Social vietati ai minori in Australia: multe raddoppiate

Social vietati ai minori in Australia: multe raddoppiate

I social vietati ai minori in Australia tornano al centro della stretta del governo dopo i dati raccolti dai regolatori: il 70% dei bambini con account attivi sarebbe rimasto sulle piattaforme anche tre mesi dopo l’entrata in vigore del divieto. Per questo Canberra vuole raddoppiare le multe, portandole fino a 99 milioni di dollari australiani, circa 63 milioni di euro, per le piattaforme che non prendono misure sufficienti contro gli account under 16.

Social vietati ai minori in Australia: multe fino a 99 milioni

L’Australia prepara una nuova stretta contro le piattaforme social che non riescono a tenere fuori gli utenti con meno di 16 anni dai servizi soggetti al divieto. Il governo intende presentare una proposta di legge per raddoppiare la sanzione massima, che passerebbe a 99 milioni di dollari australiani.

La misura riguarda piattaforme come Facebook, Instagram, Snapchat e TikTok, accusate di non aver fatto abbastanza per rendere efficace il blocco. Il divieto è diventato legge il 10 dicembre, ma i numeri raccolti nei mesi successivi mostrano una situazione ancora molto lontana dall’obiettivo.

Secondo le verifiche, dopo tre mesi il 70% dei minori che aveva già un account su piattaforme limitate sarebbe rimasto attivo. Di conseguenza, il governo vuole alzare la pressione sulle aziende, chiedendo misure più concrete e controlli più efficaci.

La linea politica è piuttosto netta: non basta dichiarare di avere strumenti di controllo dell’età. Le piattaforme devono dimostrare di saperli usare, correggere le falle e bloccare i tentativi di aggiramento.

Più poteri al regolatore per controllare Big Tech

La nuova proposta non si limita ad aumentare le multe. Il governo vuole anche rafforzare i poteri dell’eSafety Commissioner, dando al regolatore più strumenti per chiedere informazioni, documenti e spiegazioni alle piattaforme.

Questo passaggio è importante perché il problema non riguarda solo la presenza degli account under 16, ma anche il modo in cui i ragazzi riescono a superare i controlli. Per questo le richieste potranno arrivare non soltanto ai social network, ma anche a soggetti terzi come i fornitori di tecnologie per la verifica dell’età.

In pratica, il regolatore potrà chiedere dati più precisi su cosa non sta funzionando: sistemi di age assurance, procedure di rimozione, riattivazioni, account doppi, controlli sui profili già esistenti e strumenti usati per aggirare il divieto.

Inoltre, questa impostazione sposta il confronto su un terreno più tecnico. Le piattaforme non potranno limitarsi a risposte generiche sulla sicurezza o sulla protezione dei minori. Dovranno fornire elementi verificabili e dimostrare che le misure adottate stanno producendo risultati.

Social vietati ai minori in Australia: il nodo degli account ancora attivi

Il dato più delicato resta quello sugli account rimasti online. In una prima fase, il governo aveva parlato di oltre 5 milioni di account rimossi, disattivati o sottoposti a restrizioni dopo l’approvazione della legge. Successivamente, però, le verifiche hanno mostrato che molti minori continuavano a usare i servizi limitati.

Questo crea un problema politico e pratico. Da un lato, il divieto viene presentato come una misura di protezione per i ragazzi più giovani. Dall’altro, se una quota così alta di utenti riesce comunque a restare attiva, la legge rischia di sembrare più simbolica che efficace.

Per il regolatore, le piattaforme devono fare di più. In primavera era stata presa in considerazione anche un’azione legale contro alcuni dei principali servizi, con l’accusa di non aver adottato passaggi ragionevoli per escludere i minori.

Non tutte le piattaforme sono state valutate allo stesso modo. Alcuni servizi, tra cui X, Kick, Reddit, Threads e Twitch, avrebbero mostrato progressi più soddisfacenti. La pressione maggiore resta invece sulle app dove la presenza degli under 16 sembra più difficile da bloccare.

Verifica dell’età, privacy e responsabilità delle piattaforme

La vicenda australiana mostra quanto sia complicato applicare un divieto di questo tipo. Bloccare i minori dai social non significa premere un interruttore: servono controlli sull’età, sistemi affidabili, tutela della privacy, verifiche sui nuovi account e interventi sui profili già registrati.

Inoltre, gli adolescenti trovano spesso modi rapidi per aggirare i limiti: date di nascita false, account creati da altri dispositivi, profili secondari o accessi tramite strumenti alternativi. Per questo il governo vuole capire meglio quali falle vengano sfruttate e quali responsabilità abbiano le piattaforme.

C’è anche uno scontro politico interno. L’opposizione potrebbe valutare il sostegno alle nuove modifiche, ma critica la legge originale, giudicata troppo debole sul piano dei poteri affidati al regolatore. In altre parole, il problema non sarebbe solo il comportamento delle Big Tech, ma anche una norma iniziale non abbastanza solida.

Per gli utenti e per le famiglie, la questione resta molto concreta. L’Australia sta provando a costruire uno dei modelli più rigidi al mondo sulla presenza dei minori nei social network. Adesso, però, deve dimostrare che le regole possono funzionare anche nella pratica.

Se le multe raddoppiate e i nuovi poteri del regolatore saranno approvati, le piattaforme avranno meno spazio per risposte vaghe. Dovranno mostrare risultati, non solo promesse. E il caso australiano potrebbe diventare un precedente osservato da molti altri Paesi.

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