TikTok accusata di aver nascosto i rischi dell’algoritmo
Un rapporto interno attribuito a TikTok sostiene che circa 15 milioni di utenti statunitensi siano rimasti esclusi da nuove protezioni dell’algoritmo. L’obiettivo sarebbe stato misurare l’effetto delle misure di sicurezza sul coinvolgimento. Nel gruppo sarebbe finito anche un ragazzo di 16 anni, morto nel 2022 dopo una lunga esposizione a contenuti legati a depressione e suicidio.
TikTok torna al centro di accuse molto gravi sulla tutela degli utenti più giovani. Un documento interno ottenuto da Bloomberg descriverebbe un esperimento condotto sulla versione statunitense della piattaforma.
Nel 2021, TikTok aveva modificato il proprio sistema di raccomandazione. L’obiettivo era evitare che una persona ricevesse troppi contenuti simili e potenzialmente dannosi.
La nuova protezione non sarebbe però arrivata subito a tutti. Secondo il rapporto, circa il 10% degli utenti statunitensi avrebbe continuato a usare la vecchia versione dell’algoritmo.
Parliamo di circa 15 milioni di persone. Il gruppo sarebbe servito per misurare quanto le nuove protezioni potessero influenzare l’utilizzo quotidiano dell’app.
Le accuse non dimostrano da sole un rapporto diretto tra TikTok e la morte di un utente. Mostrano però una possibile scelta aziendale molto delicata: confrontare la sicurezza con le metriche di coinvolgimento.
Algoritmo di TikTok: cosa rivela il documento interno
Il rapporto descrive un classico A/B test, cioè un esperimento che confronta due gruppi di utenti.
Un primo gruppo riceve una nuova funzione. Il secondo continua a usare la versione precedente e diventa il gruppo di controllo.
Questi test sono comuni nei servizi digitali. Permettono di capire se una modifica aumenta il tempo trascorso nell’app, le interazioni oppure il numero di utenti attivi.
La situazione cambia quando l’esperimento riguarda una protezione legata a contenuti pericolosi. In quel caso, mantenere una parte degli utenti senza il nuovo sistema può esporli a rischi già conosciuti.
Secondo il materiale interno, TikTok voleva osservare l’effetto delle protezioni sui DAU, cioè gli utenti attivi giornalieri. L’azienda avrebbe quindi cercato di capire se un feed più sicuro riducesse la frequenza di utilizzo.
Il documento indica che le strategie di prevenzione non entrarono in funzione per il gruppo di controllo “by design”, quindi per una scelta prevista dall’esperimento.
È proprio questo passaggio a rendere il caso così pesante. Non si parlerebbe di un semplice errore tecnico, ma di una limitazione applicata consapevolmente durante il test.
Quindici milioni di utenti senza le nuove protezioni
Il gruppo di controllo avrebbe rappresentato circa il 10% degli utenti TikTok negli Stati Uniti.
La scelta casuale significa che nessuno poteva sapere in anticipo quali persone sarebbero rimaste nella versione meno protetta.
Tra loro potevano esserci adulti, adolescenti e utenti già esposti a momenti di fragilità. L’algoritmo continuava intanto a imparare dalle visualizzazioni e dalle interazioni.
Il feed “Per Te” funziona infatti attraverso una continua analisi del comportamento. Il sistema osserva quali video vengono guardati, saltati, cercati oppure rivisti.
Bastano poche interazioni per modificare rapidamente le raccomandazioni. Un interesse momentaneo può quindi trasformarsi in una lunga sequenza di contenuti simili.
Questo meccanismo rende TikTok molto efficace nel proporre video personali. Allo stesso tempo, può creare una bolla difficile da interrompere quando il contenuto riguarda sofferenza, isolamento o autolesionismo.
Sicurezza e coinvolgimento non sono metriche equivalenti
Un calo del tempo trascorso nell’app può essere negativo per un’azienda. Può però essere un risultato accettabile quando nasce da una maggiore protezione.
Valutare le due metriche sullo stesso piano crea un evidente problema. La sicurezza di un adolescente non può essere trattata come una semplice variazione nel numero delle sessioni.
Il documento solleva quindi una domanda più ampia. Fino a che punto una piattaforma può sperimentare sui propri utenti quando conosce già un possibile rischio?
La questione non riguarda soltanto TikTok. Quasi tutti i grandi social network usano test continui per migliorare crescita, pubblicità e coinvolgimento.
Quando entrano in gioco salute mentale e minori, però, servono limiti molto più rigidi.
Il caso del sedicenne inserito nel test
Tra gli utenti del gruppo di controllo sarebbe comparso anche Chase Nasca, un ragazzo statunitense di 16 anni morto nel febbraio 2022.
Secondo Bloomberg e la causa presentata dalla famiglia, il suo feed sarebbe stato riempito da oltre 7.500 video legati a tristezza, solitudine, depressione e suicidio.
Un’indagine interna di TikTok avrebbe successivamente analizzato l’account. Il rapporto avrebbe riconosciuto la presenza di una bolla particolarmente oscura e ripetitiva.
Le nuove strategie di prevenzione non avrebbero funzionato sul profilo perché l’account apparteneva al gruppo escluso dalle protezioni.
È necessario usare grande cautela. Non è stato stabilito in modo definitivo da un tribunale che l’algoritmo abbia causato la morte del ragazzo.
La salute mentale dipende da molti fattori personali, familiari e sociali. Un feed digitale non può essere indicato automaticamente come unica spiegazione.
Resta però documentata una lunga esposizione a contenuti molto delicati. Resta inoltre l’accusa che TikTok conoscesse il funzionamento del gruppo di controllo.
Bloomberg aveva già ricostruito nel 2023 il comportamento del feed associato al ragazzo e le accuse presentate dalla famiglia.
Algoritmo e accuse di scarsa trasparenza
Il secondo aspetto riguarda la comunicazione pubblica dell’azienda.
Poche settimane dopo l’indagine interna, l’amministratore delegato Shou Zi Chew comparve davanti al Congresso statunitense.
Durante l’udienza, il dirigente ribadì che la sicurezza degli adolescenti rappresentava una priorità. Parlò anche di strumenti capaci di indirizzare gli utenti verso risorse di supporto.
I parlamentari citarono direttamente il caso del sedicenne e chiesero spiegazioni sul funzionamento dell’algoritmo.
Nei documenti successivi, TikTok avrebbe sostenuto che le regole della piattaforma venivano applicate ai contenuti. Il nuovo rapporto solleva però dubbi su ciò che la società non avrebbe comunicato.
Secondo le accuse, TikTok non avrebbe spiegato che milioni di utenti erano rimasti all’interno di un esperimento privo delle nuove protezioni.
L’udienza del 2023 conferma che il Congresso interrogò il CEO sul rapporto tra raccomandazioni, contenuti dannosi e sicurezza dei minori.
Il nodo non riguarda soltanto una possibile dichiarazione falsa. Riguarda anche la differenza tra le regole scritte e il comportamento reale dei sistemi di raccomandazione.
Un contenuto può non violare apertamente le linee guida. Una lunga serie di video simili può però produrre un’esperienza molto diversa e più rischiosa.
Le regole di TikTok vietano i contenuti più pericolosi
Le linee guida attuali di TikTok vietano i video che mostrano, promuovono oppure forniscono istruzioni su suicidio e autolesionismo.
La piattaforma consente invece contenuti di prevenzione, testimonianze di recupero e informazioni utili per chiedere supporto.
Questa distinzione è importante. Un video dedicato alla salute mentale non è automaticamente dannoso.
Il problema nasce dalla combinazione tra contenuto, contesto e frequenza. Anche un video apparentemente non vietato può diventare pesante quando viene seguito da centinaia di messaggi simili.
TikTok afferma di limitare la raccomandazione di alcuni contenuti sensibili e di usare sistemi automatici per rimuovere le violazioni. Le regole ufficiali escludono espressamente la promozione del suicidio e dell’autolesionismo.
Il rapporto interno mette però in discussione l’applicazione uniforme di queste protezioni. Una regola è efficace soltanto quando raggiunge ogni utente esposto al rischio.
La risposta di TikTok alle nuove accuse
TikTok sostiene che la sicurezza della community rimanga una priorità. L’azienda afferma di continuare a investire nelle squadre Trust and Safety e nei sistemi di moderazione.
Negli ultimi anni ha introdotto limiti di tempo, account privati predefiniti, controlli sui messaggi e restrizioni dedicate al feed degli adolescenti.
Nel 2026, la società ha dichiarato di offrire oltre 50 impostazioni di sicurezza e privacy già attive sui profili dei più giovani.
TikTok pubblica inoltre rapporti sulla moderazione e sostiene che gran parte dei contenuti vietati venga individuata attraverso sistemi automatici.
Nella seconda metà del 2025, la piattaforma dichiara di aver rimosso circa 112 milioni di contenuti contrari alle proprie regole in Europa.
Queste misure mostrano un investimento concreto. Non rispondono però completamente alla domanda sollevata dal documento.
Il problema non è soltanto quante protezioni esistano oggi. Bisogna capire perché una misura già considerata utile sarebbe stata esclusa da milioni di account.
Un algoritmo può creare una bolla molto rapidamente
Il funzionamento dei sistemi di raccomandazione è difficile da osservare dall’esterno. Ogni feed cambia in base al comportamento del singolo account.
Anche gli studi indipendenti mostrano però che l’esposizione può crescere rapidamente quando una persona interagisce con contenuti sulla salute mentale.
Una ricerca pubblicata nel 2026 ha analizzato migliaia di video raccomandati da TikTok. Gli account che interagivano con contenuti di disagio ricevevano una percentuale molto più alta di video simili.
Il materiale potenzialmente dannoso non scompariva del tutto neppure quando gli account evitavano di interagire. Gli autori chiedono quindi protezioni capaci di distinguere meglio tra ricerca di aiuto e attrazione verso contenuti negativi.
Questo non dimostra le accuse del rapporto interno. Offre però un contesto importante sul potere dei sistemi di raccomandazione.
L’algoritmo non deve necessariamente cercare di danneggiare un utente. Basta che insegua con troppa precisione il suo interesse del momento.
Le possibili conseguenze per TikTok
Le nuove rivelazioni potrebbero aumentare la pressione legale e politica sulla piattaforma.
Negli Stati Uniti, diverse famiglie hanno già avviato cause contro società social. Le accuse riguardano il design dei prodotti, la dipendenza e l’esposizione dei minori a contenuti dannosi.
Anche l’Unione europea sta osservando con attenzione il funzionamento di TikTok. La Commissione ha già contestato alcuni elementi del design, tra cui scorrimento continuo, riproduzione automatica e notifiche.
Nel luglio 2026, Bruxelles ha inoltre criticato le protezioni previste per gli account dei minori. Secondo le conclusioni preliminari, alcune impostazioni non garantirebbero un livello sufficiente di sicurezza.
Il rapporto interno potrebbe diventare rilevante anche per i regolatori. Mostrerebbe infatti come una piattaforma abbia bilanciato una misura di protezione con una metrica commerciale.
Le autorità potrebbero chiedere maggiore trasparenza sui test. Potrebbero inoltre imporre che le protezioni legate alla salute siano distribuite subito a tutti.
Una questione che supera il singolo caso
TikTok non è l’unica piattaforma a ottimizzare i propri algoritmi per mantenere alta l’attenzione.
Instagram, YouTube, Facebook e altri servizi adottano sistemi simili. Tutti cercano di proporre contenuti capaci di aumentare visualizzazioni e interazioni.
Il caso mostra però quanto sia pericoloso considerare ogni utente come un semplice dato statistico.
Un gruppo di controllo composto da milioni di persone non è soltanto una colonna in un foglio. Comprende adolescenti, persone vulnerabili e utenti che attraversano momenti difficili.
Le sperimentazioni non possono eliminare completamente ogni rischio. Devono però prevedere limiti chiari quando una funzione serve a prevenire un possibile danno.
La nuova accusa contro TikTok non rappresenta ancora una sentenza. Il documento dovrà essere esaminato, contestualizzato e confrontato con le spiegazioni dell’azienda.
Se le informazioni verranno confermate, però, sarà difficile considerare la vicenda come un semplice errore dell’algoritmo.
La questione riguarderebbe una decisione precisa: lasciare milioni di persone senza una protezione, per capire quanto quella protezione potesse influenzare i numeri della piattaforma.