Twitter.now debutta mentre X fa causa sul marchio

Twitter.now è ufficialmente online e prova a riportare in vita l’esperienza del vecchio Twitter con timeline, tweet e retweet. Dietro al progetto c’è Operation Bluebird, startup della Virginia che sostiene che X abbia abbandonato alcuni diritti sui vecchi marchi. X Corporation contesta questa interpretazione e la causa è ancora aperta.

Twitter.now ha smesso di essere soltanto un progetto legale e si è trasformato in un social network accessibile agli utenti.

Operation Bluebird ha infatti deciso di procedere con il lancio nonostante la battaglia con X Corporation sulla proprietà dei marchi Twitter, “tweet” e del celebre logo dell’uccellino.

La situazione è quindi particolare: il nuovo servizio utilizza apertamente il nome storico, mentre un tribunale deve ancora stabilire fino a che punto quei diritti appartengano a X.

Twitter.now riporta tweet, retweet e vecchia timeline

L’intenzione di Operation Bluebird è evidente già dal nome.

Twitter.now riprende diversi elementi associati al Twitter precedente al rebranding deciso da Elon Musk. L’interfaccia ruota intorno a una timeline tradizionale, con risposte e retweet.

Il servizio cerca quindi deliberatamente di richiamare l’esperienza che molti utenti conoscevano prima della trasformazione della piattaforma in X.

La base utenti è ancora ridotta. Secondo le informazioni disponibili, nella fase iniziale si parla di alcune centinaia di iscritti.

Non siamo quindi davanti a un concorrente di X in termini di dimensioni.

Il significato del lancio è soprattutto legale e strategico. Operation Bluebird non sta più chiedendo soltanto di registrare determinati marchi: ora esiste un prodotto operativo che li utilizza.

Questo potrebbe rendere lo scontro con X ancora più acceso.

Per entrare servono almeno 20 dollari

Per ora il nuovo Twitter non è aperto gratuitamente a tutti.

L’accesso anticipato prevede un piano chiamato Founder, con un costo minimo di 20 dollari.

Chi aderisce può entrare nella piattaforma in anticipo, bloccare il proprio nickname e ottenere un badge in edizione limitata.

Operation Bluebird spiega che questa scelta serve anche a finanziare lo sviluppo del progetto e a limitare la presenza di bot durante la fase iniziale.

L’accesso a pagamento non dovrebbe quindi rappresentare necessariamente il modello definitivo del social.

La società descrive infatti questa fase come temporanea, legata ai primi utenti e allo status di Founder.

Twitter.now nasce nel mezzo della battaglia con X

La questione più delicata riguarda naturalmente il nome.

Operation Bluebird sostiene che X avrebbe abbandonato parte dei diritti legati al marchio Twitter dopo l’acquisizione del 2022 e il successivo cambio di identità.

X Corporation non condivide questa interpretazione.

La società ha già avviato un’azione legale contro la startup e ha chiesto a un tribunale federale del Delaware di impedirle di utilizzare il nome per un nuovo social network.

Esiste inoltre un elemento che rende la situazione ancora meno lineare.

Nel dicembre scorso, X avrebbe modificato i propri termini di utilizzo reintroducendo riferimenti al marchio Twitter. Una mossa che sembra rafforzare la volontà dell’azienda di non considerare quei nomi abbandonati.

Operation Bluebird ha comunque deciso di andare avanti.

La startup specifica sul proprio sito di non essere X e di non essere affiliata a X Corporation, cercando così di ridurre il rischio di confusione tra i due servizi.

Il giudice avrebbe aperto uno spiraglio sui vecchi marchi

A incoraggiare Operation Bluebird sarebbe stata anche un’udienza dello scorso aprile.

Secondo quanto riportato, il giudice federale Colm Connolly avrebbe espresso in via preliminare alcuni dubbi sulla conservazione dei diritti da parte di X.

In particolare, le osservazioni avrebbero riguardato la parola “tweet” e il logo dell’uccellino. Il ragionamento potrebbe estendersi anche al termine Twitter.

Questo passaggio va però interpretato correttamente.

Non esiste ancora una decisione definitiva che assegni quei marchi a Operation Bluebird.

Le valutazioni emerse durante l’udienza hanno dato alla startup maggiore fiducia, ma la controversia rimane aperta.

Per questo il lancio di Twitter.now non equivale a una vittoria legale.

Anzi, utilizzare concretamente il nome potrebbe spingere X a intensificare la propria risposta.

Twitter.now prova anche il fact-checking con Gemini

Operation Bluebird non vuole limitarsi a ricreare il vecchio Twitter.

Tra le funzioni più particolari compare Vera, un sistema automatizzato di fact-checking basato su Gemini.

La piattaforma lo presenta come uno strumento capace di analizzare in tempo reale quanto viene pubblicato dagli utenti.

Il cofondatore Stephen Coates ha raccontato di aver testato il sistema anche attraverso affermazioni deliberatamente false, per verificarne la capacità di riconoscerle.

L’idea è quindi integrare il controllo delle informazioni direttamente nel funzionamento del social.

Restano però diversi aspetti da capire.

Dal materiale disponibile non emergono dettagli sufficienti sul funzionamento preciso di Vera, sui criteri utilizzati per classificare un contenuto o sulla gestione degli eventuali errori.

Sono elementi importanti, soprattutto quando un sistema automatico viene utilizzato per valutare l’attendibilità di ciò che pubblicano gli utenti.

Twitter.now esiste, ma il suo nome potrebbe ancora diventare un problema

L’aspetto più curioso di tutta la vicenda è che Twitter.now oggi esiste realmente.

Non è più soltanto una domanda di registrazione del marchio oppure una provocazione nei confronti di X.

Ci sono un sito, utenti, un piano di accesso e un’esperienza costruita volutamente intorno al Twitter precedente a Elon Musk.

La parte incerta è quella fondamentale: Operation Bluebird può davvero utilizzare legalmente quel nome?

Finché il tribunale non darà una risposta definitiva, il destino stesso del progetto resterà legato alla causa.

Il lancio rende però la vicenda molto più interessante. Per la prima volta dalla trasformazione di Twitter in X, qualcuno sta cercando concretamente di prendere quel nome e costruirci sopra un nuovo social network.

Ora toccherà anche ai tribunali stabilire se può farlo.

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