Siae contro Apple per i Diritti d'Autore

Il sito Ansa riporta la notizia che Apple abbia comprato degli iPhone francesi per donarli ad studenti meritevoli dell’Accademia d’arte drammatica facente parte dell’Accademia di Santa Cecilia; e ne ha donati anche altri ad associazioni sociali.

Dopo questi fatti subito la Siae ha dichiarato guerra ad Apple inviando tre lettere di diffida, una destinata a quella Americana, un’altra a quella Italiana ed infine, la terza, alla sede Olandese, accusando la casa di Cupertino di aver messo la dicitura sulle fatture ‘copyright levy’, tradotto tassa per il diritto d’autore.

Nel mondo del jet set c’è chi si schiera con Apple, Paolo Virzì ed Antonio Ricci (padre di Striscia la Notizia), ma c’è anche qualche figura politica come Francesco Boccia (padre della web tax e presidente della commissione bilancio della Camera).

La questione non è che Apple abbia “acquistato” i prodotti al di fuori dall’Italia, ma è il “sistema” italiano in merito al Diritto d’Autore ed alle pubblicazioni, anche in materia di giornalismo. Come tutti ben sappiamo questa tassa è stata messa poiché la Siae non riceveva introiti per le riproduzioni multimediali che venivano effettuate sui nostri dispositivi; senza contare però che nel nostro paese l’IVA sui prodotti digitali è del 21%, mentre negli altri stati questa tassa è minore.

Quello che hanno fatto Governo e Siae è un gioco molto sottile per accaparrarsi ancora più soldi da noi cittadini; hanno riscontrato che il mercato digitale è in fortissima crescita e dovevano far entrare altri soldi nelle casse dello Stato, così hanno tassato smartphone, pc e dispositivi di storage.

Che ora ne sia scoppiato un caso, oltre che mediatico, legale fa riflettere. Apple non è nuova a questo genere di azioni per aggirare le tasse, ma che lo Stato Italiano vada a vedere dove sia stato acquistato un prodotto, che tra l’altro l’azienda stessa produce, è scandaloso e mortificante pur di guadagnare 250€.

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