Sam Altman su Cina e AI: dubbi sui controlli all’export nella corsa alla supremazia
La corsa alla supremazia nell’intelligenza artificiale è ormai un confronto diretto tra Stati Uniti e Cina. Se oggi Washington guida il settore, il futuro resta incerto. In una recente intervista, Sam Altman, CEO di OpenAI, ha espresso dubbi sull’efficacia dei controlli all’export e ha avvertito che il progresso cinese viene spesso sottovalutato.
Il contesto della corsa AI tra USA e Cina
Negli Stati Uniti, aziende come OpenAI, Meta, Alphabet, Microsoft e NVIDIA trainano la rivoluzione AI. Dall’altra parte, la Cina risponde con Baidu, Alibaba, Tencent e ByteDance.
Secondo Altman, ridurre la questione alla semplice domanda “chi è avanti?” è fuorviante. L’AI si sviluppa su diversi livelli: ricerca, capacità di calcolo e applicazioni commerciali. Non basta limitare le esportazioni per fermare un ecosistema così complesso.
L’esempio più recente riguarda le restrizioni su chip avanzati come gli NVIDIA H20. Prima banditi, poi concessi con nuove licenze, hanno alimentato tensioni geopolitiche e un mercato nero miliardario in Cina.
I dubbi di Sam Altman sui controlli all’export
Parlando a CNBC, Altman ha chiarito:
“Puoi controllare una tecnologia, ma forse non quella giusta. Ci saranno sempre alternative e workaround”.
Le sue parole risuonano con quelle di Jensen Huang, CEO di NVIDIA, che da tempo sostiene come il blocco delle esportazioni rischi solo di favorire l’adozione di chip cinesi. La conseguenza sarebbe un’accelerazione dello sviluppo domestico in Cina, con possibili effetti di lungo periodo sul mercato globale.
Il tema della sicurezza è centrale. Da un lato gli USA temono che la Cina possa usare chip americani in ambito militare. Dall’altro, Pechino denuncia rischi di backdoor o spyware nei prodotti importati, spingendo verso soluzioni interne come i cluster Huawei.
OpenAI, GPT-5 e l’ombra della Cina secondo Sam Altman
La competizione influenza direttamente anche le strategie di OpenAI. L’azienda ha lanciato GPT-5 il 7 agosto, ricevendo grande attenzione e non poche critiche. Pochi giorni prima aveva rilasciato due modelli open source, gpt-oss-120b e gpt-oss-20b, i primi dal 2019.
Perché questa scelta? Altman è stato chiaro:
“Se non l’avessimo fatto noi, il mondo sarebbe stato costruito soprattutto su modelli open source cinesi”.
L’uscita di GPT-5 segna un nuovo punto di svolta. Ma il suo arrivo è legato non solo a esigenze tecniche, bensì anche a una pressione geopolitica sempre più evidente.
Una corsa che va oltre i chip
Le parole di Sam Altman sottolineano che la battaglia tra USA e Cina non riguarda solo hardware e licenze di export. È una sfida che si gioca su ricerca, infrastrutture e capacità di innovazione.
Bloccare singoli componenti non fermerà la Cina, che continuerà a cercare soluzioni alternative, tra sviluppo interno e mercati paralleli. In questo scenario, l’AI diventa non solo un tema tecnologico, ma una questione strategica globale, destinata a definire gli equilibri futuri tra le due superpotenze.