nm: Google punta su TPU ed efficienza

Il nuovo Tensor G6 della famiglia Pixel 11 non utilizza un processo produttivo a 2 nm, come ipotizzato nelle scorse settimane. Google ha confermato che il chip nasce ancora sui 3 nm di TSMC, la stessa classe produttiva utilizzata per Tensor G5. Le novità arrivano però dall’architettura, con capacità di calcolo TPU superiore del 50% e una CPU che promette fino al 30% di efficienza energetica in più. Sarà quindi l’uso reale a mostrare quanto questi miglioramenti cambieranno l’esperienza sui nuovi Pixel.

Il Tensor G6 utilizzato dalla nuova serie Google Pixel 11 non è un chip a 2 nm. La conferma arriva direttamente da Peng Yu-Chun, vicepresidente hardware di Google, che ha chiarito un dettaglio rimasto aperto durante la presentazione.

Il nuovo SoC utilizza infatti il processo produttivo a 3 nm di TSMC. Anche il precedente Tensor G5 apparteneva alla stessa classe produttiva.

Questo non significa però che Google abbia semplicemente riproposto il chip dello scorso anno. Tensor G6 introduce miglioramenti importanti soprattutto nella parte dedicata all’intelligenza artificiale e nell’efficienza della CPU.

Tensor G6 utilizza ancora i 3 nm di TSMC

Durante la presentazione della serie Pixel 11, Google non aveva indicato in modo esplicito il processo produttivo utilizzato per Tensor G6.

L’assenza di questo dato aveva alimentato l’ipotesi di un passaggio ai 2 nm, soprattutto considerando l’evoluzione dei chip mobile di fascia alta.

Ora sappiamo che non sarà così. Tensor G6 viene prodotto a 3 nm da TSMC, mantenendo quindi la stessa classe di processo del Tensor G5.

Il numero espresso in nanometri, da solo, non racconta comunque tutte le caratteristiche di un processore. Architettura, gestione energetica e configurazione dei diversi blocchi hanno un ruolo altrettanto importante.

Per questo motivo, il mantenimento dei 3 nm non significa automaticamente assenza di progressi rispetto alla generazione precedente.

Google ha infatti lavorato su altri aspetti del SoC, con particolare attenzione alla componente AI e al rapporto tra prestazioni e consumi.

Più potenza TPU per Tensor G6

Uno degli aggiornamenti principali riguarda la TPU, cioè la parte del processore che Google utilizza per gestire numerose operazioni legate all’intelligenza artificiale.

Secondo l’azienda, Tensor G6 offre il 50% di capacità di calcolo TPU in più rispetto a Tensor G5.

Si tratta di un incremento importante, soprattutto considerando quanto l’ecosistema Pixel utilizzi ormai l’elaborazione locale per diverse funzioni.

Google non entra però nel dettaglio delle singole applicazioni che beneficeranno maggiormente dell’incremento.

Di conseguenza, sarà necessario valutare il comportamento dei nuovi Pixel nell’uso quotidiano per capire quanto il vantaggio teorico diventi percepibile.

Il miglioramento potrebbe emergere soprattutto nelle operazioni AI più complesse, dove una TPU più potente permette di elaborare maggiori quantità di dati in meno tempo.

CPU più efficiente fino al 30%

L’altro dato fornito da Google riguarda la CPU di Tensor G6.

L’azienda parla di una CPU migliorata capace di offrire fino al 30% di efficienza energetica superiore rispetto a Tensor G5.

È un aspetto particolarmente importante su uno smartphone. Una maggiore efficienza può infatti aiutare a ridurre i consumi durante le attività quotidiane e, di conseguenza, migliorare l’autonomia.

Naturalmente, il dato dichiarato da Google dovrà essere verificato nell’utilizzo reale.

L’autonomia di uno smartphone dipende da molti fattori, tra cui display, modem, software, capacità della batteria e tipo di utilizzo.

Allo stesso modo, sarà interessante capire se la maggiore efficienza permetterà al processore di mantenere prestazioni elevate più a lungo senza aumentare troppo temperature e consumi.

I Pixel 11 non hanno il primo chip mobile a 2 nm

Anche se Tensor G6 fosse stato prodotto a 2 nm, Google non avrebbe comunque ottenuto il primato nel settore mobile.

Il primo chip mobile a utilizzare questo processo produttivo è infatti Samsung Exynos 2600, annunciato nel dicembre dello scorso anno.

La scelta dei 3 nm non impedisce comunque a Google di migliorare il proprio SoC attraverso interventi mirati sull’architettura.

Tensor G6 equipaggia tutti gli smartphone della famiglia Pixel 11, compresi i modelli più avanzati come Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold.

Il confronto con Tensor G5 sarà quindi particolarmente utile. Sulla carta, Google promette un salto consistente nella capacità della TPU e un miglioramento sensibile dell’efficienza della CPU.

Resta invece invariato il nodo produttivo, almeno nella sua indicazione generale a 3 nm.

Per capire se questa combinazione sarà sufficiente serviranno test pratici sui nuovi Pixel. Prestazioni, autonomia e temperature diranno molto più del semplice numero associato al processo produttivo.

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