Apple guarda a CXMT per affrontare la crisi delle memorie

Apple guarda a CXMT per affrontare la crisi delle memorie

Apple starebbe testando le memorie DRAM di CXMT per un possibile utilizzo futuro su iPhone e MacBook. La mossa servirebbe soprattutto ad aumentare la disponibilità durante una crisi globale delle memorie spinta dalla domanda dei data center AI. Non aspettatevi però prezzi più bassi: CXMT non avrebbe concesso sconti ad Apple e i tempi sarebbero ormai troppo stretti per iPhone 18 Pro.

La crisi delle memorie continua a complicare i piani dei produttori tecnologici e nemmeno Apple può considerarsi al riparo. Per aumentare il numero dei possibili fornitori, l’azienda starebbe ora testando chip DRAM prodotti dalla cinese CXMT.

L’obiettivo principale non sarebbe abbassare i costi. Apple avrebbe soprattutto bisogno di aumentare la disponibilità di memoria per i prossimi iPhone e MacBook, riducendo la dipendenza dai fornitori tradizionali.

La situazione è diventata più difficile con la crescita dell’intelligenza artificiale. I data center assorbono enormi quantità di memoria ad alte prestazioni e i produttori stanno destinando una parte crescente della capacità produttiva proprio a questo settore.

Il risultato è una maggiore pressione sulla memoria destinata all’elettronica di consumo, con prezzi più alti e possibili problemi nelle forniture.

Memoria Apple: CXMT entra nei test

Secondo il nuovo rapporto, Apple avrebbe già iniziato a testare alcune memorie prodotte da ChangXin Memory Technologies, meglio conosciuta come CXMT.

La società cinese potrebbe diventare un fornitore aggiuntivo per iPhone e MacBook, anche se nessun accordo sarebbe stato ancora definito.

Il passaggio alla fase di test è comunque significativo. Apple sottopone normalmente i componenti a controlli molto rigidi prima di inserirli nei propri prodotti, soprattutto quando riguardano elementi centrali come la memoria.

La società deve verificare prestazioni, consumi, affidabilità e compatibilità con il resto dell’hardware.

In questo caso esiste anche una difficoltà ulteriore. Le restrizioni federali statunitensi limiterebbero alcune forme di collaborazione tecnica con CXMT.

Apple non potrebbe quindi condividere liberamente determinate specifiche di comunicazione per realizzare componenti modificati sulle proprie esigenze.

Di conseguenza, l’azienda dovrebbe valutare soprattutto soluzioni disponibili sul mercato, invece delle versioni fortemente personalizzate che spesso utilizza nei propri prodotti.

Le restrizioni complicano un possibile accordo

Apple è conosciuta proprio per l’elevato livello di integrazione tra hardware e software.

Anche componenti apparentemente standard vengono spesso scelti e adattati considerando consumi, disposizione interna e caratteristiche dei dispositivi.

L’utilizzo di memorie maggiormente standardizzate potrebbe quindi creare qualche difficoltà.

Ecco perché la fase di test assume un ruolo importante. Apple deve capire se i componenti CXMT possano entrare nella propria piattaforma senza penalizzare affidabilità ed efficienza.

A questo problema tecnico si aggiunge quello politico.

L’eventuale collaborazione con un produttore cinese sottoposto a restrizioni negli Stati Uniti potrebbe provocare nuove critiche a Washington.

Il materiale indica che Apple avrebbe già incontrato una certa opposizione politica soltanto per aver valutato questa possibilità.

Per Apple non è soltanto una decisione tecnica

La qualità della memoria potrebbe quindi non essere sufficiente per arrivare a un accordo.

Apple dovrà valutare anche le possibili conseguenze politiche e normative di una fornitura CXMT.

Da un lato, aggiungere un nuovo produttore aiuterebbe a rendere più robusta la catena di approvvigionamento. Dall’altro, un cambiamento delle regole statunitensi potrebbe creare problemi dopo aver integrato quei componenti nei propri prodotti.

La società deve quindi pesare disponibilità, rischi normativi e continuità delle forniture.

Non è una decisione semplice, soprattutto considerando i volumi necessari per una famiglia come iPhone.

La crisi delle memorie spinge Apple verso nuovi fornitori

Alla base di tutto troviamo la forte richiesta proveniente dal settore dell’intelligenza artificiale.

Le aziende che stanno costruendo data center AI necessitano di grandi quantità di HBM, memoria ad alta larghezza di banda utilizzata insieme agli acceleratori per l’intelligenza artificiale.

I produttori di memoria stanno quindi concentrando capacità e investimenti sui prodotti più richiesti e redditizi.

Questo influenza indirettamente anche DRAM e altre memorie utilizzate in smartphone e computer.

Per aziende come Apple significa dover competere per una quantità più limitata di componenti e accettare prezzi più elevati.

Proprio oggi abbiamo visto quanto la questione possa pesare su iPhone 18 Pro. Le stime indicano che il costo dei componenti potrebbe aumentare del 38%, con la memoria destinata a diventare una delle voci più costose della distinta base.

Aggiungere CXMT potrebbe quindi offrire ad Apple una maggiore sicurezza sulle quantità disponibili.

Non risolverebbe però automaticamente il problema economico.

CXMT non vuole fare sconti ad Apple

Uno degli aspetti più interessanti riguarda infatti i prezzi.

CXMT avrebbe recentemente rifiutato di abbassare le proprie tariffe per conquistare gli ordini Apple.

Questo significa che Cupertino potrebbe pagare cifre simili a quelle richieste dagli attuali fornitori, tra cui Samsung e SK Hynix.

L’eventuale accordo non avrebbe quindi come obiettivo principale la riduzione del costo per singolo chip.

Il vantaggio sarebbe soprattutto nella disponibilità.

Avere un terzo fornitore importante permetterebbe ad Apple di distribuire meglio gli ordini e ridurre il rischio che una carenza rallenti l’intera produzione.

La differenza può diventare fondamentale durante il lancio di una nuova generazione di iPhone.

Se mancano le memorie, anche processori e altri componenti già pronti rimangono inutilizzati in attesa dell’assemblaggio.

Ciò non renderebbe gli iPhone più economici

Di conseguenza, non bisogna interpretare il possibile accordo come una soluzione per abbassare il prezzo degli smartphone.

Se CXMT applicherà tariffe vicine a quelle dei concorrenti, Apple non otterrà un risparmio sufficiente da trasferire agli utenti.

La scelta avrebbe un vantaggio differente: evitare carenze di prodotto.

Per il consumatore significa avere maggiori possibilità di trovare lo smartphone disponibile, con tempi di consegna più contenuti.

In un periodo nel quale il costo delle memorie sta aumentando rapidamente, anche questo può rappresentare un risultato importante.

Apple potrebbe inoltre usare una base di fornitori più ampia per negoziare meglio i contratti futuri.

A breve termine, però, non ci sono indicazioni secondo cui l’arrivo di CXMT possa tradursi in iPhone o MacBook meno costosi.

Per iPhone 18 Pro sarebbe ormai troppo tardi

Chi sperava che CXMT potesse risolvere i problemi produttivi di iPhone 18 Pro dovrà probabilmente aspettare.

Secondo il rapporto, i tempi sarebbero ormai troppo stretti per integrare queste memorie nella nuova generazione.

La produzione richiede qualificazione dei componenti, test, definizione degli ordini e organizzazione della catena industriale. Un cambiamento importante non può essere inserito poche settimane prima del lancio.

Inoltre, la capacità produttiva attuale di CXMT sarebbe già stata prenotata.

Anche ottenendo il via libera tecnico, quindi, Apple potrebbe non riuscire a procurarsi immediatamente i volumi necessari.

Questo rende più credibile un eventuale utilizzo nei prodotti del prossimo anno.

CXMT potrebbe arrivare sui futuri iPhone e Mac

Se i test dovessero dare risultati positivi e gli ostacoli politici non diventassero insuperabili, le memorie CXMT potrebbero essere utilizzate sui futuri iPhone e computer Mac.

Apple avrebbe così una catena di fornitura più diversificata.

È una strategia già utilizzata molte volte dall’azienda. Affidarsi a più produttori permette di ridurre il rischio legato a ritardi, problemi industriali oppure aumenti improvvisi dei prezzi.

Inoltre, evita di dipendere eccessivamente da una singola società.

Nel caso delle memorie, questa esigenza è diventata ancora più importante a causa della domanda generata dall’intelligenza artificiale.

La priorità di Apple sembra quindi essere molto semplice: garantirsi abbastanza componenti per produrre i dispositivi nelle quantità richieste.

CXMT potrebbe diventare una parte della soluzione, ma non rappresenta una scorciatoia verso componenti economici.

Per iPhone 18 Pro non dovrebbe cambiare nulla. Per le generazioni successive, invece, il produttore cinese potrebbe diventare una nuova pedina nella complessa catena produttiva Apple.

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