Gli ultimi giorni dei social media? Perché l’era dello scroll infinito sta finendo

Gli ultimi giorni dei social media

“Questi sono gli ultimi giorni dei social media come li conosciamo”, avverte un docente di University College Cork. Il motivo? Le piattaforme stanno diventando terre desolate, abitate più da bot e contenuti sintetici che da persone reali.

Oggi ciò che resta del contenuto autentico viene sistematicamente messo in secondo piano dagli algoritmi. A dominare sono post ottimizzati solo per i clic, prodotti in massa con strumenti di intelligenza artificiale.

L’ascesa dei contenuti sintetici

Ricerche recenti confermano quello che gli utenti già percepiscono. I gruppi pubblici su Facebook, X e Instagram sono inondati da decine di migliaia di post generati da AI.

Questi contenuti assumono la forma di clickbait, listicle incompleti e immagini vaghe create con software come Midjourney. Il risultato è un mare di rumore che riduce drasticamente l’interazione umana.

Infatti, i tassi di engagement stanno crollando. Facebook e X viaggiano ormai su una media dello 0,15%, mentre Instagram registra un calo del 24% in un solo anno. Persino TikTok mostra segnali di rallentamento.

Una crisi di fiducia

Meno della metà degli adulti americani giudica affidabili le informazioni trovate sui social. Negli anni 2010, due terzi lo ritenevano un ambiente credibile. Oggi la fiducia si è erosa.

La ragione è chiara. I bot non chiedono stipendi, non scioperano e producono senza sosta. Per le aziende sono strumenti perfetti per mantenere alto il tempo di permanenza, anche a costo di sacrificare la qualità.

Di conseguenza, siamo immersi in contenuti che parlano continuamente a noi, ma che raramente ci parlano davvero.

La migrazione verso comunità più piccole

Il declino non significa vuoto. Secondo il saggio, il modello si sta frammentando. Gli utenti si spostano verso micro-comunità intenzionali: chat private, server Discord, newsletter Substack o collettivi su Patreon.

Qui non conta più la viralità, ma la profondità. Un autore con 10.000 abbonati fedeli può vivere meglio di uno con un milione di follower distratti su Instagram.

Anche i colossi lo hanno capito. Instagram spinge sempre più sulle chat dirette, X sulle cerchie a pagamento, TikTok sta testando comunità chiuse.

Ripensare i social media come beni pubblici

Il futuro potrebbe passare da un approccio radicale. Cosa accadrebbe se i social venissero gestiti come servizi pubblici invece che come casinò privati?

Immaginiamo algoritmi trasparenti e verificabili, governance con rappresentanza degli utenti, modelli di ricavo basati su abbonamenti o fondi pubblici. Potrebbero nascere piattaforme civiche, reti professionali gestite da associazioni, spazi educativi legati alle biblioteche.

Non la fine, ma un nuovo inizio

I social media tradizionali stanno arrivando al limite. Ma, come scrive il docente, “non siamo condannati alle loro rovine”.

Gli ultimi giorni dei social media potrebbero coincidere con i primi giorni di un web più umano. Un luogo dove torniamo a cercare connessione, comunità e dialogo autentico.

Lascia un commento