Google multata per 425 milioni di dollari per aver tracciato utenti che avevano detto “no”

Google multata per 425 milioni di dollari per aver tracciato utenti che avevano detto “no”

Una sentenza importante ha colpito Google, accusata di aver raccolto dati personali anche quando gli utenti avevano disattivato le opzioni di tracciamento. La multa stabilita dal tribunale è di 425 milioni di dollari, conseguenza di una class action avviata nel 2020.

La causa riguardava circa 98 milioni di utenti Google e interessava oltre 174 milioni di dispositivi. Secondo i querelanti, l’azienda avrebbe violato la privacy degli utenti tracciandoli anche dopo aver rifiutato esplicitamente la raccolta dei dati.

I dettagli del processo

Il fulcro dell’accusa riguarda la funzione Web & App Activity. Anche disattivandola, Google avrebbe permesso a servizi terzi, come le piattaforme che usano Google Analytics, di raccogliere informazioni. L’azienda ha provato a difendersi sostenendo che questi dati fossero anonimizzati e non riconducibili a singoli utenti.

Il tribunale, però, ha stabilito che il principio resta violato: la raccolta dei dati avveniva anche contro la volontà degli utenti. Per questo Google dovrà versare 425 milioni di dollari, cifra comunque lontana dai 31 miliardi richiesti inizialmente dai querelanti.

In una nota alla BBC, Google ha dichiarato:

“Questa decisione fraintende il funzionamento dei nostri prodotti, e presenteremo ricorso. I nostri strumenti di privacy offrono controllo sui dati e rispettiamo le scelte degli utenti.”

Le conseguenze e altri scontri legali di Google

Non è la prima volta che Google finisce nel mirino dei regolatori. In passato, l’azienda ha dovuto affrontare multe molto più consistenti, tra cui 4,3 miliardi di euro nel 2018 per l’uso di Android a discapito della concorrenza e 2,42 miliardi di euro nel 2017 per pratiche scorrette nei servizi di comparazione prezzi.

Questa volta la sanzione è inferiore, ma il problema resta: la gestione dei dati degli utenti continua a sollevare dubbi e cause legali. Inoltre, Google ha rischiato anche un provvedimento molto più drastico: la raccomandazione di vendere il browser Chrome per garantire maggiore concorrenza.

Sul tema è intervenuto anche Gabriel Weinberg, CEO di DuckDuckGo, affermando che:

“Non crediamo che i rimedi imposti dalla corte siano sufficienti a fermare i comportamenti illegali di Google.”

La multa da 425 milioni di dollari non mette in crisi un colosso come Google, ma rappresenta un segnale chiaro. La privacy degli utenti resta al centro del dibattito e i regolatori puntano sempre più a cambiare le pratiche aziendali piuttosto che limitarsi a sanzionarle. Per gli utenti, questa vicenda conferma quanto sia cruciale controllare le impostazioni di sicurezza e pretendere trasparenza dalle piattaforme digitali.

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