SIAE aumenta l’equo compenso: smartphone, PC e cloud costeranno di più

L’equo compenso potrebbe salire: si rischia un aumento generale dei prezzi

Il prezzo degli smartphone e di altri dispositivi tecnologici è destinato a salire, e questa volta la causa potrebbe essere tutta italiana. Secondo indiscrezioni, la SIAE sarebbe pronta a rivedere verso l’alto la tassa sull’equo compenso, prevista dalla legge sul diritto d’autore. L’aumento, che potrebbe superare il 40%, impatterebbe non solo su smartphone, ma anche su tablet, PC, smartwatch e dispositivi dotati di memoria interna o esterna.

Il motivo? Il Comitato Consultivo Permanente sul Diritto d’Autore sta valutando l’aggiornamento delle tariffe applicate ai supporti di memorizzazione, proprio per adeguarsi all’evoluzione tecnologica e ai nuovi formati digitali.

Il rincaro potrebbe colpire tutti gli utenti, anche quelli che non fanno uso di copia privata, dato che l’imposta viene inclusa automaticamente nel prezzo finale dei dispositivi.

Quanto costerà in più? Ecco le cifre previste per ogni dispositivo

Le tariffe previste per il nuovo equo compenso variano in base alla capacità di memorizzazione. Gli smartphone, ad esempio, partirebbero da 3,39€ per modelli con 8 GB, arrivando a 9,69€ per quelli con oltre 2 TB di memoria.

Ecco alcune delle cifre emerse:

  • Smartphone: da 3,39€ a 9,69€
  • Smartwatch: da 2,57€ a 6,54€
  • PC e laptop: fino a 6,07€
  • Tablet: presumibilmente allineati agli smartphone
  • Schede SD e memorie esterne: aumenti proporzionali alla capacità

L’iniziativa prevede un aggiornamento anche per supporti tradizionali come hard disk esterni, chiavette USB e CD/DVD, seppure in calo di utilizzo.

Questi rincari, se approvati, andrebbero direttamente a gonfiare il prezzo finale pagato dai consumatori, influenzando anche le offerte online e le vendite nei negozi.

La nuova frontiera dell’equo compenso? Arriva la tassa sul cloud

Il punto più controverso riguarda la possibile estensione dell’equo compenso anche ai servizi cloud. Secondo le voci più accreditate, la SIAE starebbe valutando una microtassa mensile per GB di archiviazione online. Si parla di 0,0003€ per GB al mese, da aggiungere alla fattura dei fornitori di servizi come Google Drive, iCloud, Dropbox e simili.

Si tratterebbe di un cambiamento radicale, in linea con l’evoluzione delle abitudini di consumo digitale. L’archiviazione online è infatti diventata lo standard per molti utenti, che ormai salvano foto, video e documenti principalmente nel cloud. Se questa proposta dovesse passare, anche il cloud personale non sarebbe più esente da imposte.

Secondo la SIAE, la misura servirebbe a compensare gli autori anche per le copie private online. Ma la sua applicazione pratica solleva molti dubbi, anche di natura tecnica e giuridica.

Una tassa fuori dal tempo? Riflessioni su una misura sempre più discussa

L’equo compenso nasce per tutelare il diritto degli autori in un’epoca in cui le copie fisiche erano la norma. Ma nel 2025, con streaming, cloud, servizi on demand e abbonamenti digitali, molti si chiedono se questa tassa abbia ancora senso nel suo formato attuale.

Oltre a pesare sui consumatori, rischia di rendere l’Italia meno competitiva nel settore tech. Non a caso, diverse associazioni di categoria hanno già espresso dubbi sull’efficacia della misura e sull’opportunità di estenderla a servizi cloud internazionali.

In attesa di conferme ufficiali, resta forte la preoccupazione che questi aumenti ricadano ancora una volta sugli utenti finali, senza portare benefici concreti né agli autori né al mercato.

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