X multa X per spunta ingannevole
La CE sanziona X per violazioni del DSA
La Commissione Europea ha annunciato una decisione destinata a pesare sul futuro di X. Il social network è stato sanzionato per pratiche considerate ingannevoli e non conformi al Digital Services Act. La multa, molto elevata, rappresenta uno dei provvedimenti più incisivi applicati a una piattaforma digitale dopo l’entrata in vigore del regolamento. La contestazione riguarda soprattutto il funzionamento della spunta blu, che secondo Bruxelles avrebbe creato un fraintendimento diffuso tra identità verificata e semplice abbonamento.
La spunta blu nel mirino: perché per l’UE è ingannevole
Al centro del verdetto c’è la scelta di X di rendere la spunta blu un elemento acquistabile da chiunque, senza un reale controllo dell’identità. Per la CE, questo comportamento ha violato l’obbligo previsto dal DSA di evitare “design ingannevoli”.
Secondo l’interpretazione europea, l’icona suggeriva implicitamente che un utente fosse autenticato, mentre nella pratica bastava pagare per ottenerla. Questa impostazione avrebbe aumentato il rischio di:
- impersonificazioni
- spam
- truffe basate sulla falsa autorità dell’account
- campagne di disinformazione più difficili da individuare
La sanzione da circa 140 milioni di dollari è stata motivata proprio dalla natura sistemica di questo rischio, considerato rilevante per la sicurezza e la trasparenza online.
Repository pubblicitario e accesso ai dati: le altre violazioni contestate
La decisione della CE non riguarda solo la spunta blu. Le autorità europee hanno evidenziato ulteriori violazioni legate al repository degli annunci pubblicitari e all’accesso ai dati pubblici della piattaforma, anch’esso regolato dal DSA.
Repository incompleto e difficile da consultare
Secondo Bruxelles, lo strumento fornito da X per consultare le inserzioni pagate presenta limiti significativi. Le criticità riguardano:
- informazioni mancanti su contenuto e argomento degli annunci
- assenza di dettagli chiave sull’entità che finanzia la campagna
- interfaccia lenta e con barriere di accesso
- difficoltà per ricercatori e società civile nel tracciare attività sospette
La CE sottolinea che un repository trasparente è essenziale per contrastare truffe, operazioni di manipolazione e minacce ibride.
Limitazioni all’accesso ai dati pubblici
Il DSA richiede che le grandi piattaforme garantiscano ai ricercatori accreditati un accesso chiaro ai dati pubblici.
X, invece:
- vieta lo scraping anche a soggetti idonei
- impone procedure considerate troppo restrittive
- crea ostacoli alla ricerca indipendente sui rischi sistemici
Per la CE, queste barriere “compromettono lo scopo della normativa”.
Le prossime mosse: cosa deve fare X per evitare nuove sanzioni
La piattaforma ora ha 60 giorni lavorativi per definire quali misure adotterà per correggere la gestione della spunta blu e 90 giorni per intervenire su repository pubblicitario e accesso ai dati.
Il processo di revisione sarà strutturato così:
- X presenta il piano d’azione.
- Il Board of Digital Services valuta il documento entro un mese.
- La CE decide entro un altro mese se approvarlo o richiedere modifiche.
La posta in gioco è rilevante: ulteriori inadempienze potrebbero portare a nuove sanzioni o a interventi più severi sul funzionamento europeo del servizio.
Un caso simbolo del nuovo equilibrio digitale europeo
Il caso X multa X rappresenta uno spartiacque. Da un lato il DSA pretende maggiore trasparenza e responsabilità dalle piattaforme digitali; dall’altro i social network devono rivedere modelli di business e scelte di design che, fino a poco tempo fa, erano considerate legittime.
La decisione della CE chiarisce che l’era dell’autoregolamentazione è finita. Ora l’attenzione si sposta su come X modificherà la propria struttura e su quanto questo impatterà utenti, ricercatori e inserzionisti in Europa.