LG chiarisce cosa ascoltano davvero le sue smart TV

LG chiarisce cosa ascoltano davvero le sue smart TV

LG risponde ai dubbi sulla privacy delle smart TV dopo le preoccupazioni sollevate da Gamers Nexus. L’azienda nega che i televisori registrino continuamente le conversazioni, ma conferma che alcune funzioni possono analizzare le abitudini di visione. Al centro della discussione ci sono riconoscimento vocale, ACR e pubblicità personalizzata.

Le smart TV sono ormai veri computer collegati a Internet. È quindi normale che il tema della privacy stia diventando importante quanto qualità del pannello, HDMI o applicazioni disponibili.

Un recente video di Gamers Nexus ha riportato l’attenzione sulla raccolta dei dati effettuata dai televisori moderni, con particolare riferimento ai modelli LG. L’azienda ha quindi pubblicato una risposta dettagliata per chiarire come funzionano i propri sistemi.

Privacy e smart TV LG: niente ascolto continuo

Partiamo dal dubbio più preoccupante. Secondo LG, le sue smart TV non ascoltano e registrano continuamente quello che viene detto nella stanza.

Il riconoscimento vocale entra in funzione soltanto dopo un’azione precisa dell’utente. Può essere una parola di attivazione supportata oppure la pressione del pulsante voce o AI presente sul telecomando.

Il rilevamento della parola di attivazione avverrebbe direttamente sul televisore. Una normale conversazione sul divano, quindi, non dovrebbe essere automaticamente convertita in testo, archiviata o trasmessa ai server.

È una distinzione importante rispetto all’idea di un televisore che mantiene costantemente aperto un microfono verso servizi esterni.

Anche l’ascolto attivo ha una durata limitata

LG ha fornito anche alcuni dettagli sulla durata delle sessioni vocali.

Se dopo l’attivazione il televisore non rileva parole, la sessione termina automaticamente dopo circa 10 secondi. Se invece l’utente sta parlando, il sistema si interrompe quando determina che la frase è terminata.

La durata massima complessiva indicata è di circa 18 secondi.

L’azienda sostiene inoltre che i dati vocali non vengano registrati offline per essere inviati successivamente quando torna disponibile la connessione Internet.

Questo chiarisce uno degli aspetti più allarmanti della discussione. Il riconoscimento vocale, però, rappresenta soltanto una parte del problema.

Privacy e smart TV LG: cos’è davvero ACR

La funzione più interessante dal punto di vista della raccolta dei dati è Automatic Content Recognition, conosciuta come ACR.

Il suo obiettivo è riconoscere ciò che viene riprodotto sul televisore. LG spiega però che il sistema non funziona registrando continuamente lo schermo o creando copie dei programmi visualizzati.

L’implementazione utilizza invece una sorta di impronta digitale dell’audio, elaborata attraverso il processore interno della TV. Il principio ricorda quello dei servizi capaci di riconoscere una canzone partendo da pochi secondi di ascolto.

Il sistema cerca quindi una corrispondenza utile a identificare il contenuto, senza dover conservare una registrazione completa.

La TV può comunque capire cosa guardiamo

Qui entra in gioco la parte più delicata.

Anche senza registrare lo schermo o conservare intere tracce audio, l’ACR può produrre informazioni sulle abitudini di visione dell’utente quando la funzione è attiva.

Se una persona guarda regolarmente calcio, programmi di cucina o serie crime, questi comportamenti possono diventare dati utili per analisi del pubblico e segmentazione.

È quindi corretto distinguere due concetti diversi. Una cosa è registrare una conversazione privata; un’altra è riconoscere e classificare ciò che viene guardato.

LG nega il primo comportamento. Il secondo può invece avvenire se l’utente ha attivato le funzioni interessate.

ACR e pubblicità richiedono il consenso

Secondo la risposta di LG, ACR, riconoscimento vocale e pubblicità basata sugli interessi non sono attivati automaticamente.

Per utilizzarli servono i relativi accordi o il consenso dell’utente. La pubblicità personalizzata e quella cross-device richiederebbero inoltre autorizzazioni separate.

LG sottolinea anche che funzioni come scoperta dei dispositivi, gestione delle reti Wi-Fi vicine e ACR operano separatamente e hanno finalità differenti.

Le opzioni possono essere gestite attraverso le impostazioni del televisore.

Il vero problema potrebbe essere capire a cosa diciamo sì

Ed è proprio qui che la questione diventa più interessante.

Durante la prima configurazione di un nuovo televisore, molti utenti vogliono semplicemente arrivare alla schermata principale il prima possibile. Leggere nel dettaglio ogni accordo sulla privacy non è esattamente la prima cosa che viene in mente dopo aver montato una TV nuova.

Si rischia quindi di premere ripetutamente “Accetta” senza comprendere fino in fondo quali funzioni verranno attivate.

Dal punto di vista legale può esserci un consenso. Dal punto di vista pratico, però, resta da chiedersi quanto l’utente abbia realmente capito cosa comporta quella scelta.

Privacy e smart TV LG: registrazione e profilazione non sono la stessa cosa

La risposta di LG chiarisce soprattutto un equivoco importante.

Un televisore che registra continuamente ciò che diciamo sarebbe qualcosa di molto diverso da un dispositivo che raccoglie informazioni sull’utilizzo dopo aver ricevuto il consenso.

Nel primo caso parleremmo di un comportamento estremamente invasivo. Nel secondo siamo invece davanti a dinamiche ormai comuni nei dispositivi connessi.

Questo non significa che la seconda situazione debba essere ignorata. Sapere quali programmi guardiamo, quanto spesso li seguiamo e quali categorie preferiamo può comunque produrre un profilo molto dettagliato.

Le smart TV sono diventate piattaforme di dati

Il cambiamento rispetto ai vecchi televisori è proprio questo.

Una volta la TV riceveva un segnale e mostrava immagini. Oggi gestisce account, app, pubblicità, assistenti vocali, connessioni di rete e servizi personalizzati.

Più funzioni vengono aggiunte, maggiore diventa la quantità di dati che il dispositivo può potenzialmente elaborare.

Il tema non riguarda quindi soltanto LG. È una domanda più ampia sull’evoluzione delle smart TV e su quanto chiaramente i produttori riescano a spiegare agli utenti cosa viene raccolto.

LG chiarisce i dubbi, ma la privacy resta centrale

La risposta dell’azienda elimina almeno lo scenario più inquietante: LG nega che le proprie smart TV registrino continuamente le conversazioni in casa.

Il riconoscimento vocale parte solo dopo un comando, dura pochi secondi e la wake word viene rilevata localmente. L’ACR utilizza invece impronte audio per identificare i contenuti e non registrazioni complete dello schermo.

Resta però il fatto che, quando determinate funzioni vengono abilitate, la TV può raccogliere informazioni sulle nostre abitudini di visione.

La domanda quindi non è soltanto se il televisore “ci ascolta”. È soprattutto quanto conosciamo davvero delle impostazioni che accettiamo quando lo configuriamo.

Ed è probabilmente questo il punto più importante emerso da tutta la vicenda.

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