Samsung vola nelle DRAM e raggiunge il 40%

Samsung vola nelle DRAM e raggiunge il 40%

La crisi globale delle memorie sta creando problemi a smartphone, tablet e PC, ma per Samsung il momento è decisamente favorevole. Nel primo semestre 2026 la società avrebbe raggiunto circa il 40% del mercato globale legato alle DRAM, con una crescita di 5,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Dietro questa situazione c’è soprattutto la corsa alle memorie HBM richieste dai data center dedicati all’intelligenza artificiale.

La crescente domanda di memoria per l’intelligenza artificiale continua a ridisegnare il mercato dei semiconduttori e Samsung sembra essere una delle aziende che stanno beneficiando maggiormente di questa situazione.

Secondo gli ultimi dati riportati, nel primo semestre del 2026 Samsung ha raggiunto una quota vicina al 40% nel mercato globale delle DRAM.

La crescita sarebbe pari a 5,4 punti percentuali su base annua, rappresentando il miglior incremento registrato dall’azienda tra le diverse categorie di prodotto citate.

È un risultato importante, ma arriva in un momento molto particolare per tutto il settore.

La domanda proveniente dai data center sta infatti spingendo i grandi produttori di memoria a concentrare una parte crescente delle proprie capacità produttive sulle HBM, lasciando meno spazio a DRAM e NAND destinate ai dispositivi consumer.

Samsung raggiunge circa il 40% del mercato

Il dato principale riguarda proprio la posizione raggiunta da Samsung.

Con una quota vicina al 40%, il produttore coreano controllerebbe ormai circa due quinti del mercato globale.

La crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è indicata in 5,4 punti percentuali.

Secondo le informazioni disponibili, si tratta dell’aumento più consistente registrato da Samsung tra le varie categorie considerate.

Il risultato appare ancora più significativo perché arriva durante una fase nella quale l’offerta di memoria tradizionale è sotto forte pressione.

Samsung non è naturalmente l’unico produttore coinvolto.

Anche SK Hynix e Micron stanno concentrando sempre più risorse sulla produzione di HBM, una categoria diventata fondamentale per i sistemi dedicati all’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale assorbe sempre più HBM

Il vero motore della situazione attuale è la crescita dei data center.

I sistemi utilizzati per addestrare e gestire modelli di intelligenza artificiale richiedono enormi quantità di banda di memoria.

Per questo vengono utilizzate sempre più frequentemente le HBM, High Bandwidth Memory, progettate proprio per offrire velocità di trasferimento molto superiori rispetto alle memorie tradizionali.

La domanda proveniente dalle grandi aziende tecnologiche sta aumentando rapidamente.

Nel materiale viene citata, per esempio, la costruzione di nuovi data center da parte di società come Meta.

Per i produttori di memoria diventa quindi economicamente interessante dedicare una quota crescente della propria produzione alle HBM.

La conseguenza, però, è una minore disponibilità per altri segmenti.

La crisi colpisce DRAM e NAND dei prodotti consumer

Spostare la capacità produttiva verso le HBM significa avere meno linee disponibili per DRAM e NAND tradizionali.

Sono proprio queste le memorie utilizzate in moltissimi prodotti consumer.

Le troviamo negli smartphone, nei tablet, nei notebook e nei computer desktop, oltre che in numerose altre categorie di dispositivi elettronici.

Quando l’offerta scende mentre la domanda rimane elevata, i prezzi tendono inevitabilmente a salire.

Ed è proprio ciò che starebbe accadendo nel 2026.

La crisi delle memorie avrebbe già spinto alcuni produttori a rivedere i propri piani per i dispositivi di fascia più economica.

Allo stesso tempo stanno aumentando le pressioni sui prezzi degli smartphone.

I modelli economici rischiano maggiormente

I prodotti entry level e di fascia media sono particolarmente sensibili all’aumento dei costi dei componenti.

Su uno smartphone premium può essere più semplice assorbire qualche dollaro aggiuntivo sul costo della memoria.

Su un dispositivo venduto con margini molto più ridotti, invece, anche un incremento relativamente piccolo può diventare importante.

Il produttore si trova quindi davanti a tre possibilità.

Può accettare margini inferiori, aumentare il prezzo finale oppure ridurre alcune caratteristiche del dispositivo.

In alcuni casi può anche decidere di cancellare completamente un progetto se non riesce più a mantenerlo nella fascia di prezzo prevista.

Samsung beneficia della crisi delle memorie

Samsung si trova in una posizione particolare perché opera contemporaneamente come produttore di dispositivi e come uno dei principali fornitori mondiali di componenti.

L’aumento dei prezzi delle memorie può rappresentare un problema per la divisione smartphone, ma allo stesso tempo crea opportunità enormi per quella dedicata ai semiconduttori.

Una quota vicina al 40% significa poter sfruttare direttamente una fase nella quale la disponibilità è limitata e la domanda rimane molto alta.

La società dispone inoltre di una presenza importante anche nel mercato HBM.

Questa diversificazione consente a Samsung di beneficiare da più fronti dell’espansione dell’infrastruttura dedicata all’intelligenza artificiale.

Apple cerca possibili alternative per le memorie

La situazione riguarda naturalmente anche i concorrenti.

Tra i nomi citati compare Apple, che secondo precedenti indiscrezioni starebbe valutando anche fornitori cinesi come CXMT.

La possibilità rimane però complessa.

Nel materiale vengono citate sia possibili resistenze politiche sia alcune restrizioni che potrebbero limitare il tipo di componenti acquistabili.

Apple potrebbe quindi essere costretta a utilizzare prodotti standard invece di memorie personalizzate secondo le proprie esigenze.

Si tratta comunque di indiscrezioni e non di una strategia confermata ufficialmente dall’azienda.

Il caso evidenzia però quanto la disponibilità di DRAM sia diventata un problema strategico per i grandi produttori di elettronica.

La crisi delle memorie potrebbe durare ancora anni

Le previsioni citate non sono particolarmente ottimistiche.

Secondo alcune stime, la situazione potrebbe continuare fino al 2030.

È una previsione di lungo periodo e va quindi considerata con prudenza.

Il mercato dei semiconduttori può cambiare rapidamente in base a nuovi investimenti produttivi, variazioni della domanda e ingresso di nuovi concorrenti.

Proprio l’espansione dei produttori cinesi viene indicata come uno dei fattori che potrebbero anticipare la fine della crisi.

Un aumento significativo della capacità produttiva permetterebbe infatti di riportare maggiore equilibrio tra domanda e offerta.

Per il momento, però, la pressione rimane elevata.

Samsung cresce anche negli smartphone

I numeri riportati non riguardano soltanto le memorie.

Samsung avrebbe raggiunto anche una quota globale del 22% nel mercato smartphone, con un incremento rispetto all’anno precedente.

È un dato che rafforza ulteriormente la posizione dell’azienda in un settore nel quale controlla sia una parte importante dei dispositivi finali sia numerosi componenti utilizzati dall’intera industria.

Questa integrazione rappresenta da sempre uno dei grandi vantaggi competitivi del gruppo coreano.

Samsung produce smartphone, display e memorie, oltre a numerosi altri componenti.

In una fase di forte richiesta di semiconduttori, questa struttura può generare benefici significativi.

TV e display completano un semestre molto positivo

Anche altri settori mostrerebbero risultati favorevoli.

Nel mercato dei televisori Samsung avrebbe raggiunto una quota del 30,6% nel primo semestre 2026.

Ancora più elevato il dato relativo ai pannelli display, dove la società viene indicata al 46,5%.

Il quadro complessivo mostra quindi un’azienda particolarmente forte in diversi dei mercati nei quali opera.

La crescita DRAM resta però il risultato più rilevante, soprattutto per il contesto nel quale è maturata.

L’AI sta cambiando anche il mercato degli smartphone

La situazione delle memorie mostra bene quanto l’esplosione dell’intelligenza artificiale abbia conseguenze che vanno molto oltre chatbot e servizi online.

Costruire infrastrutture AI significa acquistare enormi quantità di GPU, processori e soprattutto memoria ad alte prestazioni.

Se i produttori spostano capacità verso le HBM, inevitabilmente rimane meno spazio per altri componenti.

Il risultato arriva fino agli smartphone che acquistiamo nei negozi.

Meno DRAM e NAND possono significare prezzi più alti, minore disponibilità e una maggiore difficoltà nel realizzare dispositivi economici.

Samsung, almeno per il momento, sembra essere dalla parte giusta di questa trasformazione.

La quota di mercato di Samsung delle DRAM è salita fino a circa il 40% nel primo semestre 2026, segnando un incremento particolarmente forte rispetto all’anno precedente.

Per i produttori che devono acquistare memoria, invece, la situazione potrebbe restare complicata ancora a lungo.

Se la domanda legata all’AI continuerà ai livelli attuali, la crisi delle memorie potrebbe diventare uno dei fattori più importanti nel determinare prezzi e caratteristiche degli smartphone dei prossimi anni.

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