Bloatware Samsung: il problema rischia di peggiorare con i nuovi tablet
Il bloatware non è un tema nuovo per Samsung, ma con Galaxy Tab S11 sembra tornare sotto i riflettori. L’azienda ha deciso di includere nuove applicazioni preinstallate, presentandole persino come punto di forza del prodotto. Una strategia che rischia di cambiare il modo in cui percepiamo le app aggiuntive e di peggiorare il problema.
Cos’è il bloatware e perché preoccupa
Il termine bloatware indica software e app installati di default su un dispositivo senza che siano realmente necessari. Si distinguono dalle applicazioni di sistema perché spesso si tratta di social network, giochi o servizi terzi.
Samsung ha una lunga storia in questo campo. Già dai tempi di Galaxy S2 e S3, i dispositivi arrivavano con app come Facebook o Flipboard difficili da rimuovere. Negli anni, la situazione è migliorata con One UI, che ha ridotto la quantità di app forzate e reso più facile la disinstallazione.
Eppure, ancora oggi Galaxy S25 appena acceso mostra cartelle già piene di Microsoft Office, LinkedIn e altre app che l’utente non ha richiesto.
Le novità con Galaxy Tab S11
Con la nuova generazione di tablet, Samsung ha deciso di spingersi oltre. Oltre alle app solite, i modelli di Tab S11 includono Clip Studio, Goodnotes, LumaFusion e Notion. Sono applicazioni popolari, pensate per sfruttare schermo e S Pen, ma l’approccio solleva dubbi.
Per la prima volta, Samsung ha deciso di presentare queste app durante gli eventi ufficiali, sottolineando le collaborazioni con gli sviluppatori e offrendo sconti e prove gratuite esclusive agli utenti Galaxy.
Il rischio è che questa mossa normalizzi l’idea di bloatware come qualcosa di “positivo”, aprendo la strada a ulteriori app sponsorizzate nei dispositivi futuri.
Ci sono alternative migliori?
La logica dei pacchetti promozionali non è nuova. Aziende e sviluppatori pagano per essere inclusi nei dispositivi, esattamente come Google paga Apple per essere il motore di ricerca predefinito su iPhone.
Esistono però metodi meno invasivi. In alcuni mercati, Samsung già utilizza uno schermo di setup che mostra app consigliate, permettendo all’utente di scegliere cosa installare. Un approccio più trasparente, che lascerebbe all’utente il pieno controllo.
Altra opzione è il Galaxy Store, che ha una sezione “esclusive” con app ottimizzate per i dispositivi Samsung e promozioni dedicate. Una vetrina più chiara e rispettosa rispetto alle installazioni forzate.
Il bloatware sembrava un problema superato, ma con Galaxy Tab S11 rischia di tornare più aggressivo. Se oggi parliamo di app utili come Notion o LumaFusion, domani potremmo ritrovarci con software molto meno desiderati.
Samsung dovrebbe puntare sulla scelta consapevole degli utenti e sull’uso del Galaxy Store, evitando di trasformare i suoi dispositivi in strumenti di marketing mascherato. La vera sfida non è rendere il bloatware più accettabile, ma ridurlo al minimo indispensabile.