Autovelox 2026: oltre 700 dispositivi disattivati in Italia

Autovelox 2026: oltre 700 dispositivi disattivati in Italia

La nuova disciplina sugli Autovelox nel 2026 ha ridisegnato la mappa italiana dei dispositivi per il controllo della velocità. Su 3.305 apparecchi censiti, 2.593 risultano omologati e 712 sono stati disattivati perché non conformi al nuovo quadro regolatorio. Questo, però, non significa che tutte le multe precedenti siano automaticamente annullabili.

Cambiano le regole sugli autovelox e iniziano a vedersi le prime conseguenze concrete.

Il riferimento è il D.M. 8 giugno 2026, n. 125, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 luglio ed entrato in vigore il 12 luglio 2026.

La nuova disciplina introduce regole organiche su omologazione, taratura e verifica del corretto funzionamento dei dispositivi utilizzati per accertare la velocità.

Una ricognizione ministeriale del 18 luglio ha censito complessivamente 3.305 dispositivi in Italia.

Di questi, 2.593 risultano omologati, mentre 712 sono stati disattivati perché non conformi al nuovo quadro.

Autovelox 2026: 712 dispositivi disattivati

Il dato è importante, ma va interpretato correttamente.

La disattivazione amministrativa di un autovelox non equivale automaticamente a una dichiarazione giudiziaria di illegittimità delle multe già emesse.

Ogni verbale deve essere valutato singolarmente.

Bisogna ricostruire quale dispositivo è stato utilizzato, la data dell’accertamento, il suo status tecnico e amministrativo e la documentazione disponibile.

Questo significa che non basta sapere che oggi un apparecchio è stato spento per concludere che tutte le sanzioni precedenti siano da annullare.

La data del controllo diventa anzi uno degli elementi decisivi.

Autovelox 2026: omologazione e approvazione restano al centro dei ricorsi

Il problema più discusso continua a essere la distinzione tra approvazione e omologazione.

Nel Nord Italia il contenzioso si è sviluppato proprio attorno a questo elemento.

La Cassazione aveva già distinto i due concetti con le ordinanze n. 10505/2024 e n. 12924/2025.

Nel 2026 è arrivata anche l’ordinanza n. 7374, che attribuisce all’amministrazione l’onere di documentare omologazione, conformità e taratura del dispositivo.

In Lombardia, il Tribunale di Milano ha annullato più accertamenti in assenza della prova dell’omologazione.

Lo stesso orientamento è stato seguito dal Giudice di Pace di Milano.

Principi analoghi sono emersi anche a Torino, Padova e Verona.

A Bologna restano interpretazioni differenti

Il quadro non è però uniforme.

In Emilia-Romagna si è registrato un contrasto tra Tribunale e Giudice di Pace di Bologna.

Il Tribunale ha in alcuni casi ritenuto valide sanzioni basate su dispositivi approvati ma non omologati.

Il Giudice di Pace ha invece seguito l’orientamento opposto espresso dalla Cassazione.

In Liguria, il Comune di Genova ha mantenuto in funzione alcuni apparecchi in attesa di omologazione.

La scelta è stata contestata attraverso un esposto presentato da Altvelox a Procura, Corte dei conti, ANAC e Garante Privacy.

Dopo il 12 luglio 2026 cambia il quadro

Il nuovo decreto rappresenta quindi uno spartiacque.

Gli accertamenti devono essere valutati distinguendo quelli effettuati prima e dopo il 12 luglio 2026, data di entrata in vigore della nuova disciplina.

Non esiste quindi una risposta unica valida per ogni multa.

La verifica dipende dal momento dell’infrazione e dalla situazione tecnica e amministrativa dell’apparecchio utilizzato.

Toscana in testa alle disattivazioni nel Centro Italia

I dati regionali mostrano differenze piuttosto marcate.

La Toscana registra l’incidenza più alta tra le regioni del Centro.

Su 301 dispositivi censiti, 69 sono stati disattivati, pari al 22,9%.

Nel Lazio sono invece 34 i dispositivi disattivati su 194, pari al 17,5%.

Ben 28 si trovano nella sola Città metropolitana di Roma.

Le Marche contano 15 disattivazioni su 91 dispositivi, mentre l’Umbria registra il quadro più stabile: appena 3 apparecchi disattivati su 66.

Anche qui non mancano i casi giudiziari.

A Lucca è stato annullato un verbale per mancata prova dell’omologazione.

Ad Ancona il Giudice di Pace ha annullato una multa nonostante fosse presente una regolare approvazione del dispositivo.

Sud e Isole: meno stop, ma i ricorsi continuano

Nel Mezzogiorno il numero di disattivazioni pesa meno sul totale, ma il contenzioso resta presente.

In Puglia risultano 7 dispositivi disattivati su 60.

La Sicilia ne conta 8 su 79 e la Sardegna 6 su 31.

In Calabria sono 4 su 56.

Proprio in Calabria, il Giudice di Pace di Trebisacce ha annullato tre verbali relativi a un sistema di rilevazione della velocità media sulla SS 106 Jonica.

Il Comune è stato inoltre condannato al pagamento delle spese.

Dall’Abruzzo una delle ordinanze più importanti

Un ruolo particolare spetta all’Abruzzo.

La regione conta 97 dispositivi censiti e 12 disattivati.

Proprio da un caso nato a Pescara deriva l’ordinanza della Cassazione n. 7374/2026, che ha valorizzato la necessità di dimostrare anche verifiche periodiche di funzionalità e taratura.

È un passaggio significativo perché sposta l’attenzione oltre la sola questione dell’omologazione.

Per contestare una multa servirà guardare l’intero quadro

La nuova disciplina non chiude quindi definitivamente la questione autovelox.

Il contenzioso si sposta piuttosto verso una verifica più ampia.

Bisognerà considerare status del dispositivo, taratura, controlli di funzionalità, posizione, segnalazione della postazione e documentazione prodotta dall’amministrazione.

Il semplice dato “omologato” oppure “disattivato” non può quindi trasformarsi in una regola automatica valida per tutti.

Ogni verbale resta legato alle proprie circostanze.

Autovelox 2026: cosa cambia per gli automobilisti

La novità più concreta è quindi duplice.

Da una parte, oltre 700 dispositivi sono stati fermati perché non conformi alla nuova disciplina.

Dall’altra, questo non apre automaticamente la strada all’annullamento di tutte le multe già ricevute.

La data dell’infrazione diventa fondamentale.

Lo stesso vale per omologazione, taratura e documentazione relativa al singolo apparecchio.

Dopo il 12 luglio 2026, il quadro normativo è cambiato in modo sostanziale.

Per chi vuole contestare un verbale, la parola chiave non sarà quindi “disattivato”, ma documentazione.

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