Recensione Huawei FreeClip 2: un gioiello che suona forte

Gli auricolari TWS, ormai, sono come le chiavi di casa: si prendono e si esce. Però nella giornata tipo non si ascolta sempre “in modalità bolla”, anzi; si lavora, si risponde al volo, si parla con qualcuno, si attraversa la città, si sente il citofono. In questo scenario l’idea open-ear ha un senso preciso: musica e chiamate restano con noi, ma senza chiudere fuori ciò che succede intorno.

Le Huawei FreeClip 2 nascono proprio qui: sono clip open-ear, leggere, pensate per restare addosso ore; non promettono isolamento, promettono continuità. E c’è un’altra cosa che cambia l’approccio: non sono solo auricolari, sono anche un oggetto di stile.

Si vedono, quindi il design conta davvero; hanno quella presenza “da gioiello” moderno, pulito e riconoscibile, che non prova a sparire, ma a stare bene addosso.

Huawei, sull’audio, negli anni si è costruita una credibilità solida. Non solo per la scheda tecnica, ma per come mette insieme qualità costruttiva, stabilità e un’esperienza coerente; spesso sono prodotti che si usano tanto e si regolano poco, ed è un merito che si apprezza col tempo.

Con le prime FreeClip aveva già lanciato un formato diverso, quando non era affatto scontato; poi, come spesso succede, quella strada è stata seguita anche da altri, segno che l’intuizione era giusta e che il pubblico aveva voglia di una soluzione alternativa alle classiche in-ear.

Questa seconda generazione riparte dallo stesso DNA e lavora sui dettagli che contano: vestibilità più naturale, controlli più completi, una messa a punto del suono più ambiziosa pur restando nel perimetro open-ear.

Il prezzo è 199 euro, quindi la categoria è chiara: fascia premium, dove non basta essere originali e belli da vedere; serve essere comodi sempre, affidabili in chiamata, piacevoli anche dopo ore. Per questo qui si va dritti sulle sensazioni d’uso, e poi sui risultati: si capisce subito se diventano un accessorio da tenere addosso tutto il giorno, oppure se restano un’idea bella, ma non per tutti.

Recensione Huawei FreeClip 2: un gioiello che suona forte

Huawei FreeClip 2 : Voto 9.0

Huawei FreeClip 2 sono tra gli open-ear più riusciti che abbiamo usato, e non solo per il comfort. Si indossano per ore senza fastidi, e dopo poco diventano un accessorio vero, quasi un “gioiello tech” che sta bene addosso. Il suono ci ha sorpreso: è corposo, preciso e regge bene anche a volume alto, con bassi che su una clip raramente si sentono così. Anche i controlli sono finalmente completi, e lo swipe per il volume cambia davvero la vita. L’autonomia è ottima, e la ricarica wireless è una comodità che si usa davvero. In più, con iOS, Android ed EMUI non abbiamo avuto problemi, quindi sono adatte a tutti, iPhone compreso. Costano 199 euro, però il pacchetto è maturo e si sente. Per noi finiranno tra le “private”, accanto a un buon paio di in-ear Huawei per quando serve isolamento.

Pro

  • Comfort alto e pressione più morbida
  • Estetica curata, elegante, davvero “da indossare”
  • Suono sorprendentemente corposo e preciso
  • Swipe volume e controlli più completi rispetto al primo modello
  • Gestione automatica destro/sinistro comoda ogni giorno
  • Autonomia molto buona e ricarica wireless utile
  • Ottima compatibilità: iOS, Android ed EMUI

Contro

  • Suono legato molto al posizionamento, serve trovare il punto giusto
  • A volumi alti la dispersione si sente, è il limite dell’open-ear
  • App non su Google Play, su alcuni Android è meno immediata
  • Gesti della testa: idea carina, ma non sempre indispensabile
  • Prezzo premium: si paga anche il design, non solo l’audio

Confezione Huawei FreeClip 2

La confezione delle Huawei FreeClip 2 è molto essenziale, senza aggiunte inutili. Una volta aperta, ci si trova subito davanti al cuore del prodotto: gli auricolari già sistemati nel loro case, pronti all’uso. Accanto, c’è solo la manualistica, quindi le classiche indicazioni per l’avvio e per le funzioni principali.

Recensione Huawei FreeClip 2: un gioiello che suona forte

La dotazione, quindi, è ridotta all’indispensabile. Di conseguenza, tutto ruota attorno all’esperienza d’uso e a come si portano con noi ogni giorno, perché è lì che questo formato si gioca davvero la partita.

Design e comfort Huawei FreeClip 2

Un accessorio tech che si indossa, non si nasconde

Le Huawei FreeClip 2 hanno una presenza che non passa inosservata: appena si apre il case, l’effetto è particolare: due elementi lucidi e “sferici”, collegati da una struttura sottile, sembrano più un oggetto di design che un paio di auricolari tradizionali. Hanno quel look da gioiello contemporaneo, e il fatto che si aggancino all’orecchio invece di infilarsi dentro lo rende ancora più evidente. Qui il prodotto si vede, quindi deve anche piacere.

Recensione Huawei FreeClip 2: un gioiello che suona forte

Nel nostro caso parliamo della versione bianca, ed è quella che, secondo noi, valorizza di più la filosofia “accessorio”. Il case non è solo compatto e facile da portare in tasca, ma ha anche una finitura zigrinata che aiuta nell’uso quotidiano: si impugna meglio e, soprattutto, rende meno evidenti quei graffi leggeri e occasionali che spesso rovinano le custodie più lisce nel giro di poco. Le dimensioni sono molto contenute, circa 50 × 50 × 25 mm, quindi in tasca sparisce senza diventare un ingombro.

Recensione Huawei FreeClip 2: un gioiello che suona forte

Anche la costruzione è pratica: sul case troviamo un LED di stato che dà un colpo d’occhio immediato su carica e pairing, e c’è anche il tasto dedicato per l’associazione, utile quando si cambia smartphone o quando si vuole forzare la modalità di abbinamento senza impazzire. Per la ricarica c’è la porta USB-C, posizionata in modo comodo, quindi si collega al volo anche su scrivania; inoltre, su questo modello è presente anche la ricarica wireless, che rende tutto più naturale quando si rientra a casa e si appoggia il case su un pad.

Anche sugli auricolari c’è un bel lavoro di contrasto. Il bianco dell’arco e delle superfici principali è pulito, mentre le parti metalliche creano un accento più “prezioso”: il mix tra bianco e argento funziona, e fa sembrare le FreeClip 2 più curate rispetto a tanti TWS che puntano solo alla sobrietà. Di conseguenza, una volta indossate, non sembrano un oggetto tecnico appiccicato all’orecchio, ma un elemento che può stare dentro un look senza stonare.

E sì, rispetto alle FreeClip di prima generazione si percepisce un lavoro di fino.

La clip è stata resa più morbida ed elastica, quindi l’aggancio “abbraccia” di più l’orecchio e tende a creare meno punti di pressione nelle sessioni lunghe; inoltre, la parte di appoggio è stata snellita, mantenendo stabilità e sensazione di sicurezza. Anche il case è più amico della tasca, con un profilo più compatto che invoglia a portarlo sempre dietro, e ci sono piccoli passi avanti anche nella gestione quotidiana: i controlli risultano più completi, quindi si fa meno affidamento sul telefono.

È un’evoluzione che non stravolge il concetto, ma lo rende più maturo.

Il punto centrale resta la vestibilità. Il concetto open-wear è semplice: il driver si appoggia vicino al condotto uditivo, senza inserto in silicone dentro l’orecchio; per chi ha orecchie sensibili è spesso una liberazione, perché elimina quella pressione tipica degli in-ear. Qui l’ancoraggio avviene sul lobo: una parte resta dietro, l’altra si appoggia davanti, e la tensione della struttura le tiene in posizione. Il peso di 5,1 grammi per auricolare si sente pochissimo, e dopo qualche minuto l’effetto “me le sto portando addosso” tende a sparire, che è esattamente il motivo per cui questo formato ha senso.

Huawei, inoltre, ha lavorato sul ponte a C rendendolo più elastico e più morbido nel contatto; di conseguenza la clip avvolge di più e stringe di meno, riducendo quei punti di pressione che spesso arrivano dopo un paio d’ore. Anche la parte di appoggio è stata snellita, e la progettazione tiene conto di tantissime forme diverse di orecchio, cosa fondamentale su un prodotto che non deve mai diventare “un pensiero”.

Recensione Huawei FreeClip 2: un gioiello che suona forte

Detto questo, va detto anche l’altro lato della medaglia: la forma è fissa, quindi la vestibilità può cambiare parecchio in base alla dimensione del lobo. Se il lobo è molto grande, può capitare che il punto di appoggio non sia perfetto e che il driver resti un filo più “lontano” da dove dovrebbe stare; non è un dramma, però può influire sia sul comfort sia sul suono. E negli sport più intensi, quelli con molti movimenti della testa, l’ancoraggio può essere meno rassicurante rispetto a un in-ear ben piantato.

Recensione Huawei FreeClip 2: un gioiello che suona forte

In compenso, per allenamenti leggeri e uso quotidiano, l’idea regge bene, e la certificazione IP57 sugli auricolari permette di sudare senza paranoie, anche sotto una pioggia leggera.

Comandi e controlli Huawei FreeClip 2

Più completi, ma serve prenderci la mano

Su un prodotto come questo i comandi contano più del solito. Le FreeClip 2 si indossano “sempre”, quindi è naturale voler gestire musica e chiamate al volo, senza interrompere quello che si sta facendo. E qui Huawei ha fatto un passo avanti evidente rispetto al primo modello: i gesti sono più completi, e finalmente il volume si regola anche dagli auricolari.

La base è quella che ci si aspetta: doppio tocco per play/pausa e per rispondere o chiudere una chiamata; triplo tocco per saltare la traccia. In più arriva lo swipe per il volume, che è la novità che cambia davvero l’uso quotidiano, perché evita di toccare sempre lo smartphone, soprattutto mentre si cammina o si lavora.

C’è però un dettaglio importante da capire: il punto “giusto” per i tocchi non è la sfera anteriore e nemmeno la parte dietro l’orecchio. Il riferimento è la zona dell’arco, e questo richiede un minimo di abitudine. All’inizio, complice la leggerezza e il fatto che dopo un po’ ci si dimentica di averle addosso, può capitare di cercare il punto di tocco e di sbagliare il primo tentativo. È una cosa che migliora con la memoria muscolare, ma va detta, perché nei primi giorni può sembrare meno immediata di altri TWS tradizionali.

Recensione Huawei FreeClip 2: un gioiello che suona forte

Lo swipe, invece, risulta più naturale e più “facile” da azzeccare, perché sfrutta una superficie più ampia e si fa con un gesto che viene spontaneo. Ed è anche quello che si usa di più, proprio perché regolare il volume è l’azione che ripetiamo continuamente durante la giornata.

Poi c’è tutta la parte funzioni avanzate, dove Huawei vuole alzare l’asticella: volume adattivo, controlli con la testa, gestione intelligente dell’orientamento degli auricolari, e altre opzioni che puntano a rendere l’esperienza più automatica. Il volume adattivo, come concetto, è quello che ha più senso su un open-ear, perché qui l’ambiente conta sempre; quando funziona bene, evita quel continuo “su e giù” manuale.

I gesti della testa, invece, sono l’esempio perfetto di funzione che può piacere, ma che deve essere affidabile per diventare davvero utile. L’idea di annuire per rispondere e scuotere la testa per rifiutare è comoda, però nella pratica basta un’incertezza per far preferire il tocco classico, che resta più diretto e prevedibile.

Molto interessante, invece, la gestione “furba” degli auricolari: la possibilità di indossarli senza doverci pensare troppo, senza stare lì a cercare sempre sinistro e destro come se fosse un rituale. È una di quelle cose che non fanno scena, però migliorano la quotidianità e si apprezzano ogni singolo giorno.

Chiudiamo con una nota importante: alcune funzioni, come l’audio spaziale, possono avere un impatto più delicato su un design open-ear, e in certi casi dipendono anche dal tipo di smartphone usato. Ne parliamo bene nella parte dedicata, perché qui il tema non è “quante feature ci sono”, ma quante diventano davvero abitudine.

App e funzioni smart Huawei FreeClip 2

Utili quando non cercano di fare troppo

Le Huawei FreeClip 2 si usano bene anche senza vivere nell’app, e questo è un punto a favore. Però l’app resta il centro di controllo: qui arrivano gli aggiornamenti, qui si lavora su equalizzazione e gesti, e qui si decide quali funzioni tenere attive e quali no, perché su un accessorio “da tutti i giorni” la differenza la fa proprio la personalizzazione.

Huawei oggi si affida a Audio Connect. L’interfaccia è semplice da leggere e si capisce in fretta dove mettere le mani: equalizzatore, mappatura dei comandi, audio adattivo, e le modalità legate all’audio spaziale. È tutto a portata, senza menu inutilmente profondi, quindi anche chi non ha voglia di smanettare può sistemare due cose e poi dimenticarsene.

Recensione Huawei FreeClip 2: un gioiello che suona forte

Qui però va fatta una precisazione importante, perché riguarda tanti utenti: l’app su Android non passa dal Google Play Store. Si trova su iOS e anche nello store Samsung, mentre su altri telefoni Android può servire installarla in modo alternativo, oppure rinunciare al livello di personalizzazione. Gli auricolari, sia chiaro, si accoppiano comunque via Bluetooth e funzionano senza problemi, però senza app si perde la parte migliore: gesti personalizzati, EQ e funzioni smart. E su alcuni smartphone, quindi, è un passaggio da considerare prima dell’acquisto.

Detto questo, una volta dentro l’app, la gestione dei comandi è fatta bene. I gesti si possono adattare alle abitudini, quindi ognuno decide cosa mettere su doppio tocco, triplo tocco e sullo swipe; inoltre lo swipe sul Comfort Bean per il volume cambia davvero l’esperienza, perché permette di regolare al volo senza quei tocchi “scomodi” tipici di tanti TWS. E anche la risposta dei controlli è meno rigida di quanto ci si aspetti: non si è costretti a cercare il millimetro perfetto, perché tra sfera, arco e bean c’è una libertà d’interazione più ampia, quindi nella pratica i gesti risultano più naturali.

Le funzioni smart, poi, sono quelle che fanno la differenza quando non diventano un esercizio di stile. Il volume adattivo è probabilmente la più sensata su un open-ear, perché l’ambiente cambia di continuo; quando lavora bene, evita quel continuo “su e giù” manuale passando da casa a strada, o da ufficio a mezzi pubblici.

I controlli con la testa sono l’idea più particolare. Qui la regola è sempre la stessa: se funzionano bene, sono comodissimi quando si hanno le mani occupate; se invece sbagliano un colpo, si torna al tocco. In base ai test, comunque, è una funzione che può risultare più affidabile del previsto durante le chiamate, proprio perché nasce per quello.

Molto riuscita anche la gestione automatica di destro e sinistro. Nella pratica si possono indossare senza pensarci troppo, e se si cambia orecchio gli auricolari sistemano il canale audio rapidamente; è un dettaglio piccolo, ma cambia l’uso con un solo auricolare, perché rende tutto più immediato e meno “meccanico”.

Infine, l’audio spaziale. Su un design open-ear l’effetto tende a restare più delicato, quindi va visto come una sfumatura, non come un cambio drastico; lo valutiamo bene nella parte audio, perché ha senso parlarne con esempi e con un confronto diretto.

Qualità audio Huawei FreeClip 2

Open-ear, ma più pieno di quanto ci si aspetta

Partiamo da un punto fermo, così non ci si fraintende: le Huawei FreeClip 2 sono open-ear. Quindi non hanno l’effetto “tappo”, non isolano e non possono dare quel basso fisico tipico delle in-ear ben sigillate. Però proprio qui sta il bello: se Huawei è riuscita a dare corpo e pulizia senza snaturare il concetto, allora il formato diventa davvero interessante.

Il salto rispetto al primo modello si sente, e non è solo una sensazione. Dentro c’è un lavoro diverso su driver e camera acustica: la struttura sfrutta un driver dinamico da 10,8 mm a doppio diaframma, inserito in una “sfera” più compatta, con una gestione dell’aria più efficace. Tradotto in ascolto: più volume disponibile e un basso che ha più peso, senza diventare invadente. Sulle tracce elettroniche, per esempio, la base ritmica risulta più presente, e il kick è più credibile, pur restando sempre nel perimetro open-ear.

Recensione Huawei FreeClip 2: un gioiello che suona forte

Le voci sono un altro punto forte, perché restano in evidenza e pulite. La timbrica tende al bilanciato, non cerca l’effetto pompato; di conseguenza brani pop e contenuti parlati mantengono intelligibilità e separazione, senza trasformarsi in un “muro” unico. Anche gli alti sono gestiti con criterio: rimangono chiari e ariosi, ma non diventano aggressivi, soprattutto a volumi medi, dove tanti open-ear iniziano a stancare.

C’è però una variabile che va detta, perché qui pesa più che altrove: il suono dipende molto da come si posiziona il driver rispetto al condotto uditivo. Basta qualche millimetro, e cambia la percezione del basso e della profondità. È normale su questo formato, ma spiega perché due persone possono avere impressioni diverse, pur usando lo stesso prodotto. Di conseguenza, nelle prime ore conviene trovare il “punto giusto” e capire come indossarle nel modo più stabile possibile, perché lì si ottiene la resa migliore.

Sull’app ci sono preset pronti, utili per iniziare. Però, come spesso accade, i preset possono enfatizzare troppo alcuni aspetti: se si spinge troppo sui bassi, può comparire una certa ruvidità o una distorsione nella parte bassa; se si spinge sugli alti, l’ascolto diventa più brillante ma anche più duro. La soluzione, per fortuna, è semplice: l’EQ a 10 bande è quello che cambia davvero le cose. Bastano uno o due minuti per creare un profilo personale, e a quel punto il suono diventa più “centrato”, soprattutto perché si può compensare la propria vestibilità e il proprio orecchio.

Interessante anche il comportamento del sistema di volume adattivo collegato all’elaborazione: qui non si parla di un volume che salta su e giù a caso, ma di un intervento più graduale, pensato per seguire l’ambiente senza far venire voglia di disattivarlo dopo mezz’ora. Passando da un ambiente silenzioso a uno rumoroso, l’aumento è quanto basta per non perdere dialoghi e voci; tornando al chiuso, il volume tende a rientrare senza scatti evidenti. È una funzione che ha senso proprio perché queste clip vivono sempre “insieme” al mondo esterno.

Dispersione e privacy: quanto “esce” davvero il suono

Con un open-ear la domanda arriva sempre prima o poi, ed è giusta: quanto si sente fuori? Perché comfort e praticità sono bellissimi, però se in ufficio o in treno diventano un altoparlantino personale, allora cambia tutto.

Le Huawei FreeClip 2 lavorano per limitare la dispersione, e nell’uso quotidiano si nota che l’obiettivo non è solo “suona bene per chi le indossa”, ma anche “disturba il meno possibile chi è vicino”. A volumi bassi e medi, quindi quelli che si usano davvero per podcast, chiamate e musica di sottofondo, la situazione è gestibile: a distanza normale, in una stanza, il suono tende a restare contenuto. Non sparisce, perché fisicamente non può, però non dà quell’effetto imbarazzante di certi open-ear che si sentono a due metri.

Quando si alza molto il volume, invece, le regole cambiano. In strada o in ambienti rumorosi è facile spingere più del dovuto, e lì la dispersione si fa sentire. È il compromesso del formato, e va accettato: se si vuole restare consapevoli dell’ambiente, qualcosa si paga. La buona notizia è che qui il contenimento è migliore della media, quindi prima di diventare “fastidioso” bisogna davvero salire tanto, però il limite esiste.

C’è anche un aspetto pratico: la dispersione dipende molto da come sono posizionati gli auricolari. Se il driver non è nel punto ideale e si perde energia verso l’orecchio, viene spontaneo alzare il volume; di conseguenza aumenta anche ciò che esce verso l’esterno. Per questo trovare la vestibilità giusta non serve solo per avere più bassi, serve anche per mantenere il volume più basso e tenere sotto controllo la privacy.

Recensione Huawei FreeClip 2: un gioiello che suona forte

FreeClip 2 sono tra gli open-ear più “educati” che abbiamo provato, ma restano open-ear. In ufficio, in casa e in situazioni tranquille si possono usare senza ansie particolari; in ambienti molto silenziosi, invece, conviene sempre un minimo di buon senso, perché a volumi alti si faranno sentire.

Chiamate e microfoni

La parte più importante per un open-ear

Su un prodotto come le Huawei FreeClip 2 le chiamate non sono una funzione in più, sono una priorità. Proprio perché si indossano a lungo, e proprio perché lasciano passare l’ambiente, devono essere affidabili quando si parla. E qui Huawei spinge forte: microfoni multipli, algoritmi di riduzione rumore e una gestione della voce pensata per rimanere pulita anche fuori casa.

In ambienti tranquilli la resa è quella che ci si aspetta da una fascia premium: voce chiara, timbro naturale, volume stabile. La cosa interessante, però, è come si comportano appena si esce. Con traffico, vento leggero e rumori casuali, il sistema lavora per tenere la voce in primo piano; non fa miracoli, ma evita quell’effetto “sparisco e torno” tipico di alcuni TWS che tagliano troppo aggressivamente.

Il vento è sempre il test più cattivo, perché basta poco per rovinare una chiamata. Qui la gestione è più controllata, e si percepisce che la soppressione non è sparata al massimo: l’obiettivo è togliere il disturbo senza trasformare la voce in qualcosa di metallico. In più, il fatto che siano open-ear aiuta in un senso preciso: non si crea quella pressione interna dell’in-ear che a volte cambia la percezione della propria voce e porta a parlare più forte del necessario.

C’è poi un punto che torna utile nella vita vera: si possono gestire le chiamate in modo rapido, sia con i controlli touch sia con le funzioni legate ai movimenti della testa, quando si hanno le mani occupate. Qui vale la solita regola: se il gesto è riconosciuto bene, diventa comodissimo; se ogni tanto sbaglia, si torna al tocco. Però l’idea ha senso, perché questo prodotto nasce per essere “sempre addosso” e per togliere frizioni, non per aggiungerne.

Autonomia e ricarica Huawei FreeClip 2

Fatte per durare, non per farsi ricordare

Con le Huawei FreeClip 2 l’obiettivo è chiaro: diventare un accessorio che si indossa spesso, e quindi non deve creare ansie da batteria. Huawei dichiara fino a 9 ore con una singola carica e fino a 38 ore con la custodia. Sono numeri importanti per un open-ear, soprattutto considerando quanto sono compatti auricolari e case.

Dietro questi valori c’è anche una base tecnica concreta: ogni auricolare integra una batteria da 60 mAh, mentre la custodia arriva a 537 mAh. Questo spiega perché il case riesca a dare più ricariche complete senza diventare un mattone in tasca, e perché l’autonomia totale sia così alta per la categoria.

Nell’uso misto, però, è normale vedere un filo meno rispetto al dichiarato, soprattutto se si ascolta spesso ad alto volume e si fa tanto streaming. In quel contesto, arrivare intorno alle 8 ore è un risultato credibile e già molto buono; poi, con volume più moderato e funzioni smart meno “attive”, ci si avvicina di più alla promessa delle 9 ore. Anche perché qui non c’è la cancellazione attiva del rumore, quindi non c’è un consumo “fisso” che si mangia minuti senza che ce ne accorgiamo.

La parte ricarica è quella che rende tutto più semplice. C’è la USB-C, quindi si risolve ovunque, e via cavo si arriva a una ricarica completa in circa un’ora. Con il wireless, invece, i tempi si allungano in modo sensibile, anche quasi raddoppiando, però la comodità cresce: si appoggia il case sul pad che già si usa per il telefono e si smette di pensarci. E per chi ha accessori Huawei in casa, c’è anche una compatibilità utile con alcuni caricabatterie da smartwatch, che in viaggio può tornare comoda per ridurre cavi e alimentatori.

La ricarica rapida, poi, è quella funzione che salva la giornata. Una decina di minuti nel case possono riportare le FreeClip 2 in partita per quasi tre ore, quindi quando si esce di corsa o ci si accorge di averle scariche all’ultimo, si rimedia senza stress. È una di quelle caratteristiche che, più che “fare scena”, cambiano davvero l’esperienza nel tempo.

Prezzo e promo: 199 euro, e qui contano i dettagli

Le Huawei FreeClip 2 arrivano con un prezzo di listino di 199 euro, e per un open-ear “da indossare sempre” è una cifra che deve portarsi dietro anche servizi e incentivi concreti, non solo design e comfort. La disponibilità ufficiale parte dal 22 gennaio, nelle colorazioni bianca, blu e nera; inoltre è prevista anche una variante oro rosa.

Al lancio c’è una promo semplice da capire: con il coupon AMKTPRCLIP2 si ottiene 20 euro di sconto. In più, sugli acquisti tramite Huawei Store è previsto un omaggio: un set di accessori firmati It’s Lava, fino a esaurimento scorte. E per chi compra spesso sullo store ufficiale, c’è anche il sistema punti: 10 punti per ogni euro speso, utili poi per sconti su ordini futuri.

Il pezzo più interessante, però, è il servizio: con l’acquisto è incluso HUAWEI Loss Care, cioè la possibilità di comprare un singolo auricolare entro 12 mesi a metà del prezzo ufficiale in caso di smarrimento o danneggiamento. Su un prodotto “a clip”, che si indossa e si toglie tante volte al giorno, è una copertura che ha più senso di quanto sembri.

Recensione Huawei FreeClip 2: un gioiello che suona forte

Valutazione finale Huawei FreeClip 2 : Voto 9.0

Belle da indossare, facili da usare, e finalmente complete

Dopo giorni di utilizzo, le Huawei FreeClip 2 ci hanno convinto perché fanno esattamente quello che promettono, senza forzare la mano. Anzi, diciamolo come si deve: ci sono piaciute moltissimo, al punto che finiranno tra le nostre “private”, insieme a un paio di in-ear Huawei che usiamo quando vogliamo isolarci davvero. E questo, per noi, è il segnale più chiaro: non sono un prodotto da provare e mettere via, sono un accessorio che viene voglia di tenere sempre vicino.

Sono auricolari open-ear che si portano addosso a lungo, e qui comfort e stabilità non sono un contorno: sono il centro del prodotto. Il lavoro sulla clip si sente, perché la pressione è più morbida, l’indossabilità è più naturale, e nella giornata tipo diventano davvero un accessorio che si mette e si dimentica.

Poi c’è il lato estetico, che qui è parte del valore. Hanno un’eleganza moderna, pulita, quasi “gioiello tech”, con linee morbide e dettagli che catturano l’occhio senza risultare vistosi. Nella versione bianca il contrasto tra arco chiaro e dettagli argento è raffinato, e una volta indossate sembrano davvero un oggetto pensato per essere visto, non solo usato. Anche il case, compatto e con finitura zigrinata, è più pratico di quanto sembri: si rovina meno, si impugna meglio, e in tasca sparisce.

Recensione Huawei FreeClip 2: un gioiello che suona forte

Sul piano dell’esperienza, Huawei ha aggiunto ciò che mancava. I controlli sono più completi, lo swipe per il volume cambia davvero l’uso quotidiano, e la gestione automatica di destro e sinistro è una di quelle cose che sembrano piccole finché non ci si abitua; poi non si torna indietro. Anche l’app, pur con i suoi limiti legati alla distribuzione su Android, offre un livello di personalizzazione che vale la pena sfruttare, soprattutto con l’EQ a 10 bande.

E poi c’è il suono, che ci ha sorpreso sul serio. Perché restano clip open-ear, quindi le aspettative sono sempre “ok, comode, ma audio così così”. Qui no: la resa è corposa, precisa, e regge bene anche a volumi alti; i bassi, per questo formato, sono tra i più convincenti che abbiamo sentito, senza schiacciare le voci e senza trasformare tutto in un impasto. È un risultato che, su una clip, non è affatto scontato, e rende l’ascolto più completo di quanto ci aspettassimo.

Altro punto importante: si usano bene ovunque. Le abbiamo provate senza problemi con iOS, con Android e in ambiente EMUI; pairing e utilizzo quotidiano sono stati lineari, quindi sono adatte a tutti i principali sistemi, iPhone compreso. E per un prodotto che vuole stare con noi tutto il giorno, questa “neutralità” è fondamentale.

Recensione Huawei FreeClip 2: un gioiello che suona forte

Le chiamate, infine, sono uno dei punti più solidi: voce chiara e gestione del rumore più controllata, quindi si usano volentieri anche fuori casa.

A 199 euro non sono per tutti, perché un open-ear è una scelta precisa. Però per chi vuole ascoltare e parlare senza isolarsi, e vuole farlo con un prodotto che è anche un accessorio da indossare, queste FreeClip 2 hanno un senso molto chiaro.

Lascia un commento