Il concetto di IA è veramente così recente?

Dal punto di vista tecnologico è innegabile che l’Intelligenza Artificiale, e tutti gli argomenti ad essa correlati, abbiano monopolizzato gli interessi di pubblico, aziende, stampa e organismi internazionali negli ultimi 2 anni circa.

In base alla definizione del Consiglio dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), con il termine Intelligenza Artificiale si intende: qualsiasi modello di implementazione basato su “una macchina” in grado di “dedurre dall’input che riceve”, grazie all’implementazione di sofisticate capacità adattive dotate di diversi livelli di autonomia, una serie di dati processabili finalizzati a generare svariati “output” (come, ad esempio, “previsioni, raccomandazioni, contenuti, decisioni”, ecc.), suscettibili di influenzare “ambienti fisici o virtuali”, tenuto conto di un “insieme di obiettivi espliciti o impliciti” concretamente perseguiti, a seconda che siano programmati direttamente da uno sviluppatore umano, oppure definiti mediante il ricorso a tecniche di auto-apprendimento algoritmico.

A questa definizione si è poi allineato l’AI ACT, il nuovo regolamento della UE entrato in vigore il 1° agosto del 2024.

Sebbene ci si trovi di fronte a sviluppi recenti su questo argomento, la cosa sorprendente è che, da un punto di vista scientifico, un primordiale input alla nascita della IA potrebbe essere fatto risalire addirittura al 1600, secolo che ha visto sorgere un interesse crescente nei confronti delle “macchine pensanti”.

Wilhelm Schickard, Blaise Pascal e Gottfried Wilhelm von Leibniz costruirono nel corso degli anni sistemi meccanici sempre più sofisticati per l’epoca, in grado di effettuare operazioni matematiche con riporto.

Successivamente, nella prima parte del 1800, a dare nuova fondamentale spinta a questi studi intervennero dapprima Charles Babbage che propose il primo calcolatore programmabile, poi
Ada Byron Lovelace, realizzatrice del primo programma per computer della storia, e infine nel XX secolo Claude Shannon, ingegnere elettronico e matematico, che applicò la logica booleana (Vero/Falso) all’elettronica digitale.

Va sottolineato che fu proprio la Lovelace a prevedere che un giorno le macchine sarebbero state in grado di eseguire compiti ben più complessi dei calcoli, ponendo di fatto il primo tassello del complesso e affascinante puzzle relativo alla Intelligenza Artificiale.

Questo sarebbe stato ancor più delineato alla fine della prima metà del 1900 dallo scienziato Alan Turing, considerato da più fonti come il “padre” della IA.

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