Hubble vede una cometa rompersi in diretta

Hubble vede una cometa rompersi in diretta

Questa è una di quelle storie che non capitano quasi mai: il telescopio spaziale Hubble ha infatti osservato la cometa C/2025 K1 (ATLAS) proprio mentre si stava frantumando, un evento rarissimo che gli astronomi inseguono da anni e che questa volta è arrivato quasi per caso. Le immagini sono state raccolte tra l’8 e il 10 novembre 2025, e lo studio è stato pubblicato su Icarus.

La parte più interessante è che K1 non era nemmeno il bersaglio iniziale del programma osservativo. Il team ha dovuto cambiare obiettivo per vincoli tecnici emersi dopo l’approvazione della proposta, e proprio quel nuovo target si è rivelato eccezionale: nelle immagini comparivano quattro frammenti dove ci si aspettava una sola cometa.

Cosa ha visto Hubble?

Le osservazioni mostrano che la cometa si era già spezzata in almeno quattro pezzi, ognuno con una propria chioma, cioè l’involucro di gas e polveri che circonda il nucleo ghiacciato. La risoluzione di Hubble ha permesso di separare nettamente i frammenti, mentre da Terra apparivano solo come macchie luminose appena distinguibili.

Secondo il team, la cometa si sarebbe probabilmente disintegrata otto giorni prima che il telescopio la osservasse. In più, durante i tre giorni di monitoraggio, anche uno dei frammenti minori ha continuato a rompersi. È proprio questa vicinanza temporale all’evento a rendere il caso così prezioso: gli astronomi spiegano che mai prima Hubble aveva visto una cometa frammentarsi così presto dopo la rottura.

La cometa vista da Hubble arriva dopo il passaggio più critico

Hubble vede una cometa rompersi in diretta
Hubble vede una cometa rompersi in diretta

Le immagini sono state ottenute circa un mese dopo il perielio, cioè il punto di massimo avvicinamento al Sole. In quel momento K1 era passata addirittura all’interno dell’orbita di Mercurio, a circa un terzo della distanza tra Terra e Sole. È una fase in cui una cometa subisce il massimo stress termico e meccanico, e proprio dopo il perielio molti oggetti di lungo periodo iniziano a cedere.

Prima della rottura, la cometa doveva avere dimensioni superiori alla media, con un diametro stimato intorno a 5 miglia, cioè circa 8 chilometri. Oggi, invece, è ormai un gruppo di frammenti che si trova a circa 250 milioni di miglia dalla Terra, nella costellazione dei Pesci, e sta lasciando il Sistema Solare senza probabilità concreta di ritorno.

Perché Hubble cometa è importante per la scienza

Studiare una cometa che si rompe così presto permette agli astronomi di guardare materiale interno meno alterato. Le comete sono residui molto antichi della formazione del Sistema Solare, ma la loro superficie cambia con il tempo a causa del Sole e dei raggi cosmici. Quando un nucleo si apre, diventa possibile osservare sostanze più profonde e più primitive.

C’è poi un enigma che rende questa osservazione ancora più interessante. Il team ha ricostruito la cronologia della frattura, ma ha notato un ritardo tra il momento della rottura e l’aumento di luminosità visto da Terra. In teoria, l’esposizione di ghiaccio fresco avrebbe dovuto produrre subito un forte brillamento; invece non è andata così. Tra le ipotesi c’è la formazione iniziale di uno strato di polvere secca o un accumulo di calore sotto la superficie prima dell’espulsione del materiale.

Potrebbe svelare una composizione insolita

Le prime analisi da Terra indicano anche che K1 sarebbe insolitamente povera di carbonio rispetto ad altre comete osservate finora. Ora i ricercatori puntano sui dati spettroscopici ottenuti con gli strumenti STIS e COS di Hubble, che dovrebbero aiutare a capire meglio la composizione del gas e, di riflesso, le origini di questo oggetto.

In pratica, non si tratta solo di una scena spettacolare.

Il punto

La notizia colpisce perché un evento quasi impossibile è arrivato nel momento giusto, davanti allo strumento giusto. Hubble non ha solo visto una cometa rompersi: ha catturato una fase iniziale che di solito sfugge del tutto. Ed è proprio questa tempestività a rendere questa una delle osservazioni più interessanti dell’anno in astronomia.

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