Recensione Huawei FreeClip 2: un gioiello che suona forte
Gli auricolari TWS, ormai, sono come le chiavi di casa: si prendono e si esce. Però nella giornata tipo non si ascolta sempre “in modalità bolla”, anzi; si lavora, si risponde al volo, si parla con qualcuno, si attraversa la città, si sente il citofono. In questo scenario l’idea open-ear ha un senso preciso: musica e chiamate restano con noi, ma senza chiudere fuori ciò che succede intorno.
Le Huawei FreeClip 2 nascono proprio qui: sono clip open-ear, leggere, pensate per restare addosso ore; non promettono isolamento, promettono continuità. E c’è un’altra cosa che cambia l’approccio: non sono solo auricolari, sono anche un oggetto di stile.
Si vedono, quindi il design conta davvero; hanno quella presenza “da gioiello” moderno, pulito e riconoscibile, che non prova a sparire, ma a stare bene addosso.
Huawei, sull’audio, negli anni si è costruita una credibilità solida. Non solo per la scheda tecnica, ma per come mette insieme qualità costruttiva, stabilità e un’esperienza coerente; spesso sono prodotti che si usano tanto e si regolano poco, ed è un merito che si apprezza col tempo.
Con le prime FreeClip aveva già lanciato un formato diverso, quando non era affatto scontato; poi, come spesso succede, quella strada è stata seguita anche da altri, segno che l’intuizione era giusta e che il pubblico aveva voglia di una soluzione alternativa alle classiche in-ear.
Questa seconda generazione riparte dallo stesso DNA e lavora sui dettagli che contano: vestibilità più naturale, controlli più completi, una messa a punto del suono più ambiziosa pur restando nel perimetro open-ear.
Il prezzo è 199 euro, quindi la categoria è chiara: fascia premium, dove non basta essere originali e belli da vedere; serve essere comodi sempre, affidabili in chiamata, piacevoli anche dopo ore. Per questo qui si va dritti sulle sensazioni d’uso, e poi sui risultati: si capisce subito se diventano un accessorio da tenere addosso tutto il giorno, oppure se restano un’idea bella, ma non per tutti.

Huawei FreeClip 2 : Voto 9.0
Huawei FreeClip 2 sono tra gli open-ear più riusciti che abbiamo usato, e non solo per il comfort. Si indossano per ore senza fastidi, e dopo poco diventano un accessorio vero, quasi un “gioiello tech” che sta bene addosso. Il suono ci ha sorpreso: è corposo, preciso e regge bene anche a volume alto, con bassi che su una clip raramente si sentono così. Anche i controlli sono finalmente completi, e lo swipe per il volume cambia davvero la vita. L’autonomia è ottima, e la ricarica wireless è una comodità che si usa davvero. In più, con iOS, Android ed EMUI non abbiamo avuto problemi, quindi sono adatte a tutti, iPhone compreso. Costano 199 euro, però il pacchetto è maturo e si sente. Per noi finiranno tra le “private”, accanto a un buon paio di in-ear Huawei per quando serve isolamento.
Pro
- Comfort alto e pressione più morbida
- Estetica curata, elegante, davvero “da indossare”
- Suono sorprendentemente corposo e preciso
- Swipe volume e controlli più completi rispetto al primo modello
- Gestione automatica destro/sinistro comoda ogni giorno
- Autonomia molto buona e ricarica wireless utile
- Ottima compatibilità: iOS, Android ed EMUI
Contro
- Suono legato molto al posizionamento, serve trovare il punto giusto
- A volumi alti la dispersione si sente, è il limite dell’open-ear
- App non su Google Play, su alcuni Android è meno immediata
- Gesti della testa: idea carina, ma non sempre indispensabile
- Prezzo premium: si paga anche il design, non solo l’audio
Confezione Huawei FreeClip 2
La confezione delle Huawei FreeClip 2 è molto essenziale, senza aggiunte inutili. Una volta aperta, ci si trova subito davanti al cuore del prodotto: gli auricolari già sistemati nel loro case, pronti all’uso. Accanto, c’è solo la manualistica, quindi le classiche indicazioni per l’avvio e per le funzioni principali.

La dotazione, quindi, è ridotta all’indispensabile. Di conseguenza, tutto ruota attorno all’esperienza d’uso e a come si portano con noi ogni giorno, perché è lì che questo formato si gioca davvero la partita.
Design e comfort Huawei FreeClip 2
Un accessorio tech che si indossa, non si nasconde
Le Huawei FreeClip 2 hanno una presenza che non passa inosservata: appena si apre il case, l’effetto è particolare: due elementi lucidi e “sferici”, collegati da una struttura sottile, sembrano più un oggetto di design che un paio di auricolari tradizionali. Hanno quel look da gioiello contemporaneo, e il fatto che si aggancino all’orecchio invece di infilarsi dentro lo rende ancora più evidente. Qui il prodotto si vede, quindi deve anche piacere.

Nel nostro caso parliamo della versione bianca, ed è quella che, secondo noi, valorizza di più la filosofia “accessorio”. Il case non è solo compatto e facile da portare in tasca, ma ha anche una finitura zigrinata che aiuta nell’uso quotidiano: si impugna meglio e, soprattutto, rende meno evidenti quei graffi leggeri e occasionali che spesso rovinano le custodie più lisce nel giro di poco. Le dimensioni sono molto contenute, circa 50 × 50 × 25 mm, quindi in tasca sparisce senza diventare un ingombro.

Anche la costruzione è pratica: sul case troviamo un LED di stato che dà un colpo d’occhio immediato su carica e pairing, e c’è anche il tasto dedicato per l’associazione, utile quando si cambia smartphone o quando si vuole forzare la modalità di abbinamento senza impazzire. Per la ricarica c’è la porta USB-C, posizionata in modo comodo, quindi si collega al volo anche su scrivania; inoltre, su questo modello è presente anche la ricarica wireless, che rende tutto più naturale quando si rientra a casa e si appoggia il case su un pad.
Anche sugli auricolari c’è un bel lavoro di contrasto. Il bianco dell’arco e delle superfici principali è pulito, mentre le parti metalliche creano un accento più “prezioso”: il mix tra bianco e argento funziona, e fa sembrare le FreeClip 2 più curate rispetto a tanti TWS che puntano solo alla sobrietà. Di conseguenza, una volta indossate, non sembrano un oggetto tecnico appiccicato all’orecchio, ma un elemento che può stare dentro un look senza stonare.
E sì, rispetto alle FreeClip di prima generazione si percepisce un lavoro di fino.
La clip è stata resa più morbida ed elastica, quindi l’aggancio “abbraccia” di più l’orecchio e tende a creare meno punti di pressione nelle sessioni lunghe; inoltre, la parte di appoggio è stata snellita, mantenendo stabilità e sensazione di sicurezza. Anche il case è più amico della tasca, con un profilo più compatto che invoglia a portarlo sempre dietro, e ci sono piccoli passi avanti anche nella gestione quotidiana: i controlli risultano più completi, quindi si fa meno affidamento sul telefono.
È un’evoluzione che non stravolge il concetto, ma lo rende più maturo.
Il punto centrale resta la vestibilità. Il concetto open-wear è semplice: il driver si appoggia vicino al condotto uditivo, senza inserto in silicone dentro l’orecchio; per chi ha orecchie sensibili è spesso una liberazione, perché elimina quella pressione tipica degli in-ear. Qui l’ancoraggio avviene sul lobo: una parte resta dietro, l’altra si appoggia davanti, e la tensione della struttura le tiene in posizione. Il peso di 5,1 grammi per auricolare si sente pochissimo, e dopo qualche minuto l’effetto “me le sto portando addosso” tende a sparire, che è esattamente il motivo per cui questo formato ha senso.
Huawei, inoltre, ha lavorato sul ponte a C rendendolo più elastico e più morbido nel contatto; di conseguenza la clip avvolge di più e stringe di meno, riducendo quei punti di pressione che spesso arrivano dopo un paio d’ore. Anche la parte di appoggio è stata snellita, e la progettazione tiene conto di tantissime forme diverse di orecchio, cosa fondamentale su un prodotto che non deve mai diventare “un pensiero”.

Detto questo, va detto anche l’altro lato della medaglia: la forma è fissa, quindi la vestibilità può cambiare parecchio in base alla dimensione del lobo. Se il lobo è molto grande, può capitare che il punto di appoggio non sia perfetto e che il driver resti un filo più “lontano” da dove dovrebbe stare; non è un dramma, però può influire sia sul comfort sia sul suono. E negli sport più intensi, quelli con molti movimenti della testa, l’ancoraggio può essere meno rassicurante rispetto a un in-ear ben piantato.

In compenso, per allenamenti leggeri e uso quotidiano, l’idea regge bene, e la certificazione IP57 sugli auricolari permette di sudare senza paranoie, anche sotto una pioggia leggera.
Comandi e controlli Huawei FreeClip 2
Più completi, ma serve prenderci la mano
Su un prodotto come questo i comandi contano più del solito. Le FreeClip 2 si indossano “sempre”, quindi è naturale voler gestire musica e chiamate al volo, senza interrompere quello che si sta facendo. E qui Huawei ha fatto un passo avanti evidente rispetto al primo modello: i gesti sono più completi, e finalmente il volume si regola anche dagli auricolari.
La base è quella che ci si aspetta: doppio tocco per play/pausa e per rispondere o chiudere una chiamata; triplo tocco per saltare la traccia. In più arriva lo swipe per il volume, che è la novità che cambia davvero l’uso quotidiano, perché evita di toccare sempre lo smartphone, soprattutto mentre si cammina o si lavora.
C’è però un dettaglio importante da capire: il punto “giusto” per i tocchi non è la sfera anteriore e nemmeno la parte dietro l’orecchio. Il riferimento è la zona dell’arco, e questo richiede un minimo di abitudine. All’inizio, complice la leggerezza e il fatto che dopo un po’ ci si dimentica di averle addosso, può capitare di cercare il punto di tocco e di sbagliare il primo tentativo. È una cosa che migliora con la memoria muscolare, ma va detta, perché nei primi giorni può sembrare meno immediata di altri TWS tradizionali.

Lo swipe, invece, risulta più naturale e più “facile” da azzeccare, perché sfrutta una superficie più ampia e si fa con un gesto che viene spontaneo. Ed è anche quello che si usa di più, proprio perché regolare il volume è l’azione che ripetiamo continuamente durante la giornata.
Poi c’è tutta la parte funzioni avanzate, dove Huawei vuole alzare l’asticella: volume adattivo, controlli con la testa, gestione intelligente dell’orientamento degli auricolari, e altre opzioni che puntano a rendere l’esperienza più automatica. Il volume adattivo, come concetto, è quello che ha più senso su un open-ear, perché qui l’ambiente conta sempre; quando funziona bene, evita quel continuo “su e giù” manuale.
I gesti della testa, invece, sono l’esempio perfetto di funzione che può piacere, ma che deve essere affidabile per diventare davvero utile. L’idea di annuire per rispondere e scuotere la testa per rifiutare è comoda, però nella pratica basta un’incertezza per far preferire il tocco classico, che resta più diretto e prevedibile.
Molto interessante, invece, la gestione “furba” degli auricolari: la possibilità di indossarli senza doverci pensare troppo, senza stare lì a cercare sempre sinistro e destro come se fosse un rituale. È una di quelle cose che non fanno scena, però migliorano la quotidianità e si apprezzano ogni singolo giorno.
Chiudiamo con una nota importante: alcune funzioni, come l’audio spaziale, possono avere un impatto più delicato su un design open-ear, e in certi casi dipendono anche dal tipo di smartphone usato. Ne parliamo bene nella parte dedicata, perché qui il tema non è “quante feature ci sono”, ma quante diventano davvero abitudine.
App e funzioni smart Huawei FreeClip 2
Utili quando non cercano di fare troppo
Le Huawei FreeClip 2 si usano bene anche senza vivere nell’app, e questo è un punto a favore. Però l’app resta il centro di controllo: qui arrivano gli aggiornamenti, qui si lavora su equalizzazione e gesti, e qui si decide quali funzioni tenere attive e quali no, perché su un accessorio “da tutti i giorni” la differenza la fa proprio la personalizzazione.
Huawei oggi si affida a Audio Connect. L’interfaccia è semplice da leggere e si capisce in fretta dove mettere le mani: equalizzatore, mappatura dei comandi, audio adattivo, e le modalità legate all’audio spaziale. È tutto a portata, senza menu inutilmente profondi, quindi anche chi non ha voglia di smanettare può sistemare due cose e poi dimenticarsene.

Qui però va fatta una precisazione importante, perché riguarda tanti utenti: l’app su Android non passa dal Google Play Store. Si trova su iOS e anche nello store Samsung, mentre su altri telefoni Android può servire installarla in modo alternativo, oppure rinunciare al livello di personalizzazione. Gli auricolari, sia chiaro, si accoppiano comunque via Bluetooth e funzionano senza problemi, però senza app si perde la parte migliore: gesti personalizzati, EQ e funzioni smart. E su alcuni smartphone, quindi, è un passaggio da considerare prima dell’acquisto.
Detto questo, una volta dentro l’app, la gestione dei comandi è fatta bene. I gesti si possono adattare alle abitudini, quindi ognuno decide cosa mettere su doppio tocco, triplo tocco e sullo swipe; inoltre lo swipe sul Comfort Bean per il volume cambia davvero l’esperienza, perché permette di regolare al volo senza quei tocchi “scomodi” tipici di tanti TWS. E anche la risposta dei controlli è meno rigida di quanto ci si aspetti: non si è costretti a cercare il millimetro perfetto, perché tra sfera, arco e bean c’è una libertà d’interazione più ampia, quindi nella pratica i gesti risultano più naturali.
Le funzioni smart, poi, sono quelle che fanno la differenza quando non diventano un esercizio di stile. Il volume adattivo è probabilmente la più sensata su un open-ear, perché l’ambiente cambia di continuo; quando lavora bene, evita quel continuo “su e giù” manuale passando da casa a strada, o da ufficio a mezzi pubblici.
I controlli con la testa sono l’idea più particolare. Qui la regola è sempre la stessa: se funzionano bene, sono comodissimi quando si hanno le mani occupate; se invece sbagliano un colpo, si torna al tocco. In base ai test, comunque, è una funzione che può risultare più affidabile del previsto durante le chiamate, proprio perché nasce per quello.
Molto riuscita anche la gestione automatica di destro e sinistro. Nella pratica si possono indossare senza pensarci troppo, e se si cambia orecchio gli auricolari sistemano il canale audio rapidamente; è un dettaglio piccolo, ma cambia l’uso con un solo auricolare, perché rende tutto più immediato e meno “meccanico”.
Infine, l’audio spaziale. Su un design open-ear l’effetto tende a restare più delicato, quindi va visto come una sfumatura, non come un cambio drastico; lo valutiamo bene nella parte audio, perché ha senso parlarne con esempi e con un confronto diretto.
Qualità audio Huawei FreeClip 2
Open-ear, ma più pieno di quanto ci si aspetta
Partiamo da un punto fermo, così non ci si fraintende: le Huawei FreeClip 2 sono open-ear. Quindi non hanno l’effetto “tappo”, non isolano e non possono dare quel basso fisico tipico delle in-ear ben sigillate. Però proprio qui sta il bello: se Huawei è riuscita a dare corpo e pulizia senza snaturare il concetto, allora il formato diventa davvero interessante.
Il salto rispetto al primo modello si sente, e non è solo una sensazione. Dentro c’è un lavoro diverso su driver e camera acustica: la struttura sfrutta un driver dinamico da 10,8 mm a doppio diaframma, inserito in una “sfera” più compatta, con una gestione dell’aria più efficace. Tradotto in ascolto: più volume disponibile e un basso che ha più peso, senza diventare invadente. Sulle tracce elettroniche, per esempio, la base ritmica risulta più presente, e il kick è più credibile, pur restando sempre nel perimetro open-ear.

Le voci sono un altro punto forte, perché restano in evidenza e pulite. La timbrica tende al bilanciato, non cerca l’effetto pompato; di conseguenza brani pop e contenuti parlati mantengono intelligibilità e separazione, senza trasformarsi in un “muro” unico. Anche gli alti sono gestiti con criterio: rimangono chiari e ariosi, ma non diventano aggressivi, soprattutto a volumi medi, dove tanti open-ear iniziano a stancare.
C’è però una variabile che va detta, perché qui pesa più che altrove: il suono dipende molto da come si posiziona il driver rispetto al condotto uditivo. Basta qualche millimetro, e cambia la percezione del basso e della profondità. È normale su questo formato, ma spiega perché due persone possono avere impressioni diverse, pur usando lo stesso prodotto. Di conseguenza, nelle prime ore conviene trovare il “punto giusto” e capire come indossarle nel modo più stabile possibile, perché lì si ottiene la resa migliore.
Sull’app ci sono preset pronti, utili per iniziare. Però, come spesso accade, i preset possono enfatizzare troppo alcuni aspetti: se si spinge troppo sui bassi, può comparire una certa ruvidità o una distorsione nella parte bassa; se si spinge sugli alti, l’ascolto diventa più brillante ma anche più duro. La soluzione, per fortuna, è semplice: l’EQ a 10 bande è quello che cambia davvero le cose. Bastano uno o due minuti per creare un profilo personale, e a quel punto il suono diventa più “centrato”, soprattutto perché si può compensare la propria vestibilità e il proprio orecchio.
Interessante anche il comportamento del sistema di volume adattivo collegato all’elaborazione: qui non si parla di un volume che salta su e giù a caso, ma di un intervento più graduale, pensato per seguire l’ambiente senza far venire voglia di disattivarlo dopo mezz’ora. Passando da un ambiente silenzioso a uno rumoroso, l’aumento è quanto basta per non perdere dialoghi e voci; tornando al chiuso, il volume tende a rientrare senza scatti evidenti. È una funzione che ha senso proprio perché queste clip vivono sempre “insieme” al mondo esterno.
Dispersione e privacy: quanto “esce” davvero il suono
Con un open-ear la domanda arriva sempre prima o poi, ed è giusta: quanto si sente fuori? Perché comfort e praticità sono bellissimi, però se in ufficio o in treno diventano un altoparlantino personale, allora cambia tutto.
Le Huawei FreeClip 2 lavorano per limitare la dispersione, e nell’uso quotidiano si nota che l’obiettivo non è solo “suona bene per chi le indossa”, ma anche “disturba il meno possibile chi è vicino”. A volumi bassi e medi, quindi quelli che si usano davvero per podcast, chiamate e musica di sottofondo, la situazione è gestibile: a distanza normale, in una stanza, il suono tende a restare contenuto. Non sparisce, perché fisicamente non può, però non dà quell’effetto imbarazzante di certi open-ear che si sentono a due metri.
Quando si alza molto il volume, invece, le regole cambiano. In strada o in ambienti rumorosi è facile spingere più del dovuto, e lì la dispersione si fa sentire. È il compromesso del formato, e va accettato: se si vuole restare consapevoli dell’ambiente, qualcosa si paga. La buona notizia è che qui il contenimento è migliore della media, quindi prima di diventare “fastidioso” bisogna davvero salire tanto, però il limite esiste.
C’è anche un aspetto pratico: la dispersione dipende molto da come sono posizionati gli auricolari. Se il driver non è nel punto ideale e si perde energia verso l’orecchio, viene spontaneo alzare il volume; di conseguenza aumenta anche ciò che esce verso l’esterno. Per questo trovare la vestibilità giusta non serve solo per avere più bassi, serve anche per mantenere il volume più basso e tenere sotto controllo la privacy.

FreeClip 2 sono tra gli open-ear più “educati” che abbiamo provato, ma restano open-ear. In ufficio, in casa e in situazioni tranquille si possono usare senza ansie particolari; in ambienti molto silenziosi, invece, conviene sempre un minimo di buon senso, perché a volumi alti si faranno sentire.
Chiamate e microfoni
La parte più importante per un open-ear
Su un prodotto come le Huawei FreeClip 2 le chiamate non sono una funzione in più, sono una priorità. Proprio perché si indossano a lungo, e proprio perché lasciano passare l’ambiente, devono essere affidabili quando si parla. E qui Huawei spinge forte: microfoni multipli, algoritmi di riduzione rumore e una gestione della voce pensata per rimanere pulita anche fuori casa.
In ambienti tranquilli la resa è quella che ci si aspetta da una fascia premium: voce chiara, timbro naturale, volume stabile. La cosa interessante, però, è come si comportano appena si esce. Con traffico, vento leggero e rumori casuali, il sistema lavora per tenere la voce in primo piano; non fa miracoli, ma evita quell’effetto “sparisco e torno” tipico di alcuni TWS che tagliano troppo aggressivamente.
Il vento è sempre il test più cattivo, perché basta poco per rovinare una chiamata. Qui la gestione è più controllata, e si percepisce che la soppressione non è sparata al massimo: l’obiettivo è togliere il disturbo senza trasformare la voce in qualcosa di metallico. In più, il fatto che siano open-ear aiuta in un senso preciso: non si crea quella pressione interna dell’in-ear che a volte cambia la percezione della propria voce e porta a parlare più forte del necessario.
C’è poi un punto che torna utile nella vita vera: si possono gestire le chiamate in modo rapido, sia con i controlli touch sia con le funzioni legate ai movimenti della testa, quando si hanno le mani occupate. Qui vale la solita regola: se il gesto è riconosciuto bene, diventa comodissimo; se ogni tanto sbaglia, si torna al tocco. Però l’idea ha senso, perché questo prodotto nasce per essere “sempre addosso” e per togliere frizioni, non per aggiungerne.
Autonomia e ricarica Huawei FreeClip 2
Fatte per durare, non per farsi ricordare
Con le Huawei FreeClip 2 l’obiettivo è chiaro: diventare un accessorio che si indossa spesso, e quindi non deve creare ansie da batteria. Huawei dichiara fino a 9 ore con una singola carica e fino a 38 ore con la custodia. Sono numeri importanti per un open-ear, soprattutto considerando quanto sono compatti auricolari e case.
Dietro questi valori c’è anche una base tecnica concreta: ogni auricolare integra una batteria da 60 mAh, mentre la custodia arriva a 537 mAh. Questo spiega perché il case riesca a dare più ricariche complete senza diventare un mattone in tasca, e perché l’autonomia totale sia così alta per la categoria.
Nell’uso misto, però, è normale vedere un filo meno rispetto al dichiarato, soprattutto se si ascolta spesso ad alto volume e si fa tanto streaming. In quel contesto, arrivare intorno alle 8 ore è un risultato credibile e già molto buono; poi, con volume più moderato e funzioni smart meno “attive”, ci si avvicina di più alla promessa delle 9 ore. Anche perché qui non c’è la cancellazione attiva del rumore, quindi non c’è un consumo “fisso” che si mangia minuti senza che ce ne accorgiamo.
La parte ricarica è quella che rende tutto più semplice. C’è la USB-C, quindi si risolve ovunque, e via cavo si arriva a una ricarica completa in circa un’ora. Con il wireless, invece, i tempi si allungano in modo sensibile, anche quasi raddoppiando, però la comodità cresce: si appoggia il case sul pad che già si usa per il telefono e si smette di pensarci. E per chi ha accessori Huawei in casa, c’è anche una compatibilità utile con alcuni caricabatterie da smartwatch, che in viaggio può tornare comoda per ridurre cavi e alimentatori.
La ricarica rapida, poi, è quella funzione che salva la giornata. Una decina di minuti nel case possono riportare le FreeClip 2 in partita per quasi tre ore, quindi quando si esce di corsa o ci si accorge di averle scariche all’ultimo, si rimedia senza stress. È una di quelle caratteristiche che, più che “fare scena”, cambiano davvero l’esperienza nel tempo.
Prezzo e promo: 199 euro, e qui contano i dettagli
Le Huawei FreeClip 2 arrivano con un prezzo di listino di 199 euro, e per un open-ear “da indossare sempre” è una cifra che deve portarsi dietro anche servizi e incentivi concreti, non solo design e comfort. La disponibilità ufficiale parte dal 22 gennaio, nelle colorazioni bianca, blu e nera; inoltre è prevista anche una variante oro rosa.
Al lancio c’è una promo semplice da capire: con il coupon AMKTPRCLIP2 si ottiene 20 euro di sconto. In più, sugli acquisti tramite Huawei Store è previsto un omaggio: un set di accessori firmati It’s Lava, fino a esaurimento scorte. E per chi compra spesso sullo store ufficiale, c’è anche il sistema punti: 10 punti per ogni euro speso, utili poi per sconti su ordini futuri.
Il pezzo più interessante, però, è il servizio: con l’acquisto è incluso HUAWEI Loss Care, cioè la possibilità di comprare un singolo auricolare entro 12 mesi a metà del prezzo ufficiale in caso di smarrimento o danneggiamento. Su un prodotto “a clip”, che si indossa e si toglie tante volte al giorno, è una copertura che ha più senso di quanto sembri.

Valutazione finale Huawei FreeClip 2 : Voto 9.0
Belle da indossare, facili da usare, e finalmente complete
Dopo giorni di utilizzo, le Huawei FreeClip 2 ci hanno convinto perché fanno esattamente quello che promettono, senza forzare la mano. Anzi, diciamolo come si deve: ci sono piaciute moltissimo, al punto che finiranno tra le nostre “private”, insieme a un paio di in-ear Huawei che usiamo quando vogliamo isolarci davvero. E questo, per noi, è il segnale più chiaro: non sono un prodotto da provare e mettere via, sono un accessorio che viene voglia di tenere sempre vicino.
Sono auricolari open-ear che si portano addosso a lungo, e qui comfort e stabilità non sono un contorno: sono il centro del prodotto. Il lavoro sulla clip si sente, perché la pressione è più morbida, l’indossabilità è più naturale, e nella giornata tipo diventano davvero un accessorio che si mette e si dimentica.
Poi c’è il lato estetico, che qui è parte del valore. Hanno un’eleganza moderna, pulita, quasi “gioiello tech”, con linee morbide e dettagli che catturano l’occhio senza risultare vistosi. Nella versione bianca il contrasto tra arco chiaro e dettagli argento è raffinato, e una volta indossate sembrano davvero un oggetto pensato per essere visto, non solo usato. Anche il case, compatto e con finitura zigrinata, è più pratico di quanto sembri: si rovina meno, si impugna meglio, e in tasca sparisce.

Sul piano dell’esperienza, Huawei ha aggiunto ciò che mancava. I controlli sono più completi, lo swipe per il volume cambia davvero l’uso quotidiano, e la gestione automatica di destro e sinistro è una di quelle cose che sembrano piccole finché non ci si abitua; poi non si torna indietro. Anche l’app, pur con i suoi limiti legati alla distribuzione su Android, offre un livello di personalizzazione che vale la pena sfruttare, soprattutto con l’EQ a 10 bande.
E poi c’è il suono, che ci ha sorpreso sul serio. Perché restano clip open-ear, quindi le aspettative sono sempre “ok, comode, ma audio così così”. Qui no: la resa è corposa, precisa, e regge bene anche a volumi alti; i bassi, per questo formato, sono tra i più convincenti che abbiamo sentito, senza schiacciare le voci e senza trasformare tutto in un impasto. È un risultato che, su una clip, non è affatto scontato, e rende l’ascolto più completo di quanto ci aspettassimo.
Altro punto importante: si usano bene ovunque. Le abbiamo provate senza problemi con iOS, con Android e in ambiente EMUI; pairing e utilizzo quotidiano sono stati lineari, quindi sono adatte a tutti i principali sistemi, iPhone compreso. E per un prodotto che vuole stare con noi tutto il giorno, questa “neutralità” è fondamentale.

Le chiamate, infine, sono uno dei punti più solidi: voce chiara e gestione del rumore più controllata, quindi si usano volentieri anche fuori casa.
A 199 euro non sono per tutti, perché un open-ear è una scelta precisa. Però per chi vuole ascoltare e parlare senza isolarsi, e vuole farlo con un prodotto che è anche un accessorio da indossare, queste FreeClip 2 hanno un senso molto chiaro.
























