Apple e Google nel mirino dell’antitrust Europea

Come saprete tutti, Google ed Apple rappresentano dei colossi nei loro campi, riuscendo a fatturare miliardi di dollari ed a controllare (in buona parte) i rispettivi mercati.

Fin qui nulla di anomalo.
Il problema sorge se si abusa di queste posizioni dominanti, allo scopo di distorcere il libero mercato e, direttamente o indirettamente, penalizzare in modo scorretto i proprio concorrenti.
Proprio qui entrano in gioco gli organismi interni alla Commissione Europea, in particolare la Direzione Generale della Concorrenza.

Proprio per questi motivi, le indiscrezioni (comparse sul FT ed il WSJ) sembrano porre le due aziende sotto la lente d’ingrandimento dell’UE.

In primo luogo, Apple sarebbe monitorata per il suo futuro servizio di streaming musicale, legato al marchio Beats.
Le paure della Commissione riguardano gli accordi tra l’azienda e le maggiori etichette discografiche, che potrebbero portare enormi svantaggi ai concorrenti (vedi Spotify e Play Music).
Ad esempio, forte del suo enorme potere di marketing, Apple potrebbe richiede contenuti esclusivi lesivi della concorrenza o, ancor peggio, potrebbe portare le label a non rispettare i contratti in essere.
L’indagine non ha ancora i caratteri formali ma, per ora, è più un “sondaggio” informale (tra i vari interessati) in attesa del lancio del servizio (e di futuri sviluppi).

La seconda soffiata riguarda il colosso di Mountain View.
Google è da tempo sotto il controllo dell’antitrust comunitaria, a causa della sua posizione di assoluto dominio sul mercato (circa il 90% delle ricerche online europee avvengono attraverso questo motore).
Già nel 2010 era stata aperta una procedura per verificare l’eventuale “abuso di posizione dominante”, ma non si è mai giunti alla conclusione, visti i vari stop susseguitisi nel tempo.
A breve l’iter dovrebbe riaprirsi e, come conferma la portavoce della Commissione (Lucia Caudet), le indagini sono ancora in corso.
Secondo la stampa internazionale, i motivi di tale controllo sono da ricondursi alla gestione dei risultati del motore di ricerca. Si pensa che Google modifichi gli stessi a proprio favore, per arrecare danni ai concorrenti.

Entrambe le situazioni non sono concluse e, per questo, vi terremo aggiornati.

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