Uber accelera sui robotaxi con più accordi strategici
Uber robotaxi è ormai uno dei temi più caldi nella mobilità del 2026. La società sta moltiplicando gli accordi con aziende diverse del settore guida autonoma, con un obiettivo molto chiaro: evitare che il futuro delle corse senza conducente finisca nelle mani di un solo nome, soprattutto Waymo o Tesla. La strategia non punta quindi a scegliere subito un vincitore unico, ma a costruire una rete ampia di partner e a restare al centro del sistema.
Il ragionamento è facile da leggere. Se i robotaxi diventeranno davvero una parte importante del trasporto urbano, Uber non vuole trovarsi schiacciata tra chi possiede le auto, chi sviluppa il software e chi controlla la relazione con il cliente. Vuole invece restare la piattaforma che mette insieme offerta, domanda e servizi in più città possibili.
Uber robotaxi accelera con più partner
Negli ultimi mesi Uber ha stretto nuovi accordi con Zoox, Wayve-Nissan e Rivian. Non sono mosse isolate. Si inseriscono dentro una strategia più ampia costruita negli ultimi anni, con una lunga serie di partnership che mostrano una direzione precisa: allargare la base dei fornitori di tecnologia autonoma invece di dipendere da un solo gruppo.
È una scelta che ha una logica forte. Se il mercato resta aperto a più operatori, Uber può giocare il ruolo di aggregatore e mantenere più peso negoziale. Se invece un solo player domina davvero, la piattaforma rischia di perdere spazio e margini proprio nel passaggio più delicato del settore.
Uber robotaxi e accordo Rivian
L’intesa più pesante sul piano economico è quella con Rivian. Uber ha annunciato una partnership da 1,25 miliardi di dollari, con l’obiettivo di portare fino a 50.000 veicoli autonomi sulla piattaforma nel corso del prossimo decennio. È un investimento importante, che fa capire quanto l’azienda consideri ormai centrale questa partita.
La mossa serve anche a mandare un messaggio al mercato. Uber non vuole limitarsi a ospitare robotaxi altrui quando saranno pronti. Vuole entrare nella crescita del settore in modo più diretto, legandosi ai produttori e cercando di costruire volumi già da ora.
Waymo resta partner, ma anche rivale
Qui entra in gioco il punto più interessante. Waymo è oggi il nome più forte nel robotaxi, soprattutto negli Stati Uniti, ed è anche partner di Uber in alcune città. Allo stesso tempo, però, resta pure un concorrente reale, perché in altri mercati si muove in autonomia e ha già una presenza operativa molto più avanzata rispetto a molti altri.
Ed è proprio questo il nodo. Uber collabora con Waymo dove conviene, ma non può permettersi di dipendere troppo da lei. Se Waymo riuscisse a scalare da sola in un numero crescente di città, il rischio per Uber sarebbe evidente: ritrovarsi a fare da semplice canale secondario in un mercato che oggi vuole invece presidiare da protagonista.
Uber robotaxi guarda oltre gli Stati Uniti
Un altro aspetto importante è la geografia di questa strategia. L’accordo con Wayve e Nissan guarda al Giappone, con una prima fase prevista a Tokyo. Zoox, invece, apre un altro fronte molto interessante, mentre altri partner lavorano in mercati differenti tra Stati Uniti, Europa e Asia.
Questo allargamento aiuta Uber a distribuire il rischio. Non tutte le aziende arriveranno allo stesso punto, non tutte lanceranno servizi commerciali allo stesso ritmo e non tutte saranno forti negli stessi Paesi. Avere più tavoli aperti permette quindi a Uber di restare dentro la partita anche se alcuni progetti rallentano o cambiano direzione.
Tesla è il convitato più ingombrante
Sul fondo resta poi la variabile Tesla, che continua a pesare su tutto il settore anche senza avere ancora una rete robotaxi diffusa come quella promessa da tempo. Proprio per questo Uber si muove adesso. Se un domani Tesla o Waymo dovessero crescere troppo in fretta in modo indipendente, per la piattaforma sarebbe molto più difficile recuperare terreno.
La strategia delle alleanze serve proprio a questo: creare alternative, tenere vivo il mercato e impedire che un solo attore si prenda tutto il valore della mobilità autonoma. Per Uber è una forma di difesa, ma anche un tentativo di restare indispensabile nel momento in cui il trasporto cambierà davvero pelle.
Una corsa ancora aperta
Alla fine il quadro è abbastanza chiaro. Uber non sta cercando il campione definitivo della guida autonoma. Sta cercando di non farsi trovare fuori dal tavolo quando il mercato dei robotaxi diventerà più grande, più ricco e più competitivo. Per questo firma tanti accordi, diversifica i partner e prova a stare in mezzo tra tecnologia, auto e utenti finali.
È una strategia molto pragmatica. Non garantisce che Uber vincerà questa corsa, ma le evita almeno il rischio peggiore: guardare da fuori mentre Waymo o Tesla costruiscono da sole il futuro delle corse senza conducente.