Apple prezzi più alti: colpa dell’AI

Apple prezzi più alti potrebbe diventare uno dei temi centrali del prossimo ciclo di prodotti. La crescita della domanda di DRAM e NAND, spinta dalle infrastrutture AI, sta facendo salire i costi dei componenti. Secondo le indicazioni riportate, Tim Cook non considera più sostenibile assorbire tutti i rincari. Inoltre, iPhone, Mac e iPad potrebbero risentire del nuovo equilibrio del mercato della memoria.

Apple prezzi più alti non è più solo un’ipotesi legata al posizionamento premium del marchio. La pressione arriva dalla filiera, in particolare dai chip di memoria e archiviazione usati in smartphone, computer, console, apparecchiature mediche e automobili.

La spinta principale nasce dall’AI. Grandi aziende come Google, Microsoft, Meta e Amazon stanno aumentando gli investimenti nelle infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale. Di conseguenza, la domanda di memoria specializzata cresce rapidamente e sottrae capacità produttiva ai prodotti consumer.

Tim Cook, in un’intervista al Wall Street Journal, ha spiegato che gli aumenti di prezzo saranno difficili da evitare. Apple sta cercando di ridurre l’impatto sui clienti, ma non sembra più in grado di assorbire per intero i rincari richiesti dai fornitori.

Apple prezzi più alti tra iPhone, Mac e iPad

Cook non ha indicato quando arriveranno gli aumenti, né quali prodotti saranno coinvolti. Però il prossimo appuntamento importante resta il lancio autunnale della gamma iPhone 18, attesa a settembre.

La nuova famiglia dovrebbe includere anche un iPhone pieghevole. Inoltre, secondo le ipotesi riportate, i rincari potrebbero toccare prima Mac e iPad. Apple ha già aumentato il prezzo di partenza di Mac mini il mese scorso, senza attendere un evento di lancio.

La pressione sui costi riguarda soprattutto DRAM e NAND. La DRAM gestisce le operazioni in esecuzione, dalle app ai processi di sistema. La NAND, invece, conserva file, foto, video e dati dell’utente.

Sono componenti poco visibili, ma incidono sul costo industriale di ogni dispositivo. Infatti, se Apple trasferisse interamente i rincari mantenendo i margini invariati, il prossimo iPhone Pro potrebbe costare circa 270 dollari in più negli Stati Uniti.

Da qui nasce l’ipotesi di un possibile iPhone 18 Pro a 1.299 dollari. In Europa, una cifra simile potrebbe tradursi in circa 1.499/1.599 euro, secondo le stime riportate nel materiale di partenza.

La domanda AI cambia il mercato della memoria

Negli ultimi mesi, il mercato della memoria ha cambiato ritmo. I prezzi di DRAM e NAND sono quadruplicati rispetto allo scorso anno, spinti dagli investimenti nei data center per l’AI.

Cook ha descritto l’aumento degli ultimi sei mesi come un evento eccezionale per la filiera elettronica. Inoltre, ha spiegato di non aver mai visto oscillazioni simili in oltre quarant’anni di esperienza tra IBM, Compaq e Apple.

La DRAM è al centro della pressione. Una quota crescente della produzione va verso la memoria ad alta larghezza di banda, usata nei server per intelligenza artificiale.

In parallelo, i produttori di elettronica consumer competono per componenti che prima riuscivano a ottenere con più facilità. Apple, pur essendo uno dei maggiori clienti al mondo, oggi si trova davanti gruppi disposti a firmare accordi pluriennali con forti anticipi di cassa.

Il settore resta concentrato in pochi nomi. Nella DRAM dominano Samsung, SK Hynix e Micron. Nella NAND, accanto a questi produttori, compaiono anche Kioxia e Sandisk.

Il nuovo equilibrio si vede anche in Borsa. Secondo il Wall Street Journal, negli ultimi dodici mesi le azioni di Micron e SK Hynix sono salite di oltre l’800%. Kioxia e Sandisk, invece, hanno registrato rialzi del 4.600%.

Apple cerca margini di manovra

Apple spende ogni anno alcune decine di miliardi di dollari in memoria e archiviazione. Per anni ha usato il proprio peso negoziale per ottenere prezzi aggressivi dai fornitori, mettendoli in concorrenza tra loro.

Ora, però, la corsa all’AI ha ridotto il margine di manovra. Morgan Stanley prevede che entro il 2027 la produzione di wafer DRAM crescerà del 30%. Allo stesso tempo, i wafer destinati alla tecnologia consumer potrebbero restare fino al 15% sotto la domanda.

Per Apple il tema diventa ancora più delicato perché le nuove funzioni AI richiedono più memoria. La nuova Siri, annunciata la scorsa settimana, rientra proprio in questa fase di maggiore richiesta hardware.

In più, gli upgrade di archiviazione hanno sempre avuto un ruolo importante nella marginalità dei prodotti Apple. L’azienda chiede spesso 100 o 200 euro per aumenti di memoria che le costano molto meno rispetto al prezzo finale pagato dall’utente.

Cook ha dichiarato che Apple è disposta a usare le proprie riserve finanziarie per contribuire ad aumentare l’offerta. Non ha però spiegato quali strumenti concreti potrebbero entrare in campo.

Una strada potrebbe essere l’allargamento della base fornitori. In Cina esistono aziende attive nella memoria e nell’archiviazione, ma le regole statunitensi sulla sicurezza nazionale rendono più complessa ogni collaborazione senza licenze dedicate.

Alla domanda su un possibile allentamento di queste restrizioni, Cook ha aperto alla valutazione di tutte le fonti disponibili. Per ora, invece, resta esclusa la possibilità che Apple costruisca direttamente fabbriche di memoria, nonostante la sua esperienza nel silicio.

Cosa rischiano gli utenti Apple

Per chi vuole acquistare un nuovo iPhone, Mac o iPad, il rischio è semplice: prezzi di listino più alti già nel prossimo ciclo di prodotto. Inoltre, gli aumenti potrebbero arrivare in modo diverso tra linee e mercati.

Il fenomeno non riguarda solo Apple. Hewlett-Packard, Dell e Nintendo hanno già aumentato alcuni prezzi. Morgan Stanley stima anche un rincaro del 15% per smartphone e PC negli Stati Uniti nel corso dell’anno.

L’impatto sull’indice generale dei prezzi dovrebbe restare limitato, perché questi dispositivi hanno un ruolo ridotto nel paniere. Però un aumento dell’iPhone avrebbe una risonanza molto più ampia, anche sul piano politico e mediatico.

La partita si giocherà quindi tra costi industriali, margini, concorrenza e percezione del cliente. Apple può assorbire una parte dei rincari, ma il messaggio di Cook indica che non potrà farlo senza limiti.

Se i prezzi di DRAM e NAND resteranno alti fino al 2027, Apple prezzi più alti potrebbe diventare una realtà per più generazioni di prodotti. E questa volta la causa non sarebbe solo il marketing premium, ma una filiera sempre più condizionata dalla corsa globale all’intelligenza artificiale.

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